Somma Vesuviana, da domani a domenica la Festa dell’Unità in piazza, arrivano Orfini e Cantone

 «Tessere» è il tema della quarta Festa dell’Unità organizzata dai Giovani Democratici di Napoli. «Se il vostro pensiero è andato ai rettangolini di carta, avete un problema». Parola dei GD che hanno scelto l’infinito del verbo «tessere» come filo conduttore, nel senso di «ricucire». E la location prescelta, stavolta non Napoli ma la provincia e segnatamente Somma Vesuviana, la dice lunga sulle intenzioni. Già perché a Somma, reduce da una difficile tornata amministrativa terminata con l’elezione del sindaco Salvatore Di Sarno (civiche più Udc, Verdi e Psi), il Pd non ha presentato la lista e non è dunque rappresentato in consiglio comunale. Una scelta arrivata dopo il forfait del candidato indicato, il medico Giuseppe Bianco, che denunciò poi – era maggio scorso – minacce e pressioni. Ora il Pd scenderà in piazza Vittorio Emanuele III da domani fino a domenica, con l’intenzione di «cucire a filo doppio» i rapporti con la società, le associazioni e i territori. «Abbiamo deciso di portare il dibattito politico in un luogo duramente colpito dall’incendio del Vesuvio e che ha visto l’assenza del simbolo di partito alle scorse amministrative»- è la mission degli organizzatori. Una tre giorni di iniziative, discussioni e confronto con ospiti di rilievo nello scenario politico nazionale «per tessere una nuova trama per la politica della Città Metropolitana». Domani si inizia alle 16, 30: ad aprire la festa ci saranno Ilaria Esposito (segretario Gd Napoli), Francesca Scarpato (Segretario Gd Campania), il segretario napoletano Venanzio Carpentieri, la segretaria regionale Assunta Tartaglione, il segretario del circolo di Somma Vesuviana Giuseppe Auriemma, ma anche il sindaco della città Salvatore Di Sarno e il presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, Agostino Casillo. Alle 17, 30 per il tema «tessere la legalità», Ottavio Ragone intervista il presidente dell’Anac Raffaele Cantone e, alle 19, arriverà in città il presidente del PD Matteo Orfini che, per «tessere il partito», sarà intervistato da Enzo D’Errico. In serata, la festa continua con live music e GDj set. Tavoli tematici previsti dalle 16 di sabato quando, per «tessere le proposte» e i saluti di Mattia Zunino, segretario nazionale Gd, arriveranno tutti i consiglieri regionali campani (Amato, Casillo, Ciaramella, Daniele, Fiola, Marciano, Marrazzo, Raia, Topo); alle 19 Giuseppe Cozzolino, coordinatore segretaria Gd Napoli, modera «Tessere lo sviluppo imprenditoriale nella Città Metropolitana» con Leonardo Impegno, Dario Scalella, la presidente Federcostruttori Federica Brancaccio. Alle 21, 30 via alle tradizioni locali con il gruppo folk «Zì Riccardo e le donne della Tammorra». Si chiude domenica, con eventi fin dal mattino: alle 10, 30 «Ricucire i rapporti tra istituzioni e territorio» e la presenza di Teresa Armato, Ciro Buonajuto, Massimiliano Manfredi e Valeria Valente; alle 17, 30 «Ricucire l’accoglienza», con i saluti del vicesegretario nazionale Gd Pasquale Stellato, e gli interventi di Gennaro Migliore, Pina Picierno, Ibrahim Coulibaly (presidente associazione Mandè), Pier Emilio d’Agostino (campagna Ero Straniero), Salvatore Esposito (presidente rete Mediterraneo Sociale), don Francesco Riccio (direttore regionale Pastorale Giovanile), modera Mario Viglietti, responsabile immigrazione Gd Napoli. Alle 19, Gino Cimmino, Andrea Cozzolino e Marco Sarracino discuteranno di «Ricucire il Pd a Napoli e in Campania», prima di lasciare la scena alla musica e all’ironia dell’ultimo ospite musicale: Tony Tammaro.

