Campania by night, musica e spettacolo sul Gran Cono

 Il prossimo fine settimana vi saranno passeggiate sul Gran Cono in concomitanza con le notti di luna piena previste proprio per venerdì 8 settembre, sabato 9 e domenica 10. E’ il Vesuvio una delle tappe di ‘Campania by night – archeologia sotto le stelle’, evento culturale che si snoda tra percorsi illuminati, passeggiate e visite guidate in alcuni siti campani di interesse artistico. Il prossimo fine settimana vi saranno passeggiate sul Gran Cono in concomitanza con le notti di luna piena previste proprio per venerdì 8 settembre, sabato 9 e domenica 10. Giunti sul Cratere i partecipanti potranno assistere a eventi di musica e spettacolo. Gli ingressi dalle 17.30 alle 18.30 al piazzale di quota mille a Ercolano . La manifestazione è organizzata da Scabec in collaborazione con il Comune di Ercolano e Parco Nazionale del Vesuvio. Per info sul programma: www.campaniabynight.it.

Trame: a Casalnuovo il cinema per mettere la periferia al centro

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  A promuovere il progetto sono le associazioni “Tare” e “Res”, in collaborazione con l’istituto superiore Isis “Giancarlo Siani”, vincitori del bando “Sillumina” indetto dalla Siae, la Società italiana degli autori ed editori che sosterrà concretamente l’iniziativa. Il cinema come motore della cultura capace di risvegliare le periferia e in grado di trarre da essa linfa per esprimere la società contemporanea. Parte da questo assunto “Trame”, il progetto che partirà in questo mese a Casalnuovo. A promuoverlo sono le associazioni “Tare” e “Res”, in collaborazione con l’istituto superiore Isis “Giancarlo Siani”, vincitori del bando “Sillumina” indetto dalla Siae, la Società italiana degli autori ed editori che sosterrà concretamente l’iniziativa. Laboratori di educazione al linguaggio audiovisivo, seminari e proiezione di cortometraggi e lungometraggi, sono le attività di cui si compone il progetto. Obiettivo che si intende raggiungere con esse è quello di fornire un innovato impatto culturale sulla frazione di Licignano, periferia di Casalnuovo colpita dal degrado e negli anni scenario di episodi criminali saliti alla ribalta della cronaca nera. Tale finalità verrà perseguita coinvolgendo gli studenti dell’istituto Isis “Siani”, che a partire dall’avvio delle attività didattiche saranno impegnati in attività laboratoriali di storia del cinema, di screenwriting e film-making. Per promuovere il linguaggio dell’audiovisivo saranno poi organizzati due tipi di rassegna cinematografica: la rassegna “La periferia italiana nel cinema d’autore” e “Rassegna italiana di cortometraggio sociale under 35”, in cui saranno inseriti prodotti artistici realizzati da registi italiani di età non superiore ai 35 anni che avranno come tema la periferia, la marginalità, il disagio, gli italiani di seconda generazione, l’immigrazione e l’integrazione culturale. Nel mese di ottobre al cinema Magic Vision di Casalnuovo saranno proiettati a ingresso libero film d’autore italiani. “Il nostro proposito è di creare nel mese di ottobre una vera e propria cittadella del cinema nella frazione di Licignano a Casalnuovo. Così noi puntiamo a migliorare la realtà della periferia, ricorrendo al cinema per risollevarla” dichiara Pietro Ponticelli, presidente di “Tare”, associazione già eccellenza nell’ambito della cultura cinematografica meridionale con il suo “Videomakerfilmfestival”, festival internazionale di cortometraggi, e la rassegna di cinema contemporaneo d’autore “Sguardi ostinati”.

La corale polifonica di Somma Vesuviana ed Ercolano in viaggio culturale in Canada

