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Lo scoppio della pandemia da SARS-CoV-2 ha cambiato e continuerà a condizionare il modo di vivere di tutti, costringendo a drastici cambiamenti delle realtà e dei contesti di vita e lavorativi.

A parlaci di questi cambiamenti nel mondo della scuola è una voce autorevole, la Dirigente scolastica prof.ssa Angela Mormone dell’Ufficio  Scolastico Regionale per la Campania, che come componente dello Staff del Direttore generale ha seguito dai primi attimi i cambiamenti che via via il Covid ha richiesto alle scuole, per proseguire nel loro compito costituzionale di attuazione del diritto all’istruzione.

Come si sta preparando la scuola ad affrontare il cambiamento? Nel lungo periodo del lockdown ci siamo posti tante domande nella consapevolezza di vivere un tempo di incertezze oltre che di paure. Per sostenerci moralmente gli uni e gli altri abbiamo vissuto il quotidiano nell’ottica dell’”andrà tutto bene”, assistendo a livello locale e nazionale all’adozione di politiche inconcepibili sino a poco tempo prima. Sono stati adottati blocchi e disegnate realtà sociali caratterizzate dal distanziamento sociale e dall’isolamento precauzionale. Misure importanti per limitare la circolazione del virus e contrastare la diffusione del COVID-19, che ha determinato una vera e propria crisi, caratterizzata dalla saturazione della rete di cura sanitaria e non solo.

Come ha reagito il mondo lavorativo della scuola?

Ci si é attrezzati come meglio si poteva. Nel mondo scolastico si è fatto ricorso allo smartworking, alla didattica a distanza e a un’indigestione di call conference. Gli studenti hanno chiuso l’anno scolastico salutando virtualmente compagni e professori, pieni di speranza di sedersi a settembre su quei banchi che tanto sono mancati in questi mesi. Dalle domande si è passati alle ipotesi, e proprio mentre si testano queste ultime è già tempo del fare, pur se molte incognite continuano a persistere.

Quali sono gli attori di questo fare?

Siamo tutti attori di questo fare! Abbiamo visto i docenti cimentarsi prima con la Dad e poi con la lettura di note, circolari e Ordinanze ministeriali, che ci hanno accompagnati in questo finire d’anno particolare. Studenti e genitori hanno riconquistato la forza di ribadire la necessità e l’importanza di tornare dentro le aule magari con un modello di scuola nuovo, diverso, che tenga conto anche dell’esperienza appena conclusa. A livello centrale e a livello locale si è lavorato e si sta lavorando alacremente per il nuovo anno scolastico, con una nuova concezione manageriale del governo della scuola, puntando sulle capacità di gestione dei dirigenti anche nel riformulare i curricoli puntando al superamento dei saperi disciplinari in nome delle “competenze”. Una sorta di aggiornamento della “governance” delle scuole cioè delle competenze degli organi collegiali e del middle management per una valorizzazione del ruolo dei dirigenti scolastici in materia di scelte organizzative e gestionali, sull’esempio di quanto avvenuto durante la fase emergenziale.

Cosa si intende per aggiornamento della governance e del Middle management?

In sostanza la logica che c’è dietro questo ragionamento è che lo stato di emergenza ha dimostrato che le scuole funzionano in maniera efficiente se la governance della scuola è presente lungo il percorso e nell’ ambito dei processi. Il “Middle management” è fatto di persone in grado di collaborare e supportare il dirigente scolastico nel governo della scuola, secondo i più comuni modelli aziendali, nel dover prendere decisioni importanti relative alla gestione delle risorse umane, economiche e logistiche. E se da un lato è facile trovare una simile organizzazione all’interno delle nostre scuole, non è altrettanto semplice ottenerne il riconoscimento legittimo. L’attuale governance di un’autonoma Istituzione scolastica è ancorata ad una visione che non sempre tiene conto della complessità di una scuola e dei compiti assegnati in relazione agli aspetti organizzativi, amministrativi e didattici, la cui responsabilità è affidata alle competenze di collaboratori i quali, insieme ai DS ed ai DSGA, si adoperano quotidianamente ed in ciascuna scuola al funzionamento ed all’organizzazione del servizio scolastico. Per queste figure professionali intermedie ad oggi non esiste alcun riconoscimento contrattuale. E’ una questione di meritocrazia? E’ una questione attuale che, oggi più di ieri, pone in primo piano la visione di una scuola fondata sì sul merito ma soprattutto sul lavoro di quanti – oltre l’attività di docenza/amministrativa – si impegnano intensamente e quotidianamente per garantire il migliore servizio possibile per alunni e famiglie, infrangendo l’ideologica visione professionale che ci rende tutti uguali nel lavoro, nelle mansioni, nei risultati, nella carriera e ci distingue solo nell’anzianità. E’ una questione attuale ma che ha radici antiche: la diffusione e il rafforzamento del middle management nella scuola resta un nodo cruciale e indispensabile. Quali sono le caratteristiche principali che un middle management deve necessariamente possedere oggi? Il compito di queste figure professionali è molto delicato: negli ingranaggi di una scuola esse sono i mediatori tra la vision strategica (espressa da quello che in organizzazione aziendale si chiama top manager) e le attività quotidiane promosse dalle figure operative. Non devono raccogliere però solo le richieste provenienti dall’alto, ma anche quelle che arrivano dal basso. Non sono più solo dei coordinatori, ma anche dei coach, dei motivatori. Devono avere buone doti di relazione e comunicazione, saper ascoltare, motivare e guidare le persone: sono queste le soft skills richieste nella scuola pre e post covid. Insomma dobbiamo aspettarci un nuovo modo di fare scuola? Dobbiamo impegnarci tutti affinché si verifichi la piena realizzazione dell’autonomia scolastica a partire da un nuovo modello di governance.

Foto: fonte internet