Somma Vesuviana. Da oggi il Comune rilascia la Carta d’identità elettronica (Cie), la prima richiesta è del sindaco

Da oggi il Comune di Somma Vesuviana è tra i primi 40 in Campania a poter rilasciare la Carta d’identità Elettronica (Cie). La prima richiesta all’ufficio Anagrafe è stata presentata dal sindaco Salvatore Di Sarno che ha rilasciato, così come prevede la nuova procedura, la sua impronta digitale e soprattutto ha dato il suo consenso alla donazione degli organi, altra ulteriore novità concessa dal Cie. Il nuovo documento di identificazione (prevista dall’articolo 10 comma 3 del D.L. 78/2015 convertito dalla legge 125/2015) si presenta come una “carta di credito” che consente di comprovare in modo certo l’identità del titolare sia sul territorio nazionale che all’estero. “Si tratta di un’importante adeguamento che ci permette di diventare sempre più cittadini europei”, spiega il sindaco Salvatore Di Sarno, “Un documento che contiene un microprocessore a radio frequenza che garantisce una maggiore sicurezza dei dati anagrafici ed è di difficile contraffazione oltre a consentire la fruizione di diversi servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni. Ci rendiamo conto che per i costi e i tempi di rilascio potrebbero esserci dei disagi, per questo chiediamo la collaborazione di tutti i cittadini. Ringrazio anche l’assessore Ciro De Simone che ha seguito il progetto e i dipendenti comunali che ci hanno permesso di raggiungere questo importante obiettivo in poco tempo facendoci risultare tra i primi 500 in Italia”.   Nello specifico riguardo la Carta d’identità elettronica: La richiesta deve essere inoltrata  al Comune di residenza o di dimora nei casi di primo rilascio, deterioramento, smarrimento o furto del documento di identificazione. Occorre che sia presentata personalmente (per i minori, interdetti, inabilitati o beneficiari di amministrazione di sostegno la domanda è inoltrata dalla persona che ne ha tutela o cura).  Sarà necessario disporre di una fotografia formato tessera e del codice fiscale.  Per fare o rinnovare la carta di identità di un minorenne deve essere presente anche il minore .  I tempi di rilascio Il processo di emissione della CIE è gestito sostanzialmente dal Ministero dell’Interno; la consegna avviene entro sei giorni lavorativi dalla data della richiesta presso il recapito indicato dal cittadino. Il supporto fisico della C.I.E. è dotato di un microprocessore per la memorizzazione delle informazioni necessarie per la verifica dell’identità del titolare, inclusi gli elementi biometrici primari (fotografia) e secondari (impronta digitale) da acquisire in fase di domanda del documento. Costi e modalità di pagamento  Per il rilascio e per il rinnovo della carta di identità elettronica è previsto il pagamento, al momento della richiesta, totale di euro 22,79. Di cui 16,79 è il corrispettivo che va al Ministero e la restante parte è il diritto fisso comunale di segreteria. L’importo sarà riscosso, in contanti,  dal Comune allo sportello. La nuova Carta d’Identità prevede la possibilità di esprimersi circa la donazione degli organi Per ogni ulteriore informazione è possibile collegarsi al sito web del Comune www.comune.sommavesuviana.na.it  

San Giuseppe Vesuviano. Al via la “Settimana della Prevenzione” – Visite gratuite per la lotta dei tumori al seno