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I coristi hanno ricevuto i complimenti del sindaco Di Sarno a palazzo Torino. Il  primo cittadino: “è nostra intenzione creare spazi adatti dove le associazioni possano fare musica e attività culturali lavorando in sinergia, un paese che dimentica la cultura muore, noi invece vogliamo risorgere”. La corale polifonica città di Somma Vesuviana ed Ercolano è stata ricevuta in Comune dal sindaco Salvatore Di Sarno, reduce da uno scambio culturale in Canada, realizzato con il patrocinio morale della Città Metropolitana di Napoli. “La cultura è importante per lo sviluppo di una città”, spiega il primo cittadino di Somma Vesuviana, “Mi sento di ringraziare chi con il canto riesce a portare in giro per il mondo il nome della nostra città. Faremo quanto possibile affinchè la Corale possa crescere sempre di più, è nostra intenzione, infatti, creare spazi adatti dove le associazioni possano fare musica e attività culturali lavorando in sinergia, un paese che dimentica la cultura muore, noi invece vogliamo risorgere”. Soddisfazione per l’iniziativa è stata espressa anche da una corista Marcella Canfora che ha ricordato i successi internazionali ottenuti dal gruppo (che nel 2018 compirà 25 anni) nei numerosi viaggi all’estero, dalla presidente della Corale Concetta Paradiso, dal direttore il maestro Mimo Cozzolino,  da una componente e dal consigliere della Città Metropolitana di Napoli, Michele Maddaloni (con delega al Parco Nazionale del Vesuvio e alle attività culturali), rappresentante dell’Amministrazione in questo viaggio culturale e nei vari incontri istituzionali che si sono tenuti in diverse città canadesi. “Nel corso della visita abbiamo portato il messaggio della nostra canzone napoletana e non soltanto”, commenta Maddaloni, “ma anche il valore delle nostre realtà produttive del Parco Nazionale del Vesuvio provando a valorizzare le nostre eccellenze così da incentivare lo sviluppo futuro dei nostri territori, ottenendo riscontri assai positivi e lavoreremo per concretizzare i legami avviati con le autorità e gli imprenditori canadesi”.  

Sant’Anastasia, pirata della strada ai domiciliari mentre Raffaele lotta per la vita: indignato il popolo del web

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 Un grave trauma cranico e altre lesioni per Raffaele Rea, il diciannovenne che, ieri notte, è stato investito e travolto dalla Ford Escort guidata da un pregiudicato del luogo, il trentaseienne Salvatore Giordano. Raffaele, giovane studente di Fisica e figlio di stimati professionisti anastasiani, era uscito a piedi con un amico e coetaneo. Avevano mangiato un panino in piazza Trivio, per assaggiare le specialità di un nuovo locale. Una serata normale, come tante altre. I due ragazzi erano a piedi e stavano rientrando a casa quando in via Primicerio, a solo pochi metri dall’abitazione dei Rea, una Ford Escort che procedeva a tutta velocità li ha travolti. Per Raffaele l’impatto è stato gravissimo, causandogli diverse lesioni, mentre l’altro ragazzo è rimasto praticamente illeso, seppure sotto choc.  L’uomo alla guida, noto pregiudicato per furto, rapina e reati contro il patrimonio, non si è fermato per prestar loro soccorso ma ha preferito darsi alla fuga. Sarà poi identificato poco dopo dai carabinieri dell’aliquota radiomobile di Castello di Cisterna al comando del capitano Tommaso Angelone: si tratta appunto di Salvatore Giordano, 36 anni, noto alle forze dell’ordine e pregiudicato, alla guida della berlina senza assicurazione e sottoposta a sequestro amministrativo. L’uomo non ha mai preso la patente, dunque non sarebbe mai dovuto essere alla guida e, peraltro, noto in città con il soprannome di «Frankenstein», soffrirebbe di problemi psichici per i quali percepirebbe anche una pensione. Giordano è stato arrestato con l’accusa di lesioni personali a seguito di incidente stradale, omissione di soccorso e guida senza patente e per lui è stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari. Una scelta che nelle ultime ore ha fatto indignare il popolo dei social network, anche perché – ma non solo – il pirata della strada abita proprio accanto alla famiglia Rea. E tutti sapevano che l’uomo, il quale si improvvisa di solito parcheggiatore abusivo in occasione del mercato settimanale di Sant’Anastasia in piazza del Lavoro, sfrecciava alla guida della vecchia berlina a tutta velocità. Non poteva guidarla, quell’auto. Non sarebbe mai dovuto essere in via Primicerio la scorsa notte, quell’uomo che è peraltro fratello di un altro pregiudicato, Domenico Giordano, arrestato per estorsione nel corso dell’operazione Blusky lo scorso anno – il blitz con cui i carabinieri decimarono nel 2016 i clan D’Avino e Anastasio di Somma Vesuviana e Sant’Anastasia – e di recente condannato a sei anni di reclusione. È questo l’uomo che – sembra incredibile ma è così – circolava liberamente alla guida di un’auto e che l’altra notte ha travolto un giovane studente che era uscito di casa soltanto per mangiare un panino. Raffaele Rea, soccorso immediatamente da persone del luogo e dallo stesso amico che era con lui, è stato poco dopo trasportato in ambulanza al Loreto Mare di Napoli. È ancora lì, nel reparto di terapia intensiva, in prognosi riservata. Le ferite sono molto gravi, il giovane dovrà rimanere sedato per almeno 48 ore prima che i medici possano esprimersi sul reale stato di salute e sulle possibili conseguenze che l’assurdo incidente gli ha causato. Su alcuni gruppi social di Sant’Anastasia, le persone stanno pregando da ieri perché Raffaele possa venirne fuori e la sua mamma, poco dopo l’incidente, ha anch’ella affidato ai social network un grido di dolore e rabbia minacciando di farsi giustizia da sé, se a suo figlio, che stava solo tornando a casa senza immaginare cosa e chi avrebbe incontrato sul suo cammino, fosse accaduto il peggio.

