Caivano, otto minori sequestrano responsabile casa famiglia: arrestati
Otto minori di origine africana, tutti ospiti di una casa famiglia per minori non accompagnati di Caivano (Napoli), hanno sequestrato e minacciato il responsabile della cooperativa chiedendo denaro e il rilascio dei documenti altrimenti avrebbero dato fuoco alla struttura.
Gli otto minori, tutti 17enni provenienti dal Gambia e dalla Guinea, hanno sequestrato l’uomo, un 50enne, bloccando l’ingresso della struttura con alcuni mobili e immobilizzandolo nel suo ufficio, seduto su un divano.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri dell’aliquota radiomobile della compagnia di Casoria che, una volta entrati nella struttura, hanno liberato il responsabile e arrestato i minori, accusati di sequestro di persona a scopo di estorsione.
Ora si trovano nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei di Napoli.
Brusciano, la 142esima Festa dei Gigli nel segno della solidarietà e della sicurezza
Una festa che quest’anno vede porre particolare attenzione all’aspetto sicurezza, come nel rispetto delle direttive del piano safety e security, richiesto dalla circolare prefettizia dopo i fatti di Torino.
Inizia il countdown per la 142esima festa dei gigli di Brusciano in onore di Sant’Antonio di Padova. L’evento più atteso dell’anno dai bruscianesi in programma dal 23 al 29 agosto, per il 2017 pone l’accento sulla solidarietà e sulla sicurezza. Una macchina organizzativa già partita, con i cinque comitati Croce, Gioventù, Ortolano, Passo Veloce e Sant’Antonio, che tra arte e folklore sono pronti nell’ultima settimana di agosto a regalare emozioni alle decine di migliaia di perone che invaderanno la cittadina ad est di Napoli. Una festa che quest’anno vede porre particolare attenzione all’aspetto sicurezza, come nel rispetto delle direttive del piano safety e security, richiesto dalla circolare prefettizia dopo i fatti di Torino. Un piano scrupolosamente seguito in prima persona dal primo cittadino Giosy Romano: “Come Comune in stretta sinergia con gli uffici preposti, le forze dell’ordine e il prefetto, siamo in prima linea nell’apportare e mettere appunto tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dell’intera kermesse. Una svolta epocale per il nostro paese che seguendo le direttive prefettizie, ci permetterà di potere usufruire di intereventi mirati alla sicurezza cittadina stabili e duraturi nel tempo. A tale proposito a tempo di record è stata realizzata l’installazione di telecamere ad elevato grado di risoluzione delle immagini, collegate via fibra lungo le strade cittadine interessate dalla manifestazione e a tutti i varchi di accesso ed ingresso alla città. Sempre operativo per tutta la durata dell’intera kermesse il COC (Centro Operativo Comunale), che seguirà le varie fasi della manifestazione, disponendo di riprese in diretta, che permetteranno di avere sempre sotto controllo lo svolgimento della festa ed in particolare modo delle aree di accumulo. Per tutte le serate della festa, imponente anche il servizio delle forze dell’ordine. Un altro aspetto fondamentale sarà il coinvolgimento diretto dei comitati che hanno l’obbligo di nominare otto stewart per comitato, per tutta la durata della manifestazione, che avranno il compito e la responsabilità di collaborare con le forze dell’Ordine affinché si possa maggiormente tenere sotto controllo la sfilata e la processione delle macchine da festa. Proprio i gigli per la prima volta avranno installato un gelocalizzatore – precisa il primo cittadino Giosy Romano – che permetterà di misurare costantemente la distanza minima tra gli obelischi, attraverso il monitoraggio di una cabina di controllo che potrà permettere di lasciare sempre libere le vie di fuga. Garantite anche quest’anno le transenne durante la sfilata dei carri. Insomma, sforzi considerevoli per un paese come il nostro, per far sì che i giorni attesi tutto l’anno possano essere vissuti in piena sicurezza e contribuiscano a diffondere sempre più il nome di Brusciano come sinonimo di efficienza.
