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A noi tasse e a “loro” niente, eh? A noi pensione più lontana, e a “loro” più pesante, eh? Ma questo cetriolo si infila sempre ai soliti noti?

Caro Direttore,
a inizio settimana sono caduto in una profonda crisi. Ho pensato che non valeva la pena continuare a scriverti e che le mie riflessioni (pensieri, considerazioni, stati d”animo) erano solo il frutto di elucubrazioni di una mente sfatta, andata, se non folle. Insomma, mi sono sentito come uno – pazzo, fesso, ingenuo, sognatore, utopista, demente?- che continua a parlarsi addosso, credendo di parlare a qualcuno e non ottenendo mai risposta. Hai presente quelli che parlano da soli e, talvolta, si infervorano anche, rivolgendosi ad un interlocutore fantasma? La stessa cosa!

Perchè? E c”è bisogno di chiederlo? Scrivo, parlo; parlo e scrivo. Alcuni mi danno anche ragione, nel senso che dichiarano di condividere le mie ansie, le mie preoccupazioni. Altri pensano che le mie siano solo ubbie. Ma alcuno mai (nè della prima nè della seconda schiera) che sia entrato in un contradditorio di comportamenti. In altre parole, alcuni (una sparuta minoranza!) dicono: hai ragione, così si dovrebbe fare. Altri, invece, dicono: povero scemo, parla, tanto si vede che non hai capito un tubo (volevo scrivere una parola più forte e di uso corrente, ma tu me l”avresti censurata!) di come si vive nella società di oggi.

Cosa, invece, mi sarei aspettato? Semplicemente una incazzatura, una bestemmia, una mano sbattuta sul tavolo, un pugno in un vetro, una scelta di campo, un rischio, un voto in dissenso. Insomma, la traduzione personale della rabbia, della delusione, del disincanto, delle disillusioni. Macchè! Niente, ma proprio niente.
A livello nazionale si sta vivendo il peggior momento dalla nascita della Repubblica. Non c”è certezza del diritto nè dei diritti; nemmeno di quelli acquisiti per età, per vecchi contratti di lavoro, per anni di sacrifici. Una scure affilata si abbatte sempre e solo sulle classi meno abbienti. Sacrifici, sacrifici, sacrifici!

Non esistono altre vie d”uscita. Ormai si paga anche l”aria che si respira! E che fa? Bisogna sacrificarsi sempre di più! Bisogna diventare come i cavalli di monsignor Perrella, che, quando finalmente si erano abituati a non mangiare più le già scarsissime porzioni di biada, inaspettatamente morirono. Allora, tutti a morire d”inedia per le retribuzioni dei dipendenti pubblici congelate, ai livelli del 2009, fino al 2013; per il rallentamento delle pensioni di vecchiaia; per l”innalzamento dell”età pensionabile per le donne; per l”aumento dei pedaggi autostradali; per gli ulteriori tagli alla sanità e alla scuola.

Eppure, un paio di settimane fa, a Roma, in occasione dei funerali dei due alpini caduti a Herat, 259 auto blu hanno accompagnato le cosiddette autorità in un percorso di circa 800 metri (dai ministeri alla chiesa). Pare che in tutt”Italia le auto blu siano più di 624 mila! Alla faccia dei sacrifici! Senza ricordare, ovviamente, le evasioni fiscali, i capitali all”estero e tutto quanto non appartiene al modo di vivere della gente umile, povera ma onesta.
A livello locale, nelle nostre realtà territoriali, la situazione è identica: sprechi, cattivi investimenti, scarsa attenzione alle spese superflue. Tutti ma proprio tutti hanno imparato a sostenere (e a difendere) che i mancati trasferimenti di denaro dallo Stato alle amministrazioni locali impongono un aumento delle tasse sull”acqua, sulla luce, sulla spazzatura, sul cimitero, sulle mense e sui trasporti scolastici, sull”occupazione del suolo, sui passi carrai, sul rilascio di atti amministrativi, sulla vita di ciascun contribuente.

Direttore, non succede mai niente! A Roma ci sono persone così simpatiche: raccontano barzellette, vanno a puttane, cantano e ballano, perseguitano gli oppositori, imbavagliano la stampa libera. Alla periferia dell”impero, invece, innumerevoli scherani dei potenti romani ne copiano i modelli: giurano, spergiurano, promettono, comprano voti, cambiano piani regolatori, aggirano le norme sulle costruzioni edilizie, riperimetrano i Parchi, aprono discariche, giocano con la salute degli amministrati, assumono solo propri familiari, vivono, spesso (o più che spesso), di peculato. Ma può davvero accadere tutto ciò? “Nel 1945, quando fecero scempio del corpo di Mussolini –un caso di disillusione degli italiani, queste disillusioni violente- sulla rivista Mercurio, un grande giornalista inglese, Herbert Matthews, scrisse un articolo che mi è sempre rimasto in mente. Si intitolava “Non l”avete ucciso”. Diceva: “Il fascismo sotto forme diverse, magari di finta democrazia, ve lo portate dietro per un centinaio di anni”. Vi invito a rileggerlo. E ti dico che siccome l”italiano ama il Mussolini prima maniera, come avrebbe amato Peròn, così ama Berlusconi. È semplicistico, però purtroppo è così.”, (Andrea Camilleri, “Se vince lui. Ma forse no”, supplemento al n.13 del Diario, marzo 2001).

Caro Direttore, allora, a costo di passare per il solito Bastian contrario (rompiscatole, spaccamaroni, ingombrante, scomodo), ho scritto di nuovo, non per lamentarmi ma per portare un contributo all”informazione, una spinta alla partecipazione ed al coraggio di mettersi in gioco. Perchè sono veramente molte le persone a cui piace stare alla finestra!

“C”è un corridore, un atleta, un recordman dei cento metri, a cui hanno chiesto una volta perchè avesse deciso di correre. E la sua risposta è la risposta che io do a me stesso e a chi ogni volta mi chiede perchè mi occupi di certi temi e perchè continui a vivere questa vita infernale. A questo corridore chiesero: -ma perchè corri? E lui rispose: -perchè io corro?… perchè tu ti sei fermato. Anche a me piace rispondere così. Quando mi chiedono perchè racconto, rispondo semplicemente: -e perchè tu non racconti?”, (Roberto Saviano, “Una luce costante, Einaudi”, 2010).

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