Incendio Scampia. 300 Rom in ex caserma a Napoli

Tra dieci giorni, la nuova sistemazione per i Rom in seguito all’incendio dei giorni scorsi. Tra una decina di giorni parte della comunità rom che viveva nel campo di via Cupa Perillo, quartiere Scampia, in cui è divampato l’incendio, sarà trasferita nella ex caserma Boscariello a Miano. Nelle intenzioni dell’amministrazione comunale, che sta operando con la Protezione civile per attrezzare lo spazio, dovrebbero andarvi circa 300 rom. Questa la ‘road map’ a cui sta lavorando il Comune di Napoli. Intanto nel pomeriggio l’assessore al Welfare, Roberta Gaeta, con rappresentanti dei Servizi Welfare, della Protezione civile, della ASL e della Polizia municipale, si è recata all’Auditorium di Scampia dove sono state sistemate le famiglie che vivevano nell’area più prossima al luogo in cui si è sviluppato l’incendio lo scorso 27 agosto. Obiettivo – come spiegato all’ANSA dall’assessore – è “attrezzare l’Auditorium per migliorare il livello di privacy dei nuclei familiari”.  

Palma Campania, caso tubercolosi. Smentita dell’assessore Montanino

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In riferimento ad una notizia apparsa su un notiziario online, secondo la quale, un immigrato di origine bengalese, residente a Palma Campania, sarebbe scappato dall’ospedale di Sarno dopo che gli era stata diagnosticata la tubercolosi, l’assessore alla sanità, Domenico Montanino, precisa quanto segue: Ancora una volta, siamo costretti a smentire fantasiose ricostruzioni giornalistiche relative ora non solo a presunte epidemie sviluppatesi nel paese a causa della massiccia presenza di cittadini di origine bengalese, ma addirittura a fughe da nosocomi, in pieno stile Alcatraz, con annessa latitanza per sfuggire a chissà quali conseguenze, “tra l’incredulità del personale medico”. Ci sarebbe da ridere se non fosse invece il caso di indignarsi profondamente con questi pseudo giornalisti che si divertono a pubblicare pseudo notizie su questi pseudo giornaletti al solo fine di creare allarmismo tra la popolazione, o magari catturare qualche facile click, che la delicatezza della questione garantisce copiosi. Ovviamente smentisco categoricamente tutto quanto riportato nel farneticante articolo che molti cittadini hanno avuto la sventura di leggere. Non è avvenuta alcuna fuga. Il cittadino bengalese, affetto da un reliquato già presente da quando risiedeva nel suo paese, è uscito dall’ospedale in tutta tranquillità, e solo perché, il medico del pronto soccorso, una volta accertata la patologia, con un eccesso di zelo che gli fa onore, si era preoccupato di rivolgersi a qualche struttura specialistica per ulteriori accertamenti utili a fare piena luce sulla situazione di questa persona. Non avendo trovato alcuna struttura libera, ha lasciato andare il paziente, con l’accordo di rivedersi non appena si fosse liberato un posto da qualche parte. Nessuna fuga e nessuna irreperibilità. Invito quindi i cittadini a diffidare da queste bufale pubblicate da questi accalappiaclick. L’amministrazione comunale è assolutamente vigile su ogni questione legata alla salute pubblica e nel caso dovessero verificarsi realmente altri casi di tubercolosi, saremmo sempre pronti ad intervenire come già avvenuto in passato.

