Pozzilli. “Normalizzare” le cellule cancerose

Le cellule di glioblastoma, il più comune e anche il più aggressivo tumore cerebrale, potrebbero essere spinte a diventare più simili ai normali neuroni. La rapamicina, farmaco inizialmente usato solo come immunosoppressore nei casi di trapianto d’organo, viene attualmente studiata in tutto il mondo anche per le sue proprietà antitumorali. Una ricerca dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) chiarisce ora i dettagli del suo meccanismo di azione, evidenziando un concetto innovativo: si potrebbe combattere il glioblastoma non solo uccidendo le cellule tumorali con le terapie oggi in uso, ma anche “convincendole” a diventare neuroni normali.   Lo studio, pubblicato sulla rivista Oncotarget, è stato effettuato in laboratorio su colture di cellule di glioblastoma, la forma di tumore cerebrale più diffusa. Ricerche condotte in precedenza hanno già dimostrato la capacità del farmaco di inibire la crescita delle cellule cancerose, ma queste ultime riescono a sviluppare rapidamente una resistenza alla molecola, che diventa quindi inefficace. Chiarire a fondo i suoi meccanismi di azione, quindi, è un passo importante verso una nuova prospettiva terapeutica.   “Con il nostro studio – dice il professor Francesco Fornai, Professore Ordinario di Anatomia dell’Università di Pisa e Responsabile dell’Unità di Neurobiologia e dei Disturbi del Movimento del Neuromed – abbiamo visto come la somministrazione di rapamicina, già a dosi molto basse, provochi una modifica delle cellule maligne. In termini molto semplificati, le cellule tumorali cominciano a sviluppare una morfologia simile a quella dei neuroni normali, con un corpo piramidale e lunghe ramificazioni. L’espressione di proteine considerate marcatori tumorali viene inoltre ridotta drasticamente e così avviene per la migrazione cellulare, che rappresenta un indice di invasività”.   La rapamicina agisce su uno specifico complesso molecolare, mTOR, profondamente implicato nella regolazione della crescita e della proliferazione cellulare. Una molecola con una sua storia tutta particolare: è prodotta da alcuni batteri scoperti nel 1969 in campioni di terreno raccolti nell’Isola di Pasqua (Rapa Nui, in lingua polinesiana, da qui il nome rapamicina). “In questo studio – spiega Fornai – abbiamo dimostrato come, agendo su mTOR, la rapamicina condizioni l’espressione di specifici geni legati al differenziamento cellulare, in modo opposto rispetto a quanto si verifica nelle cellule tumorali. Il prossimo obiettivo sarà ora di passare dal laboratorio alla sperimentazione su modelli animali. Pensiamo che la rapamicina possa promuovere l’integrazione delle cellule cancerose nel normale tessuto nervoso cerebrale”.   Ma all’orizzonte c’è anche una prospettiva completamente diversa: la capacità del farmaco di indurre la differenziazione dei neuroni potrebbe rappresentare una nuova strada terapeutica per affrontare le malattie neurodegenerative.  

Vesuvio Cup. Concorso “selfie e vinci” il sogno

Scatta un selfie con il tuo biglietto e vinci la maglia dell’Italia autografata da un campione azzurro. Erreà mette in palio due divise ufficiali per due fortunati spettatori under 18 della Vesuvio Cup . Scatta un selfie e vinci la maglia azzurra: ecco il concorso a premi lanciato dal C.R. della Fipav Campania ed Erreà Sport. Per celebrare il ritorno della nazionale italiana maschile a Napoli in occasione della Vesuvio Cup (27-29 maggio al PalaBarbuto) per i test match con Argentina e Giappone, due fortunati/e tifosi/e under 18 potranno aggiudicarsi 2 maglie ufficiali dell’Italia autografate da uno dei campionissimi azzurri. Per partecipare al contest bisognerà scattare un selfie con il biglietto (o abbonamento) della Vesuvio Cup e inviarlo a vesuviocup@crfipavcampania.it. I due selfie, inviati entro il 16 maggio, che otterranno il maggior numero di reactions sulla fan page Sottorete Campania si aggiudicheranno l’ambita maglia azzurra. Il C.R. della Fipav Campania ricorda che è aperta la prevendita dei biglietti per assistere ai match Italia-Argentina (sabato 27 maggio ore 19), Italia-Giappone (domenica 28 maggio ore 19) e Giappone Argentina (sabato 29 maggio ore 20) attraverso il circuito UFFICIALE E UNICO, Azzurro Service (www.azzurroservice.net). Il C.R. della Fipav Campania ricorda che non esistono altri canali autorizzati alla vendita di biglietti e abbonamenti ed invita, chi dovesse imbattersi in siti e rivenditori non autorizzati, a denunciare tempestivamente il fatto.