In manette Bruno Mascitelli, ras delle paranze di Pomigliano e Casalnuovo

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E’ stato arrestato mentre era in pigiama, nascosto in casa del nipote, a Giugliano. Bruno Mascitelli, latitante da maggio con l’accusa di sdpaccio di stupefacenti, è stato dunque catturato dai carabinieri. E’ considerato un personaggio di spicco non solo nei quartieri napoletani del Vasto e di Ponticelli ma anche nei rioni della ricostruzione di Pomigliano e di Casalnuovo. Soprattutto a Pomigliano il carisma criminale di Mascitelli ha alimentato le paranze della zona. Molti i giovani pregiudicati che qui lo hanno seguito.

A Volla, la giornata della Prevenzione

  Le Associazioni “Antares”di Volla e “Croce San Giovanni” di Pollena, domenica 24 settembre u.s. hanno organizzato la giornata della prevenzione.    “Prevenzione” significa fermare un’azione prima che avvenga. Riguarda le misure che vengono predisposte per cercare di mantenere sotto controllo qualcosa di negativo, come la criminalità, la malattia, o gli incendi boschivi. Educare i bambini sulla nutrizione è una forma di prevenzione all’obesità, per esempio, e l’abbassamento dei limiti di velocità può aiutare a prevenire gravi incidenti. Sotto il profilo sanitario,  invece, la prevenzione è un insieme di interventi attuati con il fine prioritario di promuovere e conservare lo stato di salute ed evitare l’insorgenza di malattie.  La maggior parte dei problemi ha componenti importanti nello stile di vita. Spesso per varie ragioni, culturali, economiche e talvolta anche di cattiva politica, il medico viene chiamato in causa quando ormai è stato già raggiunto un certo livello di danno. Per questo e soprattutto per spirito di altruismo e solidarietà che sui territori si adoperano associazioni che organizzano giornate di prevenzione e  screening gratuiti per i cittadini. A Volla “Antares” e “Croce San Giovanni” hanno infatti organizzato, nella giornata di domenica 24 settembre, la giornata della prevenzione. La villetta comunale di Via Verdi, nel parco Panorama a Volla, domenica 24 settembre è diventata un campo a disposizione della popolazione. Le tende della protezione civile sono state sistemate a cerchio e adibite ad ambulatori nei quali alcuni professionisti del territorio hanno prestato la loro opera gratuitamente per celebrare la giornata della Prevenzione. I volontari della protezione civile e della Croce Rossa Italiana, come sempre in maniera impeccabile, hanno garantito ordine e cordialità. Tutti i professionisti hanno lavorato assiduamente, proprio con lo spirito di chi renderebbe contagiosa la salute anziché  che la malattia. Sono state effettuate visite e colloqui con il Diabetologo Dott. A. Beneduce, l’Oncologo Dott.essa A. Montanino, il Nutrizionista Dott. Conza , la Psicologa Dott.essa L. Nettuno, il Senologo Dott. E. Perna, l’Urologo e un Cardiologo che hanno preferito restare in anonimato. Sono state registrate circa 250 prestazioni.  Il 25% delle persone, accorse anche dai paesi limitrofi ha effettuato 2/3 prestazioni.  Davvero bei numeri, bel risultato, nonostante l’evento aveva avuto, stranamente, il parere contrario di qualcuno che fino a poco fa aveva ricoperto ruoli di responsabilità a Volla. Ma a questi tipi di manifestazioni il vero verdetto e giudizio lo fanno i numeri e il commento dei cittadini, che in questo caso hanno apprezzato, gradito ed usufruito dell’iniziativa, auspicando la sua ripetizione nel tempo e l’organizzazione di iniziative analoghe. L’unico rammarico per uno degli organizzatori è il fatto che alcune persone non sono riuscite ad effettuare lo screening poiché le visite si sono estese oltre il tempo stabilito. Tant’è che si è ripromesso che alla prossima cercherà di offrire disponibilità di due specialisti per ogni prestazione, se gli sarà possibile. Proprio per lanciare il messaggio saggio, restando in tema di prevenzione:” Gli intellettuali risolvono i problemi, i geni li prevengono”.    