Sant’Anastasia. Si era tuffata tra le onde per salvare due bambini: una targa per l’eroica Raffaella

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Si era tuffata per salvare due ragazzi in difficoltà nelle onde agitate di Paestum ed era annegata l’operatrice sociale residente a Sant’Anastasia, Raffaella Esposito Alaia di 34 anni. Secondo una prima ricostruzione, lei, che era da poco giunta in un camping della zona insieme a un gruppo di bambini della comunità di Acerra, vedendo i due ragazzi in pericolo per le onde insidiose del mare non esitò a cercare di tirarli fuori con l’intervento di bagnini, perdendo però la propria vita. In una chiesa gremita si è tenuta ieri la Santa Messa in suffragio, cui hanno partecipato anche il consigliere Filippo Guadagni, il consigliere Rea Franco e il sindaco Lello Abete. “Per l’atto eroico compiuto e per aver messo al primo posto la vita dei due ragazzi sacrificando la propria – dice il sindaco Lello Abete – ho annunciato la volontà dell’Amministrazione di dedicare alla donna una targa, ma solo se la famiglia esprimerà il proprio consenso. Una targa per una ragazza modello, esempio di vita e di professionalità, ricca di valori come l’altruismo, la generosità e la solidarietà. Valori che oggi sono rari in un mondo in cui si muore fra l’indifferenza della gente come è avvenuto a Barcellona o come avviene in altre strade e piazze. Raffaella ha dimostrato di avere amore per gli altri ed un inestimabile valore umano e sociale”.

Marigliano, nuovi loculi al cimitero: c’è il bando per i lavori

Al via la gara d’appalto per i lavori di costruzione di quasi 177 nuove nicchie nel cimitero di Marigliano.
Erano state affidate a maggio del 2014 e gli assegnatari hanno anche già versato quanto dovuto. A dicembre dell’anno scorso è stato approvato il progetto definitivo per i lavori di realizzazione per un importo totale di circa 133 mila euro, che saranno coperti con i pagamenti effettuati da coloro a cui i loculi sono stati attribuiti. Il Comune pubblica ora il bando di gara con cui si stabilirà quale ditta dovrà costruirli.  “Finalmente è partita la gara per la realizzazione dei loculi del cimitero  che in poco tempo ci consentirà di realizzare i loculi per cui i cittadini assegnatari in base ad un’apposita graduatoria hanno già pagato parte della cifra dovuta”, ha dichiarato l’assessore con delega al cimitero, Assunta De Rosa. La componente delle giunta comunale guidata dal sindaco Antonio Carpino ha inoltre annunciato: “A breve pubblicheremo anche il bando per l’assegnazione dei lotti per la costruzione delle cappelle funebri, altro provvedimento molto atteso dai cittadini interessati”.

Ospedale da ricovero

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Dopo la morte di un 23enne al Loreto Mare, dal   Ministero della Sanità hanno inviato degli esperti per capire cosa è successo.

Costoro hanno scritto che «ricoverarsi al Loreto Mare può essere molto pericoloso, perché non funziona nulla!».

A me, per oggi, è passata la voglia di scherzare.

 

Terremoto di Ischia, l’intervista al Prof. De Natale

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Cogliamo l’opportunità di interloquire con l’ex Direttore dell’Osservatorio Vesuviano, per provare a chiarire cosa sia realmente accaduto nella crisi sismica di Ischia e lo facciamo lontani da clamore mediatico e dall’imperante disinformazione di questi giorni.

Neanche il tempo di abituarsi alle risse televisive, quelle dove non era importante fornire informazioni ma comunicare il messaggio che chi urla ha sempre ragione, che dobbiamo oggi far fronte anche alla disinformazione dei social. Quando però in questa disinformazione ci incappano anche gli scienziati, quelli che per antonomasia dovrebbero chiarirci le idee e dovrebbero confrontarsi in sedi più adeguate di un post di facebook, allora ci pervade un senso di abbandono, non solo a causa dell’assenza di informazioni certe, come ad esempio sui recenti eventi sismici di Ischia, ma per averci lasciato in completa balia di chi approfitta del vuoto informativo per diffondere bufale a tutto spiano. Ed è per questo che a freddo, a bocce ferme, cerchiamo di fare domande ed avere risposte da chi ha saputo attendere e riflettere sull’accaduto. A seguire l’intervista al Prof. Giuseppe De Natale.

Innanzitutto professore, ci dica cosa è realmente successo ad Ischia lo scorso 21 agosto?