Gli abiti dell’Atelier Gifuni per il Gran Ballo delle debuttanti della scuola militare Nunziatella

(photo by Luigi Ambrosio)
Cinquanta abiti da gran sera, con gonna a sette strati, in duchesse e tulle bianco seta, corredati uno per uno di guanti bianchi al gomito, diadema e scarpe da ballo candide con tacco di sette centimetri, tutto ideato e realizzato dall’Atelier Gifuni di Sant’Anastasia. Un look da principessa per le debuttanti che sabato sera, nella cornice di Villa Domi, hanno vissuto il loro momento magico, facendo fluttuare le romantiche gonne sulle note di valzer dell’800. L’Atelier di via D’Auria a Sant’Anastasia, gestito da Luisa e Alba Gifuni, madre e figlia, è stato scelto tra tanti dal consiglio direttivo della Nunziatella, una delle scuole militari più antiche al mondo e diretta dal colonnello Fabio Aceto. Lo stilista Emilio Gifuni, firma dell’Atelier, ha realizzato il bozzetto dell’abito da ballo rispettando i canoni di bellezza ed eleganza e sposando le richieste delle debuttanti il cui desiderio era essere pienamente valorizzate dall’outfit che avrebbero indossato in uno dei momenti più importanti della loro vita. Cinquanta abiti per ragazze dai 16 ai 21 anni, allieve dell’accademia (distinte dalle altre per il nastro blu che stringeva il corsetto) o esterne che hanno potuto ballare tra le braccia dei cadetti (il loro abito aveva un nastro bianco). Le sarte, insieme ad Alba ed Emilio, hanno aiutato le debuttanti a indossare le creazioni durante il lungo pomeriggio prima del via alle danze, affinché tutto il lavoro compiuto dal team dell’Atelier fosse perfetto e senza sbavature. «È stata un’avventura difficile ma entusiasmante – commentano dall’Atelier – però la soddisfazione più grande è stata ricevere non solo i complimenti dei responsabili della scuola militare, ma anche quelli delle ragazze e dei loro familiari: tutti hanno detto di non aver mai visto, in simili occasioni, un abito più bello». Il look delle debuttanti è stato completato dalla squadra di make up coordinata da Eva Vecchione make-up artist management e da Chd Salon Giuseppe Cerella per Hair Work team. Le foto dell’evento per Atelier Gifuni sono firmate da Luigi Ambrosio.

La domenica bestiale di Salvini, milanista e lepenista. E ora ai napoletani tocca tifare Juve (ma anche no)

Dopo la vittoria sul Cagliari, i tifosi azzurri speravano nei rossoneri ma “a Milano non può fare caldo” Se la vostra domenica è stata per qualche ragione complicata o, peggio ancora, difficile, se per esempio avete avuto una cattiva digestione o vostro figlio ha fatto i capricci o siete usciti per la gita fuori porta e avete forato una ruota, sappiate che c’è chi è stato peggio di voi: Matteo Salvini. Il leader leghista è riuscito ad acchiappare due scoppole nella stessa giornata e per giunta nel giro di poche ore, in virtù di un doppio status, quello di lepenista e quello di milanista. Sia chiaro, l’impresa era ardua: Marine Le Pen e il Milan partivano in netto svantaggio rispetto a Macron e alla Roma, ma la batosta resta. E ci sta tutta. Il punto è che l’abbacchiamento calcistico di Salvini (quello politico qui non ci interessa) genera un certo imbarazzo nei napoletani (intesi come tifosi del Napoli): dopo aver assistito alla bella vittoria sul Cagliari sabato sera, hanno sperato che i rossoneri tenessero testa ai giallorossi ma hanno dovuto prendere atto che i Montella’s sono troppo scarsi. E ora sono costretti a tifare per la Juventus. Proprio loro, gli odiati bianconeri: se Higuain e compagni faranno risultato contro la Roma la settimana prossima e, ovviamente, se il Napoli riuscirà a battere il pur temibilissimo Torino, le possibilità di un secondo posto resterebbero ancora intatte. Ma il solo pensiero di tenere per la Juve mette i brividi: per questo i napoletani non lo ammetteranno mai, anche se sotto sotto qualcuno lo farà. Il fatto è che, come diceva Totò, “a Milano non può fare caldo”: Milan e Inter da qualche anno sono condannati al freddo sportivo, alle glaciazioni da medio-bassa classifica. Sono arrivati i cinesi ma non hanno portato l’afa tipica dell’Oriente, almeno per ora. Risultato: loro soffrono e, per colpa loro, soffriamo anche noi.  Ecco cosa succede a fidarsi di Salvini e affini.

