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Una panoramica sullo stivale tramite i dati dell’Istat e uno sguardo agli aspetti più interessanti.

Per il settimo anno consecutivo il sito Istat offre agli utenti un quadro complessivo della situazione italiana, analizzando gli aspetti sociali, economici, demografici e ambientali del nostro Paese tramite una serie di indicatori.

I settori indagati sono dei più disparati, per la precisione 19, per un totale di 121 schede consultabili online. Si va dal territorio al turismo, passando per l’istruzione, dall’agricoltura alla finanza pubblica passando per infrastrutture e trasporti. L’analisi è resa ancora più interessante dal confronto, fornito, tra l’Italia e gli altri Paesi europei e tra le regioni dello stivale.

L’Italia è tra i paesi più densamente popolati dell’Unione Europea. Un aspetto territoriale importante sono le autorizzazioni a costruire, che per l’ottavo anno consecutivo registrano una contrazione. L’importanza delle informazioni derivanti dai dati sui permessi per costruire è legata alla loro capacità di fornire segnali anticipatori dell’attività edilizia. Nel contesto europeo l’Italia è uno dei paesi con minor superficie utile abitabile autorizzata; tra le regioni italiane la Campania è quart’ultima, superiore solo a Basilicata, Toscana e Liguria, nella classifica delle regioni con permessi di costruire per nuove abitazioni.

Eclatantisono i dati sull’istruzione, dai quali si deduce un enorme divario tra la situazione italiana e la media europea. Punto di partenza: la spesa in istruzione e formazione, la cui incidenza sul Pil si assesta al 4.2 % rispetto al 5,3% europeo. Negativi sono anche i dati sul livello medio d’istruzione: il 17% degli italiani interrompe precocemente gli studi, la permanenza dei giovani tra i 20 e i 29 anni all’interno del sistema di formazione, anche dopo il termine dell’istruzione obbligatoria, è pari solo al 21,6 %; il 22,4% degli over 30 ha conseguito un titolo di studio universitario e solo il 6,2% degli adulti è impegnato in attività formative, a fronte della media europea del 10,5%.

Le grandezze forse più interessanti sono quelle macroeconomiche, le quali descrivono la struttura di un sistema economico e sono utilizzate per misurare lo stato di salute e la capacità di crescita di un’economia, indirettamente misurando il livello di benessere di una comunità. Tra tutte, la più importante è sicuramente il PIL pro capite, valutato ai prezzi di mercato: quello italiano nel 2013 è diminuito del 2,4 %, assestandosi al di sotto della media europea del 2,2%. Il tasso di inflazione è un altro fattore dal quale si evince il perdurare della fase recessiva e la debolezza della domanda interna, di fatti nel 2014 si è registrato un netto rallentamento dell’inflazione, pari a circa lo 0,3%.

Cruciale è l’analisi sulla quota di mercato delle esportazioni italiane sul commercio mondiale che è diminuita, passando dal 3,9% del 2004 al 2,8% nel 2013; ma ancora più importante è l’analisi territoriale che sottolinea la grande disparità tra Nord e Sud: il contributo principale alle vendite italiane sui mercati esteri proviene dal Nord (oltre il 71%) a fronte di un limitato 10,9% del Mezzogiorno.

Un altro settore d’interesse della ricerca Istat è la condizione economica delle famiglie. Anche in questo contesto la situazione del Sud Italia è particolarmente svantaggiata. Oltre il 25% delle famiglie è in condizioni di povertà, relativa ed assoluta. In Campania si osserva la più elevata diseguaglianza nella distribuzione del reddito. Il livello di soddisfazione per la situazione economica presenta, anch’essa, una forte variabilità regionale: dal 66,2% della provincia autonoma di Bolzano al 30,2% della Sicilia.

Queste sono solo alcune delle statistiche fornite dall’Istat per analizzare la situazione italiana e comprendere i meccanismi del nostro Paese.