Tiberina Pomigliano, meno soldi e troppo caldo in fabbrica: è sciopero a oltranza

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sciopero a oltranza alla tiberina di pomigliano, lavoratori fuori ai cancelli
sciopero a oltranza alla tiberina di pomigliano, lavoratori fuori ai cancelli

 

Quello proclamato ieri sera alla Tiberina è il secondo sciopero ai tempi del Covid messo a segno nel polo industriale di Pomigliano. Il primo si consumò l’11 marzo, nella grande fabbrica ubicata proprio accanto, la FCA, ma per motivi legati alla paura da parte degli operai di potersi contagiare sulla catena di montaggio. Lo sciopero a oltranza attuato a partire dalle 19 di ieri alla Tiberina è invece scaturito da ragioni economiche. L’azienda infatti nel pomeriggio ha comunicato alla rsu della fabbrica, fornitrice di materiali alla FCA, che in questo periodo di grave crisi sarà necessario fare una serie di sacrifici, sia economici che organizzativi. Ma la rsu, il consiglio di fabbrica, composto dai sindacati Fismic, Fiom-Cgil e Uilm-Uil ha risposto picche e proclamato lo sciopero in serata. Gli operai (sui due turni sono circa un centinaio) hanno quindi incrociato le braccia e si sono riversati davanti al cancello dell’impianto. Hanno manifestato con le mascherine sul viso e rispettando il distanziamento reciproco come prevede la legge anti contagio. “L’azienda – scrive la rsu in un comunicato – ci ha reso noto di non avere intenzione di erogare i 1000 euro del premio di produttività del 2019, non ha erogato l’una tantum di 220 euro che doveva essere inviata a marzo e chiede di rinunciare alle pause prolungate che siamo cotretti a fare a causa delle elevate temperature che si raggiungono sempre nello stabilimento durante la stagione calda”.