Quando gli Ottajanesi onoravano San Michele con un piatto di pasta e piselli: i piselli della Zabatta e di Recupo…

Dopo la “fame” dell’inverno i piselli costituivano per i contadini la prima fonte di guadagno. Il San Michele venerato a Ottaviano è il “garganico” Patrono dell’agricoltura e della Natura che a primavera si risveglia. La Zabatta e Recupo, luoghi “sacri” all’agricoltura ottajanese. I piselli “zimperinielli” e i vini di Recupo. Il San Michele degli Ottavianesi più che il Giudice che armato di bilancia e di spada “pesa” i nostri peccati è il Protettore dell’agricoltura, è il Patrono “garganico” della Natura che si risveglia a primavera: da qui la decisione presa tre secoli fa, di celebrarlo l’8 maggio. Nell’ Ottocento il Patronato fu visto anche come concreta tutela dei confini del Centro Abitato: le carte dicono che nella processione dell’8 maggio il corteo percorreva anche un lungo tratto della via che oggi si chiama Pentelete, verso il confine con Somma, mentre in quella che si teneva il 29 settembre – e che venne gradualmente cancellata dalle autorità dell’Italia unita –  la statua di San Michele veniva portata fino alle prime case di San Leonardo. Ma è meglio non parlare di percorsi “sacri”: mi dicono che anche quest’anno la processione della Santa Croce non è arrivata fino al Palazzo Medici, e dunque sono indotto a credere che anche questo antichissimo rito sia destinato a scomparire, a ridursi a “memoria”. Un amico mi chiede qualche notizia sul piatto “rituale” della festa di San Michele, la pasta e piselli. E’ una tradizione che nasce nella seconda metà dell’Ottocento, e che trovo radicata soprattutto a Ottaviano, anche se non è corretto parlare di certezze su un piatto che a maggio si presentava frequentemente sulla tavola dei contadini e degli “umili”  dell’Italia intera. Mi fa notare l’amico Giuseppe Miranda, che conosce e ricorda tutti gli usi e i costumi del nostro territorio, che la vendita dei piselli era, per i contadini ottajanesi, il primo affare di primavera, dopo che per tutto l’inverno “avevano fatto la fame”. A Ottaviano, i piselli si coltivavano alla Zabatta e a Recupo, là dove il pendio della montagna si addolcisce nel piano: Zabatta e Recupo, due luoghi sacri all’agricoltura della Ottajano che fu. “Zabàt” scrivevano spesso i notai e i funzionari comunali anche nell’Ottocento, indicando chiaramente che il termine aveva qualcosa in comune con lo spagnolo “zapato”, la scarpa grossa dei contadini, lo “zoccolo” di legno, la ciabatta. Quasi dieci anni fa scrissi che “tutti” i documenti, a partire dal Seicento, dicevano solo “Recupo” e mai “Recupe”: ma in seguito, in due atti notarili del primo Ottocento ho trovato anche “Recupe”: in ogni caso, le “due cupe”, immaginate da qualche storico locale, non c’entrano nulla, c’entra, invece, “recupeto”, che poteva indicare un rifugio, un luogo di riposo, e anche un banco di terra di risulta. Quelli della mia generazione ricordano le contadine di Recupo e della Zabatta che, avvicinandosi la Pasqua, incominciavano a portare in piazza Mercato, a Ottaviano, e non solo il sabato, giorno del mercato “ufficiale” “‘e spaselle” di piselli: a piedi,“’a spasella” appoggiata sulla testa e tenuta da entrambe le mani. Qualcuna percorreva a piedi nudi la strada fino all’ incrocio di via Fontana, e qui si infilava gli zoccoli o le scarpe. Nei primi anni del Novecento l’alta qualità dei piselli di Recupo e della Zabatta venne attribuita da un professore dell’Istituto di Portici alla particolare struttura del terreno vulcanico, assai adatto alla coltivazione dei piselli nani detti “zimperinielli”. La terra di Recupo dava anche buoni vini. Nel 1961 Giuseppe Fiorito scrisse che erano notevoli i vini rossi di Ottaviano “specialmente quelli, particolari, conosciuti con i nomi di Cacciato e di Recupa, i quali sono fatti di aglianico con buone percentuali di tintore ed hanno un sapore e un profumo che ricordano un poco i vini piemontesi”. Dobbiamo anche ricordare che secondo gli studiosi la civiltà contadina collega i legumi ai riti della morte e alla speranza della resurrezione, e questo potrebbe giustificare la relazione tra i piselli e il culto di San Michele, che a quei riti e a quella speranza è saldamente connesso. Ma a Recupe e alla Zabatta si coltivano ancora i piselli?  

