Coronavirus, De Luca:”Basta con le mezze misure, bisogna chiudere tutto e militarizzare l’Italia”

Di seguito un estratto dell’ultimo aggiornamento del Presidente De Luca  sul coronavirus in Campania.

“Ritengo che sia arrivato il momento di chiudere tutto e militarizzare l’Italia”. E’ la posizione del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, espressa nel corso di una diretta su Facebook. “La penso diversamente dal governo nazionale, le mezze misure non risolvono il problema ma finiscono per aggravare le condizioni di vita dei cittadini. L’Italia – ha aggiunto il governatore – si rivela il paese del mezzo mezzo e del fare finta”. “L’obiettivo vitale per l’Italia – ha detto ancora – è contenere il contagio. Se questo è l’obiettivo, tutti i corpi dello Stato devono essere funzionalizzati rispetto a questo obiettivo”. “Serve il controllo militare del territorio. Questo è quello che ci vuole, altrimenti avremo la conta dei morti, ci sarà un’esplosiione di contagi nei confronti della quale lo Stato non potrà fare nulla”, ha concluso De Luca.

Coronavirus, l’ Ordine giornalisti Campania e “La voce degli ultimi” a sostegno del Cotugno

L’Ordine dei giornalisti della Campania e l’associazione “La voce degli ultimi” che edita la testata online Per Sempre Napoli hanno aperto una sottoscrizione per dare una mano alla Sanità regionale. Un “Caffè sospeso alla salute di tutti noi”. L’Odg Campania ha sottoscritto una prima donazione di 2500 euro.
I soldi raccolti arriveranno direttamente all’Azienda Ospedaliera dei Colli.
IBAN IT14S0200803434000101219735
(presso UNICREDIT – TESORERIA AZIENDALE AG. 41)
Intestazione AZIENDA OSPEDALIERA DEI COLLI
Partita IVA/Codice Fiscale 06798201213

Somma Vesuviana, emergenza coronavirus, dalla clinica Santa Maria del Pozzo una donazione al Cotugno

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dalla Clinica di S.M. del Pozzo.

Un contributo per fronteggiare l’emergenza e dare un sostegno all’Ospedale Cotugno di Napoli, ospedale in prima linea contro il coronavirus. L’iniziativa arriva dalla “Casa di Cura Santa Maria del Pozzo” di Somma Vesuviana, che ha voluto donare 25mila euro al reparto di terapia intensiva del Cotugno per contribuire alle ingenti spese  necessarie per fronteggiare il problema del Sars Cov-2.

Spiega l’amministratore delegato della struttura, avvocato Sergio Terrracciano: “Abbiamo voluto compiere questo gesto in considerazione del momento di enorme difficoltà e di crisi che stiamo vivendo. Gli operatori sanitari napoletani e di tutta la Regione Campania sono da tempo e faticosamente in prima linea e meritano tutto il nostro sostegno e doveroso ringraziamento. Speriamo che la nostra iniziativa sia d’esempio anche per altri imprenditori, in modo da far aumentare il numero di donazioni da parte di tutti”.

I titolari della casa di cura lanciano anche un’idea: “Appena sarà possibile, farò in modo di creare un’associazione di imprenditori, ”Adotta un ricercatore”, con scopi filantropico- scientifico, in modo da valorizzare e sostenere lo sviluppo della ricerca in Campania”.

Sospende abiti e produce mascherine anti COVID-19

Atelier del Napoletano da alta sartoria a mascherine, “ognuno di noi deve dare il suo contributo” queste le parole del titolare dell’azienda protagonista di questa pregevole iniziativa.

Ha sospeso, temporaneamente, la produzione di abiti di alta sartoria e, in attesa che i tempi cambino si è messo a produrre mascherine: emulando anche altri suoi colleghi e non, anche Massimiliano Sorvino, fondatore del marchio partenopeo Sartoria Italiana, sta cercando di dare il suo contributo alla lotta contro il coronavirus.

Ora, nella sua sartoria si stanno producendo mascherine. “In un momento come questo – dice Sorvino – ognuno di noi deve dare il suo contributo. Ho parlato con i sindaci di Afragola, Casoria, Cardito e Villaricca e cercheremo di realizzare nel minor tempo possibile un numero tale di mascherine da poter affrontare almeno questa imminente emergenza, ovviamente – conclude l’imprenditore – le mascherine le doneremo”.

