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Geometra, quarant’anni tra pochi giorni, per due volte eletto consigliere comunale, è all’opposizione nell’assise di Sant’Anastasia, di tradizione socialista ora in quota Pd.

Consigliere comunale del Partito Democratico, vicino ad Area Dem ossia alla corrente che fa capo a Dario Franceschini, arriva dal Partito Socialista che ha lasciato qualche anno fa in polemica con la dirigenza. È stato segretario cittadino della Federazione Giovani Socialisti, segretario provinciale Fgs Napoli e componente di diritto dell’ufficio politico del Partito Socialista napoletano e della direzione nazionale della Fgs. Eletto consigliere per due volte sempre in minoranza, sono sue molte delle interrogazioni presentate negli ultimi tempi dalla opposizione Pd. Si è impegnato per il riconoscimento del marchio «ricotta di fuscella di Sant’Anastasia», per la sicurezza della statale 268 e, nel periodo della vacatio amministrativa in cui c’era il commissario prefettizio, ha promosso con la Pro Loco gli orti sociali, fondi di terreno destinati a persone disagiate, anziani e diversamente abili. Tra pochi giorni compirà 40 anni. Per l’ultima volta prima dell’estate, in coda all’intervista troverete il tema natale del protagonista, dunque stavolta quello di Raffaele Coccia che appartiene al segno del Leone e ha l’ascendente nello stesso segno di fuoco. La rubrica “Un caffè con…” torna mercoledì 9 settembre senza la parte astrologica che darà però vita ad un altro progetto di ilmediano.it

Raffaele, hai sempre vissuto a Sant’Anastasia?
«Sempre. Entrambi i miei genitori sono di qui. Mio padre Pasquale, che ora è in pensione, era impiegato al Banco di Napoli e negli ultimi dieci anni in cui ha lavorato è stato nell’agenzia di via D’Auria. Mia madre Annamaria è casalinga e ho due sorelle sposate, Brigida e Rita, nonché cinque nipoti, quattro femmine e un maschietto».

Sei un geometra, ma da bambino che lavoro sognavi di fare?
«Proprio il geometra, anche da bambino. Lo dicevo a tutti: non l’architetto o l’ingegnere, il geometra. Il fatto è che all’epoca abitavo con i miei in una casa a Rione Marciano, di fronte alla villa del geometra Antonio Marciano, amico di famiglia e persona per bene. E volevo seguire la sua strada. In effetti sono contento della scelta, è un mestiere che mi piace e non ne avrei preferito un altro, anche se adesso non ci sono grandi volumi d’affari, è un periodo duro per tutti».

E inoltre almeno a Sant’Anastasia, con i vincoli esistenti, non è che tu possa lavorare su qualcosa di nuovo, no?
«Infatti, non è come nei tempi passati, ora ci si ritrova a lavorare su costruzioni già esistenti. Ma non sempre, infatti qualcosa di nuovo sto realizzando: la ricostruzione di un fabbricato rurale che sarà praticamente rifatto ex novo e una lottizzazione in zona C1 dove prima erano previste costruzioni residenziali poi bloccate dai vincoli della “zona rossa” e che invece ospiterà uffici, negozi, attività commerciali. I progetti sono passati in commissione al primo colpo, come accade quando si lavora per bene e si fanno le cose alla perfezione, ora speriamo che la Sovrintendenza approvi».

Dunque il tuo lavoro ti piace molto, ti dà soddisfazioni?
«Certamente, il geometra, a differenza di un architetto o un ingegnere, è come un medico di famiglia. Ciascuno ha, a casa propria, un problema urbanistico, catastale, di successioni ereditarie: tutte sfere che riguardano il mio lavoro. Lavoro a contatto con molte persone e mi ritrovo a sapere cose che solitamente si dicono solo a un tecnico come me o a un medico, appunto. Per essere un buon geometra devi anche saper tenere dei segreti, diciamo così».

Che giochi facevi da bambino?
«Quelli normali per la mia età, giocavo a calcio, facevamo le gare con i carretti  in legno, e le ruote costruite con i cuscinetti della lavatrice, che poi lanciavamo sulle discese. Ci si divertiva con poco».

Sei diplomato e lavori, ma non hai mai pensato a prendere una laurea?
«Sì, mi sono anche iscritto alla facoltà di Recupero Beni Ambientali e Architettonici, ma non ho mai finito gli studi, lavoravo già ed era difficile ritagliarsi tempo».

La politica, invece? Anche a quella pensavi già da bambino?
«Quasi, ho cominciato a 13 anni, a scuola. Il mio compagno di banco era Luca De Simone, figlio dell’ex sindaco socialista di Sant’Anastasia, Mario De Simone. Andavo anche al mare con la sua famiglia e ascoltavo il papà, mi accorgevo che era una figura di molto superiore a quella che è ora la politica locale. Gli chiesi anche di tesserarmi, lui mi rispose che ero troppo piccolo».

