Usura ed estorsioni ad Acerra: nel mirino anche poveri pensionati

0
2313

Dall’inchiesta della Dda emerge un quadro sconcertante della mala acerrana 

 

Non solo aziende, esercizi commerciali e pompe funebri. Ad Acerra gli usurai-estorsori della camorra strozzavano anche i pensionati, gente con una pensione di appena mille euro al mese. Anziani terrorizzati dai cravattari dei clan fin dentro i loro appartamenti, palazzo per palazzo. Lo racconta in un’intercettazione una persona molto vicina al pregiudicato Vincenzo Capone, uno dei principali indagati dell’inchiesta antimafia del pubblico ministero della Dda Giuseppe Visone, indagine che il 3 novembre portò in carcere insieme a Capone anche Pasquale Balascio, marito dell’allora assessore comunale Maria De Rosa, poi costretta a dimettersi, e Diego Andretta, fratello del boss Salvatore.

Nell’intercettazione una donna racconta a Carmine Pacilio, imprenditore della principale ditta di pompe funebri della città vessata da un’usura a tasso stellare, la spregiudicatezza del congiunto, Capone appunto, in quel momento impegnato, secondo le frasi usate nell’intercettazione, a imporre con la sua forza intimidatrice il pizzo usuraio a poveri pensionati che avevano chiesto dei prestiti.

                        L’Intercettazione

«Non lo capisce che quella è povera gente riferisce la donna a Pacilio parlando dei comportamenti assunti da Capone lui avverte le persone, quando ancora devono riscuotere la pensione di mille euro, che verrà a prenderle una a una, in ogni scala».

È la testimonianza di un terrore indiscriminato. Intanto i fratelli Carmine e Giordano Pacilio, imprenditori delle pompe funebri, sono finiti nella stessa inchiesta. Si trovano ai domiciliari. Ma per un motivo diverso da quello che ha portato in prigione Capone, Andretta e Balascio. Secondo gli inquirenti i Pacilio dovranno rispondere di aver intestato la loro ditta a un prestanome, Antonio Riemma, anche lui ai domiciliari, pur di far proseguire le attività dopo l’interdittiva antimafia voluta dalla prefettura per un rapporto con persone ritenute vicine alla camorra di Marano. Ma in base a quanto dichiarato dal gip che ne ha disposto i domiciliari, Giordano Pacilio non dovrà rispondere di usura aggravata dal metodo mafioso.

« I miei assistiti – spiega Salvatore Pettirossi, difensore dei Pacilio – non sono mai stati carnefici in questa storia ma vittime. Hanno dovuto sborsare più di un milione e il loro negozio ha subito una serie di attentati. Inoltre – conclude Pettirossi – l’intestazione a Riemma aveva lo scopo di consentire a Giordano Pacilio l’affidamento in prova ai servizi sociali essendo stato condannato per bancarotta ».