Mercoledì 4 giugno i bambini della Scuola Paritaria dell’Infanzia “Il sentiero delle favole”, che ha sede in San Gennaro Ves.no, sono stati, sul palcoscenico dell’Auditorium di Saviano, protagonisti di uno spettacolo divertente, intenso, ricco di significati: gli attori sono riusciti non solo a spingere agli applausi gli spettatori – e non era cosa difficile -, ma anche a indurli alla riflessione. E questo è un merito grande. Un grazie di cuore alle loro maestre.
Mi auguro che i bambini non dimentichino mai questa loro esperienza. Certo, in casa troveranno foto e filmati registrati dai loro genitori, dagli zii, dai nonni in un ininterrotto balenio dei lampi sprigionati dai cellulari. Ma solo la memoria ravvivata dall’affetto consentirà agli attori di ricordare a lungo, uno per uno, i fili della rete dell’amicizia vera che li avvolgeva tutti, mentre danzavano al suono della musica, e rispettavano con sapienza il ritmo delle battute sui piccoli tamburi, e recitavano, in un variare fantastico di toni, motti suggeriti dalle immagini dei continenti “attraversati” dal gruppo nel fantastico viaggio che era il tema della serata: e già la scelta del tema è stata un’idea geniale. Dunque, una splendida serata, nata dalla capacità delle maestre e dei tecnici di “disegnare” l’evento e di addestrare i bambini a realizzarlo: non è cosa facile: servono l’uso calibrato della fantasia, l’abilità nell’accendere l’interesse degli “attori” e nel motivarne con sapienza il desiderio di esibirsi in gruppo e in pubblico, e di superare di slancio ogni difficoltà. Le maestre e i tecnici della Scuola ci hanno fatto capire ancora una volta quanto sia intensa la luce della loro sensibilità e quanto sia prezioso il bagaglio della loro professionalità. Un tempo non sarei stato favorevole a portare i bambini sul palcoscenico: pensavo che non fosse giusto anticipare i tempi dell’insana esperienza che un giorno avrebbero fatto delle maschere proprie e delle maschere degli altri, e del teatro quotidiano dell’esistenza. Ma poi ho capito che il palcoscenico è utile: aiuta a controllare l’ansia, rafforza la coscienza di sé, e, nello stesso tempo, il rapporto con il gruppo, fa sì che il bambino incominci a “sentire” l’importanza dei gesti e il ruolo delle mani nell’espressione degli umori e dei sentimenti: un ruolo su cui Jean Piaget ha scritto pagine significative. E ho notato che proprio a questo “gioco delle mani” gli organizzatori dello spettacolo, le maestre e i tecnici hanno dato una grande e significativa importanza. Per caso, proprio la mattina di mercoledì avevo letto alcune pagine di Gilles Lipovetsky, di quel libro, “L’era del vuoto”, che fa una descrizione impietosa e terribile della nostra epoca, in cui individualismo e narcisismo hanno demolito lo spirito di comunità e, in molti casi, anche i vincoli della famiglia. E nell’auditorium seguivo attentamente l’azione scenica dei bambini, ne misuravo la voce e i gesti, cercavo mia nipote, ma non potevo impedire alla mia curiosità di osservare il pubblico, di percepire frasi, esclamazioni, commenti, di notare, infine, che le giovani signore, vestite con l’eleganza richiesta dalla loro bellezza e dall’importanza dell’evento, già dopo il primo applauso erano diventate subito e solo “mamme” ed esprimevano il sentimento materno in tutti i modi: la silenziosa commozione, il grido, l’applauso, le esclamazioni della gioia, il desiderio manifesto che questa gioia venisse condivisa dagli zii e dai nonni. Non c’erano “vuoti”, mercoledì, nell’Auditorium: né sul palcoscenico, né in platea. E il merito è tutto della scuola “Il sentiero delle favole”: l’idea geniale, la preparazione attenta dei bimbi, l’organizzazione. Ringrazio le dirigenti Anna Aprile, Rosa Buglione e Maria Aprile, e tutte le docenti e tutti i tecnici che hanno realizzato la splendida manifestazione e ci hanno indotto ad ammirare e a pensare.