Poi che è successo da adolescente, ti sei appassionato di più?
«Non proprio, questo è accaduto molto più tardi, mi sono iscritto al Partito Socialista dopo Tangentopoli, in tempi non facili e quando era ai minimi storici. Nel frattempo avevo finito le superiori e avevo passato molto tempo con i miei amici di San Giuseppe Vesuviano e Ottaviano, dove avevo studiato. Erano gli anni del boom economico e frequentando quelle zone, ai tempi molto diverse da Sant’Anastasia e molto più avanti, ho conosciuto varie sfaccettature, ho imparato a guardare le cose da più lati. Mi sono candidato per la prima volta nella coalizione di Enzo Iervolino nel 2002, poi ancora nel 2007 quando vinse Carmine Pone. Sono stato eletto la prima volta nel 2010, candidato in una lista, la Sinistra per Sant’Anastasia che accorpava Psi, Rifondazione Comunista e Sel, fui il più votato. Ma andammo all’opposizione del sindaco Carmine Esposito. Anche nel 2014, con candidato sindaco Antonio De Simone, mi sono poi ritrovato in minoranza,  avendo però più che raddoppiato le preferenze».

Con il Partito Democratico, non più con i socialisti.
«Io resto socialista nell’animo, ho come punti di riferimento la libertà, il sociale, il lavoro, le pari opportunità per tutti. L’ingresso nel Pd è stato per me e per un gruppo di compagni una scelta ponderata e necessaria perché non abbiamo condiviso alcune decisioni e fu naturale andare oltre».

Stai parlando della scelta della federazione napoletana di affidare il partito all’attuale capogruppo Psi, Carmine Capuano?
«Sì, perché lui era andato via dal partito, candidandosi in una lista di nuova formazione che aveva messo su e senza darci motivazioni precise, quella che chiamò Socialisti Democratici per Napoli. Fu una cosa che non capimmo, non ne conosco i motivi, lui non li spiegò e nemmeno mi interessano adesso.  Noi rimanemmo con il simbolo del partito affidato a tre commissari, Raffaele De Simone, Maria Luisa De Simone e Gennaro Esposito.  Tutti, loro per primi e me compreso, tenevamo al partito. Proprio alla “forma” partito che oggi in tanti attaccano, ma io penso che anche un’associazione o una lista civica può diventare “cattiva”: sono le persone a farne qualcosa di positivo o negativo. Quell’esperienza andò avanti un po’ e poi mi chiamarono da Napoli dicendo che Carmine Capuano voleva riavvicinarsi, io ero il consigliere comunale di riferimento al di là dei commissari. Mi chiamò anche lo stesso Capuano e ricordo che – eravamo in auto come in una riunione improvvisata – mi chiese cosa ne avrei pensato se fosse rientrato. Io dissi: «perché no?». Il fatto è che non mi aspettavo che il suo rientro implicasse la rimozione dei tre commissari. La proposta che ci arrivò da Napoli era la seguente: Capuano commissario insieme a tre vice, due dei suoi ed uno nostro. Facemmo una serie di contestazioni, la storia andò a finire sui giornali, ma alla fine rinunciammo e lasciammo il partito. Gli dicemmo di tenerselo visto che gli serviva, non ci piacque la vicenda e andammo oltre, appunto: scegliemmo il Pd e da quel momento sono riuscito a lavorare meglio».

Nel frattempo i tuoi voti, ad ogni candidatura, sono lievitati.
«La prima volta ne presi 33, la seconda 79, nel 2010 le preferenze furono 121 e l’ultima, il 2014, i voti sono stati 311. A dire il vero nel 2010 pensavo di non essere eletto, credevo che nella lista alcuni stessero facendo il doppio gioco, che fossero cioè candidati ma che alla fine avrebbero votato un’altra persona. Il gioco non riuscì e io risultai il primo eletto. Da solo, veramente da solo. Nemmeno le mie sorelle abitano qui a Sant’Anastasia, tutti i miei compagni di partito erano candidati e come gruppo alla fine prendemmo la maggioranza, settecento voti su milleduecento. Da lì, per la prima volta in consiglio comunale, cominciarono le battaglie che porto ancora avanti, sul mercato ortofrutticolo, sui Pip, su molte cose e molti atti che andranno alla Procura della Repubblica perché nessuno ci risponde in maniera chiara ed esaustiva».

Ma tu, ora che sei nel Pd, ti riconosci nella politica di Matteo Renzi?
«Sì, il fatto è che lui vuole rompere gli equilibri per portare i risultati. Sa che la Destra e la Sinistra non esistono più, infrange gli schemi, va troppo veloce perché tutti possano capirlo».

Com’è l’esperienza da consigliere comunale, cosa ti ha dato?
«Visibilità, vedere che la gente per strada ti riconosce e ti saluta per me significa tantissimo. Vuol dire che ho lavorato bene e soprattutto l’ho fatto dalla parte più difficile, dall’opposizione, e gli elettori mi hanno premiato. Certo, ci sono anche i risvolti meno positivi: il lavoro, per esempio, è diminuito tantissimo. Ti faccio un esempio, io ero vicino all’ex sindaco Enzo Iervolino ma non ho mai lavorato con il Comune quando c’era lui. Ho invece lavorato con Carmine Pone sindaco, ma non è che lui mi abbia chiesto nulla in cambio, assolutamente no. Il problema è che oggi le persone si affidano, per risolvere un problema urbanistico, alla politica. Ed è una cosa stupida. Bisogna andare dai tecnici, in caso contrario non si ottiene altro effetto che quello di far ingrassare personaggi che quei problemi non li possono risolvere, che fanno solo clientela. Vorrei tanto dire ai cittadini, e spesso lo faccio, di non perdere tempo, di non farsi assoggettare, di non mettersi nelle condizioni di dovere a qualcuno una falsa riconoscenza, così fanno un grande errore».

