Fenomenologia dell”uso del cellulare di coloro che lavorano nella scuola, o vi studiano. A proposito: avete notato? Mai una volta che un genitore sia gentile dopo il sequestro del telefonino al figlio. Di Ciro Raia
Anche nella mia scuola, come in tutte le altre, ad inizio d’anno viene fatto sottoscrivere un patto di corresponsabilità, che vincola operatori e fruitori di un bene pubblico quale, di fatto, è l’istituzione scolastica. Uno dei punti più discussi e più difficili da digerire è quello relativo al divieto dell’uso del cellulare per alunni, docenti e personale ata. Dichiaro in anticipo che è una guerra difficile da combattere. Dovrei, infatti, stare -per tutto il tempo che sono a scuola- in giro per vietare di telefonare. Ma mica si può passare la giornata così? E, anche a una certa età (parlo di adulti), c’è sempre bisogno di un controllore?
Se, girando per la scuola (e se ci sono le porte delle aule aperte), mi imbatto in qualche docente che conversa tranquillamente in classe, mi fermo e, con insistenza, lancio uno sguardo torvo, minaccioso e interrogativo. Il malato di comunicazione mobile, che ha però il buon senso di coprirsi -mentre parla- la bocca con la mano libera (lo fa per discrezione o per poter mandare messaggi in codice?), cerca goffamente di scusarsi, dicendo che è capitato per un caso urgente (ma chi ci crede?) e che non capiterà più (ma chi ci crede?). Anzi, aggiunge che raccomanda sempre ai propri alunni di astenersi dall’uso del telefonino a scuola.
Il personale ata, invece, fa del telefonino un uso diverso. Generalmente, gli assistenti amministrativi ricevono uno squillo sul cellulare e, visualizzato il numero in entrata, subito si precipitano a richiamare lo stesso numero dal telefono fisso (quello dell’ufficio). È facile capire, in quel caso, che si tratta della telefonata di un familiare. Se sono colti sul fatto, si giustificano dicendo che era un figlio o una vecchia madre o uno zio ammalato, che aveva esaurito il credito. E, quindi, preoccupati, l’hanno dovuto richiamare, ma non succederà più (ma chi ci crede?).
Se, al contrario, gli stessi assistenti amministrativi schizzano dalla sedia e si precipitano su un terrazzino, in uno spigolo di corridoio, in un bagno, in un archivio, allora, è facile capire che dall’altro capo del telefono c’è, probabilmente, lui/lei, l’innominato o il fratello col quale hanno litigato la sera precedente (quasi sempre per questioni d’eredità) o l’agenzia di viaggi che sta confermando un biglietto per Pantelleria, Vipiteno o tre giorni e due notti a Parigi tutto compreso.
– Preside, mi scusi, si trattava di una questione delicata ma non succederà più.
I collaboratori scolastici (i bidelli), invece, fanno un uso del cellulare molto più plateale e rumoroso. Parlano a voce alta, in dialetto e, se non concludono prima la conversazione, non si curano minimamente di una classe senza sorveglianza, di un alunno che chiede un pennarello, di una mamma che ha un colloquio con un docente.
– Innanzitutto, abbassate la voce e non parlate in dialetto…
– Perché (pecchè), preside?
– Perché siete in una scuola e non siete al mercato…e, poi, vi ho detto mille volte che il telefonino non lo dovete usare se non per fatti urgenti, gravi e con molta discrezione…
– Preside, nun facite accussì…chiane, chiane ‘nce state luvanne pure l’aria!
Ovviamente, l’uso del cellulare è vietato anche e soprattutto agli alunni. Quando si riesce a cogliere qualcuno sul fatto (ma bisognerebbe soggiornare molto nei bagni, come si fa?), allora, scatta il sequestro e, per riprendere il gioiellino di ultima generazione, è richiesto l’intervento di uno dei genitori. Raramente un papà o una mamma collaborano. Spesso, a dire il vero, si incazzano (contro la scuola), perché, sfortunato figlio!, è stato sorpreso a telefonare quell’unica volta, proprio quando aveva avuto necessità di chiamare a casa per un’urgenza personale. Boh! Qual è, quale sarà questa urgenza personale, visto che, al primo sintomo di malanno (ma anche di malessere), chiedono -ed ottengono subito- che la scuola chiami a casa? Non voglio insistere, ma credo di aver letto di recente che addirittura un genitore si sia rivolto alla magistratura, perché la scuola aveva vietato al figlio l’uso del telefonino, a suo dire, mezzo di comunicazione ma anche di controllo e di contatto.
Qualche giorno fa, a Roma, l’Eurispes ha presentato il Rapporto sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza 2011. Dalla lettura dei dati è emerso che il 97% dei ragazzi italiani possiede un telefonino (il 10% ne possiede più di uno!). Una buona percentuale dei giovani possessori di cellulari invia (o invia e riceve) sms o mms a sfondo sessuale; chiama a linee per solo adulti; confeziona messaggi e/o telefonate per “semplici” atti di bullismo. Il cosiddetto cyber bullismo (bullismo online) è una pratica molto in voga; anzi, nelle stime percentuali del bullismo, quello online rappresenta il 34% !
E, se si clicca su YouTube, su Facebook, su Google Video, su Myspace o, anche, su un sito come www.scuolazoo.com si scopre tutto un mondo di filmati, che, se da un lato mettono a nudo fatti che (purtroppo) realmente accadono tra le pareti dell’istituzione, dall’altra confermano che l’uso dei telefonini in classe supera, ormai, ogni tolleranza. Il video della professoressa del liceo di Monteroni ha fatto il giro del mondo; come infiniti altri video, e non solo a sfondo sessuale. Senza contare, poi, che, con i telefonini di ultima generazione (tipo quello del giovanotto che, estasiato dal suo NGM, cammina per le strade come se fosse in trance, e nemmeno si accorge che sta per essere falciato da un auto) è possibile -e sta già accadendo- anche giocare online.
Proprio qualche giorno fa, Daniele Grassucci, il direttore di www.scuola.net, intervistato da Franco De Mare a “Uno Mattina”, ha messo in guardia dal pericolo costituito dal gioco d’azzardo in rete. Ha riportato le stime di un sondaggio condotto su un consistente campione di ragazzi (fascia d’età 11-19 anni): 2 ragazzi su 3 giocano abitualmente su internet. A cosa? La grande maggioranza a giochi sociali; un 13% a poker. Però, ciò malgrado, guai a sequestrare un telefonino a scuola! Non ho ancora trovato un genitore che sia stato gentile (e nemmeno comprensivo) con me o con l’insegnante, che ha, eventualmente, provveduto alla momentanea confisca di un prezioso cellulare.
Voglio solo aggiungere che, il divieto dell’uso del telefonino a scuola, non è un capriccio personale o un eccesso di pedanteria. Oltre 4 anni fa, l’allora ministro alla P.I, Fioroni, emanò una direttiva (15/3/2007) avente ad oggetto “Linee di indirizzo e indicazioni in materia di utilizzo di telefoni cellulari e di altri dispostivi elettronici durante le attività didattiche, irrogazioni di sanzioni disciplinari, dovere di vigilanza e di corresponsabilità dei genitori e dei docenti”. E solo per eccesso di precisione (non è un eufemismo), aggiungo che il divieto dell’uso dei cellulari al personale della scuola risale alla C.M. 362 (25/8/1998), avente ad oggetto “Uso del telefono cellulare nelle scuole”.
(Fonte foto: Rete Internet)