Somma Vesuviana, indiscrezioni non confermate raccontano di fermenti nel Pd: Bianco ritira la candidatura?

Da questa mattina voci che si rincorrono danno quasi per certo il ritiro del medico Peppe Bianco, individuato quale candidato sindaco da un tavolo promosso innanzitutto dal Partito Democratico: pettegolezzi, insinuazioni o dati con un fondo di verità? Dare un minimo di credito alle voci che fin da questa mattina si sono diffuse in città sarebbe difficile senza le conferme ufficiali, ma abbiamo comunque deciso di darne conto alla cittadinanza per l’insistenza con la quale ormai tutti cominciano a parlarne e a ricamarci su. Noi non vogliamo «ricamare», fatto sta che nessuna verifica è stata possibile nelle ultime ore né con i diretti interessati, né con referenti regionali. Una «voce» non è una notizia, ma più voci cominciano a delinearne una. Auspichiamo una smentita direttamente dagli interessati, saremo felici di pubblicarla e darne conto.

Somma Vesuviana. ‘A voce d”a ggente: musica, arte e cultura nella Chiesa di S. Maria di Costantinopoli

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La cosiddetta chiesa vecchia , per anni lasciata all’incuria e all’abbandono, grazie all’impegno della Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche verrà restaurata, fornita di biblioteca e documenti di consultazione.   In tanti anni di lavoro ci siamo prodigati in nome e favore della civiltà di Somma che affonda le sue radici nella cultura tradizionale contadina. Quella, distillata attraverso innumerevoli generazioni, affratellate, per Tradizione, nel culto del Lavoro. Lo hanno santificato allo stesso modo di quello della Fede che ha sempre fortificato, confortato e sostenuto, in dignità di ruoli, il senso del Dovere, della Famiglia e dell’appartenenza. Per noi cultura è spazio che comunica e tradizione è aria che si respira. Già eravamo in azione, ma più decisamente siamo scesi in campo, quando cominciava a prevalere la supponenza compiaciuta di confondere l’euforia della festa con la consapevolezza del comportamento richiesto dalla partecipazione devozionale. Abbiamo preso atto che,  come accade per effetto dell’analfabetismo di ritorno, all’evidenza e con  progressivo incremento, ormai per incuria, smemoratezza e disamorata sciatteria nella formalità,   predominava l’assuefazione a ripetere, per inerzia, moltissima parte del cerimoniale dei canti e dei balli sacri alla Montagna e a Mamma Schiavona. Mancava la voglia di chiedersi donde nascessero tante meraviglie e, soprattutto, poco importava se si lasciavano transitare nel dimenticatoio, all’uscita dal mondo, quegli eroi che, per   creatività e passione sempre più innamorata delle cose patrie, erano stati insuperati protagonisti nella pratica del canto, del ballo e nell’esaltazione dei Beni di una Cultura plurimillenaria. Patria altro non è che la somma dei valori che ci sono stati tramandati nella terra di cui dovremmo essere gelosi custodi; la ricchezza che ci viene dai Padri va documentata, tutelata, divulgata, proposta alle nuove generazioni come disciplina aggiuntiva a quelle previste nei vari indirizzi scolastici, perché significativa della certezza di avere le radici nel futuro. Appassionato cultore della civiltà contadina sommese, Biagio Esposito giovane operatore culturale, fondatore del gruppo folkloristico La Tamorra, aveva già intuito che le tradizioni popolari non potevano essere rappresentate da protagonisti e repertori fissi. Agli elementi del suo gruppo aggiungeva di volta in volta, nei momenti competitivi, i più autorevoli rappresentati del canto e del ballo tradizionale. Ecco perché negli anni si è avvalso della collaborazione di maestre del canto, come Francesca Esposito Abate (Chicchina), insuperabile danzatrice, meravigliosa nella gestualità e nella modulazione delle note in pura lingua sommese, siglata dalla sonora cadenza delle nacchere e   Giuseppina Giuliana (‘A Camilla).  