Due mandati in consiglio, entrambe le volte all’opposizione, prima di Esposito, oggi di Abete. La differenza?
«Io già conoscevo un po’ i meccanismi, ma ovviamente dal di dentro è diverso. Devi riuscire a capire quali sono i problemi reali e come risolverli. Bisogna puntare a finanziamenti esterni e in questo tra le due amministrazioni non c’è differenza: nessuna delle due ha saputo intercettare un solo euro. L’amministrazione Esposito ha intaccato il “salvadanaio”, ha utilizzato soldi che erano in cassa e che io avrei destinato al sociale perché, per i lavori pubblici, esistono in Regione misure apposite che si potevano sfruttare. Per le vie di fuga, per esempio. Quanto alle differenze, sì ce ne sono.  Quando il sindaco era Esposito e arrivava, per esempio, un invito per i consiglieri in Comune, subito dopo c’era qualcuno dalla segreteria che ci chiamava, che ci avvisava, che ci invitava a partecipare. Finora, da quando è sindaco Abete, non ho mai ricevuto una sola telefonata di invito. Eppure le manifestazioni si fanno ma evidentemente non vogliono la nostra presenza, secondo me lo fanno apposta. Anche per le risposte alle nostre richieste di atti è così, non è che con Esposito fossimo soddisfatti ma adesso la situazione è degenerata: in pratica ci danno addirittura delle risposte che sono contro di loro e noi siamo costretti ad inviare gli atti alla Corte dei Conti o agli altri organi competenti».

Mi fai un esempio?
«Certo, è facile: le statue che qualche anno fa erano in piazza Arco. Esposito le fece rimuovere, quasi un dispetto per cancellare ogni riferimento a chi aveva governato fino ad allora. Poi non si sa dove siano finite. Abbiamo fatto un’interrogazione, ci hanno risposto che le statue erano in un deposito di via Garibaldi. Andammo a verificare e non era così. Sono ricomparse in aula consiliare, senza i piedistalli, e ci è stato comunicato che esiste una delibera con la quale le si destina, su richiesta del priore di Madonna dell’Arco, al Santuario. Ma è una cosa che non si può fare, un bene pubblico non può essere donato a un privato. Passi pure, ma ci dicano almeno che fine hanno fatto le dieci panchine scomparse dalla piazza, volatilizzate dopo che si è tenuta una manifestazione lì a Natale scorso, il villaggio di Babbo Natale».

Raffaele, quelle statue sono davvero brutte. Opinione mia dunque opinabile. Se ti piacciono tanto, non sei contento che almeno siano esposte in Santuario?
«Non sono affatto brutte e sono state realizzate da un importante artista di Loppiano, per giunta al Comune non costarono nulla. In ogni caso nessuno ci ha ancora detto dove sono le panchine, perciò abbiamo mandato le carte in Procura. Ma ti stavo parlando delle differenze e vorrei dire qualcosa sull’attuale consiglio comunale».

Cosa?
«Per esempio che ci sono consiglieri che non hanno mai aperto bocca una volta. Sono in maggioranza, d’accordo, ma almeno si dividessero gli interventi, così ci farebbero una più bella figura. Non che ci fossero eccellenze la scorsa volta ma almeno si guardavano i carteggi, sapevano discutere, studiavano i documenti; penso a Felice Manfellotto, Vincenzo Romano, Giustina Maione. Quelli che ci sono adesso pensano soltanto a livellare i buchi delle strade con un po’ di asfalto e a provocare odio su facebook. Sono la rappresentazione della troppa democrazia degenerata nel disastro assoluto. Non considero quello attuale un consiglio comunale all’altezza di un paese come Sant’Anastasia. Se poi vogliamo parlare dei sindaci, la differenza c’è eccome anche nelle conoscenze e nelle progettualità. Esposito faceva battaglie inutili e se le vendeva bene, è vero. Ma anticipava gli eventi, aveva una velocità che ora non c’è, vedeva lontano. Abete sembra attendere che le cose gli precipitino addosso. Ma, come si dice, se il figlio non è come il padre, il nipote non può essere come lo zio».

Intanto tu dall’opposizione ti sei, per così dire, «specializzato» nella difesa dei prodotti tipici locali. Come nasce quest’amore per l’agricoltura e l’ambiente?
«Il mio rispetto per l’ambiente nasce fin da quando ero piccolo. Mio padre ci portava alla Zazzera, giocavamo davanti al palazzo Nicola Amore, altro grosso fallimento delle amministrazioni locali.  Quando ero bambino ricordo che la chiesetta era completa, che dentro si poteva ancora entrare. Poi hanno rubato tutto, la rovina è totale ormai. L’ex sindaco Esposito chiuse un accordo con l’Ordine degli Avvocati che poi è rimasto lettera morta, ma comunque non lo consideravo positivo: avere in comodato d’uso per vent’anni un fabbricato e dover spendere soldi per restaurarlo significava dover affidarlo comunque ad altri. E chi si sarebbe preso quest’onere?».

Se non ricordo male si parlò di un’Università.
«Ma ormai le Università non fanno questi investimenti. E i soldi il Comune non li ha. C’erano, ma per farla a villa Tortora Brayda, hanno perso anche quelli. L’assessore Graziani può continuare mille volte a ripetere che non è cosi, ma vedrai che quel palazzo rimarrà così altri trent’anni se va bene. E in ogni caso, nemmeno su questa vicenda ci hanno ancora risposto in maniera completa».