Il “Camper Donna” sosterà in quattro piazze della città.   Inizia nuovamente la “settimana della prevenzione” a San Giuseppe Vesuviano. Il Comune di San Giuseppe Vesuviano, in collaborazione con la Commissione Pari Opportunità e con l’Associazione ALTS, nei prossimi giorni, in quattro occasioni, offrirà ai cittadini la possibilità di ricevere gratuitamente visite senologiche eco assistite per la prevenzione delle patologie del seno. Il “Camper Donna”, che assisterà i cittadini nel corso delle attività di consulenza e prevenzione, sosterà il 10 ottobre in piazza Garibaldi, dalle ore 10:00 alle ore 14:00 e dalle ore 15:00 alle ore 18:00, il 12 ottobre in Piazza Casilli, dalle ore 10:00 alle ore 14:00 e dalle ore 15:00 alle ore 18:00, il 17 ottobre 2017, in Piazza Santa Maria La Scala, dalle ore 10:00 alle 14:00 e dalle 15:00 alle 18:00, il 19 ottobre al Rione Belvedere, dalle ore 10:00 alle 14:00 e dalle 15:00 alle 18:00. “Si tratta di un’opportunità importante per le donne della nostra città – evidenzia Vincenzo Catapano, sindaco di San Giuseppe Vesuviano – la prevenzione, come ribadito dai maggiori esponenti della scienza medica, è il primo strumento per combattere la diffusione di patologie che richiedono, diversamente, lunghi percorsi di cura. L’attenzione a queste tematiche, nel corso degli ultimi anni, è stata costante e dovrà continuare ad esserlo”.

Terme, a Casalnuovo prosegue la rassegna cinematografica che mette la periferia al centro

I registi Michele Citoni e Federico Francioni ospiti della seconda giornata.
Dopo la prima giornata, prosegue martedì la rassegna cinematografica di “Trame”. Per il secondo appuntamento con il pubblico, saranno ospiti i registi Michele Citoni e Federico Francioni. Citoni sarà presente al multisala Magic Vision di Casalnuovo di Napoli alle 18, per la proiezione di “Il Futuro è troppo grande”, il documentario realizzato con Giusy Buccheri e riconosciuto come “Un film per la pace 2014” dall’Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del Dipartimento delle Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri. A seguire, alle 21, interverrà Federico Francioni, finalista del Premio Solinas Documentario per il Cinema 2017. Il regista si presenterà in occasione della proiezione di “The First Shot”, il film-documentario realizzato con Yan Cheng. “Trame” è un progetto che punta a migliorare la realtà della periferia attraverso il cinema. È promosso dalle associazioni “Tare” e “Res” in collaborazione con l’istituto superiore Isis “Giancarlo Siani”, vincitori del bando “Sillumina” della Siae. La periferia, la marginalità, il disagio, gli italiani di seconda generazione, l’immigrazione e l’integrazione culturale sono i temi al centro della rassegna, che è suddivisa in due tipologie: “La periferia italiana nel cinema d’autore” e la “Rassegna italiana di cortometraggio sociale under 35”. Dopo la partenza del 3 ottobre, e la seconda data di martedì 10 ottobre, gli altri appuntamenti con la proiezione dei film sono stati fissati per il 17 e il 24 ottobre. Due gli orari delle proiezioni: alle 18 e alle 21. L’ingresso è gratuito. L’elenco dei film è consultabile sul sito internet tramecinemaperiferia.wordpress.com e sulla pagina di Facebook “Trame – Cinema e Periferia”.
Programma della rassegna di Trame
10 ottobre
Ore 18 Il futuro è troppo grande di Giusy Buccheri e Michele Citoni. Introduzione a cura di Mario Visone (sala grigia) Mediterranea di Jonas Carpignano (sala blu) Selezione dei cortometraggi (sala vip) Ore 21 The first shot di Federico Francioni e Yang Cheng Introduzione a cura di Donatello Fumarola (sala grigia). Mediterranea di Jonas Carpignano (sala blu) Selezione dei cortometraggi (sala vip)  

17 ottobre

Ore 18 Loro di Napoli di Pierfrancesco Li Donni. Introduzione a cura di Salvatore Marfella (sala grigia). The first shot di Federico Francioni e Yan Cheng (sala blu). Selezione dei cortometraggi (sala vip) Ore 21 Selezione dei cortometraggi (sala grigia) Il futuro è troppo grande di Giusy Buccheri e Michele Citoni (sala blu). Selezione dei cortometraggi (sala vip)  