Tra i maestri d’eccellenza si accompagnavano a La Tamorra, Vincenzo Rea (Tarantella), Giuseppe Iovino (Pino Jove), Franco Angri (‘O Palatone), Fioravante Marotta (Fiore). Già l’attenzione agli approfondimenti dei valori culturali e alla conoscenza di antologie di canti popolari, come quella di Pasolini e della incomparabile lezione di Dario Fo, veniva allora proposta da Angelo Calabrese, che segue le sorti dell’Accademia e dell’annesso Museo da oltre un trentennio. Preziosissimo per le nostre attività è stato l’apporto del Chiar.mo Prof. Aurelio Rigoli, fondatore dell’Etnostoria, che propone una metodologia di ricerca più avanzata di quella dell’Antropologia culturale. Collaborare con il Centro Internazionale di Etnostoria di Palermo, evoluto poi nella Fondazione Rigoli, è stato un privilegio superiore ai nostri sforzi e meriti. Si sono ridotte, nel tempo, le presenze nell’ambito della FITP, mentre si sono allargati gli orizzonti operativi attraverso quelle competenze che attestano una maturata attenzione scientifica ai settori delle Lettere e delle Arti (Biennali InternazionaliRitualia”, dedicate ai giovani studenti dell’ultimo delle Accademie e Università d’Arte). Il nostro impegno diventa ancora più rilevante con l’ottenuta concessione dell’ex Chiesa di S. Maria di Costantinopoli “Rione Trieste”, che deve essere riscattata dall’attuale fatiscenza e destinata ad un’impegnata attività Culturale – Didattico- Aggregativa, aperta alla cittadinanza. Quel luogo di culto, ereditato dagli antichi padri della civiltà contadina del territorio vesuviano, verrà restaurato, fornito di biblioteca e documenti di consultazione. Sarà centro di incontri, vi si terranno laboratori in nome di quel  “sapere e saper fare”  che indirizza, suggerisce e contribuisce all’emancipazione del territorio. L’impegno dell’Accademia viene verificato già dalla messa in sicurezza dell’ex luogo di culto con Vivi la Città che Guarda al Futuro. Gli  Interscambi Socio – Culturali Formativi con Italia la Russia e il Brasile affrontano tematiche relative a Paesaggio – Ambiente- Architettura e Beni Culturali. Lo spettacolo   ‘A VOCE  D‘  ‘A  GGENTE, è un momento in cui il sentimento popolare ritrova la sua più genuina interpretazione, senza separarsi dal contributo della eterna canzone di Napoli. In occasione dell’evento le pareti della Chiesa sono state arricchite da particolari documenti relativi alla cerimonialità rituale del territorio e agli incontri internazionali dell’Accademia e del Museo. Clemente Marco Desiato e Marco Noviello, giovani ricercatori, che curano l’Archivio Etnografico Regionale, hanno scelto e assemblato, con gusto e competenza, varie immagini di repertorio, relative alle feste, ai culti e commemorative di protagoniste della vita non solo di Somma, ma anche di altre terre, dove possono mutare le coordinate geografiche, ma non cambiano i contenuti umani, cui si riferiscono le voci del popolo, quelle che sono testimoni del vero della storia. Si sono privilegiate le immagini al femminile per un omaggio alle donne di somma fedeli al culto di Maria e custodi della sacralità familiare.  IL GIORNOI 12  MAGGIO ALLE  DALLE ORE 17,00  ANNULLO FILATELICO DELL’EVENTO PRESSO  LA EX CHIESA DI SANTA MARIA A COSTANTINOPOLI RIONE TRIESTE  SOMMA VESUVIANA (NA), NELL’OCCASIONE SARANNO DISTRIBUITE CARTOLINE DELL’EVENTO      

A Terzigno una splendida serata in onore di due luminosi “Figli del Vesuvio”: Patrizia Rinaldi e Maurizio De Giovanni. E di Marco Zurzolo.