Parlavamo dei prodotti tipici: hai lavorato perché la ricotta di fuscella anastasiana ottenesse il marchio di qualità, o meglio fosse inserita nell’elenco dei prodotti per i quali la Regione Campania ha chiesto il riconoscimento di prodotti agroalimentari tradizionali. Com’è nata questa battaglia?
«Perché mi sono detto che fino a  qualche tempo fa Sant’Anastasia era un paese fiorente, basato sul commercio di prodotti nostri, dai capretti ai latticini per finire alle albicocche. Poi è finito tutto in malora, un po’ per responsabilità dei commercianti che giocavano più sulla quantità venduta che sulla qualità e un po’ della politica che in quei periodi di benessere non ha saputo presidiare il territorio e tutelare quei prodotti. Per la ricotta di fuscella ho condotto una battaglia per più di due anni e mezzo, oggi è inserita nella lista nazionale del Ministero dell’Agricoltura come prodotto 2014 di eccellenza campana, nella lista dei prodotti regionali di qualità e fa parte, inoltre, di un simbolo che per ora è “Sapori di Campania” che ne certifica la qualità. Per il territorio è un vantaggio. L’idea mi nacque parlando con un imprenditore caseario il quale mi disse che da quando era circolata l’etichetta della Terra dei Fuochi, nessuno all’estero comprava più i nostri latticini. Provammo con il Parco Vesuvio ma non può più concedere il suo marchio per certificare la qualità di un prodotto, così ha deciso la Comunità Europea. Dunque presi un’altra strada che ha portato al risultato di oggi».

Aspetta un attimo. Hai detto che gli imprenditori locali lamentano i danni che vengono dalla fama della Terra dei Fuochi? Non è una contraddizione che poi tu, con tutto il Pd, abbiate chiesto – inascoltati – di aderire al Patto per la Terra dei Fuochi e dunque che Sant’Anastasia fosse considerata a tutti gli effetti inserita nel perimetro della stessa?
«No, non c’è nessuna contraddizione. Se un prodotto è certificato è buono. Se non lo è non lo si vende. Io sono convinto che i prodotti anastasiani siano sani e nell’adesione al Patto per la Terra dei Fuochi ci sarebbero stati solo vantaggi, sarebbero arrivati i soldi per bonificare le discariche che abbiamo a Sant’Anastasia. Poi basta fare il paragone con Somma Vesuviana, dove il commercio di prodotti agricoli è fiorente e dove, avendo aderito al patto, hanno avuto anche i soldi per le bonifiche e per la realizzazione della seconda isola ecologica. Non dobbiamo nasconderci dietro un dito, la Prefettura sa bene che qui le discariche ci sono e vanno bonificate, per farlo ci vorranno milioni di euro e se non lo fanno i proprietari dovrà provvedere il Comune».

E dove sono queste discariche? Immagino che tu non ti riferisca agli sversamenti abusivi costanti in varie zone del territorio ma a terreni inquinati da materiale molto più pericoloso, no?
«Esattamente. Dove sono? Non posso dirtelo io, chiedilo all’assessore all’ambiente Giancarlo Graziani che non ha voluto rispondere quando gli ho fatto la stessa domanda in consiglio comunale. Lui lo sa dove sono, ne è a conoscenza, ha una lista che non è stata resa nota. Anzi ti dirò di più, a settembre scorso la Guardia di Finanza ne ha sequestrato una e lui, parlo dell’assessore, è stato lì a fare un sopralluogo. Se dice che non è così sottoscrivo il fatto che è un bugiardo».

Una discarica sequestrata a settembre dalla Gdf? Non ne ricordo.
«Non è stata data pubblicità alla cosa».

Se così è da qualche parte risulterà pure, no? Ci sono altre criticità evidenti nella gestione amministrativa?
«Io non vedo muoversi nulla. Vedo affissi sui muri manifesti con le attività e gli appuntamenti del mese dove sono inserite cose come Giovesì, che è la festa privata di un bar, è evidente che il Comune non è capace di organizzare attività sul territorio e tenta di vendersi come proprie quelle degli altri. Oppure vedi che so, la festa di una chiesa che fa parte di Pomigliano d’Arco come se fosse a Sant’Anastasia. Si vendono di tutto. Non hanno progettualità e dispensano qualcosina di soldi per stampare i manifesti, questo è. Di importante, di davvero importante, finora e da molti anni c’è soltanto la ricotta di fuscella di Sant’Anastasia dove io ho voluto mettere il nome del paese. Perché questo nome lo hanno dimenticato tutti. Ora nemmeno il servizio veterinario Asl e la Farmacia per cui venivano da tutti i paesi ci sono. Sono riusciti a perdere anche questo».

Parli di assenza di progettualità. Bene, fai delle proposte. Che faresti tu se fossi in maggioranza?
«Innanzitutto farei insediare la caserma dei carabinieri nel fabbricato adiacente l’ex macello dopo averlo riattato. Così avremmo il nascente sportello per le pratiche degli immigrati accanto ad un presidio di militari, anche a livello psicologico la gente si sentirebbe più sicura. Ma questa vicenda è assurda, come lo è stato l’attacco al Centro Liguori dove volevano ospitare la stazione dell’Arma, cosa gravissima che per fortuna il Ministero ha bloccato. All’ex mattatoio sarebbe perfetto, nei locali vuoti. Non è vero che occorre anche un alloggio per il comandante, qui abbiamo una stazione, non certo una Tenenza».

