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massimo caliendo
massimo caliendo
L’uomo aveva 49 anni ed era originario del Nolano. Guidava sulla linea tra Acerra e Napoli. Intanto i sindacati hanno incontrato in vertici aziendali

 

Covid: morto un autista della CTP. Lavorava sulla linea a37 Acerra-Napoli. Il lavoratore dell’azienda di trasporto pubblico si chiamava Massimo Caliendo, era di Cicciano ed aveva 49 anni. Caliendo lascia moglie e due figli piccoli. L’autista della Compagnia Trasporti Pubblici, controllata dalla Città Metropolitana di Napoli, era stato ricoverato due settimane fa nell’ospedale civile di Nola. Poi però a causa del peggioramento delle sue condizioni era stato trasferito nell’ospedale Covid di Boscoreale, dove da una settimana si trovava intubato. Ma alla fine Caliendo non ce l’ha fatta, è morto ieri mattina. Nel frattempo c’è agitazione tra i dipendenti della CTP. Ieri alcuni esponenti dei sindacati dei lavoratori hanno avuto un faccia a faccia con i vertici aziendali. I rappresentanti delle maestranze chiedono condizioni di maggiore sicurezza. Da quando è iniziata la pandemia ammontano a 3 i dipendenti dell’azienda di trasporti deceduti a causa del Coronavirus, Si tratta di due impiegati degli uffici amministrativi, il primo è morto a luglio, il secondo a dicembre. L’ultimo è scomparso ieri, l’autista Caliendo appunto, primo conducente di linea a soccombere a causa del virus. Finora sono stati circa 80 i dipendenti della CTP contagiati dal Covid a partire da marzo 2020. I lavoratori della ditta di trasporti pubblica sono 750 mentre di questi sono 340 circa gli autisti. E gli 80 contagiati sono prevalentemente i conducenti di bus. Attualmente sono una ventina i dipendenti dell’azienda in quarantena. Chiedono migliori condizioni di sicurezza a partire dal rispetto integrale delle linee guida del ministero dei Trasporti. L’elenco delle maggiori criticità è lungo. Si va dalla questione relativa alla realizzazione di divisori in plexigas all’interno dei bus al numero massimo di utenti da trasportare. All’autista è delegato l’arduo compito di regolamentare l’afflusso nel mezzo che guida. “Una cosa che però ci risulta praticamente impossibile – racconta un conducente che vuole restare nell’anonimato – perché quando apriamo le porte a ogni fermata si registra un assalto sistematico. Dovremmo far entrare solo 3, al massimo 4 persone ad ogni fermata ma puntualmente sono molte di più quelle che entrano nel bus in tutta fretta, precipitandosi all’interno in tutti i modi per non perdere la corsa”. Una situazione resa più complicata dal fatto che i bus sono pochi. “Basti pensare – aggiungono i lavoratori – che dal deposito di Arzano escono ogni giorno tra i 20 e i 25 automezzi quando ne dovrebbero uscire almeno 80”. Un quadro aziendale molto difficile: la CTP ha chiesto al tribunale di accedere al concordato preventivo per scongiurare il fallimento.