Con l’augurio che soprattutto in questi giorni di festa, si contribuisca sempre più manifestando i nostri principi di solidarietà, a realizzare l’opera messa in campo dalle nostre parrocchie, ovvero la realizzazione del dormitorio”.
Pomigliano Jazz, giunge al termine la XXII edizione. Successo per Vesuvius
Numerosi apprezzamenti per la birra artigianale vesuviana.
Con il concerto al tramonto di Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura presso il Cratere del Vesuvio si è chiusa ieri, domenica 6 agosto, l’edizione 2017 del Pomigliano Jazz, la prima alla quale ha partecipato anche Vesuvius, azienda che produce birre artigianali ai piedi del vulcano partenopeo che di questo ripropongono la forza e il carattere. «È stato per noi un onore accompagnare una manifestazione storica e importante come il Pomigliano Jazz, che anno dopo anno porta la grande musica in alcuni dei luoghi più suggestivi dell’area vesuviana e non solo, contribuendo a valorizzare un territorio senza eguali, ma anche a diffondere note d’autore presso un ampio pubblico, in molti casi in maniera del tutto gratuita» hanno detto Giuseppe Panico e Francesco Ariano, le due anime della giovane azienda con sede a Pollena Trocchia. Nella varie tappe della rassegna jazz il pubblico dei concerti ha potuto trovare ristoro dalla calura estiva con le due varietà di birra prodotte dall’azienda, la Lapillo e la Magma: una Golden Ale la prima, con stile anglosassone dal basso tenore alcolico, corpo leggero ma di carattere, e una Strong Dark Ale la seconda, ispirata alla tradizione delle grandi birre di abbazia. «Siamo molto soddisfatti per il riscontro che abbiano ottenuto nel corso della manifestazione e per gli apprezzamenti che ci sono stati riservati, segno che le nostre birre sono piaciute molto» hanno concluso i giovani produttori, che hanno voluto infine ringraziare l’organizzazione del Pomigliano Jazz e Marina Alaimo.
Madonna dell’Arco, al Festival di Locarno il docufilm «Anatomia di un Miracolo».
Il priore del Santuario, padre Alessio Romano: «Spero possa essere presto proiettato qui».
Un livido. Un ematoma blu sulla guancia sinistra. Quella della Vergine dell’Arco attorno alla quale si racconta il ritratto di un paese sofferente, di una Campania e di un’Italia che continua a precipitare aspettando un miracolo. Al centro della storia, cinque personaggi che forse non si incontreranno mai.
Una delle protagoniste di «Anatomia di un Miracolo» (vedi qui il trailer), docufilm presentato qualche giorno fa al Festival di Locarno è Giusy Orbinato. Nel film si sviscera il rapporto corporale, fisico, potente, tra la Madonna dell’Arco e il popolo. A raccontarlo sono tre donne, ciascuna ha su di sé il segno di un miracolo troppo atteso, invocato.
Siamo a Sant’Anastasia, alle pendici del Monte Somma, e precisamente nel santuario di Madonna dell’Arco dove ogni Lunedì in Albis si rinnova il pellegrinaggio dei fujenti. Lì i miracoli sono di casa, è da XV secolo che vi si perpetua il ricordo della scena in cui un giocatore sconfitto a palla a maglio scaglia una boccia contro l’’edicola votiva e colpisce il volto della Madonna. Su quella guancia il livido c’è ancora, in tutti i ritratti, in tutte le rappresentazioni. I miracoli si ripetono, tanti. E Lei, la Madonna, riceve in cambio ex voto che raccontano ciascuna storia con un oggetto: tavolette, siringhe, armi, manette, gioielli. In quel Santuario i secoli non hanno cambiato la fede nella Mamma dell’Arco. E Giusy Orbinato, laureata in Scienze della Formazione, abita da quando è nata a pochi passi dal Santuario, è su una sedia a rotelle e ha problemi gravi anche alla vista, decide di provare a cercare risposte, a capire come e perché la Vergine dell’Arco sia così amata.