24 ottobre

Ore 18 Selezione dei cortometraggi (sala grigia) ‘A Ciambra di Jonas Carpignano (sala blu) Selezione dei cortometraggi (sala vip) Ore 21 Moj Brate di Nazareno Manuel Nicoletti (sala grigia) ‘A Ciambra di Jonas Carpignano (sala blu) Selezione dei cortometraggi (sala vip)    

« Parcheggio abusivo costruito con l’amianto »: a giudizio imprenditore dello smaltimento

Rinviato a giudizio dalla procura di Nola G.T., imprenditore locale, appena trentenne, dello smaltimento dei rifiuti. Secondo l’accusa ha fatto realizzare nell’area industriale di Acerra un parcheggio abusivo per camion, tir e cassoni più grande di un campo di calcio. Il parcheggio sarebbe stato costruito senza alcun tipo di autorizzazione, l’anno scorso, in spregio alle leggi dello stato di diritto e per giunta utilizzando amianto e scarti dell’edilizia, stando almeno alla dettagliata relazione dei tecnici ambientali del Comune di Acerra. Per tutti questi motivi la struttura giudicata fuorilegge, di oltre novemila metri quadrati, era stata sequestrata dalla polizia municipale, un anno e mezzo fa. A ogni modo l’area finita nel mirino della giustizia continua a essere utilizzata come parcheggio. Intanto G.T. dovrà presentarsi davanti al giudice monocratico del tribunale di Nola, Lucia Minauro, il prossimo 19 ottobre, per effetto di un decreto di citazione diretta a giudizio sottoscritto dai pubblici ministeri della procura nolana. L’imputato dovrà rispondere del reato di abusivismo edilizio. Ma il Comune di Acerra lo aveva anche denunciato per aver versato amianto ed altri rifiuti nello spazio poi trasformato in parcheggio. L’ente si costituirà parte civile al processo. L’altro giorno ha conferito l’incarico di rappresentarlo in sede giudiziaria all’avvocato Giuseppe Di Paola. Sembra dunque che le istituzioni vogliano arrivare fino al fondo di questa storia in qualche maniera inquietante, se non altro per il fatto che i materiali usati per commettere il presunto abuso sono di quelli mortali per l’essere umano. Già perché da tempo la “moda” è quella di triturare i rifiuti, pericolosi e non, per utilizzarli nel campo dell’edilizia. Scorie attraverso cui si pavimentano parcheggi e aree interne ed esterne di attività produttive oppure che vengono utilizzate per riempire buche, fossi e parti cave. E’ proprio ciò che sarebbe successo nell’area industriale di Acerra, dove appunto sono state versate su un terreno enorme tonnellate di rifiuti inerti contenenti rifiuti speciali e amianto. Rifiuti che sono stati mescolati a calcinacci e che quindi sono serviti a realizzare un tappeto coprente in grado di ospitare i camion della ditta di smaltimento che ha più volte lavorato per il comune di Acerra. Sul posto l’anno scorso giunsero i poliziotti municipali del comando locale, che dopo aver analizzato la situazione decisero di dare il via al sequestro. I caschi bianchi sequestrarono anche cassoni, rimorchi e cisterne della ditta, depositati nel parcheggio-sversatoio. L’operazione scaturì dall’ennesima segnalazione di Alessandro Cannavacciuolo, giovane e coraggioso ambientalista di Acerra che da anni sta conducendo una battaglia costante e rischiosa contro le ecomafie. La presenza di amianto fa paura, dovunque. Sullo sversamento del minerale killer nel terreno del parcheggio sta indagando il pubblico ministero Luisa D’Innella, di recente assegnata alla procura territoriale. Ma non è questo il primo caso del genere venuto alla luce nella zona. A poca distanza dal parcheggio terminato sotto i riflettori della magistratura, sempre nell’area industriale di Acerra, c’è infatti un’altro ampio spazio sequestrato due anni fa dalla guardia di finanza. E’ zeppo di amianto triturato. Lo spazio, di proprietà di un’altra nota ditta dello smaltimento dei rifiuti, è stato coperto in modo molto precario con un gigantesco telo di plastica. Di bonificarlo, però, finora non si è parlato nemmeno.

