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L’ipotiroidismo interessa circa l’1,5% delle donne e circa l’1% degli uomini. A provocarono è un’azione insufficiente degli ormoni tiroidei, il T3 (triiodio tironina) e il T4 (tiroxina), che a loro volta sono regolati dal TSH (tireotropina), ormone prodotto dall’ipofisi che influenza il funzionamento della tiroide.

 

Qualsiasi stress psicofisico protratto per lungo tempo, come quello causato dalla pandemia, può minare la sua funzionalità che è regolata dall’ipofisi. Molto frequenti sono le forme di ipotiroidismo subclinico cioè non ancora definito patologico e tale da non richiedere ancora un trattamento farmacologico, ma comunque degno di piccoli grandi correttivi.

Anzi, è proprio quando la tiroide comincia a impigrirsi che bisogna attivarsi per regolare sprint e rimetterla al passo. Ignorando il problema, si rischia di arrivare al punto di non ritorno. Contribuisce al buon funzionamento di questa ghiandola lo iodio, di cui si dovrebbero consumare 150 microgrammi al giorno (100 in più durante la gravidanza e l’allattamento). Questa sostanza si trova soprattutto nel pesce, nelle uova e nel latte. Inoltre, l’uso del sale iodato al posto del sale da cucina previene possibili carenze.

Ma è utile fare un lungo soggiorno al mare? Assolutamente no! Bisogna sfatare la leggenda che l’aria di mare serve a rimettere in pista la tiroide. L’aerosol marino respirato lungo la battigia non influenza in modo significativo la concentrazione di iodio nell’organismo e quindi non riesce da solo a portare reali benefici.

Quello che conta è lo iodio introdotto con l’alimentazione, non quello respirato in vacanza. Tra l’altro, le uniche acque territoriali ricche di iodio sono quelle di Grado, di sottomarina di Chioggia in Veneto oppure le coste rocciose della Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna perché è il mare di scoglio il più salutare.

Le cause dell’ipotiroidismo possono essere varie. Da quelle congenite come la tiroidite di Hashimoto e altre malattie autoimmuni (in cui gli anticorpi attaccano per errori parti sane dell’organismo), la carenza di iodio, la rimozione della tiroide nel caso di un gozzo multinodulare oppure un tumore tiroideo o la cura con iodio radioattivo in caso di ipertiroidismo. Altre volte la causa è da cercarsi nella scarsa produzione del TSH. Infine anche alcuni farmaci possono provocare il disturbo ipotiroideo come l’amiodarone per le aritmie e il litio per i problemi psichiatrici.

Ma quali sono le conseguenze interne? L’ipotiroidismo ha anche effetti sull’intestino rendendolo molto più lento al transito delle feci e favorendo la stipsi. Intestino pigro: questo rallentamento fa sì che le feci diventino più secche e quindi più difficili da espellere. La ridotta funzionalità della tiroide può anche essere origine del reflusso gastroesofageo perché ha effetti negativi sullo sfintere che regola il passaggio del cibo tra l’esofago e lo stomaco. Inoltre, una scarsa attività di questa ghiandola predispone alla celiachia, al colon irritabile, che talvolta è causa di stitichezza.

La tiroide influenza dunque l’intestino, ma è anche vero l’opposto. Alterazioni del microbiota intestinale ossia della popolazione dei microrganismi in particolare i batteri che si trovano in questo organo, ne favoriscono l’infiammazione, facendo assorbire meno iodio e selenio. Quest’ultimo è un minerale importantissimo per il buon funzionamento della tiroide, perché tutte le proteine che intervengono nel metabolismo tiroideo, chiamate selenoproteine, senza di esso non riescono a lavorare. Nell’intestino dei soggetti con problemi tiroidei ci sono più batteri “cattivi” come gli enterococchi e meno lattobacilli e bifidobatteri che vengono definiti “buoni”.

Le disbiosi, cioè le alterazioni del microbiota intestinale, rendono più permeabile le mucose dell’intestino. Così, è più probabile che entri in circolo sanguigno una componente batterica, il lipopolisccaride che ostacola la produzione dell’enzima che trasporta l’ormone T3. Di conseguenza, ne calano i livelli. Dall’ormone T4 l’organismo può ricavare il T3, ma la trasformazione avviene proprio nell’intestino, ove se c’è stipsi, ne ostacola la presenza e continuerà a non essere elaborato.

Cosa possiamo fare allora per contrastare l’ipotiroidismostimolare la tiroide naturalmente? E per combattere la stipsi? Non è facile capire se sia la tiroide ad influenzare l’intestino o viceversa. Oppure, ancora, se l’influenza sia reciproca, ma è importante eseguire un test come il disbiosi test, che ci aiuta a diagnosticare se c’è  disbiosi e se questa a sua volta può rendere meno efficace la cura dell’ipotiroidismo con l’ormone ormone T4 preso sottoforma di farmaco dall’esterno.

Per prevenire problemi tiroidei sicuramente c’è bisogno di evitare carenze di iodio e chi ha spesso episodi di stipsi può agire in vari modi. Favoriscono lo svuotamento dell’intestino i cibi ricchi di fibre come le verdure (carciofi, spinaci, zucchine) e la frutta, in particolare il kiwi e la mela da mangiare con la buccia. Ma come stimolare la tiroide naturalmente? Innanzitutto con la ditoterapia. Vanno privilegiati gli alimenti che stimolano la tiroide, ricchi di iodio, ferro, selenio e zinco, mentre vanno ridotti quelli che la tengono a freno come i latticini, le crucifere, le rape le e la soia.

Quanto ai supplementi è assolutamente vietato il fai da te con la spasmodica ricerca sul web di integratori che millantano proprietà diuretiche e dimagranti, fregiandosi di stimolare il metabolismo. Qualsiasi rimedio fitoterapico va prescritto dal medico, perché altrimenti si rischia di fare danni ed incorrere nell’effetto opposto, cioè in un ipertiroidismo difficilmente controllabile. Altro consiglio è consumare regolarmente le alghe 2-3 volte alla settimana perché queste sono uno scrigno verde di iodio. Alghe Kombu originarie del Giappone si usano nelle insalate, nelle zuppe di legumi, alghe Arame note anche come tagliatelle di mare si sposano bene con erbette o spinaci, cipolle, finocchi e carote alla julienne oppure ancora alghe Hijiki versatili e saporite e le alghe Wakame immesse in minestroni e zuppe di legumi. Ma facciamo un passo indietro. Per migliorare il funzionamento tiroideo e di conseguenza il transito intestinale o viceversa è importante seguire alcune buone abitudini:

  • Bere almeno un litro e mezzo d’acqua al giorno durante tutto l’arco della giornata;
  • A tavola masticare lentamente per agevolare la digestione;
  • Mangiare a orari regolari e fare attività fisica.

Si sa che praticare uno sport ha tanti effetti positivi e benefici ma per contrastare la stipsi è sufficiente anche una semplice camminata quotidiana di 20 minuti a passo svelto.

Quindi? Cosa stiamo aspettando? Mettiamoci in moto ed impariamo ad ascoltare meglio i nostri sintomi, anche il “semplice intestino pigro”.