Da guide, ci conducono nella trama del docufilm anche la trans Fabiana e la musicista coreana Sue. Scritto e diretto da Alessandra Celesia che firma anche la sceneggiatura dal soggetto originale di Riccardo Piaggio, il film ha come protagonista assoluta la Madonna dell’Arco. Nella ricerca certosina e immaginifica, la regista ha avuto il supporto degli antropologi Marino Niola ed Elisabetta Moro.
Alle 20,20 di questa sera l’eclissi parziale di Luna
L’eclissi parziale di luna del 7 agosto sarà anche l’ultima visibile dall’Italia. Sarà uno spettacolo molto suggestivo e si potrà osservare alle 20.12 pochi minuti prima della fase massima della parzialità prevista alle 20:20.
Se oltreoceano si attende con impazienza la spettacolare eclissi totale di sole del 21 agosto, da questa parte del pianeta dovremo accontentarci di un’eclissi parziale di Luna per il 7 agosto e sarà anche l’ultima visibile dall’Italia. Bisognerà infatti attendere un anno, fino al 27 luglio 2018, per poter ammirare dall’Italia un’eclissi totale di Luna.
Quella del 7 agosto è anche la migliore eclissi che possiamo vedere, spiega l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope : “la vedremo sorgere piena e bellissima, con il suo disco già intaccato da un ‘morso’ di ombra della Terra, perchè il fenomeno sarà già in corso. Sarà quindi molto suggestiva”. L’eclissi si potrà osservare al sorgere del nostro satellite, quindi alle 20.12 pochi minuti prima della fase massima della parzialità prevista alle 20:20. Il Virtual Telescope la seguirà in diretta a partire dalle 20:50. “E’ uno di quei fenomeni – aggiunge Masi – che si presta all’osservazione ad occhio nudo o con un binocolo, non occorre necessariamente una strumentazione. E si presta molto bene anche ad essere fotografato”.
(fonte foto : rete internet)
Puglia (M5S): “Vesuvio devastato da scarsa prevenzione e scelte scellerate”
“Scarsa prevenzione, scellerata trasformazione della Forestale e utilizzo inefficace di uomini e mezzi hanno alimentato le fiamme che hanno devastato del Vesuvio”
Il senatore M5S Sergio Puglia primo firmatario di un’interrogazione al Governo: “Regione impreparata contro il più prevedibile dei fenomeni”.
“E’ un dato di fatto che il fenomeno dei roghi nella stagione calda siano il più prevedibile dei fenomeni, soprattutto alla luce della siccità che ha caratterizzato la lunga vigilia di questa estate. A fronte di questa inconfutabile constatazione, è lecito domandarsi: quanto è stato fatto, da chi aveva il potere e gli strumenti normativi, per prevenire i roghi che hanno devastato, in maniera quasi irreversibile, l’intero fronte del Vesuvio e una consistente porzione di macchia mediterranea del Monte Somma?”. Così il senatore del Movimento 5 Stelle, Sergio Puglia, primo firmatario di una interrogazione ai Ministri dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dell’Interno.
Nel documento, Puglia chiede ai ministri interrogati se “siano stati organizzati, da parte dei carabinieri forestali, dei posti di blocco e di controllo all’imbocco di tutti gli stradelli di penetrazione nell’area parco, nonché se siano state organizzate delle pattuglie, anche a piedi, di controllo del territorio, anche su stradelli e sentieri, nelle ore a maggior rischio, cioè quelle notturne, quando le operazioni di protezione civile sono sospese”.
