I contendenti alla Presidenza della Giunta regionale insistono sul bisogno di cambiare pagina ma non fanno nessuna analisi della crisi sociale, culturale ed economica della Campania.
Di Amato Lamberti
Le campagne elettorali, generalmente, servono per fare il punto sui problemi del territorio, in questo caso la regione Campania, e per provare a disegnare scenari ed interventi mirati alla loro soluzione, nell’ottica di uno sviluppo economico, ma anche sociale e culturale.
Questa volta, invece, niente di tutto ciò. Tutti i contendenti sono d’accordo sulla necessità di voltare pagina rispetto ad un periodo precedente bollato come fallimentare, senza alcuna analisi approfondita di un fallimento che ha la faccia della questione rifiuti e della voragine di debiti della sanità, ma che si porta dietro una crisi delle grandi imprese,come la Fiat, che certo non può essere addebitata alla Regione, oltre alla crisi di interi settori produttivi, con fortissime ricadute in termini di disoccupazione, le cui ragioni andrebbero analizzate e non semplicemente addebitate ad un uso improprio, maldestro, quando non segnato da forti elementi di corruzione a livello politico e burocratico, dei fondi europei.
L’impressione è che si continui a fare vecchia politica dove tutti affermavano di voler cambiare tutto, ma in realtà si vuole che nulla cambi, se non coloro che detengono il bastone del comando. Purtroppo siamo in una situazione in cui questo gioco nessuno può più permetterselo. Siamo la regione con il più alto tasso di povertà delle famiglie, con la più elevata percentuale di disoccupazione, soprattutto giovanile, con la più alta mortalità delle imprese, con i servizi sociali più carenti e deficitari, basti pensare agli asili nido che mancano in una regione che ha ancora tassi di natalità più alti che in altre regioni.
C’è bisogno di far ripartire l’economia per poter affrontare i tanti problemi sociali che già mostrano di avvitarsi su se stessi, come testimoniano le cronache quotidiane del disagio e della disperazione, non ultimo quello dell’abusivismo edilizio esploso a livelli incontrollabili, anche semplicemente come dimensioni. Occorrerebbero ricette semplici e praticabili, come quelle di lavori pubblici e rilancio dell’edilizia privata, come si faceva negli anni della ripresa economica.
Basterebbe pensare alle condizioni di inquinamento criminale del nostro territorio, con milioni di tonnellate di rifiuti tossici seppelliti un po” dovunque; alla condizione al limite della percorribilità delle strade statali, regionali, provinciali e soprattutto comunali; alla fame non soddisfatta di abitazioni, causa prima del dilagare dell’abusivismo; alle condizioni di degrado e di fatiscenza dei centri storici di Napoli e di tutte le città della regione, per rendersi conto che sarebbe possibile avviare interventi capaci di attivare imprese, occupazione, recupero ambientale, migliore vivibilità, lotta allo strapotere dei gruppi criminali.
Interi territori delle province di Napoli e Caserta senza una operazione di bonifica radicale dai veleni seppelliti appena sottoterra non hanno futuro nè imprenditoriale, nè turistico, nè civile: è inutile farsi illusioni. Ma chi volete che venga ad investire su un territorio dove anche la viabilità è carente e dove il degrado e le inciviltà la fanno da padrone? E poi se si vuole realmente rilanciare il turismo come non pensare a valorizzare il patrimonio archeologico e monumentale che giace abbandonato, incolto, fatiscente anche in aree di bellezza e ricchezza incomparabile come quelle dei campi flegrei, del territorio vesuviano, dell’agro nolano? Basterebbe il recupero dei centri storici dei Comuni della regione, anche di quelli interni, nel vesuviano, nell’alto casertano, nel beneventano, nel Cilento, in alta Irpinia, per consentire uno sviluppo senza precedenti al turismo della nostra Regione.
Si parta dalla valorizzazione della ricchezza che la storia ha consegnato al nostro territorio, anche per migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti insieme a quella del paesaggio e del territorio massacrato dall’incuria quando non dalla devastazione. Un grande progetto di riqualificazione e valorizzazione, ma articolato su migliaia di piccoli interventi concreti, fattibili, realizzabili in tempi rapidi e capaci di risollevare l’economia di tutte le realtà del territorio regionale, creando occupazione ed imprese, valorizzando le risorse umane e professionali anche dei nostri giovani, immettendo fiducia in un tessuto sociale per troppi anni condannato alla sfiducia e alla ricerca di scorciatoie pur di trovare soluzione a problemi di vita assillanti e angosciosi.
(Fonte foto: Rete Internet)
CITTÁ AL SETACCIO