Un’iniziativa insomma che dimostra innanzitutto il grande cuore delle persone e lo spirito di collaborazione in un momento molto critico per l’Italia.

Le prime mascherine saranno consegnate martedì prossimo a tutti e quattro i comuni.

Contributo foto: ANSA

Cimitile, Carabinieri assistono due anziani: avevano bisogno di alimenti e farmaci

Impossibilitati ad uscire di casa per l’età avanzata e l’emergenza coronavirus, due coniugi di 85 e 94 anni hanno chiesto aiuto ai carabinieri della stazione di Cimitile.
Avevano bisogno della spesa, di prodotti alimentari essenziali e di qualche farmaco prescritto dal medico.
Il comandante della stazione li ha raggiunti in casa e con le prescritte precauzioni ha ritirato la lista della spesa, tornando dopo qualche minuto con quanto richiesto. Ai due anziani – commossi per il gesto d’altruismo – è stata garantita una linea diretta con la stazione carabinieri per qualsiasi futura necessità.

Coronavirus, all’ospedale Betania percorsi protetti per partorienti e neonati

Accesso separato per l’area materno-infantile. Attivato servizio di assistenza telefonica per il percorso parto e video-call per garantire contatto frequente con i genitori di neonati della TIN

 

L’Ospedale Evangelico Betania ha attivato un servizio di assistenza telefonica per le partorienti e per le donne coinvolte nel percorso parto e in video-call per i genitori dei nuovi nati e dei neonati pretermine ospitati nella Terapia Intensiva Neonatale, per ridurre al minimo indispensabile la presenza degli adulti in ospedale, ma allo stesso tempo garantire tutti i servizi e un contatto costante con le donne in gravidanza e i neonati.

“Diventare genitori, magari per la prima volta, in questo periodo dell’emergenza Coronavirus, genera inevitabilmente, ansia, preoccupazione e paura in tutte le mamme e i papà, per loro stessi, i loro familiari e, naturalmente, per i neonati. Nel reparto Materno-infantile dell’Ospedale, nel blocco parto e più in generale nel Centro nascita dell’Ospedale Betania è garantita la massima sicurezza per mamma e bambino”, spiega il Direttore del Dipartimento Materno-infantile, Marcello Napolitano.

L’Ospedale ha attivato tutte le procedure e i protocolli previsti dai decreti e dalle direttive, anche regionali, relativi alla gestione dell’emergenza sanitaria Coronavirus. Il Pronto Soccorso ginecologico e il percorso nascita hanno accessi indipendenti dal Pronto Soccorso ordinario e sono stati messi in sicurezza secondo le più attuali indicazioni internazionali di risk management sanitario.

“Con il dott. Stefano Scognamiglio, primario del Reparto di Ostetricia e Ginecologia, siamo in prima linea per cercare di contenere il più possibile il disagio delle coppie in procinto di diventare genitori e le donne in gravidanza, cercando di salvaguardare da una parte le norme di sicurezza, ma dall’altra cercando di mantenere un iter assistenziale quanto più normale possibile”, continua Napolitano.

Il Pronto Soccorso ginecologico, che non ha mai smesso di funzionare così come tutto il Dipartimento Materno-infantile, ha un accesso separato da quello dell’Ospedale. Per le donne che devono partorire, dall’accoglienza alle dimissioni, il contatto con gli operatori sanitari è ridotto al minimo indispensabile.

Nel 2019 all’Ospedale Betania sono nati 2109 neonati, di cui più di 230 prematuri e di questi circa 60 con peso < 1500 g., piccoli che necessitano di attenzioni particolari e di un’altissima specializzazione degli operatori, nonché della vicinanza costante dei genitori ed in particolare della mamma anche per favorire l’allattamento al seno. Per la seconda volta nell’ultimo triennio la mortalità in questa categoria di neonati è stata pari a 0 e la morbidità in linea con gli standard internazionali.