“Se sia stata prevista per tempo una rimonda delle chiome degli alberi, una pulizia del sottobosco e una rimozione e bonifica della necromassa risultante dagli incendi precedenti. E se si sia provveduto ad una manutenzione dei sentieri del parco, per la cui sistemazione, pochi anni fa, sono stati spesi notevoli fondi pubblici e che ad oggi versano (soprattutto sul versante del monte Somma) in condizioni di grave degrado e ingombro di vegetazione secca, che fa da innesco al fuoco;
Il senatore M5S chiede, inoltre, agli esponenti di Governo “se sia stato dato ascolto alle numerose istanze pervenute dalle tante associazioni del territorio, che chiedevano al parco di agire in tal senso rendendosi disponibili per una collaborazione”. E in che maniera l’ente Parco dei Vesuvio abbia coinvolto “le 40 unità delle proprie guide esclusive, che a regime potrebbero, a giudizio degli interroganti, svolgere egregiamente anche attività di controllo del territorio, mentre ad 8 anni dalla loro formazione, costata 217.834 euro, non sono state ancora dotate di un tesserino di riconoscimento e tantomeno di alcun ruolo riconosciuto”
Infine, incalza Puglia, è utile sapere “se i ministri interrogati, alla luce della scellerata trasformazione del Corpo forestale con trasferimento delle competenze ordinarie dell’antincendio alle Regioni, intendano attivarsi presso le sedi di competenza, affinché sia verificato chi abbia provveduto a monitorare le dotazioni e i livelli di preparazione organizzativa, prima che si sviluppassero i numerosi incendi che stanno devastando il nostro Paese”.
Sant’Anastasia. “Fidati di lui…ciecamente” si ferma per la pausa estiva.
Gli incontri sono sospesi a causa della vacanza estiva, il prossimo appuntamento e’ previsto per martedì 5 Settembre.
La sezione dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Napoli (Rappresentanza di Sant’Anastasia) e l’ASD Real Vesuviana, nel mese di Maggio c.a. hanno firmato un protocollo d’intesa con l’ASD La Fattoria, Associazione specializzata in attivita’ E.D.A. (Equitazione Diversamente Abili) sita ad Ercolano, alle pendici del Vesuvio. E’ da questo sodalizio che si realizza il Progetto “Fidati di lui…ciecamente”.
Il Gruppo Sportivo A.S.D. Real Vesuviana, nato nel 2009 per promuovere lo sport per disabili visivi, condivide il trinomio Sport-Disabilità-Inclusione sostenendo, altresì, che lo sport, in caso di disabilità diventa una vera e propria Riabilitazione…ma, oltre ad avere valore riabilitativo e terapeutico, ha anche una valenza sociale ed affettiva perché favorisce momenti di integrazione, socializzazione e crescita intellettiva, emotiva. interpersonale e relazionale.
Lo sport promuove la socialita’ grazie alle regole e al gioco di squadra e, nel caso di bambini disabili, stimola i complessi meccanismi percettivi, affina la lateralizzazione, la coordinazione muscolare e la motricita’ fine.
Tanti altri sono i benefici che lo sport conferisce ad una persona disabile, infatti, oltre a rappresentare un vero e proprio impegno nello sfidare i propri limiti, esso aiuta anche a superare la paura nell’affrontare i pregiudizi, evitando così il conseguente isolamento, aiutandola, al contrario, ad allargare la propria cerchia di amici evitando così il tunnel della depressione.
Sulla base di questi concetti si e’ dato vita al Progetto di equitazione “Fidati di lui…ciecamente”, che ha come scopo far trascorrere in allegria, ai disabili visivi, momenti di attivita’ sociale e ricreativa e trarre tutti i benefici dello stare a contatto con i cavalli; il cavallo, infatti, permette di crescere, vincere le proprie paure e lavorare su se stessi per guadagnare la sua fiducia creando un legame molto forte. La Pet Therapy e’ importantissima in caso di disabilita’ in quanto, grazie alla relazione con l’animale, si possono trovare nuovi entusiasmo e motivazione nell’affrontare piccoli compiti quotidiani e sperimentare una modalita’ facile e spontanea di interazione. Altri benefici della Pet Therapy sono: diminuzione dell’ansia e dell’apatia; miglioramento dell’attenzione; aumento dell’autostima; miglioramento delle capacita’ motorie e dell’abilita’ manuale.
