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A Volla “Legami per crescere”

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All’auditorium dell’I.C. “M. Serao” si è svolto un convegno informativo sull’Istituto Giuridico dell’Affido Familiare.

 A Volla, aspettando il decollo dell’Ambito 24, lunedì 7 Aprile 2014, alle ore 17.00, presso l’auditorium dell’I.C. “M. Serao”, si è svolto un Convegno Informativo sull’Istituto Giuridico dell’Affido Familiare.

Il Convegno è stato organizzato con l’intento di sostenere, sensibilizzare e promuovere la cultura dell’affidamento familiare, nell’ottica della tutela e della protezione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. “Viviamo un momento di crisi economica e sociale con un aumento delle situazioni familiari difficili da gestire, per le quali l’affido familiare può essere una risposta concreta di supporto e accoglienza a bambini e adolescenti che necessitino di un contesto alternativo a quello familiare”, ha detto Simona Mauriello, assessore alle Politiche Sociali, organizzatrice dell’evento.

Moderati dal giornalista Mimmo Pesce, diverse figure istituzionali, che svolgono in maniera sinergica le funzioni di questo tema delicato, hanno preso parte al convegno.
C’erano i rappresentanti del comune di Volla, tra cui il borgomastro Guadagno, l’Assessore Mauriello e Maria Scarpato (Assistente Sociale), quelli dell’ASL Napoli 3 Sud, Salvatore Panaro (Direttore Amministrativo) e Salvatore Langella (Direttore Sanitario del Distretto 50), il Presidente del Tribunale dei minori di Potenza, Gemma Tuccillo, Lucia Allocco (Psicologa), Margherita Dini Ciacci (Presidente Unicef Campania, nonché medaglia d’oro dell’ONU per l’infanzia) e il dirigente dell’I.C.S. Serao, Mastrogiacomo.

L’affido familiare è previsto e regolato dalla legge 184/1983 “Disciplina dell’affidamento dei minori”, modificata con la legge 149/2001 “Diritto del minore ad una famiglia”. Quando si parla di affido ci si riferisce a quei casi in cui le difficoltà dei genitori sono provvisorie e rimediabili. La famiglia affidataria non si sostituisce pertanto a quella d’origine ma l’affianca supplendo alle sue funzioni per il tempo necessario a superare le problematiche che hanno contraddistinto l’intervento.
Molto significativo l’intervento del Presidente del tribunale per i minorenni di Potenza, la cui azione negli anni è stata caratterizzata dal “giusto equilibrio del codice e del cuore”, come ha ricordato il moderatore.

Gemma Tuccillo ha cercato di spiegare che l’affido è “un percorso che se non si gestisce bene può diventare doloroso, una tentazione per tutti, accoglienza delle problematiche del bambino e della sua famiglia, un momento di altissima mediazione” ma anche che non è “una scorciatoia per l’adozione o beneficenza, né un eccesso d’amore”. Poi, ha suggerito che non vanno bene troppe regole ma che "se le regole sono più dettagliate, allora meglio funziona l’affido".

Molteplici le definizioni date dagli altri relatori. “E’ un intervento a termine per sopperire al disagio e alle difficoltà affettive, accuditive e educative di un bambino e della sua famiglia”. “E’ uno strumento di solidarietà sociale che dà risposte concrete ai bambini e agli adolescenti per il periodo in cui la famiglia d’origine si trova in difficoltà e non può prendersi cura di loro”. “E’ un momento di equilibrio e di serenità quando le disfunzioni familiari destabilizzano il bambino”. “E’ un’occasione di crescita condivisa per tutti coloro che vi sono coinvolti: il minore in difficoltà, le due famiglie, d’origine e affidataria”.

L’affidamento può essere consensuale o giudiziale, residenziale, o a tempo parziale diurno, oppure per i week-end o per un periodo di vacanza.
Può diventare affidatario chi ha uno spazio nella propria vita e nella propria casa per accogliere un’altra persona. Chi ha la disponibilità affettiva e le capacità educative per accompagnare per un tratto di strada, più o meno lungo, un bambino o un ragazzo, senza la pretesa di cambiarlo ma aiutandolo a sviluppare le sue potenzialità valorizzando le sue risorse. Chi ha la consapevolezza della presenza della famiglia di origine nella vita del bambino.

Le persone interessate si possono rivolgere al Servizio Sociale del comune di residenza per assumere informazioni. La preparazione e la valutazione degli affidatari competono ai servizi sociali locali che operano sul territorio. Chi decide di dare la propria disponibilità inizia un percorso di approfondimento per acquisire una maggiore consapevolezza e per valutare la possibilità concreta di avviare un progetto di affido.

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