Somma Vesuviana, i sindaci di Somma e Sant’Anastasia a sostegno dei lavoratori Dema

Stamattina una delegazione di sindacati e operai della Dema Spa è stata ricevuta dal sindaco di Somma Salvatore Di Sarno. Al centro dell’incontro la vertenza che vede il lavoro a rischio per 24 operai per i quali la cassa integrazione scade il 4 ottobre. “Siamo vicini ai dipendenti che rischiano il posto di lavoro”, commenta Di Sarno, “ nei giorni scorsi i rappresenti sindacali sono stati ricevuti dalla Regione per affrontare la questione della crisi Dema, sia l’assessorato Attività Produttive che quello al Lavoro si sono dimostrati disponibili al confronto. Per questo chiediamo con maggior forza il loro impegno concreto, si tratta di lavoratori più “deboli” che hanno particolari situazioni di disagio per età e condizioni di salute e non possiamo consentire che vengano espulsi dal ciclo produttivo”.  Una battaglia che non riguarda soltanto la città di Somma, dove ha sede la fabbrica in questione, ma anche Sant’Anastasia dove vivono alcuni degli operai coinvolti. “Faremo di tutto per non lasciare soli i lavoratori”,  dichiara il sindaco di Sant’Anastasia Lello Abete, “Si tratta di un’azienda storica che per anni ha occupato personale della nostra città e continua a farlo. Faremo una battaglia congiunta con l’amministrazione comunale di Somma premendo soprattutto sulla Regione. Il nostro obiettivo comune è salvaguardare i posti di lavoro

Più grassi che sesso

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Secondo la ricerca dell’Ismea, che si occupa di servizi per il mercato agricolo-alimentare, gli italiani hanno ricominciato a fare la spesa, a mangiare di più. Sul versante sessuale, invece, un altro istituto di ricerca ha rilevato che negli ultimi due anni gli italiani sono stati stagnanti per quanto riguarda le relazioni extraconiugali, cioè tradiscono di meno.

Le due cose sono correlate? Chissà, però una vecchia canzone napoletana del 1928 l’aveva già previsto: “e sold ca spennevo pe’ n’abbraccio e nu’ surriso, mo mme n’accatt panzarott e palle e riso…!”.

Ottaviano, la Fidapa consegna dipinto del XVIII secolo alla comunità parrocchiale dopo il restauro

È di autore ignoto, il dipinto «Gesù tra i dottori del tempio» che la sezione Fidapa di Ottaviano ha consegnato, dopo il restauro, alla comunità parrocchiale di San Gennarello ma, risalente al diciottesimo secolo, rientra con molta probabilità nella produzione di Francesco Solimena, artista del tardo barocco noto come «l’Abate Ciccio». La collocazione temporale dell’opera d’arte, che da martedì è affidata al parroco don Raffaele Rianna, è avvalorata dall’atto di fondazione della chiesa di Montella in cui si fa menzione dei beni in dotazione. Il restauro dell’opera porta la firma di Umberto Maggio e il ritorno allo splendore delle origini si deve al contributo della sezione di Ottaviano della Fidapa (federazione internazionale donne arte professioni affari), un evento con il quale la presidente Jussara Alvarez ha segnato anche la conclusione del suo mandato biennale, passando il testimone e la guida della Fidapa locale ad Anna Fiorella Saviano. Alla serata di presentazione del dipinto restaurato, di cui il parroco, don Raffaele Rianna ha illustrato il significato spirituale, hanno preso parte la presidente Distretto Sud Ovest Fidapa, Vincenzina Nappi, Tonia Solpietro dell’ufficio beni culturali della Diocesi di Nola, il funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Città Metropolitana Carla Gina Ascione, il sindaco di Ottaviano Luca Capasso, il vicesindaco Virginia Nappo, gli assessori Marilina Perna (cultura, pubblica istruzione) e Salvatore Rianna (patrimonio, politiche sociali), il consigliere Emanuele Ragosta. La Fidapa non è nuova a tali iniziative: negli anni scorsi, grazie all’impegno dell’associazione, sono state restaurate altre opere d’arte poi riconsegnate alla città e custodite in varie chiese di Ottaviano.