  Giovedì, 4 maggio: un’armonia di emozioni: il Vesuvio, una meravigliosa villa del ‘700, il genio di due grandi scrittori, l’arte favolosa di un musicista, la passione e la convinzione dei giovani che hanno organizzato l’evento nel segno della bellezza, l’intelligente progetto di una comunità e dei suoi amministratori. E la partecipazione intensa e calda del pubblico.   In una “serata” perfetta, da ogni punto di vista, Patrizia Rinaldi e Maurizio De Giovanni hanno ricevuto il premio “Figli del Vesuvio”, a loro assegnato dalle associazioni di Terzigno “N’ata storia” e “Di lava e di fuoco”, “per essere riusciti a trasfondere nei propri libri la voce calda e potente del Vesuvio, l’energia che sprigiona dalle sue rocce, la luce che il silicio fa brillare nel lapillo”. La motivazione l’ha letta Maria Rosaria Esposito, che è stata ed è in prima linea nella battaglia – una battaglia assai dura – per la tutela dell’ambiente vesuviano. Il sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri, e l’assessore alla Cultura, Genny Falciano, hanno ricordato al pubblico che il Vesuvio è il simbolo di una straordinaria civiltà in cui, da sempre, Terzigno occupa uno “spazio” significativo e che  tutta la comunità cittadina, gli amministratori e le associazioni hanno un obiettivo comune: ricostruire la storia di quello “spazio” e tutelarne i valori vitali. Carmine Cimmino, che ha presentato i due scrittori, ha notato che non per caso la manifestazione si svolgeva nella Villa Bifulco, in cui, nel Settecento e nell’Ottocento, si scrissero importanti capitoli di un affascinante “romanzo”, quello dei vini del Vesuvio. E per la manifestazione non ci poteva essere “teatro” più adatto di questa elegantissima villa, nel cui disegno la scuola di Vanvitelli volle esaltare la bellezza dell’ordine razionale che prima resiste alla violenza della Natura e poi la trasforma in energia creatrice. Il premio – una originale interpretazione “materica” del profilo del vulcano, opera di Francesco Miranda, di Alessandro Annunziata e di Ilenia Tamburro -, è stato assegnato quest’anno a due scrittori impegnati a rivelarci aspetti nuovi dell’identità di un “personaggio” fantastico – Napoli è questo personaggio – che è “uno” ed è “centomila”. Molti, parlando di Napoli, hanno usato le metafore del “teatro” e della “recita”, ma De Giovanni ha voluto sottolineare un fatto, che le “recite” di Napoli non sono mai finzione. Notevole è stata anche la riflessione dello scrittore sulla “resistenza” che Napoli oppone a chi la vuole piegare, a chi tenta di renderla simile alle altre metropoli europee che non hanno una loro identità, a chi cerca di privare i napoletani di una grande e rara virtù: il rispetto per la “diversità”, la diversità della cultura, dei principi, dei modi di vedere e di intendere. La Rinaldi e De Giovanni, autori di “gialli”, hanno inventato degli investigatori che sono connotati da una particolare condizione visiva: il commissario Ricciardi “vede”, sul luogo del delitto, gli ultimi istanti di vita dell’assassinato e ne sente le ultime parole, mentre la sovrintendente Blanca Occhiuzzi è ipovedente e le sue indagini sono costruite sulla percezione di suoni e di voci. Le “particolarità” visive dei due investigatori ci vogliono dire, probabilmente, che a Napoli più che altrove le apparenze “giocano” con la sostanza della verità, ora rivelando e ora occultando: perciò Napoli è una sorpresa perenne. Patrizia Rinaldi, che scrive anche interessanti libri per ragazzi e incontra ogni anno centinaia di alunni, dice confortanti parole sul “rapporto” tra i ragazzi e i libri, sull’attenzione dei giovani e dei giovanissimi per la parola scritta che sia capace di sollecitare la loro attenzione e di accendere le loro emozioni. Il momento magico della serata è stato quello della “lettura”: Patrizia Rinaldi e Maurizio De Giovanni hanno letto una loro pagina, “posando” la voce sul sottofondo musicale “costruito” dal sax di Marco Zurzolo: il pubblico è stato come avvinto da un incantesimo. E l’incantesimo è diventato emozionante quando Marco Zurzolo, accompagnato nei suoi “assolo” dal tastierista Pasquale Cirillo, ha fatto venir fuori dal suo sax la voce antica della sirena, la musica lunare dei silenzi misteriosi di Napoli: una meravigliosa magia. In questa atmosfera, anche per due giovani cantanti “dilettanti”, Federica Boragine e Pasquale Ambrosio, non è risultato difficile conferire alle loro interpretazioni, e in particolare a quella di “Malafemmena”, la nota dell’originalità che viene, oltre che dalla qualità della voce e dalla tecnica, dalla passione e dalla forza della convinzione. Passione e convinzione hanno “segnato” il lavoro di tutti coloro che hanno contribuito al progetto e alla realizzazione di questa magnifica “serata”: ai nomi già indicati aggiungiamo quelli di Michele Annunziata, di Armando Giugliano e di Luisa Albano. E a loro diciamo, da testimoni, che alla fine i presenti esprimevano, tutti, lo stesso augurio, formulavano la stessa richiesta: che “serate” di tale intensa bellezza si ripetano, perché la bellezza salverà la nostra società, e Napoli e il Vesuviano metteranno a disposizione di tutti il loro ineguagliabile patrimonio del Bello.                          

