Criminalità organizzata e ambiente, un settore quello delle ecomafie che secondo il bilancio equivale a 20 miliardi di euro all’anno, 1,7 miliardi in più rispetto al 2010: una torta suddivisa tra 290 clan.
Uno dei più proficui dei settori economici che le organizzazioni criminali sfruttano è di sicuro quello delle Ecomafie. Anche quest’anno Legambiente, con il suo Rapporto Ecomafia 2011, fa il bilancio dell’andamento dei fenomeni che coinvolgono l’ambiente.
Il settore delle ecomafie risulta ad oggi, avere un business che vale quasi 20 miliardi di euro all’anno, rispetto ai 19,3 miliardi di euro di fatturati nel 2010: una torta suddivisa tra 290 clan.
Gli illeciti ambientali accertati nel 2010 risultano 30.824, pari a 84 al giorno e 3,5 ogni ora (il 7,8% in più rispetto 2009). Questi, in sintesi, alcuni dei dati.
La criminalità organizzata è riuscita ad oggi a predisporre una filiera di società senza impianti solo per creare false fatture, nonché di altre dotate di impianti per recupero, trasporto e smaltimento rifiuti, con imposizione ai produttori di avvalersi di tali filiere oppure aggiudicandosi commesse pubbliche per gestire i relativi servizi. Nel caso invece di imprese operanti nel settore al di fuori dalla filiera mafiosa, vi è comunque l’imposizione di tangenti estorsive.
Non bisogna, poi, trascurare il fatto che il ricorso all’illegale smaltimento dei rifiuti pericolosi è attuato da chi li produce per ottenere un notevole risparmio sui ai costi da sostenere rispettando la vigente normativa.
Un altro dato interessante è costituito dall’abbattimento dei prezzi per lo smaltimento dei rifiuti presso i termovalorizzatori tedeschi (da 186 euro a tonnellata l’anno scorso, a 66 euro di quest’anno), determinato da un minore afflusso di rifiuti, che evidentemente prendono altre strade.
Ovviamente, come dice Pietro Grasso il Procuratore nazionale antimafia, “i rifiuti pericolosi sono quelli ai quali bisogna prestare maggior attenzione e per ottenerne un tracciamento più soddisfacente si è già approntato dal Ministero dell’Ambiente il sistema Sistri (Sistema integrato trattamento dei rifiuti), che registra i vari passaggi dal produttore allo smaltitore”.
Nella trattazione delle problematiche relative al contrasto in materia di traffico illecito di rifiuti si aprono, poi, molteplici fronti e, fra questi, anche quello concernente le forme societarie che possono assumere le imprese che trattano la specifica “materia”.
È evidente che anche le attività illecite svolte nella materia indicata sono di norma effettuate mediante società lecitamente – e, talvolta, appositamente – costituite, che contemporaneamente operano sia nel rispetto sia nella violazione della legge.
A tali commistioni lecito-illecito si aggiungono, poi, le ordinarie o strumentali mutazioni delle imprese (forma o organi sociali; spostamenti di sede legale, ecc.) che normalmente avvengono e che sono regolarmente consentite.
Il quadro, già di per sé complesso, non migliora quando si tratta di appalti pubblici o subappalti, tramite i quali vengono gestiti servizi pubblici di raccolta, trasporto o smaltimento di rifiuti, ovvero nel momento in cui attività estorsive impongono ai produttori di servirsi esclusivamente di filiere di imprese per il trattamento dei rifiuti in mano alla criminalità organizzata.
Già sin d’ora si rappresenta l’opportunità di una mappatura delle imprese esistenti nel territorio nazionale che producono il maggior quantitativo di rifiuti speciali o pericolosi, e di quelle che operano nel settore della raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento, per poter poi effettuare un’analisi sia dal punto di vista economico-finanziario, sia dal punto di vista esecutivo delle dette operazioni, finalizzata a formare con l’ausilio dei Servizi centrali di polizia giudiziaria una black list di soggetti e ditte segnalati come dediti ai traffici di rifiuti.
Proprio sul piano legislativo però, si devono fare ancora notevoli passi avanti.