Somma Vesuviana, al poeta Gino Auriemma intitolato il plesso di via Ferrante d’Aragona, a cento metri da una strada che porta già il suo nome

Il plesso scolastico di via Ferrante d’Aragona del primo circolo didattico «Raffaele Arfè» sarà intitolato alla memoria del poeta Gino Auriemma. La cerimonia, patrocinata dal Comune di Somma Vesuviana, avrà luogo alle 9 di mercoledì 11 ottobre, alla presenza delle autorità e della dirigente scolastica Carla Mozzillo. Somma Vesuviana rende giustamente onore, nella sua toponomastica, a Luigi Ferdinando Gennaro Auriemma (Gino per gli amici e, nel ricordo, per tutti) e il responsabile dell’archivio storico cittadino, Alessandro Masulli, lo ricorda con un post sui social ripercorrendo la sua vita: nato a Somma Vesuviana, precisamente in via Trivio, il 9 febbraio del 1900, fu alunno del professore Raffaele Arfè (cui è intitolato il primo circolo didattico di via Roma). Ebbe il grado di tenente e combatté nella prima guerra mondiale, si laureò in giurisprudenza e, antifascista, fu tra i fondatori del Partito d’Azione e socialista. Dopo il ventennio entrò a far parte del comitato di liberazione nazionale a Salerno. Fu amico di Francesco De Martino, Giovanni Leone, Francesco Capuano e importantissimo è il sodalizio che strinse con il musicista sommese Enrico Cecere: «Dalla musica del maestro e dai testi del poeta – racconta Masulli – uscirono allegre canzoni in vernacolo eseguite durante la Piedigrotta napoletana. Fra i titoli ricordiamo: Nanninella d’’o Casamale, Tu si’l’ammore e Casamaliste. Il lavoro per eccellenza dei due amici è da ritenersi, senza dubbio, Muntagna e stù core: una semplice e genuina melodia, che accompagna un intenso testo poetico e celebra con accenti di passione la nostra amata montagna». Auriemma morì nel 1960 e a lui Somma Vesuviana, erano gli anni ’70, ha intitolato una strada nel quartiere dove visse, il Casamale. Insomma, un primato di cui non sembrano risultare eguali: una scuola intitolata ad un illustre personaggio a poche centinaia di metri dalla strada che porta il suo nome. La scelta, presumibilmente del Consiglio di Istituto, non sembra aver richiesto il parere della commissione Toponomastica del Comune. Alcuni messaggi pervenutici in redazione elogiano la figura di Auriemma poeta vesuviano e si compiacciono degli onori che la sua terra gli tributa. Ma uno in particolare, firmato dall’ingegnere Arcangelo Rianna, solleva un quesito: «Avremo al Casamale – scrive Rianna –   una strada ed una scuola dedicati alla stessa persona; nulla da eccepire perché l’amore e il rispetto verso la persona e la famiglia da parte mia e dei casamalisti è forte, genuino, e certamente Gino Auriemma meriterebbe anche più onori: i suoi scritti meriterebbero di essere letti e studiati nelle scuole, il suo canto diventare il canto di tutte le occasioni. Non volendo esprimere considerazioni prettamente personali ho aperto la discussione con i soliti amici al Casamale, sul