Il progetto e’ rivolto ad adulti e ragazzi affetti da minorazione visiva (Ipovedenti e Ciechi) Soci dell’UICI, i Soci che hanno aderito al Progetto, durante i primi tre incontri, hanno mostrato un grande entusiasmo non solo perche’ si sono sviluppate nuove amicizie e momenti di integrazione, ma, hanno dichiarato che il contatto con la natura offre sollievo alla mente e allo spirito rendendoli Liberi.
Gli incontri sono sospesi a causa della vacanza estiva, il prossimo appuntamento e’ previsto per martedì 5 settembre presso “La Fattoria”
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“C’è qualcosa nel corpo del cavallo che fa bene all’animo dell’uomo” (W. Goethe)
Acerra, morto 84enne sorpreso ieri da un incendio
Le fiamme, divampate lungo la statale 162, hanno interessato anche il fondo agricolo dove l’uomo si era recato per spargere un antiparassitario.
E’ deceduto stamattina in seguito alle ustioni ed alle ferite riportate l’anziano di 84 anni sorpreso ieri dalle fiamme nel proprio terreno agricolo ad Acerra, nel Napoletano. L’uomo, Giuseppe Antignano, era stato ricoverato nel reparto rianimazione della locale clinica Villa dei Fiori con ustioni di secondo grado su tutto il corpo.
Secondo quanto si è appreso, l’anziano si era recato ieri nel proprio fondo agricolo in località Candelara per spargere un antiparassitario quando è stato sorpreso da un incendio divampato a bordo strada della ss 162, e propagatosi anche nella campagna circostante. A dare l’allarme era stato uno dei figli preoccupato del mancato ritorno del padre. Il corpo esanime dell’anziano, era stato trovato dai vigili urbani ed i vigili del fuoco accorsi per spegnere l’incendio. Immediato il trasporto nella clinica di Acerra, dove l’84enne era poi stato ricoverato in rianimazione con ustioni di secondo grado su tutto il corpo. L’anziano é morto in mattinata per le gravi ustioni.
Torre del Greco, appalti e corruzione: arrestato il sindaco Borriello
Fondi neri, corruzione, appalti pilotati: è per queste accuse che la Guardia di Finanza ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere per il sindaco di Torre del Greco, Ciro Borriello, e di altre cinque persone.
Il primo cittadino di Torre del Greco è accusato di aver favorito la ditta ‘F.lli Balsamo S.r.l’, una importante realtà economica imprenditoriale operante nel settore dei rifiuti in varie province della Campania. Nello specifico le indagini hanno documentato che la società ‘F.lli Balsamo’, si legge in una nota della Procura di Torre Annunziata, ha “costituito mediante escamotages contabili, fondi neri di denaro contante, funzionali a ripagare lautamente gli atti contrari ai doveri di ufficio posti in essere dal primo cittadino”. Tali somme “venivano consegnate al sindaco nel corso di incontri mensili in luoghi appartatati, privi di copertura di cellulari, mediante passaggi da un’auto all’altra”. Nonostante tutto questo, gli incontri sono stati integralmente documentati con video-riprese e intercettazioni ambientali.