Rifiuti campani a Cinque Stelle.

  Il ritardo sui programmi ambientali scatena l’attacco dei grillini al Governatore  De Luca. Non saranno le polemiche tra i gruppi politici a bloccare i progetti per l’ambiente del Governatore De Luca. Qualcosa non va, ma non tutto è deciso. E la Terra dei fuochi resta un’emergenza. E’ noto che agli attacchi delle opposizioni, il Presidente De Luca replica a modo suo. Con provvedimenti, azioni politiche, quando può, ma anche con sfottò e sberleffi. I principali destinatari di quest’ultimi sono i rappresentanti del M5S che, a loro volta, non perdono occasione per attaccarlo ed in particolare sui temi dell’ambiente. Sanno di colpirlo nel vivo, di toccarlo su un punto delicato  della sua strategia di rinascita della Campania. I rifiuti, più nello specifico, sono l’arma preferita, il terreno di scontro significativo  per schieramenti ispirati alla tutela e alla salute dei cittadini. Da quando è alla guida della Regione, De Luca ha sfruttato ogni possibilità per dire ai campani che si voltava pagina e che quella sinistra che aveva mal gestito l’immondizia  e le paure per l’inquinamento era da dimenticare. Ha incalzato il governo  per riavere soldi e poteri  che i suoi predecessori  avevano sperperato. Il successo sulla rimozione delle ecoballe  gli è stato largamente riconosciuto. Ma è la gestione complessiva del sistema rifiuti a non andare ancora a genio. E non solo ai Cinque stelle , per i quali il piano di gestione dell’umido – il più delicato – è in un mare di incertezze. Manca una programmazione dell’impiantistica. Ai Comuni che non hanno voluto le strutture di smaltimento, non è stato contestato nulla. Il Consiglio regionale discute poco e  via discorrendo. Se non si brancola nel buio  ci siamo quasi, mentre migliaia di persone perdono fiducia. La consigliera M5S Muscarà, sostenuta dalle preoccupazioni degli abitanti della Terra dei Fuochi,  ha  chiesto ragione di due anni di ritardo. La Regione, si dice, per trattare i rifiuti organici e non degenerare in  nuova emergenza avrebbe potuto rimettere in ordine i vecchi impianti di compostaggio. L’idea dei grillini  era quella, e tutto sommato la si poteva anche prendere in considerazione, verificarla. Nulla di concreto, invece. Il problema vero  è che una politica ambientale concreta in Campania (rifiuti umidi e differenziata inclusi) con dialogo e concertazione, ancora non si vede. I propositi del M5S sono condensati di visioni, è risaputo, ma sono tante le aree della Regione che esigono soluzioni adeguate e oggi di sicuro non dai grillini. La migliore risposta, come altrove accade, sta nell’integrazione fra ambiente, energia, paesaggio, diritti delle comunità, ascolto, come pure aveva detto di voler fare l’amministrazione De Luca. Quando è andata alla guida della Campania ha trovato due strade: l’emergenza e la pianificazione.  La prima è stata intrapresa con risultati apprezzabili. La seconda è stata imboccata in parte, con mezzi lenti  e incertezze sul tragitto. L’accusa M5S di avere idee confuse sull’ambiente , o peggio di non volere affrontare il tema su larga scala, può  essere respinta. A De Luca e ai suoi assessori basterebbe  una rapida rilettura del programma elettorale  per capire che la  Regione più martoriata d’Italia non può essere lenta su  questi argomenti. Si lascia la strada (la seconda di cui sopra) alla propaganda, a  idee da dimostrare  e si tradisce un progetto, una speranza partecipata da milioni di cittadini. A meno che non la si pensi come il professor Massimo Villone che di De Luca dice: non è né di desta, né di sinistra. E’ De Luca.  

