Si chiama Vincenzo Garzone, componente di una famiglia benestante. Il difensore: “Nessun furto: l’accusa si basa solo su un’interpretazione comportamentale”.
Fa parte di una famiglia benestante di Acerra ma ieri è stato arrestato dai carabinieri nell’ambito di un’inchiesta di quelle che pesano: il furto di 13 chili di cocaina e di alcuni lingotti d’oro dall’ufficio corpi di reato del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dove lavora come cancelliere. La droga e i lingotti erano il frutto di una serie di sequestri derivanti da operazioni messe a segno dalle forze dell’ordine. Intanto Vincenzo Garzone, 48 anni, avvocato non praticante, sposato, due figli adolescenti, si trova in regime di custodia cautelare nel carcere di Poggioreale. E’ accusato di falso nell’ambito della redazione di un documento. Il furto vero e proprio sarebbe stato materialmente messo a segno, secondo gli inquirenti, da un suo collega, un commesso della procura sammaritana. Le indagini, dirette dal procuratore aggiunto Maria Antonietta Troncone, poggiano, tra le altre cose, anche su intercettazioni telefoniche. Gli inquirenti stanno analizzando il profilo dell’arrestato. Assunto giovanissimo dall’amministrazione giudiziaria dello Stato, Garzone ha lavorato per dieci anni nella procura della Repubblica di Ivrea, in Piemonte. Ex cancelliere nell’ufficio dell’ex pubblico ministero della procura di Nola Giuseppe Cimmarotta, è stato poi trasferito, quattro anni fa, al tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Un fratello è ingegnere. Un altro fratello lavora come volontario nei servizi di ambulanza. Un terzo fratello, il più piccolo, morì in un incidente stradale circa venti anni fa, all’età di appena dieci anni. Il padre era un dirigente del reparto fiocco della Montefibre, il grande stabilimento chimico di Acerra ormai dismesso. Morì di cancro otto anni fa. Quando si ammalò rinunciò all’azione legale intentata contro l’azienda chimica dalle famiglie dei lavoratori ammalati o morti di tumore. La madre di Vincenzo Garzone è poi deceduta per il dolore causato dalla morte del marito. La famiglia Garzone è benestante da tempo. Il nonno materno di Vincenzo era un sarto di origini cilentane che ha lavorato anche in America. La nonna materna, pure lei cilentana, aveva una piccola azienda agricola. I nonni paterni erano acerrani. Alla loro morte i Garzone hanno ereditato una serie di immobili ubicati in varie zone di Acerra e nel Cilento, nonché risorse economiche. Diversi appartamenti sono stati affittati ad altrettante famiglie. Tutti i fratelli Garzone vivono in un’unica proprietà, una palazzina di tre piani. Il pian terreno è stato affittato ad una chiesa evangelica. La palazzina si trova nel parco Gravina, zona residenziale di Acerra, quasi nei pressi del municipio. Una famiglia benestante e lontana dalla vicende politiche locali. Il cancelliere della procura sammaritana non ha mai voluto candidarsi al comune. “Per lui la politica era arabo”, riferiscono i suoi amici. Amici che lo descrivono come una persona timida, quasi schiva, dedita al lavoro e alla famiglia. Un tipo introverso. Una persona insospettabile. ” I gravi indizi di colpevolezza – spiega però l’avvocato Attilio Panagrosso, legale del dottor Vincenzo Garzone – consistono solo nell’interpretazione di un comportamento assunto dal mio assistito nello svolgimento della sua funzione di responsabile dell’ufficio corpi di reato “.
(Fonte foto: rete internet)