Ha fatto di tutto, secondo l’accusa, Ciro Borriello pur di favorire la ditta di raccolta rifiuti dei ‘F.lli Balsamo’: aveva estromesso un’altra ditta e aveva anche rappresentato una situazione di pericolo per la salute pubblica priva di ogni fondamento. Già l’ingresso nell’appalto della società Balsamo, è stato ricostruito dalla Procura di Torre Annunziata, “è connotato da marcata illegalità essendo riuscita a subentrare artatamente nell’appalto dei servizi di igiene urbana per la raccolta differenziata alla ditta Ego Eco che si era aggiudicata il servizio per il periodo 21 maggio 2012-20 gennaio 2016 con importo complessivo di oltre 30 milioni di euro”. E’ stato proprio il primo cittadino, dice l’accusa, a determinare la decadenza dell’appalto della Efo Eco eseguendo “rigidi controlli in prima persona e in tempo di notte”. Non solo, tra le ‘iniziative amministrative’ del sindaco “l’istituzione di un servizio sostitutivo di raccolta rifiuti svolto da dipendenti comunali incardinati in uffici diversi dalla Nettezza urbana, in totale violazione della normativa di settore nonché la rappresentazione di una situazione di pericolo per la salute pubblica artatamente creata per effetti di una certificazione emessa da competente ufficio dell’Asl Napoli 3Sud priva di ogni fondamento e riscontro”.
(fonte foto: rete iternet)
23 luglio 1861, l’eccidio di Somma: i bersaglieri piemontesi fucilano sei sommesi accusati, ingiustamente, di “brigantaggio”
Il testo è “estratto” dal mio libro “I briganti del Vesuvio”, pubblicato venti anni fa. Nel quadro “ Il bagno penale di Portoferraio” Telemaco Signorini ritrasse il brigante Carmine Crocco ( il primo a destra). Nelle mie ricerche sulla camorra vesuviana e nolana nell’Ottocento ho trovato molti, inediti documenti che ci raccontano cosa fecero i sopravvissuti delle “comitive” di Barone e di Pilone dopo la fine del brigantaggio politico.
“Quando nel Vesuviano si seppe che tra il 24 giugno e il 17 luglio 1861 Cipriano Della Gala aveva saccheggiato Migliano, Moschiano e due volte Visciano, anche i membri più influenti della banda sollecitarono Vincenzo Barone a invadere Sant’Anastasia. Il sommese Alfonso Aliperta, membro influente della “comitiva”, propose di chiedere aiuto al Della Gala, che in quei giorni teneva il campo nei pressi di Cancello. Andarono dunque da Cipriano i messi di Barone con la richiesta di aiuto; qualcuno, come Nicola Di Costanzo “il Lupo”, scelse di restare nella “comitiva” dei ” nolani”; gli altri tornarono a riferire di vaghi progetti di alleanza. Ma i soldati piemontesi provvidero a dissolvere questi progetti conducendo, proprio quel 22 luglio in cui Barone avrebbe dovuto invadere Sant’Anastasia, una azione repressiva, la cui ferocia turbò l’opinione pubblica e sconvolse larghi settori della classe politica.
Il 22 luglio, la compagnia di bersaglieri del cap. Federico Bosco, conte di Ruffina, entrò in Somma :aveva il compito di rastrellare briganti e manutengoli; di alcuni il capitano aveva certamente già i nomi, fornitigli dal suo comando e dal Dicastero di Polizia; altri nomi gli furono forniti ,dobbiamo supporre, dagli ufficiali della G.N. Infatti, la notte tra il 22 e il 23, Guardie Nazionali e bersaglieri arrestarono otto sommesi, accusati di essere “compromessi” col brigantaggio. Non si sa cosa sia accaduto nelle ore successive. I comandi militari sostennero che il Bosco aveva convocato un consiglio di guerra, a cui avevano partecipato il sindaco, il Giudice Regio, il comandante della locale stazione dei carabinieri e un ufficiale dei bersaglieri, e che era stato emesso un verdetto unanime: gli arrestati dovevano essere fucilati. Questa tesi, sostenuta dal generale Genova di Revel anche nel procedimento contro il Bosco davanti al Tribunale Militare di Torino, è, almeno in un punto, smentita dai documenti: perché il 24 luglio, poche ore dopo l’eccidio, il Giudice Regio di Somma trasmise al Procuratore Generale della Gran Corte Criminale una dura protesta contro l’ufficiale dei bersaglieri che aveva ordinato la fucilazione degli arrestati senza avvertire gli organi della Giustizia.
