CONDIVIDI

Il tradizionale “incontro” sulla storia del culto della Compatrona di Ottaviano si è tenuto domenica, all’interno del calendario dei riti della Novena, a cui, nonostante le difficoltà create dalla pandemia, gli Ottavianesi partecipano in gran numero e con la consueta devozione. Tutti gli oratori hanno ricordato che da sempre il culto della Vergine del Carmelo muove l’attenzione non solo dei singoli, ma di interi gruppi “famigliari”, e che dunque è fondamentale, per la religione e per l’identità sociale di Ottaviano, consolidare questa caratteristica e evitare che si perda. Carmine Cimmino ha parlato di inediti documenti storici, che saranno analizzati in un libro di prossima pubblicazione.

 

L’ “incontro” che si è tenuto domenica pomeriggio nel cortile del Convento del Carmine ha rispettato la tradizione dei convegni sulla Compatrona di Ottaviano in un anno in cui la pandemia ha impedito che si svolgessero per le strade della città le processioni di San Michele Arcangelo e della Beata Vergine del Monte Carmelo. Erano presenti non poche persone, a dimostrazione dell’intensità della fede con cui gli Ottavianesi venerano da sempre la “loro” Madonna e dell’interesse che suscita la storia del culto. Suor Rosaria Napoli, direttrice FMA, il parroco don Salvatore Mungiello, gli assessori dott.ssa Virginia Nappo e prof. Biagio Simonetti, il consigliere delegato Vincenzo Caldarelli, la cui famiglia è storicamente legata alla Chiesa e ai riti della Compatrona di Ottaviano, hanno riconosciuto che un confortante messaggio sulla solidità della fede e dell’identità civica viene dalla motivata partecipazione con cui gli Ottavianesi partecipano ogni giorno, mattina e sera, alla celebrazione delle Sante Messe della Novena. E da qui è partito l’intervento di Carmine Cimmino, che al culto della Madonna del Carmine ha già dedicato una pubblicazione e che sugli inediti documenti trovati negli archivi si accinge a pubblicare un’opera più ricca e articolata: essa sarà anche un omaggio alla memoria dei suoi genitori, che si affidarono sempre alla protezione della Vergine del Carmelo. Carmine Cimmino ha sottolineato il carisma di “patrona della salute del corpo” che fin dal primo momento gli Ottavianesi “videro” presente nella Madre del Carmelo, che “uscì” in processione anche durante le devastanti siccità del ‘700 e del primo Ottocento. Il 1831 fu a lungo ricordato dai contadini vesuviani per la siccità che  incominciò a “bruciare” la campagna fin dai primi giorni di maggio: già nella terza settimana di maggio gli amministratori di Ottajano dovettero attivare il trasporto d’acqua dal fiume Sarno per riempire le cisterne ormai quasi vuote. Quell’anno la processione della Madonna del Carmine fu ancora più solenne: uno dei Suoi carismi era il dono della pioggia benefica per la campagna, e del resto, dal 1661 gli Ottajanesi hanno una certezza: che non c’è problema che la Madre di Ottajano non possa risolvere. Lo scarno documento dell’ufficio di Cancelleria del Comune non ci dice se anche in quella processione di luglio i parroci recitarono una preghiera particolare per invocare la pioggia, come l’avevano recitata durante la siccità di dieci anni prima .

Carmine Cimmino ha promesso che in un libro di prossima pubblicazione descriverà analiticamente le scene a cui domenica ha dedicato poche parole, e cioè quelle dei malati che assistevano alla processione dai balconi e dalle terrazze e chiedevano la grazia della salute: i malati arrivavano anche dai paesi vicini, su carri, e le autorità di Ottajano facevano in modo che essi trovassero posto in prima fila lungo il percorso della processione perché su di loro si posasse lo sguardo della Sacra Immagine: allo stesso modo, ogni forma di tutela veniva garantita alle donne che, per sciogliere un voto o per manifestare pubblicamente pentimento, seguivano il corteo a piedi nudi e “scarmigliate”. La “Patrona della salute dell’anima e del corpo” venne portata in processione dagli Ottavianesi e da don Pietro Capolongo anche il 18 luglio del 1943, sotto la minaccia degli aerei angloamericani che solo 24 ore prima avevano sganciato le loro bombe sulla nostra città. “ Mi affidai alla protezione della Madonna – scrisse nel suo diario don Pietro Capolongo – e alle 19.30 la processione si mise in moto”  lungo il solito percorso. “In chiesa si diede la benedizione solenne. Nessun incidente. Deo gratias et  Mariae”. Tutti gli oratori hanno sottolineato un aspetto che è di notevole importanza: il culto della Madonna del Carmine è da sempre profondamente radicato in tutti i gruppi sociali, e la processione è stata, fino a pochi anni fa, un corteo non di singoli, ma di interi nuclei famigliari. Ricostruire questi modi e questi valori è un’azione di cultura religiosa e, nello stesso tempo, di cultura sociale.