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Nel tardo pomeriggio di ieri, mercoledì 20 marzo si è svolta la seduta di consiglio comunale a carattere “urgentissimo” con all’ordine del giorno: “Sequestro preventivo di n° 250 unità abitative ad opera della Procura della Repubblica – conseguenze Urbanistiche – Discussione Politica”, richiesta dalla opposizione.

Sembrava essere stata lanciata come sfida. Sembrava una resa dei conti tra la politica locale. Così non è stato, nessuno scontro politico, nessuna resa dei conti. Forse perché alla resa dei conti il fattore decisivo è sempre la coscienza. E’ la coscienza che prende decisioni. Anche perché a volte una coscienza poco limpida non ha bisogno di un accusatore.

Tutti presenti i consiglieri, tra maggioranza e opposizione. Assente solo l’assessore V. Manfellotti.

L’opposizione in maniera quasi compatta oltre ad esprimere solidarietà ai cittadini vittime, coinvolti in maniera del tutto inconsapevole nella vicenda dei sequestri, chiede un’alleanza tra le forze politiche ai fini di tutelare i cittadini e il paese.

Nei vari interventi si è sottolineata sempre la difficile interpretazione dell’art n° 4 comma 7 del “Piano Casa”. Una cementificazione selvaggia determinata “semplicemente” dalla possibilità di interpretare una legge a proprio piacimento.

Il presidente della commissione urbanistica, consigliere Paolo Rea, (Intesa per Volla), annuncia una completa mancanza di potere da parte del consiglio comunale dinanzi alle indagini della magistratura. Ma viene smentito con forza dal consigliere A. Viscovo (Cittadini per Volla), che fa riferimento all’articolo n°18 del regolamento del consiglio comunale, che permette con deliberazione della maggioranza assoluta dei componenti, di istituire una commissione di indagine.

Il sindaco Pasquale Di Marzo, ha ricordato che la sua amministrazione già dall’inizio della sua consiliatura ha dettato i principi per la redazione del tanto atteso P.U.C., che è l’unico strumento e atto politico che un’amministrazione ha a disposizione.

Da un intervento quasi esclusivamente tecnico del Presidente del Consiglio Ivan Aprea, si evidenzia che negli ultimi anni il responsabile dell’ufficio tecnico di turno, ha sempre informato l’amministrazione comunale di turno, sia politica che prefettizia, sul rilascio dei titoli abitativi nelle zone F. Sottolineando il rischio che da essi potessero scaturire poi successivamente dei cambi di destinazione d’uso.
Difatti è questa informativa che spinse agli inizi del 2015 l’assessore ai lavori pubblici A. Navarro a richiedere un parere all’ufficio tecnico e all’avvocato dell’ente G. Leone.
Il parere tarda ad arrivare. Ma l’aggravante per il destino degli spazi destinati ai servizi del paese, è che nonostante l’ufficio tecnico cercasse di temporeggiare nel rilascio dei permessi, per evitare la possibilità di richiesta di cambio di destinazione d’uso, ci fu la proroga del Piano Casa Regionale.  Prima fino al 2017, e poi attualmente al 2019.
Nel 2016 con l’avvento dell’amministrazione Viscovo, l’ingegnere A. Tartaro dopo aver consegnato la relazione per disporre gli indirizzi politici per il P. U. C. (Piano urbanistico comunale), chiese al primo cittadino come regolarsi alla luce del Decreto Del Presidente della Repubblica 380 (D.P.R. 380 del 2011 art n°12 comma 4), che permette al sindaco di revocare le pratiche edilizie, laddove l’ufficio vada in contrasto con la norma. Il sindaco invitò a procedere poiché  la materia non era di sua competenza.

E cosi, tutto è blindato. Una burocrazia amministrativa e politica che tutela tutti, ma a quanto pare non  tutela  i cittadini. Per cittadini si intende quelli “Truffati” e quelli che hanno perso la possibilità di vivere in un paese con maggiori servizi e spazi.
Assistiamo ad un percorso burocratico a cui manca un pezzo necessario.  Lungo è il percorso che ha portato il paese a questo dramma. Un percorso che ha attraversato un ufficio tecnico che ha  informato degli eventuali rischi,  e una politica che si è cautelata, talvolta con richiesta di accertamenti e talvolta con la mancanza di competenza.
Mancano quelle risposte che non sono mai arrivate e forse mai arriveranno. Le risposte da un organo superiore. Un organo superiore che con le sue risposte avrebbe tutelato i cittadini e il paese. Quelle risposte che avrebbero difeso il paese dalle accuse e da questa mortificazione.
Ma in questo caso, nel sistema viziato della burocrazia ad intervenire è stata la giustizia, quando oramai è forse troppo tardi.