«C’è stato un terremoto, localizzato dove tutti i terremoti che conosciamo sono sempre stati localizzati: sotto Casamicciola, a due chilometri circa di profondità. Questi terremoti, il più distruttivo e noto dei quali è stato quello che il 28/7/1883 che distrusse la cittadina, causando più di 2.300 vittime, la maggior parte delle quali a Casamicciola. Questi terremoti dicevo sono causati dai movimenti lungo le faglie intorno all’Epomeo. L’Epomeo è un blocco risorgente (ecco perché è un alto topografico) che si muove rispetto al resto dell’isola spinto da un’intrusione magmatica molto superficiale (2-3 km di profondità). Per motivi che ancora non comprendiamo a fondo, soltanto le faglie a Nord dell’Epomeo (quelle appunto sopra cui sorge Casamicciola) si muovono sismicamente, producendo terremoti. Questi terremoti non hanno magnitudo molto alta; quelli distruttivi sono generalmente compresi tra magnitudo 4 e 5,5; il motivo per cui sono così distruttivi è che avvengono a bassissima profondità: 2 km circa, ossia proprio sotto l’abitato di Casamicciola. L’estrema superficialità di questi terremoti spiega anche perché gli effetti distruttivi siano localizzati soltanto a Casamicciola, e si attenuano rapidamente tanto che in genere toccano molto poco i Comuni limitrofi. Infatti, un terremoto molto superficiale ha effetti molto intensi ma in un’area molto limitata. Per comprendere la questione, immaginate che la zona di massimo risentimento sia rappresentata da un cono rovesciato, con il vertice nell’ipocentro del terremoto, e con angolo di apertura fissato. Più avvicinate l’ipocentro alla superficie, minore sarà il raggio del cerchio che rappresenta l’intersezione della superficie con il cono.»

Come mai c’è stata tanta confusione nella localizzazione dell’epicentro? C’entra qualcosa il cattivo o addirittura il non funzionamento delle sonde?