marciapiede, al bar, con amici di associazioni. Abbiamo riscontrato una richiesta unanime: perché dedicare anche la scuola che già di per sé dovrebbe avere il nome illustre di un monarca, “Ferrante d’Aragona”, che ha costruito il Casamale e che merita certamente anch’egli gloria e onori? Lo stesso Gino Auriemma, se fosse ancora in vita, avrebbe fatto medesime considerazioni e richieste, per altri personaggi: la poetessa Scozio, il maestro Romaniello, cultori della nostre tradizioni, uomini e donne lavoratrici. Ci sorprende questa scelta operata dal consiglio d’Istituto e ci sorprende maggiormente per non aver interpellato nemmeno la Commissione Toponomastica della città che pure è organo che consiglia e indirizza questi eventi. Forse i componenti del Consiglio sono stati influenzati da questo tempo in cui si assegnano i premi NOBEL ed hanno pensato che il Casamale meritasse il NOBEL della toponomastica. Si, il NOBEL della toponomastica, visto che certamente siamo il primo borgo in Campania, ma che dico in Italia, in Europa, o addirittura nel mondo in cui un piccolo borgo dedica due luoghi distanti meno di cento metri allo stesso personaggio. Direte che sono nostalgico? Preferisco Via Gino Auriemma a poeta vesuviano, perché quella strada è ormai un’arteria del mio corpo in cui, in tutti questi oltre 40 anni dalla sua denominazione, in quel nome rivedo tanti uomini e donne del nostro quartiere, poeti minori, che con i loro semplici versi fanno rivivere ogni giorno il nostro amato borgo Casamale». Abbiamo deciso di pubblicare l’intervento dell’ingegnere Rianna perché convinti che una discussione, sia pure velatamente polemica, che induca le persone, i cittadini, a confrontarsi su un evento, ricordando al contempo personaggi illustri di Somma Vesuviana, sia costruttiva. Intanto, ricordiamo il poeta vesuviano con parole di Masulli: «Il poeta non cessa di inneggiare alla natura che si rivela in tutto il suo splendore. L’amore, invece, è cantato da Gino Auriemma nelle sue più genuine espressioni, semplice, quasi casto, sempre ardente. Segnalato in diversi concorsi nazionali, ha collaborato a molte riviste e inoltre figura in varie antologie. Ha pubblicato: Le canzoni del Ciglio in vernacolo e Accesa Terra in lingua.  Tra le opere inedite ricordiamo: Il ritorno di Venere, Salpare a Vespro e Epistole a Sica.  Nel centenario della sua nascita il Lion’s Club Palma-Vesuvio Est ha pubblicato una sua raccolta di versi inediti». Di seguito, la canzone “Muntagna ‘e stu core”. (Fonte foto:Stella Cimmino)  Nu parpete ‘e viento suspira Pe’ ddint’a sti’ severe verde, saglienne stu core se perde nun sape addò s’adda fermà…  Muntagna ‘e stu core, (ritornello) te voglio assaie bene me lieve d’è ppene e io torno a cantà… Na refele ‘e viento, na fronna, nu sciore è chisto l’ammore ca l’voglio da te.  ‘E Gavete, ‘o Ciglio, Castiello…. Ma quanta, ma quanta ricorde! Ma comme nu core se scorde Restanne luntane da te? (ritornello)  

