230 lavoratori specializzati espulsi da un’azienda che non si sa se fallirà o meno. Intanto le tute blu vogliono certezze sul loro futuro.
“Fallimento? No grazie”. “11 mesi senza risposte: pretendiamo rispetto ”. Gli striscioni piazzati ieri mattina dagli operai della Simmi davanti all’ingresso del tribunale di Nola spiegano una fame di giustizia che rischia di mettere al tappeto le speranze di 230 operai. Lavoratori espulsi da quella che fino a poco tempo fa era una delle aziende più importanti della Campania. Quindi, nel 2011, l’improvviso dirottamento delle vitali commesse Ansaldo Breda verso un’altra impresa dell’indotto, ubicata nel nord, in Emilia.
E’l’inizio della fine. Poco dopo i lavoratori finiscono tutti in cassa integrazione a zero ore. La cig scadrà a novembre. Intanto la vertenza è nelle mani del tribunale di Nola, che dovrà decidere sulla procedura fallimentare avviata da quasi un anno. “Ma il tribunale noi si esprime: stiamo vivendo una lunga quanto pericolosa fase d’incertezza”, lamentano le tute blu.