Insomma, lo troviamo un settore che funziona? Stai dipingendo un quadro catastrofico. Le politiche sociali, per esempio? O le politiche giovanili, o quelle finanziarie?
«Perché, esistono le politiche sociali a Sant’Anastasia? Ma non scherziamo. Pensa che ho di recente scritto una lettera all’avvocato del Comune chiedendo a quale titolo ragazzi del servizio civile erano nell’Ufficio Tecnico con incartamenti tra le mani che non dovrebbero nemmeno vedere. Stiamo parlando di Garanzia Giovani ma c’entra con le politiche sociali perché questi ragazzi avrebbero dovuto essere impegnati in progetti con minori a rischio e nell’assistenza agli anziani. Invece, dopo colloqui burla in cui hanno chiesto loro soltanto come si chiamavano e cosa volevano fare nella vita, stanno altrove senza fare quel per cui sono stati presi. Noi come Pd abbiamo chiesto che si facesse la preselezione e una successiva estrazione, invece hanno preso tutti i “loro” scartando psicologhe laureate in favore di ragazzini neodiplomati. Eppure dovrebbero avere a che fare con fasce per le quali non farebbe male appena un po’ di competenza. Di altri settori meglio non parlare, sai che Sant’Anastasia ha l’Irpef più alta del comprensorio?».

Hai detto, all’inizio dell’intervista, che stai per inviare a Procura e Corte dei Conti anche atti che riguardano i Pip, i piani di insediamento produttivo. Perché?
«Perché questa vicenda parte da lontano. Nel 2010 chiesi, con un documento inviato al sindaco Esposito, di non far scadere i vincoli dopo vent’anni di sacrifici. Manco a dirlo, l’anno dopo, scaduti i Pip, lui li affidò ai progettisti del piano urbanistico comunale (Puc). Io dico che non poteva farlo perché così non puoi attuare i Pip prima del Puc e c’è gente che aspetta da vent’anni e più. Una procedura sbagliata, un costo aggiuntivo di 80mila euro, i piani sono per giunta ancora in fase di redazione e io credo che si configuri un danno erariale, perciò invierò la documentazione alla Corte dei Conti. Ma non è finita: i proprietari dei terreni hanno chiesto un risarcimento di un milione di euro, almeno uno lo ha fatto ed ha vinto giacché il Comune non si è nemmeno presentato in tribunale. Adesso è in atto la procedura di quantizzazione del danno, può essere centomila euro come l’intera cifra chiesta, ossia un milione di euro, e sarà l’Ente a dover pagare. Cioè noi, in pratica. Ho tutti i documenti che parlano, carta canta, queste cose non me le sto inventando io».

Dal punto di vista urbanistico, di cosa necessita Sant’Anastasia, secondo te?
«Nel 2005, quando Carmine Capuano era vicesindaco con delega all’urbanistica, furono stilati i piani di recupero dei centri storici e il piano colore. Sono tutti e due esecutivi e sono lì. Siamo dunque avvantaggiati per il futuro, per quando ci saranno bandi regionali per il recupero, con misure ad hoc. Non prendiamo in giro la gente però: qui non si potranno realizzare altri vani ma solo recuperare, provvedere alla sicurezza strutturale. Si possono rifare i solai, realizzare tetti inclinati. Siamo in zona rossa, non dimentichiamolo mai».

Tu sei un geometra, un tecnico. Cosa pensi della zona rossa per il rischio Vesuvio, della legge 21, di come l’area a rischio è stata delimitata?
«Il problema non sono i confini ma quello che dopo non è arrivato. La legge prevede la messa in sicurezza, i ristori per i territori, l’allargamento delle strade, delle vie di fuga».

Però siccome per ora dobbiamo rimanere qui è importante anche il decoro urbano no? La cura del verde pubblico, per esempio.
«Sì, ma non certo buttare via soldi per rifare aiuole, per rifare il verde dove c’è già, per rifare le fontane che si possono riparare. Ho chiesto di sapere come mai ad un signore che fa il 60 per cento di ribasso  viene affidata una gara d’appalto. Con quella cifra non paghi nemmeno eventuali dipendenti e il disciplinare nazionale parla di offerte anomale se superiori al 40 per cento di ribasso. Noi ci guardiamo tutte le carte, stiamo attenti, tuteliamo i cittadini, troviamo quel che non va e lo denunciamo, non stiamo tutto il giorno su facebook come fa qualcun altro».

Il rapporto con il resto dell’opposizione com’è?
«Meno propositivo e collaborativo rispetto alla volta scorsa. Capuano è già praticamente vicino alla maggioranza, la De Simone di Forza Italia si è astenuta sul bilancio, che dire di più?».

