Di Raffaele Scarpone
Caro Direttore,
non posso, certo, tacere del 1° maggio, festa del lavoro! Un tempo, nemmeno troppi anni fa, gli operai e gli impiegati, gli agricoltori ed i ferrovieri, insomma, tutte le categorie lavorative, sfilavano in corteo, ringraziavano per i diritti acquisiti e ne rivendicavano di nuovi e sacrosanti. Tutti (ma proprio tutti) sapevano che quella data simbolo, nata in ricordo dei martiri di Chicago (la città americana in cui, nel 1886, un grande corteo di 80 mila lavoratori lasciò sul lastrico alcune vittime, nella rivendicazione delle otto ore come limite legale all”attività lavorativa) e sancita, nell”agosto del 1891, dal II Congresso dell”Internazionale, era la “festa dei lavoratori di tutti i paesi, nella quale essi dovevano manifestare la comunanza delle loro rivendicazioni e della loro solidarietà”.
Direttore, io li ricordo quei cortei; anzi, ti dirò di più, partecipavo proprio alla sfilata del 1° maggio. Per le strade di Napoli si muoveva un lunghissimo e gioioso serpentone: c”erano le tute blu dell”Italsider, i caschi bianchi dell”Enel, i pompieri con le tute verdi, gli autoferrotranvieri con gli abiti grigi ed i fregi dorati, gli agricoltori a bordo dei loro rumorosi trattori e, poi, insegnanti, studenti, impiegati ed anche casalinghe. Nei luoghi di concentramento finale, poi, l”oratore di turno (un politico, un sindacalista) rinnovellava il valore del 1° maggio e ricordava, sempre, i caduti della strage di Portella della Ginestra (Pa), il luogo in cui, nel 1947, più di un migliaio di contadini s”era dato appuntamento per festeggiare la fine della dittatura ed il ripristino delle libertà, ignorando che si sarebbe trasformato in bersaglio vivente alle doppiette mafiose della banda di Salvatore Giuliano (ci furono 11 morti, di cui 2 bambini, ed oltre 50 feriti!).
Caro Direttore, sembra siano passati secoli e secoli dai fatti che ti ho appena ricordato. Ho provato a chiedere a dei giovani il significato della festa del 1° maggio: niente, nessuna risposta; qualcuno ha detto perchè la data è segnata in rosso sul calendario. Non parliamo, poi, di quelli che ignorano del tutto –giovani ed adulti- la storia del 1° maggio ed anche la strage di Portella della Ginestra. Molti, però, sanno del megaconcerto, che si terrà a Roma, in Piazza San Giovanni. Perchè? Perchè, ogni anno, il 1° maggio, si tiene un grande concerto a Roma; quest”anno ci sarà anche Vasco Rossi; basta!
“Quid est veritas? Questa domanda latina rivolta dal governatore della giudea all”uomo di Nazaret trova risposta nell”anagramma est vir qui adest. Ma l”anagramma è un gioco e comunque non si usa più. Vuol dire che la verità è chi ti sta di fronte? È nel tuo specchio? Ma nessuno conosce l”essenza degli specchi e nessuno penetra il loro segreto tranne Alice nel paese delle meraviglie” (Luigi Pintor, “I luoghi del delitto”, Bollati Boringhieri, 2003).
Caro Direttore, a parte la preziosa presenza (ultimo baluardo di moralità e democrazia: che gli Dei lo conservino a lungo!) dell”infaticabile ed indistruttibile Presidente Napolitano, sicuramente qualche responsabile del governo prenderà la parola, rilascerà qualche intervista, parteciperà a qualche convegno. E, magari, dirà che il nostro Paese è uscito dalla crisi; anzi, questa recessione è stata una breve parentesi e si è risolta molto prima del previsto. L”Italia resta pur sempre il paese del bengodi, la terra di eldorado. Eppure, c”è un panorama da tragedia. Le morti bianche non si contano.
Come non si contano i disoccupati, i giovani che non avranno mai un lavoro insieme a quelli che, dopo averlo avuto un lavoro, lo perdono improvvisamente. Qualche giorno fa, Ivan Scozzaro, un giovane torinese di 29 anni, dopo che l”azienda in cui lavorava (la Johnson Electric) ha chiuso i battenti e mandato a casa 113 dipendenti, si è tolto la vita, lanciandosi da un ponte. Però, i nostri responsabili della politica e dell”economia dicono che “il peggio è passato”.
Lo dice anche Sergio Marchionne, l”amministratore delegato Fiat, mentre l”azienda annuncia altre “sospensioni temporanee” dei lavoratori per tutto il 2009: ne sanno qualcosa anche i dipendenti di Pomigliano d”Arco! E gli allegri tagli nelle scuole? E gli esercizi commerciali costretti a chiudere? Ed i giovani che si dilaniano per occupare provvisoriamente un posto in call center? Ed i co.co.co. senza, ormai, alcuna speranza?
Nel 1971, Nanni Balestrini, nel romanzo “Vogliamo tutto” (Feltrinelli) racconta dell”operaio-massa, del proletario meridionale, che va a lavorare a Torino, alla Fiat, e lì è costretto a vivere miserabilmente:
“Nichelino è un dormitorio alle porte di Torino. Caratteristiche delle abitazioni di Nichelino: assenza pressochè totale di servizi. Fitti in continuo aumento. Ricatti continui da parte dei padroni di casa con la minaccia dello sfratto[:]. Lì il bilancio di una famiglia operaia è il seguente: il salario di una fabbrica di Nichelino per 8 ore di lavoro varia dalle 60.000 alle 80.000 mensili. L”affitto, anche 10.000 a vano, varia dalle 20.000 alle 35.000, più 2.000, 4.000 per le spese e altrettanto per il riscaldamento. Restano dalle 30.000 alle 50.000 per vivere, per cui le ore di lavoro devono salire a 10, 14. Chi lavora alla Fiat non migliora per niente il proprio bilancio. Il costo e le ore non pagate di trasporto, almeno due ore giornaliere, assorbono le differenze salariali”.
Caro direttore, anche questa descrizione sembra appartenere a situazioni di tanto tempo fa. E, invece, non è cambiato quasi niente, solo le lire sono diventate euro. Anzi., tutto il contesto è totalmente peggiorato. Chissà se il ministro Brunetta, sedicente socialista, se ne è mai accorto. Buon 1° maggio, direttore.