«Io non so bene quale sia la causa degli errori commessi. Che, effettivamente, ci sono stati. Il problema principale, per quello che ho appurato, è stato che la prima localizzazione, completamente errata, è stata fatta dalla sala sismica di Roma dell’INGV, che non ha a disposizione i dati delle stazioni sismiche della rete locale di Ischia (né delle altre reti locali dei vulcani napoletani). Tutta la confusione che vediamo oggi, tra chi sostiene che errori non ci siano stati e chi dice di sì, dipende (come sempre) da una mancata divulgazione chiara, al pubblico, del problema; che è invece chiarissimo agli esperti. Il punto è che l’ipocentro andava localizzato dalla sala monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano, e appunto con le sue reti locali; e, principalmente, con la rete di Ischia. Perché la rete nazionale, gestita dalla sala sismica di Roma, e le procedure associate, sono fatte per localizzare i terremoti tettonici sul territorio nazionale. Mi spiego meglio: una determinata rete sismica è strutturata per avere una determinata precisione sulle localizzazioni ipocentrali; la rete nazionale ha una precisione di 5-10 km (in molte zone anche meno, ma questo è l’ordine di grandezza). Al contrario, le reti locali che monitorano le nostre aree vulcaniche sono molto più dense, e consentono di ottenere precisioni sulla localizzazione ipocentrale di 0,5-1,0 km. Allora, al di là di tutte le chiacchiere che si sono fatte in questi giorni, l’errore è consistito nel fatto che, per motivi non ancora ben spiegati, non è stata la sala di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano a calcolare la localizzazione con le sue reti, e quindi con la dovuta precisione come da protocollo, bensì la sala sismica del Centro Nazionale Terremoti INGV di Roma. La polemica è sorta perché, per motivi che non comprendo, l’INGV non ha voluto ammettere questo problema, e soprattutto perché ha fornito l’ipocentro corretto solo dopo 4 giorni; quando ormai tutta la comunità scientifica che conosce minimamente Ischia sapeva benissimo che la localizzazione era quella. Si sono quindi date spiegazioni poco convincenti, e spesso non corrette, per questo errore, invece di ammetterlo e spiegarne le ragioni. Ad esempio, la prima spiegazione è stata che mancava un ‘modello di velocità delle onde sismiche’ corretto per la zona di Ischia; questa spiegazione è assolutamente impossibile, per due motivi: primo, che dal 1993 (anno in cui io stesso installai le prime stazioni sismiche ad Ischia, proprio nei tre siti in cui sono ancora oggi) abbiamo localizzato più di un centinaio di terremoti, che avvengono sempre in quella zona (Casamicciola) ed a quella profondità (circa 2 km); utilizzando ‘modelli di velocità delle onde sismiche’ anche estremamente semplici, ad esempio con velocità omogenea in tutto il volume. Un’altra ‘spiegazione’ che viene spesso utilizzata per sostenere che non ci sia stato un ‘errore’ è quella che ogni misura ha una certa indeterminazione, che appunto viene detta ‘errore’; quindi, si afferma che, in fondo, anche le due localizzazioni precedenti cadevano nei pressi di Ischia, e l’ultima costituisce solo un ‘avanzamento scientifico’ che attiene alla ‘ricerca avanzata’ e non al monitoraggio. Quest’ultima spiegazione è oggettivamente assurda e fuorviante da un punto di vista scientifico, e chi la propugna confonde ancor più le idee ad un popolo (quello Italiano) che le ha già molto confuse sulla Scienza. Infatti, prendiamo ad esempio l’USGS (servizio geologico USA) che utilizza una serie di stazioni dislocate in tutto il Mondo per fornire le localizzazioni di tutti i terremoti del globo: anche loro hanno determinato un ipocentro, che capita circa 9 km a NE di Casamicciola, in mare. Quindi, se dovessimo ritenere vera l’ipotesi che ‘qualunque soluzione nei pressi di Ischia va bene’ dovremmo secondo logica chiudere prima la sala di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano e poi quella del CNT-INGV di Roma; infatti, ci affideremmo direttamente alle localizzazioni dell’USGS. La verità è chiaramente altra: la rete mondiale USGS è fatta per avere un’idea approssimativa di dove i grandi terremoti accadono, ed ha quindi una precisione di 20-50 km, che è troppo bassa, ad esempio, per allertare la Protezione Civile in caso di terremoti appenninici, alpini, ecc.; per questo, esiste la Rete Sismica Nazionale (CNT-INGV) che è molto più densa, e consente una precisione dell’ordine di 5-10 km; questa però è troppo rozza per dare indicazioni alla Protezione Civile Italiana su quanto avviene nei nostri vulcani, e quindi esistono per questo scopo le reti sismiche locali (molto più dense) su Ischia, Vesuvio, Campi Flegrei, che consentono una precisione di 0,5-1,0 km. Recentemente, la Direttrice dell’Osservatorio Vesuviano ha dato una nuova spiegazione: che un black-out sull’isola d’Ischia avrebbe interrotto la trasmissione dei segnali provenienti dalla rete locale di Ischia; poiché normalmente le stazioni sismiche sono installate insieme a sistemi di continuità elettrica (almeno con batterie in tampone) la Direttrice sostiene che alcune (o tutte) le stazioni abbiano sofferto il black-out perché, contemporaneamente, le batterie usate per emergenza non avrebbero funzionato. Questa spiegazione ha innanzitutto il problema dell’estrema improbabilità che una tale serie di ‘sfortunate coincidenze’ possa accadere; e poi dall’evidenza, assolutamente contraria, che invece i segnali sismici da tutti e tre i siti utili per localizzare l’evento c’erano; li ho visti io, e sono evidentemente stati utilizzati per ottenere l’evento definitivo. In realtà, comunque, anche senza dati era chiarissimo, dalle osservazioni passate ed ancor più dai dati che scorrevano sui media (solo Casamicciola distrutta) che l’evento fosse localizzato esattamente lì. E le stesse registrazioni sismiche di Ischia, se osservate, indicavano chiaramente quella localizzazione.»

 Le dichiarazioni di Tozzi e Mastrolorenzo su un possibile susseguirsi di scosse anche più forti, ha un fondamento o è solo enfasi giornalistica?

«Si, hanno un fondamento: la scossa devastante del 1883 fu preceduta da un terremoto di intensità di poco minore due anni prima, nel 1881; e da altre forti scosse iniziate fin dal 1828. Anche nel ‘700 ci fu una sequenza simile, ed anche in secoli molto precedenti. Quindi, bisogna ora innalzare molto la soglia di attenzione, e soprattutto mettere velocemente in sicurezza tutti gli edifici di Casamicciola e delle zone limitrofe. Ciò è fattibile, perché il territorio coinvolto è piccolo e perché si sa bene quali siano le accelerazioni massime che gli edifici possono sperimentare, consolidandoli quindi in conseguenza. È l’unica cosa razionale da fare, e bisogna farla subito.»