Di recente avete, come Pd, promosso un convegno sulle opportunità di finanziamento per il settore agroalimentare, ci sono  novità di rilievo?
«Si tratta di finanziamenti che già esistevano e sono stati riproposti. Le occasioni vanno colte subito perché dopo il 2020 non si potrà più approfittarne. L’iniziativa è stata possibile grazie ai consiglieri regionali Enza Amato e Antonio Marciano ma è stato un convegno operativo più che politico grazie alla presenza di Salvatore Apuzzo, funzionario regionale che ha prestato la sua opera e il suo tempo per venire a Sant’Anastasia senza prendere indennità o rimborsi. Mi spiace che nessun componente dell’amministrazione, pur essendo stati tutti invitati, si sia presentato. Eppure si trattava di cose importanti, di opportunità per il paese, dei Fesr 2014/2020, ma forse non sanno nemmeno cosa siano. Porteremo comunque le proposte protocollate al Comune, sperando che si sveglino, non si tratta solo di opportunità per l’agricoltura ma anche per il rifacimento di vie vicinali».

Il Pd ha presentato anche una proposta per l’istituzione del registro Unioni Civili. Vi hanno risposto?
«Non lo so, non credo che lo abbiano ancora fatto.  Lo abbiamo fatto perché i diritti di ciascuno devono essere rispettati, le coppie di fatto, anche quelle omosessuali, devono poter essere legittimate anche se scelgono di non contrarre matrimonio per qualsiasi motivo».

Tu sei d’accordo anche per le adozioni di bimbi da parte di coppie gay?
«No, per le adozioni non sono d’accordo. Ma a quanto so non lo sono nemmeno tutti i gay».

Come ti trovi nel Pd di Sant’Anastasia, tu che vieni da un’altra esperienza sia pure di sinistra?
«La nostra è l’unica sezione aperta e che lavora. Ci sono molti giovani che si stanno avvicinando e le iniziative, come l’ultimo convegno, funzionano bene. Stiamo apportando molti cambiamenti. Poi ci sono discussioni è ovvio, perché ci sono le correnti che molti criticano, invece a me sta bene sia così, c’è confronto».

Credo ci sia un’altra sezione politica sempre aperta a Sant’Anastasia.
«Quella dei socialisti, è vero».

A tuo parere, perché avete perso le ultime elezioni amministrative?
«Perché l’ondata legata al sindaco del 2010 era troppo forte, non c’era nulla da fare. La gente spesso vota l’immagine più che la sostanza».

Ma Antonio De Simone, il tuo candidato sindaco, non ha sbagliato nulla in campagna elettorale?
«Antonio è il mio compare di cresima, scelsi lui per affetto e perché non avevo bisogno di posti di lavoro puntando su qualcun altro, conosco bene le sue competenze e le sue indiscusse capacità. Lui non ha sbagliato nulla, forse abbiamo sbagliato noi tutti con l’organizzazione, avremmo dovuto essere più aggressivi, rispondere tono su tono agli attacchi».

Veramente a me sembrava aggressione reciproca quotidiana.
«No, non è così. Ci hanno scaricato addosso odio e bugie».

 Ciascuno si fa la propria idea. Intanto, c’è un leader nazionale in cui ti riconosci?
«A me piace la gente concreta, quella che parla con i fatti e non fa filosofie. Come Ettore  Rosato, capogruppo del Pd alla Camera dei Deputati. Lui è uno che fa la politica veramente e che non si fa mai incastrare durante le interviste».

Da prendere ad esempio. Nessun altro?
«Sì, il Ministro Dario Franceschini. Sono arrivato a lui facendogli veicolare una mia lettera tramite i nostri consiglieri regionali, gli ho proposto il riconoscimento della manifestazione del Lunedì in Albis a Madonna dell’Arco come patrimonio dell’Unesco».

E sul fronte della cultura come siamo messi qui a Sant’Anastasia?
«Non mi pare ci siano mostre di pittura internazionali o manifestazioni che escono fuori dai confini. Certo, se si presentano libri come Quarto Reich…».

Quella non era una iniziativa del Comune e se vuoi il mio parere, ma te lo darei comunque, ti farebbe bene leggerlo.
«Comunque in giro non vedo nulla di culturale, anche in questo campo il mio parere è negativo su quanto si fa. O non si fa. Esposito cancellò una bellissima manifestazione come il torneo di scacchi, con giocatori che arrivavano da tutto il mondo e che non prendeva finanziamenti».

Che fosse bella non si discute, ma sul fatto che non prendesse finanziamenti comunali avrei qualche dubbio. E poi, scusa, se non occorrevano soldi che bisogno ci sarebbe stato del sostegno comunale? Potevano farla comunque, no?
«Ma forse erano poco più di mille euro. Poi mica sono tutti come me che spendo soldi di tasca mia per realizzare gli orti sociali».

Parlamene. Poi perché di tasca tua?
«Si tratta di appezzamenti di terreno comunale utilizzati come orti e affidati a cittadini con disagi economici e anziani, in concessione gratuita. Il progetto nasce per volontà mia e del presidente della Pro Loco Arco, Ciro Fiore, ed è andato in porto durante la gestione commissariale con la dottoressa Anna Nigro. Sono stati affidati diciotto lotti e ci sono altre domande. Ho speso soldi di tasca mia perché occorrevano recinzioni, paletti e altre cose».

Qual è il personaggio storico che ti affascina di più?
«Il presidente Sandro Pertini. Quando lavoro, spesso, ascolto le registrazioni dei suoi discorsi».

Compirai 40 anni tra qualche giorno. Com’è che sei ancora a casa con mamma e papà?
«Perché devo, entrambi non stanno benissimo e mamma un po’ di più. Devo badare a loro, è pesantissima la situazione ma lo faccio volentieri».

