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Una pioggia di insulti sulla “sciantosa”, poi la vedono sotto braccio con Teofilo Sperino per via Toledo, e le baciano le mani…..

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La claque “ostile”, che nell’aprile del 1891 coprì di insulti e di minacce la “sciantosa” napoletana Amina Vargas si trasformò in una schiera di devoti ammiratori quando, per due sere consecutive, la “sciantosa” apparve in pubblico e passeggiò per via Toledo sottobraccio con Teofilo Sperino, famoso guappo.

 

Leggevo oggi, su “fb”,il post di un tale, che, dopo aver offeso gravemente una signora, ritirava gli insulti e chiedeva scusa, attribuendo coraggiosamente la colpa della sua volgarità a un numero eccessivo di bicchieri di vino, o di liquore. Poi ho letto le farneticazioni vomitevoli di firme chiaramente “pezzottate”  e mi sono ricordato di un episodio della vita di don Teofilo Sperino, l’ultimo guappo della Napoli dell’Ottocento. Un guappo “buono”, capace di “amministrare la giustizia” con uno sguardo, con una “torciuta ‘e musso”, con un moto nervoso del bastone. Nel 1892 Luigi Forgione e Giuseppe Bellomunno, impresari di pompe funebri, chiesero a Sperino di proteggerli dalla camorra degli ospedali – c’era anche allora una camorra degli ospedali – e dai camorristi dei cimiteri – questa camorra qua, invece, c’era solo allora, come tutti sanno-. Don Teofilo volle in cambio una quota della società, che gli venne concessa, ma cominciò a comportarsi da padrone assoluto: il che non piacque ad Andrea, il figlio di Luigi Forgione. La sera del 7 marzo 1893 Teofilo Sperino uscì dal teatro Partenope in via Foria, e si diresse a piedi verso via Nuova Capodimonte, dove abitava. In via Stella gli si avvicinò una carrozza, ne scese Andrea Forgione, che sparò al guappo: don Teofilo morì due giorni dopo ai Pellegrini. Una grande folla partecipò al corteo funebre. Il 15 marzo l’ispettore del quartiere Stella cercò di spiegare al prefetto Carmine Senise che Teofilo Sperino non era un capo camorra, ma un guappo: e raccontò un episodio dell’aprile del 1891, di cui alla polizia aveva parlato un informatore “non aduso a inventare favole”.

Era l’epoca d’oro delle “sciantose”: francesi – “Sono francese e vengo da Parigi”- come Armand’Ary, e napoletane che conservavano il nome del battesimo, come Amelia Faraone, o adottavano nomi esotici, come Amina Vargas, giovanissima stella del “Circo delle Varietà”. Le “sciantose” stavano al centro di storie, di pettegolezzi, di trame che scombinavano matrimoni e fidanzamenti, e non è difficile immaginare quanto fosse agitata la loro giornata, in teatro e fuori dal teatro. La stella di Amina Vargas incominciò a risplendere nel 1889: eleganza, voce suadente, un corpo straordinario che lei mostrava con maliziosa parsimonia e che incantò anche i pittori napoletani, e un gioco difficile in cui si alternavano sensibilità ai corteggiamenti, e improvvise ritirate nel fortino della fredda riservatezza. Era un gioco “pubblicitario” ben orchestrato, che nel 1893 avrebbe indotto Salvatore Di Giacomo e Eduardo Di Capua ad affidare alla Vargas la prima interpretazione di “Carcioffolà”.

Ma nell’aprile del 1891 quel gioco espose la “sciantosa” agli insulti e perfino alle minacce dei corteggiatori beffati, e forse dei tifosi delle altre “sciantose” che vedevano attaccati i loro spazi. Entrarono in gioco anche i capi delle “claques” – “di cui altre volte vi ho parlato”, scrive al prefetto l’ispettore – e la vita per Amina si fece difficile: bigliettini offensivi, agitazione in platea, e fuori dal teatro, e chiassose proteste che accompagnavano la “sciantosa” lungo via Toledo, e che provocarono scompiglio anche davanti al “Gambrinus”. Ma una sera Amina Vargas fece una lunga passeggiata dal San Carlo alla fine di via Toledo, sottobraccio con Teofilo Sperino, e la sera dopo la scena venne ripetuta e forse interpretata con una mimica più convincente dallo Sperino, che era un grande attore e le cui “camminature” erano veri e propri messaggi, muti, ma assai chiari. Non ci furono insulti, nessuno gridò, non risuonarono risate di scherno. Anzi davanti alla bottega di Pintauro una folla di ammiratori circondò i due e manifestò gioia e, per l’uno e per l’altra, devozione e rispetto. Dei “nemici” della Vargas si persero le tracce. Si erano tutti convertiti al culto della “sciantosa” sulla via Toledo, una via “miracolosa”, come si vede nel quadro di Carlo Brancaccio, che correda l’articolo.