La prima volta dell’Asl 3 Napoli Sud: approvato l’atto aziendale

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Per la prima volta nella sua storia l’Asl Napoli 3 Sud ha un atto aziendale. L’importante strumento che disegna l’organizzazione e le articolazioni di governo dell’azienda sanitaria e i suoi rapporti con gli enti locali, la Regione, le rappresentanze dei cittadini, verrà pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania il prossimo lunedì 2 ottobre 2017 firmato dal presidente campano Vincenzo De Luca. Si interrompe, dunque, la situazione di provvisorietà che l’azienda ha vissuto fino ad oggi. “Con l’approvazione dell’Atto Aziendale – spiega il direttore generale Asl Napoli 3 Sud Antonietta Costantini – si conclude definitivamente un lungo periodo di incertezza che ha caratterizzato la vita dell’azienda. Contemporaneamente parte un’azione profonda di riorganizzazione delle strutture che porterà con sé una offerta qualitativamente e quantitativamente più adeguata, diretta a soddisfare i bisogni di salute con grandi benefici per la popolazione. Le scelte organizzative, definite nell’ambito dell’atto, sono orientate alla sperimentazione di soluzioni innovative ed alla formulazione di modelli operativi finalizzati alla razionalizzazione dell’assistenza sia ospedaliera, sia territoriale”. L’atto, la cui stesura è stata ampiamente condivisa con sindacati, responsabili di strutture, sindaci, associazioni dei cittadini, si sviluppa sulla base del Piano Sanitario Regionale e definisce in modo chiaro ed inequivocabile strutture e contenuti specifici delle varie realtà sanitarie. “Ogni presidio – afferma ancora la direttrice Costantini – avrà una propria identità ed una dotazione organica. Ciò semplificherà e renderà più efficienti le attività degli operatori e, contemporaneamente, segnerà percorsi semplificati ed immediatamente riconoscibili per gli utenti”.

S. Sebastiano, la discarica continua.

Via Panoramica Fellapane, già toccata dal fuoco dell’incendio e dall’acqua delle prime piogge, ora svela il suo inquietante patrimonio di rifiuti.

Gli incendi del luglio scorso hanno messo in luce molte criticità del territorio, un parco nazionale che esiste solo sulla carta, incapace di tutelare il suo patrimonio naturale; amministrazioni che non fanno altro che chiudere entrambi gli occhi su quanto succede sul territorio e cittadini senza scrupoli e cultura che completano il quadro.

Come spesso accade, le fiamme svelano realtà che non ti aspetti e, così come accadde nel 2013, quando un improvviso incendio portò alla luce un’imbarazzante discarica in via Panoramica Fellapane vedi, così il rogo di luglio ci ha drammaticamente mostrato la coscienza sporca di questo paese e dei paesi limitrofi. Bisogna comunque dire che la vegetazione aveva ben nascosto il tutto, custodendo per decine d’anni quei rifiuti, ora carbonizzati ma ancora pericolosi. Temiamo però che quel che si vede ora possa essere solo la punta dell’iceberg di un problema molto più grande e che la colmata che sta a valle del sentiero n°8 del parco nazionale del Vesuvio, quella che poi degrada sul versante ercolanese verso l’Ammendola & Formisano, sia piena di altro pericoloso rifiuto, depositato lì nel corso degli anni.

Che dire a tal riguardo? Che mentre si creava il mito della “Piccola Svizzera” si stava già creando il suo disfacimento? Che nel mentre il comune di San Sebastiano nel 2010 riceveva il premio di comune “riciclone” da una generosissima Legambiente vedi e dalla Leucopetra vedi, questi smaltiva i suoi rifiuti nel parco? Una volta si diceva: ai posteri l’ardua sentenza, oggi i posteri avrebbero tanta voglia di sentenziare poiché hanno avuto in eredità un danno imponderabile e che fa paura solo a pensarci.