Se potessi scegliere, cosa vorresti assolutamente fare nella tua vita?
«Vorrei avere una gratificazione politica sovracomunale».

E la tua vita privata? Sei single o fidanzato?
«Mi piace essere libero, non reggo impegni tipo doversi vedere ad un’ora precisa, qualcuno che mi chiama continuamente o mi chiede se sono pronto e a che ora arrivo. Sto bene da solo, ho molti amici e non ho intenzione di sposarmi a cinquant’anni, nemmeno ora del resto. Quanto ai figli, penso che oggi chi ne fa è da considerarsi un eroe».

Il tuo ideale di donna? Fammi un esempio.
«Molte ragazze che incontro ogni giorno per strada mi piacciono. Ma Belen Rodriguez è la numero uno».

Ti piace leggere? L’ultimo libro?
«No, pochissimo. L’ultimo libro che ho letto non lo ricordo nemmeno, si parla di circa dieci anni fa. La politica porta via molto tempo se fatta bene e in un determinato modo. Poi ho i miei rituali, la pizza del venerdì sera con gli amici, per esempio, o le riunioni di partito il martedì dopo il lavoro».

Ma cosa ti dà la politica? In termini di soddisfazione, ovviamente.
«Ti ho già risposto. La visibilità. A me interessa anche solo essere salutato per strada. E vorrei puntare più alto, come è legittimo per chi ha passione».

Quali politici non voteresti mai?
«Salvini e Grillo. Sono entrambi populisti, dicono solo ovvietà, puntano su quello che la gente vuole sentire. Dicono che tutti gli altri rubano, ma ormai questo è divenuto un luogo comune, bisogna poi vedere se è vero».

Non stiamo diventando un po’ troppo giustizialisti in Italia? Ogni giorno qualcuno viene accusato, il giorno dopo si scopre che un altro giudice la pensa diversamente. Che dici?
«Non potrò mai comprendere, se una legge c’è ed esiste, che un giudice dica che uno è colpevole e un altro lo consideri innocente. Non c’è imparzialità».

Beh, il diritto – quello penale in particolare – è un tantino più complicato. Tu credi nell’Europa?
«Ha ragione di essere se si riforma totalmente, è nata per essere da contrappeso alla forza di altre nazioni ma, se non ha lo stesso passo, quello che sta accadendo in Grecia accadrà anche a noi e poi ancora ad altri».

Chi è stato, per te, il miglior sindaco di Sant’Anastasia?
«Enzo Iervolino, per quel che concerne i suoi primi cinque anni di governo. Per le opere pubbliche realizzate, per le attività sociali. Poi ci si è persi perché le cose fatte si devono mantenere e ancora, nonostante le grandi opere come la rete fognaria, ci sono periferie in difficoltà, come nel caso della Starza».

Al cinema ci vai?
«Fino a qualche anno fa sì, d’inverno soprattutto. Mi piacciono i film horror e quelli comici. Quelli d’amore, no. L’ultimo film visto e che mi è rimasto impresso è “Hostel” , un ostello che diventa luogo di torture. Io credo che queste cose esistano davvero».

Hostel è un film splatter, più che un horror. Come mai ti piace il genere?
«Sono quelli migliori da vedere in compagnia, ci divertivamo tra amici».

Altri hobby?
«No, nulla. Invidio chi per esempio trova il tempo per andare in piscina o a correre».

Ma se all’opposizione sei così impegnato, se dovesse capitarti di essere in maggioranza non avrai più tempo per nulla, ti conviene?
«Ho comunque già cambiato il mio stile di vita, le esigenze portano a questo. Lo farò con piacere».

Ti piace il gioco? Non so, lotto, Superenalotto…
«Io sono contro i giochi d’azzardo in generale, poi diventano una malattia. Certo il lotto non si può definire tale ma prima si giocava una volta alla settimana, poi sono diventate due, poi tre. Ora si gioca praticamente ogni dieci minuti e non va bene. Non gioco, magari compro un Superenalotto già pronto alla settimana e a Natale passo un po’ di tempo al tavolo da poker».

Dunque il Superenalotto lo compri. Se dovessi vincere che ne faresti dei soldi?
«Aiuterei le persone in difficoltà, al Comune spesso vedo situazioni che fanno venire voglia di piangere. Gente che non può comprare cibo ai propri figli. E mi arrabbio, perché non so come si possano spendere settemila euro per una piazzetta, migliaia di euro per una fontana che già funziona, togliere soldi da capitoli destinati alla riqualificazione dei lagni, e quindi per la sicurezza, per metterli in un’opera inutile come quella di via Sodani. Non ci sto, credo che al Comune qualcuno passerà un brutto quarto d’ora visto che per i lavori iniziati il 21 luglio la commissione paesaggio ha bocciato il progetto il giorno successivo. Quindi i lavori sono stati affidati in modo errato. Un’altra irregolarità, l’ennesima».

Va bene, allora aiuteresti le persone con i soldi che eventualmente vinceresti. E per te, invece?
«Una casa al mare. A Santa Maria di Castellabate, per esempio. Un posto vicino perché mi annoia fare più di un’ora di viaggio».

