Ucciso per un post su Facebook: ergastolo per il boss Di Buono. Le estorsioni a fabbriche e negozi

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La sentenza è stata emanata ieri dal gip del tribunale di Napoli, Nicoletta Campanaro. Confermate le accuse del pm della DDA Giuseppe Visone 

Fu il boss Vincenzo Di Buono a far uccidere il 19 settembre del 2015 Ignazio Adalberto Caruso, 57 anni, cognato del ras Cuono Lombardi. Un’omicidio eseguito dal killer Gaetano Castaldo, poi pentitosi e già condannato a 12 anni di reclusione . Un assassinio messo a segno per vendicare un’offesa scaturita da un post scritto su Facebook dalla figlia della vittima. Il messaggio social originò una lite in mezzo alla strada tra le donne delle due famiglie contrapposte. Quindi, l’omicidio di Caruso: un colpo di pistola alla nuca sparato a piazza San Pietro, pieno centro storico, alle sette della sera del giorno di San Gennaro. La vicenda fece scatenare l’ira dell’arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, che dall’altare del duomo di Napoli tuonò contro “la violenza della camorra anche nel sacro giorno del santo patrono di tutti i napoletani”.

Ieri per l’omicidio Caruso e per altri motivi, Di Buono, 67 anni, capoclan dei “marcianisielli”,  è stato condannato all’ergastolo dal gip Nicoletta Campanaro, del tribunale di Napoli, durante il rito abbreviato. Di Buono è stato giudicato a capo di un’organizzazione criminale dedita alle estorsioni e allo spaccio di droga in tutto il territorio di Acerra.  Nell’ambito dello stesso processo terminato ieri sono state infatti sostanzialmente confermate le accuse avanzate durante la sua requisitoria dal pubblico ministero della DDA, Giuseppe  Visone.  Oltre a Di Buono sono state condannate altre 13 persone del suo clan. Tra loro spicca il figlio del boss, Pasquale, 32 anni. Il giovane è stato condannato a 8 anni e 8 mesi di reclusione per traffico di droga. Ma è anche sul fronte delle estorsioni che si è concentrata l’azione della magistratura che è il frutto dell’operazione Nemesi, messa a segno dai carabinieri il 13 luglio dell’anno scorso. Di Buono ed alcuni altri componenti del clan, tra i quali lo stesso Castaldo, il killer di Caruso, sono stati condannati per una serie di estorsioni consumate tra il 2014 e il 2016. Tra queste spiccano richieste di pizzo allo stabilimento siderurgico Sideralba, alla ditta Iorio Trasporti, al caseificio Verazzo, al distributore di benzina della Esso ubicato sulla Nola-Villa Literno, nel tratto del territorio di Acerra, e a un centro sportivo di tennis. Contro il caseificio Verazzo, Gaetano Castaldo, per ordine di Di Buono, sparò una serie di colpi di pistola mentre il proprietario era in cura per una grave malattia nel suo appartamento, ubicato sopra il negozio. Castaldo, 38 anni, per le estorsioni è stato condannato a 3 anni e 6 mesi. Del gruppo che si dedicava al pizzo facevano parte anche Vincenzo Borrelli, di 27 anni (4 anni e 4 mesi di reclusione), Massimo Nuzzo, di 31 anni (6 anni di reclusione) e Impero De Falco, 35 anni (2 anni e 8 mesi). Ma veniamo al traffico di droga. Oltre che per il già citato figlio del boss, Pasquale Di Buono, sono state comminate condanne rispettivamente a 16 anni e 16 anni e 2 mesi per Massimiliano Basile, di 42 anni, e per Gaetano Soriano, di 41 anni, ritenuti gli organizzatori del traffico di stupefacenti per conto del clan. Ecco gli altri condannati: Carlo Enrico Del Giacco (31 anni) a 8 anni e 8 mesi, Emilio Piscopo (43 anni) a 7 anni e 4 mesi, Rosario Esposito Soriano (27anni) a 10 anni, Vincenzo Damiano ( 37 anni) a 4 anni e Umberto Foresta (36 anni) a 6 anni e 8 mesi. Ci sono altri 13 imputati, tra i quali il ras Cuono Lombardi. Furono arrestati insieme ai componenti del gruppo Di Buono sempre dai carabinieri e sempre nell’ambito della stessa operazione, l’operazione Nemesi del 13 luglio 2021. Per loro niente abbreviato. E’ ancora in corso il processo in rito ordinario.