L’attuale amministrazione è figlia delle precedenti ma pare che qualcosa a riguardo voglia fare e speriamo che lo faccia presto ma è nostra opinione che se non si affronta in maniera congiunta, con gli altri comuni limitrofi, il Parco, la Regione e la Città Metropolitana, la questione non si sbloccherà e non ci resterà che attendere che la natura prenda ancora una volta il sopravvento e ricopra tutto come ha fatto nei decenni passati.

Articolo del 2013 VIDEO e IMMAGINI del dopo incendio VIDEO e IMMAGINI delle prime piogge

È l’avvocato sommese Luigi Raia il nuovo direttore dell’Agenzia Regionale per il Turismo

Luigi Raia
Già vicino in passato all’area Dem, poi a Nicola Cosentino quando la sorella Paola Raia fu eletta nelle fila del Pdl regionale (era il 2010), ora sembra di nuovo prossimo all’area Pd anche se la nomina è «tecnica». Per ora, ad ufficializzare la nomina di Luigi Raia ai vertici dell’Agenzia regionale per il Turismo dopo la selezione cui ha preso parte, manca solo una delibera di giunta regionale. Che, tradotto, significa la firma in calce di Vincenzo De Luca, il governatore campano. L’avvocato Raia non è nuovo a ruoli di spicco in ambito regionale: era il 2011 quando dovette subire polemiche e accuse provenienti proprio da casa Pd per la nomina a direttore generale dell’Isve: dai Dem venne l’accusa di conflitto di interesse per la presenza della sorella Paola in consiglio regionale. Ancora prima- era il 2005 – si era già occupato di turismo, quale amministratore dell’Ept (ente provinciale per il turismo) di Capri. Ora la sfida è di quelle importanti: toccherà a lui gestire la programmazione turistica della Regione.

