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Riceviamo e pubblichiamo.

Raccoglie, osserva, innesta forme e materiali. Difficile capire dove finisce la Natura e dove comincia l’artificio. Il dialogo è continuo e serrante, un gioco incalzante e camaleontico caratterizza la ricerca artistica di Anna Maglio. Maestra dei materiali plastici, delicata e visionaria artista dalle sapienti mani. Con il suo modellato meticoloso e accurato “opera” e potenzia ciò che in precedenza la Natura crea e ciò che successivamente il Tempo trasforma.

Anna collabora con le Entità superiori e delinea un percorso personalissimo di forme originali e bizzarre. Utilizza prevalentemente la ceramica e la porcellana per praticare l’arte della scultura come un surreale chirurgo. La pazienza ha certamente abitato le opere della Maglio per poi sorprenderci nella bellezza dei minuziosi dettagli.

Opere antropomorfe, campionario di una popolazione fantastica che si lascia osservare nell’unico momento di quiete e che certamente continuerà il movimento nella nostra immaginazione. Talvolta la meccanica di questi movimenti ci riporta ad un’infanzia agognata in cui ciò che genera un sorriso diventa poi convinzione e possibilità di essere. Il gioco è sempre presente nelle sue opere ma è ammesso soltanto nella sua totale dedizione al servizio della Bellezza.

Con le opere presenti in questa mostra, Anna ci offre la possibilità di fare esercizio di amplificazione della visione creativa. Si ha la possibilità di intuire e prolungare l’informità di una semplice radice di canna di bambù. Monocchi, animali archeologici, personaggi fatati, teste che aspirano alla mitologia delle creature vegetali. Una giostra romantica di improbabili attori sostiene la fama di due soggetti realmente animati, protagonisti di una storia artistica in costante scrittura. La sua abilità è pari alla delicatezza di animo, d’altronde solo una visione pura avrebbe potuto dare corpo a questi moderni spiritelli della Natura. Mi sembra di vederla incantata e avvolta dal silenzio della sua creazione, nel suo vertiginoso nido artistico, in fuga dai rumori assordanti della città.

La mostra alla Vascio room-gallery si riempie di atmosfera e culmina in un climax in cui candide manine invocano il sacro e divengono esse stesse divinità. Radici che da subito si diramano dentro di noi.