Emergono particolari sconfortanti dall’ultima operazione dei carabinieri coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia
Criminalità avida, pizzo che non risparmia nessuno, nemmeno gli operai al lavoro nei cantieri edili. “Una cosa a piacere”: con questa frase di rito si presentavano ai manovali di Pomigliano tre personaggi di Pomigliano. A un muratore sono pure riusciti a estorcere 200 euro, la paga di tre giorni di lavoro. La vicenda sconfortante emerge dalle carte dell’operazione dei carabinieri che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di due pregiudicati, E.B., 51 anni, e A.R., 44 anni, ritenuti dalla Direzione Distrettuale Antimafia riconducibili al clan Mascitelli, organizzazione la cui base si trova nel rione della ricostruzione di Pomigliano e negli altri insediamenti ex legge “219” sparsi tra Ponticelli e Marigliano. Un altro componente del gruppo sotto inchiesta, G.V., 38 anni, sempre di Pomigliano, è indagato ma libero di circolare. I fatti risalgono a due anni fa. Secondo l’accusa tra marzo e giugno del 2019 i tre avevano puntato numerosi cantieri della zona. Le richieste di tangente avrebbero però coinvolto i soggetti più deboli, quelli più facilmente impressionabili. Nella rete degli estorsori è finito l’amministratore unico di una società di costruzioni di Casalnuovo che stava realizzando una palazzina a via Sulmona, rione di cooperative e case popolari ubicato a ridosso del centro di Pomigliano. L’imprenditore, sempre in base a quanto riportano i magistrati, avrebbe versato 5mila euro nell’ambito di una richiesta mensile equivalente da corrispondere in quattro rate. Ma il gruppo criminale non ha esitato a prendere di mira anche gli operai dei cantieri. Nell’indagine dei carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna c’è infatti un episodio consumato in un cantiere edile di via Principe di Piemonte, alla periferia nordoccidentale di Pomigliano. Qui un operaio, un muratore, dipendente di una piccola ditta locale, è stato fermato all’uscita dal lavoro. “Una cosa a piacere”, la frase che sarebbe stata rivolta al malcapitato da E.B. e G.V.. Parole in grado di mettere paura visto che il manovale ha poi consegnato nelle mani dei due circa 200 euro. Ma gli inquirenti sospettano che l’attività estorsiva degli indagati sia stata più ampia. I personaggi finiti nell’inchiesta sono stati pedinati. I carabinieri li hanno visti avvicinarsi a molti cantieri. Tuttavia gli imprenditori edili hanno poi dichiarato ai militari di non aver pagato nessuno. Comunque gli arresti operati il 16 aprile scorso prendono spunto oltre che dai pedinamenti anche da una serie di intercettazioni telefoniche dettagliate. C’è un quadro della situazione non proprio rassicurante. Per questo motivo stamattina l’associazione antiracket “Pomigliano Per la Legalità- Domenico Noviello”, presieduta da Salvatore Cantone, ha organizzato un’iniziativa pubblica con le forze dell’ordine, le istituzioni e gli imprenditori. Sarà presente il funzionario del settore antiracket della Prefettura, Claudio Salvia, figlio di Giuseppe, il vicedirettore del carcere di Poggioreale fatto uccidere nel 1981 dal boss Raffaele Cutolo. Nel frattempo però Giuseppe Gragnaniello, legale di uno degli indagati, R’A., commenta l’ultima operazione antiracket dichiarando che “è stato presentato ricorso al Tribunale del Riesame avendo maturato la ragionevole convinzione sia dell’insussistenza di un’attività estorsiva concretamente compiuta da parte del mio assistito, sia della plausibile non riferibilità di A.R. alla consorteria criminosa evocata nella richiesta cautelare, sia ancora della non rintracciabilità dell’aggravante del metodo camorristico”.