La storia di Elica ha ancora tanto da insegnarci

Storia di un mare in sofferenza   Aveva rischiato già una volta la vita. Mesi fa, quando fu recuperata sulle coste campane e portata al centro di recupero della Stazione Zoologica Anthon Dorn. Un brutto incidente, dal quale, però, la Caretta caretta si era ristabilita completamente grazie alle cure attente e amorevoli del personale specializzato. Tanto da poter finalmente riguadagnare la libertà e ritornare in mare. Nel suo mare. Elica, questo il suo nome, è stata liberata il 21 settembre tra Castelvorturno e Mondragone, insieme a Jack Sparrow, Nazzarena, Venere, Geltrude e altre tre compagne di disavventure. Una giornata speciale, all’insegna della biodiversità, che rimarrà impressa per sempre nella mente dei tanti bambini delle scuole che vi hanno partecipato. La ritrovata libertà di Elica, però, è durata pochissimo. Solo tre giorni dopo, il 24 settembre, è stata trovata nuovamente spiaggiata. Stavolta purtroppo già senza vita. Nessuna ferita evidente, ma probabilmente, nel profondo delle acque del golfo, sarà rimasta impigliata in qualche rete da pesca mentre era a caccia di meduse. E lì, ancora una volta per mano dell’uomo, ha trovato la morte. Per affogamento. Proprio come noi, infatti, anche le tartarughe marine hanno i polmoni, e devono quindi risalire a galla per respirare prima di immergersi nuovamente. È triste che la vita di un gigante del mare, di un “dinosauro” marino, una creatura così elegante e al tempo stesso indifesa, si debba interrompere per mano dell’uomo. Ma, cosa ancora più triste è che la storia di Elica purtroppo non è un evento isolato. Questa primavera parecchie Caretta caretta si sono spiaggiate senza vita sui litorali campani. Impatti con imbarcazioni, ami e lenze nello stomaco, o annegamento per le reti sono le cause più frequenti. Una notizia che fa ancora più male se si pensa che negli stessi giorni, sulla rivista scientifica Science Advance, usciva un articolo a firma di Antonio Mazaris sul ruolo fondamentale che gli istituti come il Centro Ricerche Tartarughe Marine della SZN di Portici rivestono a livello globale per la conservazione delle tartarughe marine. “Una storia di successo globale” come cita l’articolo che ha analizzato il trend demografico di sette specie di tartarughe marine dagli anni ’50. Una storia che ci dice chiaro e forte che questi sforzi sono necessari e soprattutto hanno risultati concreti, se paragonate ad altri programmi di conservazione applicati per altre specie di vertebrati. Questi rettili marini a rischio di estinzione, grazie ai programmi di conservazione intrapresi in tutto il mondo e al coinvolgimento delle persone che vivono nei luoghi di nidificazione di queste specie, hanno cominciato a crescere di nuovo di numero. Anche se, ribadisce lo studio, “emerge la necessità di informazioni più aggiornate e continue sui siti di nidificazione, sui luoghi di alimentazione e sulle aree più frequentate”. Informazioni preziose, che si possono ricavare però grazie all’applicazione di trasmittenti Gps/Gsm sul carapace delle tartarughe e che restituiscono dati sui movimenti e sul comportamento di questi rettili. Proprio come è stato fatto per una delle otto Caretta caretta liberate tra Mondragone e Castelvolturno. Ma oltre agli sforzi di enti, associazioni e istituzioni, all’uso delle migliori tecnologie a disposizione della scienza, serve il coinvolgimento della popolazione. Non solo gli abitanti delle zone costiere dove la Caretta caretta sceglie di nidificare, come il Cilento o il Casertano nella nostra Campania. Serve una maggiore consapevolezza da parte di tutti. Dei pescatori “della domenica” per non lasciare ami e lenze in giro per il mare, dei diportisti per non impattare con le tartarughe che risalgono in superficie per respirare. Ma soprattutto di chi è pescatore di professione, che dovrebbe mettere in atto misure di salvaguardia del patrimonio marino per non far si che il mare diventi un deserto. E sarebbe auspicabile anche una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori. Perché scegliere prodotti ittici non significa solo pensare al gusto e alla freschezza del prodotto che si compra, ma significa anche pensare al metodo con cui quel prodotto arriva in tavola. E quindi ai metodi di pesca e alla chiarezza delle etichette. Secondo i dati ufficiali di Fao e MedReAct, il 96% degli stock ittici dell’UE nel Mediterraneo è troppo sfruttato, e la pressione  supera fino a nove volte il rendimento massimo sostenibile (ovvero numero di catture possibili  senza compromettere la sopravvivenza della specie). Le specie che hanno superato la soglia di sostenibilità sono quelle più commerciali, come sardine, acciughe, merluzzo, triglia e gamberi. Secondo l’UE, ad esempio, si dovrebbe ridurre la pesca del merluzzo del 90% e quella delle triglie del 76%. E nel resto dei mari le cose non sono migliori. Dati allarmanti soprattutto se si pensa agli stock ittici non denunciati, alla pesca illegale, alle tonnellate di pesce scartato perché non richiesto dai consumatori che vengono regolarmente rigettate in mare ormai senza vita, o peggio inscatolate sotto falso nome e rivendute per altre specie, come hanno denunciato alcune inchieste. I dati sulla diminuzione del pescato a causa della pesca eccessiva potrebbero quindi essere ben peggiori di quanto emerso finora. Non basta più conoscere il luogo di provenienza del pescato, dovremmo conoscere l’abbondanza delle diverse specie nei nostri mari, i periodi in cui sarebbe meglio sospendere la pesca, e soprattutto i metodi con cui viene pescato il pesce. Ci vorrebbero maggiori controlli e un maggior rispetto per il mare. Così come pretendiamo di sapere cosa c’è in una bevanda, o dove, con che metodo e con quali pesticidi è stato coltivato il pomodoro che arriva in tavola, altrettanto dovremmo prendere per il cibo che viene dal mare. Perché è evidente che ad oggi, le misure e le leggi in vigore non bastano. Il mare sta inviando i suoi segnali di sofferenza, e sta a noi proteggerlo e consegnarlo ai nostri nipoti in uno stato in cui si possa ancora chiamare “mare” e non “deserto blu”.