Sanità incurabile

0

L’Ospedale del Mare. Per farlo nascere hanno chiuso reparti e presìdi sanitari un po’ in tutta la provincia e nella città di Napoli. Per realizzarlo sono stati spesi quasi 200 milioni di euro, se vi entrate avrete addosso la desolante sensazione dell’abbandono.

La riprova del fallimento? Non si trova un solo parcheggiatore abusivo nel giro di chilometri.

«Acqua sporca», la Gori: « Le analisi dicono che è ok »

« Dalle analisi dell’acqua di rubinetto si evince che non esiste alcun problema a Pomigliano e dintorni ». Questo è almeno quanto afferma la Gori attraverso un suo comunicato diramato l’altro giorno. La società di Ercolano risponde dunque in questo modo alla valanga di critiche mosse dalla cittadinanza pomiglianese e dei comuni vicini, gente che negli ultimi giorni ha fatto girare attraverso i social network decine di foto e video di acqua sporca “immortalata” mentre sgorgava dalle fontane delle case. « Nel corso del 2017 – eccepisce però la Gori – abbiamo eseguito analisi su un totale di 7831 parametri di qualità, relativi a 305 campionamenti dell’acqua distribuita. A tali analisi si aggiungono i controlli effettuati dall’asl competente del territorio, così come previsto dal piano di monitoraggio previsto dalla norma: le verifiche effettuate non hanno evidenziato non-conformità ». Nel suo messaggio, consegnato anche all’amministrazione comunale di Pomigliano, la Gori aggiunge che « il numero limitato di fenomeni di colorazione dell’acqua, se non relativi a problemi di manutenzione delle reti idriche private, sono riconducibili a inversioni del flusso idrico nelle reti a maglia, che avvengono nei casi di ordinarie manovre di regolazione o di interruzioni di regolazione per attività manutentiva; tali manovre possono determinare la messa in sospensione di microparticelle solide depositate nelle condotte. Qui l’azienda provvede a campionamenti straordinari ed a lavaggi delle condotte sino allo scomparire dei fenomeni di intorbidimento ».

Napoli tra le città europee più inquinate

  Secondo la Fondazione per lo sviluppo sostenibile  è insieme a Roma e Milano. C’è ancora poca green economy Non fa piacere ai sindaci di Napoli, Roma e Milano sapere che le loro città sono tra le più inquinate d’Europa. Continuano ad esserlo, perché da anni non migliorano. A poco  si sono dimostrati i blocchi alla circolazione, le zone a traffico limitato, i ticket di ingresso per le auto private. Secondo i dati due giorni fa della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, la situazione è diventata allarmante. Le auto private, principalmente, ammorbano l’aria che respiriamo senza una vera presa di coscienza del fenomeno da parte di chi amministra. A Napoli, basta un’inezia perché il  mal d’aria salga  e le centraline antismog ( quando funzionano) segnino numeri impressionanti. La recente disposizione di regolamentazione del traffico  rimanda ad una delibera del 2015 sulla qualità dell’aria. Due anni  di stop and go , con scarsi risultati. Lunedi scorso, a causa dello  sciopero dei mezzi pubblici, la città è rimasta preda delle auto per l’intera giornata. Fra i Paesi europei l’Italia è mediamente quella con l’aria più inquinata. 9 persone su 10 vivono in luoghi con livelli record rispetto a quelli  ritenuti accettabili  dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. I pubblici poteri, spiegano quelli della Fondazione con in testa l’ex Ministro Edo Ronchi,  hanno il potere di intervenire. Si propone una campagna governativa nazionale, partendo dalle città messe peggio. Il presupposto sarebbe che i sindaci possono regolamentare la materia solo per il 40% delle casistiche. Tuttavia, c’è anche chi come l’ l’Ing. Dario Faccini della sezione italiana dell’Associazione Aspo ,che studia gli impatti del petrolio, sostiene che il principale colpevole dell’ aria inquinata sono i riscaldamenti  a pellets e i vecchi impianti dei condomini. Si può discutere, ma di fatto i ritardi nel prendere provvedimenti più forti  possono provocare fino a  1.500 morti premature per milione di abitanti ,ogni anno. Il messaggio che arriva a Napoli, Roma, Milano  e alle altre città  sullo stesso pericoloso crinale,  è di  puntare sulla prevenzione e non sull’emergenza. Ogni fonte che emette biossido  di carbonio, deve essere combattuta. Non avrebbe senso puntare a ridurre  l’uso del carbone e di combustibili fossili  –  come si sta cercando di fare con una nuova strategia di lungo periodo  – se dall’altra parte si autorizzano costruzioni alimentate a combustibili pericolosi , non si prescrivono standard ecocompatibili, si chiude l’occhio sui controlli. Parlare e praticare la green economy non deve essere un azzardo e non tutto  e sempre deve arrivare dal governo centrale. Questione di soldi, di risorse finanziarie ? Vero anche questo. Ma quanti fondi pubblici, europei dedicati sono  stati  spesi male o non utilizzati ?  Anche un esame di coscienza nelle stanze che contano non guasterebbe. Per poi ripartire.*****