Il 23 luglio 1861, alle ore 15, al Largo Mercato di Somma, furono passati per le armi Francesco Mauro, Saverio Scozio, Angelo Granato, Giuseppe Iervolino, Luigi Romano, Vincenzo Fusco. Don Felice Mauro, canonico della Collegiata, e un altro sacerdote furono all’ultimo momento sottratti al plotone d’esecuzione: le ragioni della decisone non ci sono note, ma non è avventato cercarle nei giochi della politica locale, poiché l’eccidio parve soprattutto un regolamento di conti tra fazioni sommesi. Infatti, nessuno dei fucilati apparteneva alle famiglie più “compromesse” con il brigantaggio, quelle che i giudici Fusco e Mezzacapo e gli informatori dei carabinieri denunciarono nel’agosto del ’61. Inoltre, proprio nell’agosto il nuovo Sindaco di Somma Michele Pellegrino dichiarò ufficialmente che Angelo Granato e Giuseppe Iervolino erano stati “sempre veri liberali e attaccati all’unità italiana”, e guardie nazionali di esemplare lealtà. A Somma le autorità militari cercarono di verificare se fosse possibile estendere anche alla provincia di Napoli, sotto gli occhi dei giornalisti stranieri e di importanti parlamentari, la legislazione eccezionale dello stato d’assedio, che i Comandi periferici incominciavano ad applicare a loro arbitrio, nel silenzio del Governo.
Non potendo il Governo mettere mano ai mezzi coercitivi che avrebbe voluto e proclamare ad alta voce lo stato d’assedio senza passare agli occhi degli Esteri per Governo violento e imposto colla baionetta ai napoletani, a mezzo di disposizioni dubbie, ambigue, elastiche, emanate sottovoce e privatamente mise la cosa senza il nome e dando al militare amplissimi poteri lasciò intatte e influenti le autorità civili, cosicché si trovarono ben tosto a fronte due autorità che si urtarono. A scrivere questo non fu un borbonico, ma l’ufficiale piemontese A. Bianco di Saint-Jorioz, impegnato nella repressione del brigantaggio sul confine tra Campania e Lazio. Tra il luglio e agosto furono fucilati un centinaio di contadini a Gioia del Colle, più di 500 ribelli e manutengoli in provincia di Teramo, e Pontelandolfo e Casalduni subirono un atroce martirio. Ma l’aspetto veramente paradossale dell’intera questione fu che l’opposizione democratica sostenne e giustificò, e nei momenti più difficili, pretese la più dura repressione militare del brigantaggio. I massacri di Somma, di Pontelandolfo e di Casalduni furono giudicati atti giusti e necessari, dettati dalle ragioni dell’ordine pubblico e della sicurezza, e Cialdini,che godeva dell’appoggio incondizionato dei democratici, mandò sotto processo il Bosco solo per le pressioni della stampa estera.
Quando, all’inizio di agosto, Giuseppe Ricciardi chiese provvedimenti più rapidi e incisivi contro i responsabili dell’eccidio di Somma la risposta del generale fu freddissima e venata di sarcasmo: Speravo che la risposta da me datale intorno alla faccenda di Somma, bastasse ad appagare ogni delicato suo sentimento in tale proposito. In ogni modo, ella comprenderà, signor Conte, che essendosi stabilita un’inchiesta, può la coscienza pubblica rimanere tranquilla pel corso regolare della giustizia.
La coscienza pubblica, invece, non era tranquilla, poiché temeva che accadesse quello che accadde. Il 30 novembre 1861 il Tribunale militare mandò assolto Bosco di Ruffina, ritenendo provato che egli aveva messo al muro sei complici del brigantaggio.”””
La storia, si sa, tentano di scriverla – e di imporne il racconto – i vincitori. Questa storia del brigantaggio vesuviano voglio riscriverla, anche perché c’è qualcosa di nuovo da dire.