Il viaggio più bello che hai fatto?
«Non sono un gran viaggiatore. Sono stato a Marsiglia, a Parigi, ma in fondo mi piace l’Italia.  Ho frequentato la zona di Chianciano Terme con amici e amo quei paeselli della Toscana belli, molto calmi, tranquilli anche dal punto di vista paesaggistico».

L’opera d’arte più bella che tu abbia mai visto?
«Mi emozionano i giochi di luce delle opere di Caravaggio, sono spettacolari. Anche le sculture mi piacciono, il Cristo Velato è straordinario. Non amo invece le opere astratte, due spennellate che costano un sacco di soldi, quelle non sono per me da considerarsi arte».

Dunque convieni che un’opera d’arte non può piacere a tutti. Tu sai disegnare?
«Solo interni e fabbricati, l’artista di famiglia è mia sorella. Lei è bravissima e ha frequentato il liceo artistico. In una mostra di opere della scuola in via Duomo, qualche anno fa, Vittorio Sgarbi si fermò incantato dinanzi a un suo quadro, bellissimo, astratto sì ma con linee definite e una donna stilizzata. L’ho a casa e l’ho fatto incorniciare. Lo valutò all’epoca 500mila lire».

Hai mai fatto qualcosa di cui ti sei pentito?
«Forse aiutare qualcuno che non se lo meritava. Ho avuto tante delusioni da amici che credevo tali. Io mi metto a disposizione sempre, anche a livello economico a volte, ma se vedo che mi si sta usando per tornaconto personale quella persona diventa il mio peggior nemico».

Cambieresti qualcosa di te?
«Fisicamente non mi dispiacerebbero dieci centimetri in più in altezza. Caratterialmente non so, forse il fatto che mi arrabbio facilmente e sbotto con chiunque».

Sì, si nota in consiglio comunale.
«Lì è diverso. Se mi si istiga devo rispondere. Nessuno può insegnarmi qualcosa, a quarant’anni credo di aver visto abbastanza».

Credi che a 40 anni non si abbia più nulla da imparare?
«Di sicuro meno che a venti».

Se dovessi andare via per un periodo di tempo da solo e potessi tenere con te solo alcuni oggetti quali sceglieresti?
«Il televisore perché mi appassiona molto più del pc, un computer solo per disegnare e non certo per usare i social e internet. E un costume perché se dovessi andare via per qualche tempo sarebbe di sicuro in un posto di mare».

Cos’è che guardi in tv?
«Telegiornali, se riesco trasmissioni divertenti e rilassanti come Made in Sud o Zelig. Talk show politici anche, però un po’ mi hanno stufato, urlano troppo».

Che musica ascolti?
«Italiana e cantautori napoletani: Pino Daniele, Massimo Ranieri, Sal da Vinci e Gigi Finizio».

Hai animali in casa?
«Ho avuto una gatta per diciassette anni, Lilly. La portai con me da Ottaviano, regalo di un mio amico, in treno e infilata, piccolissima, in una busta della spesa. Mia madre urlò quando la vide ma poi se ne innamorò quanto e più di me. Ora non c’è più e non è il caso di prendere altri cuccioli».

C’è un luogo di  Sant’Anastasia che ti piace molto?
«Ultimamente sto molto bene a Madonna dell’Arco, nei pressi del Santuario».

Ecco, cosa cambieresti intorno al Santuario, se potessi?
«Ripristinerei il senso unico su via Romani che l’amministrazione di centro sinistra di qualche anno fa, con vicesindaco e assessore alla viabilità Antonio De Simone, varò. Andava bene ma purtroppo servì soltanto a uccidere politicamente proprio lui e ci furono reazioni davvero esagerate e in qualche caso scomposte, bruttissime anche umanamente».

Sai che mi risulta l’attuale comandante dei vigili urbani voglia riproporlo?
«Allora dovrà essere forte e deciso, non sarà facile con i commercianti».

Non ci troverei nulla di strano, anzi. Magari si risolve il problema della sosta selvaggia in qualche tratto.
«Sarà una missione impossibile, se davvero vorranno farlo».

Se dovessi descriverti in poche parole a qualcuno che non ti conosce ancora, che diresti?
«Sono una persona concreta, umile, con i piedi per terra. Amo scherzare e prendere in giro le persone. Lo faccio spesso nei locali, nelle pizzerie, con le cameriere che mi piacciono molto. Comincio a giocare con loro, entro in confidenza, le metto a loro agio. Sono ragazze che fanno un lavoro particolare, stanno da mattina a sera in contatto con persone che chiedono loro di tutto, davvero vanno apprezzate. Ma prendo in giro anche chi si atteggia, mi piace mettere queste persone in difficoltà. Qui per esempio abbiamo consiglieri comunali che si credono ministri degli esteri e non si rendono conto che siamo a Sant’Anastasia».

Molto esauriente e singolare. Tu un sogno ce l’hai?
«Solo quello di stare bene in salute. A me non serve nulla».

Sei un po’ menefreghista?
«In alcuni casi sì».

Per finire, una domanda che ho fatto a molti tuoi colleghi di opposizione che ho intervistato: se potessi dare un consiglio all’attuale sindaco della città, sicuro di essere ascoltato, cosa gli suggeriresti?
«Gli direi di circondarsi di persone capaci, di fare una giunta più propositiva per uscire dall’empasse. Il sindaco precedente poteva anche consentirsi di avere gente non capace intorno, Abete proprio non può».

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