Terra dei fuochi? Tutta un’altra storia! Il contest che grazie al tuo racconto fa rinascere  un angolo della tua città

Scrivi una storia che racconti come la Terra dei fuochi non sia solo un territorio ferito ma di come sia invece un luogo pieno di storie positive da raccontare. Potresti far vincere al tuo Comune aree gioco e arredi in gomma riciclata.

  

Prorogato fino al prossimo 14 maggio il termine per inviare il proprio racconto e partecipare al contest “Terra dei fuochi? Tutta un’altra storia!” l’iniziativa che con la tua storia ti permette di regalare nuova vita ad un angolo della tua città grazie alla gomma da riciclo dei Pneumatici Fuori Uso.

Il concorso rientra infatti nelle attività di sensibilizzazione legate al “Protocollo per interventi di gestione straordinaria dei Pneumatici Fuori Uso abbandonati nella Terra dei fuochi” firmato da Ministero Ambiente, Enti locali ed Ecopneus, che dal 2013 ad oggi ha già consentito di rimuovere dalle strade delle province di Napoli e Caserta l’equivalente di oltre 1,7 milioni di pneumatici da autovettura, scongiurando ogni rischio che venissero incendiati.

 

Dopo il successo del concorso fotografico dello scorso anno, quest’anno a studenti e cittadini è stato chiesto di raccontare attraverso una storia – seguendo il format dell’articolo di un quotidiano – come la Terra dei fuochi non sia solamente un territorio ferito, ma al contrario di come sia un luogo pieno di storie positive da raccontare, di persone straordinariamente normali che quei fuochi vorrebbero non solo spegnerli, ma anche e di più cancellarli dalla mente di chi parla della loro terra. Storie capaci di raccontare un territorio con positività, attento e solidale, dove non ci sono solo roghi, ma il fuoco della passione in un progetto comune, l’impegno a favore di un compagno di scuola che fa più fatica, la voglia di cambiare le cose a partire dal proprio piccolo.

Storie che raccontino come, appunto, la Terra dei Fuochi sia tutta un’altra storia!

Per partecipare al concorso, insieme all’invio del proprio racconto è necessario proporre un intervento di riqualificazione in uno dei Comuni della cosiddetta Terra dei fuochi grazie alla gomma da riciclo dei Pneumatici Fuori Uso: un parco pubblico poco curato può colorarsi di una nuova veste, uno spiazzo privo di sedute e spazi di gioco può diventare un nuovo luogo di aggregazione, un’area gioco per bambini ritornare ad avere una pavimentazione antitrauma sicura e confortevole. Il vincitore vedrà realizzato l’intervento di riqualificazione proposto.

Il concorso è rivolto anche agli studenti, in collaborazione con Legambiente, e mette in palio per la classe vincitrice la riqualificazione dell’impianto sportivo scolastico, mentre arredi e aree relax -sempre in gomma riciclata da PFU-per le altre due classi finaliste.

Con il tuo racconto puoi contribuire a far rinascere un angolo della tua terra. Vai su www.ioscelgolastradagiusta.it e scopri come fare!