Terra dei Fuochi: ecco l’impero dei Pellini (foto). E intanto spunta un altro “tesoretto”

Non finisce di stupire la più grande inchiesta sul traffico di rifiuti tossici in provincia di Napoli, l’indagine denominata “Carosello Ultimo Atto”. La Guardia di Finanza ha infatti appena scoperto un “tesoretto” di 2 milioni e 200 mila euro riconducibile ai fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, quest’ultimo maresciallo dei carabinieri rimosso dall’Arma, i tre re Mida acerrani dello smaltimento dei rifiuti, condannati in via definitiva con una sentenza storica a 7 anni di reclusione per disastro ambientale aggravato nella Terra dei Fuochi. La somma di oltre due milioni è stata trovata dai finanzieri nelle casse di una società fiduciaria milanese. A ogni modo, nonostante le schermature normative dietro cui si nascondevano i soldi, non è stato difficile per le Fiamme Gialle attribuire quel danaro ai Pellini, che dal 19 maggio sono rinchiusi in prigione (Cuono e Giovanni stanno scontando la pena nel carcere di Rieti mentre Salvatore si trova nel reclusorio militare di Santa Maria Capua Vetere). La facilità con cui gli inquirenti hanno potuto individuare il tesoretto scoperto a Milano è dipesa dal fatto che i soldi, parte in danaro contante e parte in titoli di Stato, erano stati intestati alle mogli dei tre fratelli di Acerra. Secondo quanto trapelato il tesoretto sarebbe stato messo nelle mani delle mogli perché i fratelli Pellini non si fidavano degli estranei. Due delle consorti sono casalinghe. Una lavora, la moglie di Salvatore. Fa la professoressa in un liceo di Acerra. « Un’attività – eccepiscono gli inquirenti – i cui normali proventi non giustificano quelle somme, che comunque sono non soltanto riconducibili ai fratelli Pellini ma anche attribuibili al traffico illecito di rifiuti ». Per lo stesso motivo la Direzione distrettuale antimafia della Procura di Napoli, sempre attraverso la Guardia di Finanza, a febbraio aveva già dato il via a un gigantesco e più importante sequestro a carico dei Pellini, un’operazione del valore di oltre 200 milioni di euro: 250 tra ville, appartamenti e capannoni industriali, 68 terreni, 50 tra auto di lusso e camion, 49 rapporti bancari e, “dulcis” in fundo, 3 elicotteri. Tra le case sigillate ci sono anche le sontuose ville di Acerra, enormi costruzioni, in cui le famiglie dei tre condannati ancora risiedono, sia pure con una serie di restrizioni logistiche dettate dal provvedimento giudiziario di sequestro. L’impero, sempre stando alle indagini, sarebbe il frutto dell’avvelenamento dei terreni napoletani dislocati tra Acerra e i Campi Flegrei. L’inchiesta Carosello Ultimo atto, che prende il nome da una truffa, un falso giro di bolla di rifiuti tossici provenienti dal nord Italia, rifiuti per un totale di almeno un milione e mezzo di tonnellate “mascherati” da innocui scarti urbani, nasce nel lontano 2002, quando le forze dell’ordine si accorgono che nei terreni coltivati di Acerra è stato cosparso un finto fertilizzante organico, un falso compost in effetti costituito da veleni di ogni sorta. Una sostanza prodotta dalle aziende di smaltimento dei Pellini. In quegli anni il maresciallo Salvatore Pellini lavora nel nucleo informativo del comando provinciale carabinieri di Napoli, uno dei nuclei informativi più importanti d’Italia, dove passano anche le informazioni riservate relative ai traffici di rifiuti. La svolta poi giunge nel 2006, quando il pubblico ministero della Dda di Napoli, Maria Cristina Ribera, fa