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A POMIGLIANO, FIAT, VIENE PRIMA IL LAVORO. LA DIGNITÁ POI

Bisogna fare di tutto per salvare il lavoro degli operai e garantire la permanenza della fiat in città. Lavorare, lavorare, lavorare!
Di Don Aniello Tortora

La città di Pomigliano d”Arco e il suo stabilimento Fiat G.B.Vico hanno attirato da qualche giorno l”attenzione dell”intero Paese.
Mi par di capire che la vertenza tra l”Azienda e i sindacati sia emblematica e faccia da apripista per il futuro, nel rapporto tra capitale e lavoro, nell”era della globalizzazione e della flessibilità.
Tutti guardano a Pomigliano, a quanto accadrà dopo il 22 giugno, giorno del referendum tra gli stessi lavoratori.

Mi sento di condividere in pieno il comunicato-stampa della Diocesi di Nola, che riporta il pensiero ufficiale del vescovo Beniamino Depalma, sempre attento e vicino ai lavoratori della Fiat.
Il vescovo inizia dicendo che “quanto sta accadendo in questi giorni a Pomigliano d”Arco è straziante. Migliaia di famiglie e tantissimi giovani sono in balia di notizie e di scontri che si svolgono letteralmente sopra la loro testa e al di fuori della loro volontà”.

E, dopo aver affermato che “come pastore di questa diocesi non ho soluzioni tecniche nè posso entrare nei dettagli dell”accordo” il Vescovo rinnova “l”invito a tutte le parti a guardare unicamente ai due obiettivi fondamentali che in questo momento si pongono innanzi a noi:
– salvare il lavoro delle migliaia di persone impiegate al Vico di Pomigliano, con il relativo indotto regionale
– assicurare la permanenza nella città di Pomigliano del grande stabilimento Fiat.

Chiede, inoltre,” all”azienda e ai sindacati l”utilizzo della ragione e del buon senso. Ai primi chiedo che la riorganizzazione della produzione sia sempre equilibrata da dignitose condizioni di lavoro, e di fare, se possibile, ulteriori sforzi in questa direzione. Ai secondi chiedo di ritrovare subito l”unità, e di sintonizzarsi immediatamente e pienamente con i bisogni e le richieste degli operai, che chiedono un”unica cosa: lavorare, lavorare, lavorare, senza il timore di finire in strada da un momento all”altro”.

Continua, poi, dicendo: “Si cerchino, se possibile, ancora margini per migliorare l”accordo, ci si attivi con coscienza per una vigilanza serrata sulle condizioni di lavoro degli operai, ma non si blocchi per nessun motivo il piano che porta a Pomigliano una vettura di largo consumo come la Panda”.

Infine l”ultimo invito alla responsabilità e alla speranza: “Ai responsabili di tale situazione, mi limito a ricordare la posta in gioco: migliaia di posti di lavoro in terra di camorra, in città dove la malavita non attende occasione migliore per girare e rigirare nelle ferite personali e collettive il proprio coltello insanguinato.
Come pastore sono chiamato a indicare sentieri di speranza. Ma la speranza non è disincarnata, la speranza si compie anche costruendo dignitose condizioni sociali ed economiche. Io ho fiducia che i posti di lavoro saranno salvi. E che la soluzione positiva della vertenza porterà speranza a Pomigliano e in tutta la regione”.

A me pare che il Vescovo colga i due elementi-chiave della difficile vertenza: Lavoro e Dignità.
La dignità non va mai svenduta e deve essere sempre rivendicata. Ma prima della dignità, oggi, a Pomigliano viene il lavoro. Non sono un tecnico di vertenze sindacali, ma a me sembra che le questioni poste da qualche sindacato pur valide e condivisibili, non siano insormontabili. Sono convinto che, strada facendo, come è già accaduto altre volte, le cose si aggiusteranno in meglio. Parafrasando il grande Aristotele che diceva: “Primum vivere, deinde philosophare”, oserei dire: “Primum lavorare, deinde cogitare”.

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