 La parte alta di Casamicciola risulta interdetta al pubblico, è una questione di pubblica sicurezza o, visto che è la zona dell’epicentro, si stanno effettuando anche dei rilievi da parte degli esperti?

«Non mi sono ancora recato ad Ischia dopo il terremoto: Sicuramente ci sono colleghi che stanno effettuando rilievi in zona; ma credo proprio che le zone interdette lo siano perché pericolanti. (e per la protezione dagli atti di sciacallaggio ndr.

Come vede lei, da geologo, la questione legata all’edilizia ischitana? L’abusivismo, le superfetazioni ma anche le strutture antiche, hanno avuto la loro influenza sugli effetti del sisma?

«L’accento molto forte posto sul problema dell’abusivismo, per esperienza diretta, avendo visto le discussioni in TV subito dopo la scossa, dipendeva principalmente dal tentativo iniziale di spiegare i danni ingenti e concentrati con le localizzazioni errate. Infatti, prendiamo ad esempio la prima localizzazione, data al largo di Punta Imperatore, a 10 km di profondità e di magnitudo 3.6. Un sisma di magnitudo così modesta, localizzato a 10 km di profondità, non avrebbe potuto logicamente provocare alcun danno (e questo è un altro motivo per cui era un evidente ‘errore’: perché dava, alla Protezione Civile, un messaggio ‘tranquillizzante’ sul terremoto assolutamente fuorviante). Quindi, i commentatori televisivi (pur di dire qualcosa) hanno tirato fuori argomenti ‘surreali’ per spiegare come un terremoto, localizzato di fronte a Forio, potesse ‘scavalcare’ Forio, poi anche Lacco Ameno e colpire, come un ‘missile intelligente’ esclusivamente la parte alta di Casamicciola. Così, si sono ipotizzati ‘effetti locali’ eccezionali, e poi ovviamente case costruite di ‘marzapane’: e quindi le case ‘abusive’. In realtà, in linea di principio non è detto che le case abusive siano necessariamente meno resistenti delle altre. Certo, spesso sono costruite in fretta, spesso in zone di frana oppure senza controllare la stabilità delle fondamenta, ecc. In realtà, mi risulta che anche edifici pubblici, quindi per definizione ‘non abusivi’ siano stati gravemente danneggiati. In realtà, il problema è lo stesso di quello ‘nazionale’: il patrimonio edilizio storico è estremamente vulnerabile. Quindi, il problema dell’abusivismo c’è, rappresenta un rischio aggiuntivo e va risolto. Ma gran parte dei discorsi fatti durante le molte ore (ed i 4 giorni successivi) in cui non era ufficializzata la corretta localizzazione, sono stati surreali e privi di un vero significato. Addirittura, qualcuno si è presentato in TV facendo vedere una grande ‘faglia sismica’ che passava in mare al largo di Ischia, affermando che la localizzazione su tale faglia dimostrasse che quello era un terremoto ‘tettonico’ che nulla aveva a che fare con la dinamica vulcanica dell’Isola. Il mio messaggio, molto chiaro e forte, è: cancellate tutte le chiacchiere mediatiche ascoltate dalla sera del 21/8 fino alla sera del 25/8. Il vero problema, indiscutibile ed urgentissimo, è quello di consolidare gli edifici. Questa è l’unica misura, razionale e fattibile, che eliminerà il problema. »

Il fatto che i sindaci e gli operatori turistici invoglino i visitatori a restare sull’Isola Verde è un atto irresponsabile o ha una sua ragion d’essere?

«Non è irresponsabile. L’Italia è un Paese sismico e vulcanico, eppure è bellissimo e pieno di turisti. Ovviamente, è imperativo che i luoghi di accoglienza turistica siano assolutamente sicuri, e comunque verificati per la loro vulnerabilità. Dopodiché, come ho detto, bisognerà convivere con questo rischio per molti anni a venire, ed il miglior messaggio da dare, per incoraggiare i turisti a recarsi ad Ischia come e più di prima, è il consolidamento degli edifici, che se ben strutturato ne farà così un caso esemplare per il Paese (anche grazie alla limitata estensione): la zona più sicura d’Italia. Termino con questo auspicio, essendo un grande estimatore delle bellezze naturali e della grande cultura dell’Isola.»