arrestare i tre Pellini grazie a una valanga di denunce firmate dai pastori Cannavacciuolo di Acerra, le cui greggi vengono nel frattempo abbattute a causa dell’ eccesiva presenza di diossina nel latte e nel sangue. Con i Pellini finiscono in manette altre decine di persone, tanti i cosiddetti colletti bianchi. Quindi la sentenza di primo grado arriva sul filo della prescrizione, il 29 marzo del 2013, dopo una serie di proteste di piazza degli ambientalisti e di inchieste giornalistiche: la sesta sezione penale del tribunale di Napoli condanna per traffico di rifiuti  Giovanni e Cuono, a sei anni di reclusione, e Salvatore a quattro anni e mezzo. A quattro anni e mezzo viene condannato anche Giuseppe Buttone, cognato del boss di Marcianise Domenico Belforte. Buttone è ritenuto l’intermediario dei Pellini nel traffico illecito di rifiuti. Condannati pure altri due carabinieri, il maresciallo Giuseppe Curcio, ex comandante della stazione di Acerra ( a 4 anni ), e Vincenzo Addonisio ( a tre anni e mezzo), quest’ultimo delegato dalla procura di Nola a effettuare i primi interrogatori. Entrambi i militari sono accusati di aver depistato le indagini. Condannati infine due titolari di altrettante discariche dislocate tra Bacoli e Qualiano. Prescrizioni e assoluzioni per tutti gli altri imputati: una serie di imprenditori dello smaltimento dei rifiuti e gli ex dirigenti dell’ ufficio tecnico del Comune di Acerra, Pasquale Petrella e Amodio Di Nardi. Due anni dopo, però, la quarta sezione penale della Corte d’Appello di Napoli modifica il verdetto. Condanna a 7 anni per disastro ambientale aggravato i tre fratelli Pellini, accusa che invece nel primo giudizio era caduta. L’appello poi dichiara di non doversi procedere nei confronti di Giuseppe Buttone e assolve i due imprenditori dell’area flegrea precedentemente condannati. Assolti anche Curcio e Addonisio. Motivo: il fatto non sussiste. Il cerchio delle indagini e quello giudiziario si chiudono quest’anno. A febbraio la procura di Napoli fa sequestrare i 200 milioni di case e fabbricati riconducibili ai Pellini e il 17 maggio la Cassazione conferma in toto la sentenza di appello. E così, almeno per il momento, gli unici a pagare il conto con la giustizia dell’avvelenamento della Terra dei Fuochi sono i tre imprenditori acerrani.
Acerra, la villa sequestrata a Giovanni Pellini
Acerra, la villa sequestrata a Giovanni Pellini
Acerra, la villa sequestrata a Cuono Pellini
Acerra, la villa sequestrata a Cuono Pellini
Acerra, l'azienda sequestrata ai fratelli Pellini
Acerra, l’azienda sequestrata ai fratelli Pellini

Adotta un banchiere. Non sporca

0

C’è poco da fare. L’Italia resta il paese del diritto e del rovescio, delle convergenze parallele, delle astensioni partecipate, dei matrimoni coi fichi secchi, del tutto che si fa niente, dei carnefici che si fanno vittime. Gli unici a non avere un doppione incoerente sono quegli sfigati truffati dalle banche: restano sfigati e truffati.

Già, le banche. Di recente è nata una Commissione bicamerale d’inchiesta col compito di fare luce sulle più gravi crisi bancarie italiane degli ultimi anni. E che ti fanno questi banchieri mattacchioni? Hanno chiesto aiuto alla Commissione che dovrebbe interrogarli, perché la BCE (Banca Centrale Europea) ha deciso che le banche devono mettere da parte più soldi per fare fronte alle loro sofferenze. “Giammai!” è stato il loro grido di dolore, intimamente disturbati per le conseguenze sull’occupazione; la loro occupazione, ovviamente.