“Sin dai primi casi di Covid-19 verificatisi nel nostro Paese, anche quando non c’erano ancora protocolli e procedure definite da norme nazionali o regionali, abbiamo attivato tutte le misure sanitarie di risk management per garantire la massima sicurezza alle partorienti e ai neonati ospitati nei reparti di ginecologia e ostetricia, nella neonatologia e nella Terapia Intensiva Neonatale” spiega il Direttore Generale Luciano Cirica. “Abbiamo adottato le misure di prevenzione, sia sul fronte del personale, dotando dei Dispositivi di Protezione Individuale il personale, sia nelle procedure di rapporto tra dipendenti e con i pazienti, sia sulle infrastrutture”.

 

 

Nola, negozio aperto nonostante il divieto: denunciato il commerciante. Acerra, denuncia per produzione illegale di mascherine

A Nola  i carabinieri della locale compagnia hanno denunciato per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità il titolare di un’attività gastronomica in via nazionale delle Puglie, che esercitava liberamente nonostante il divieto di chiusura imposto dal governo per evitare il contagio.

I carabinieri della Stazione di Acerra, durante un servizio di controllo del territorio, hanno denunciato per manovre speculative su merci un 48enne  del posto. L’uomo aveva organizzato una produzione di mascherine di protezione individuale presso la propria abitazione.
I militari hanno perquisito la sua abitazione trovando 22 mascherine. Trovato inoltre vario  materiale per la produzione di nuove protezioni come elastici, supporti in gomma e colla. Il materiale è stato sequestrato e sono in corso accertamenti per appurarne la provenienza.
I carabinieri hanno accertato che l’uomo aveva inserito degli annunci pubblicitari online per attirare gli acquirenti.

San Gennaro Vesuviano, celebrano il battesimo: denunciato il prete e quattro persone

Task force dei carabinieri su tutto il territorio per la verifica delle misure di sicurezza decretate del governo.

I carabinieri della stazione di San Gennaro Vesuviano sono andati in una chiesa della zona e hanno trovato il parroco che – nonostante il divieto imposto dal governo per evitare il contagio – stava celebrando il battesimo di un bambino. I militari hanno denunciato per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità il prete, il padrino del bimbo, il fotografo e la coppia di genitori.

La fantasia popolare nei racconti dei contadini di Somma Vesuviana: il tesoro di Castello

La fantasia si affida, spesso, ai racconti arcaici dei vecchi contadini. L’uomo della terra, fino a cinquanta anni fa, aveva una sua cultura, una sua razionalizzazione del reale, sue strutture mentali, suoi moduli rituali, individuali e sociali, di comunicazione e d’espressione.

Ecco che se si scavava al terzo gradino della scala che porta alla piccola chiesa della Madonna di Castello sul monte Somma, si poteva trovare un tesoro, previa uccisione di un bambino senza battesimo, così raccontava Matilde D’Avino, la compianta informatrice di Somma Vesuviana. Premesso che nel 1837, nella località Bosco, furono trovati degli oggetti preziosi d’epoca romana, sembra che questa leggenda del tesoro di Castello non abbia niente a che vedere con quel ritrovamento, come ci racconta lo studioso Angelo Di Mauro. Ad un certo punto, però,  appare un racconto vero e reale, come è stato narrato dagli informatori. A tal riguardo, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, il carrettiere Raffaele Improta di Portaterra (località di accesso al quartiere storico Casamale)  e il medium Vincenzo Menna di via Castello organizzarono sotto la piccola chiesa montana, nel podere di Domenico Di Palma alias paparella, una seduta spiritica per cercare, insieme ad altri amici, di trovare il tanto agognato tesoro. Gli spiriti evocati indicarono un ulivo ai confini del podere. Gli uomini iniziarono faticosamente a lavorare sotto l’albero indicato. Il primo incontro fu una spada, rinvenuta ad un paio di metri di profondità. Il medium Vincenzo spiegò che era stata collocata in quel posto a guardia del tesoro e che, quindi, erano sulla buona strada del ritrovamento. Fecero catena e si concentrarono con caparbietà, fino a quando il medium ricevette un messaggio da un demone: un combattimento ci sarebbe stato tra bene e male, rinviato solo a più tardi. Dopo un paio d’ore, infatti, due del gruppo a torso nudo, in preda ad un forte isterismo, cominciarono ad assestare fendenti all’impazzata in direzione del terreno.  Iniziarono ad avvertire dal profondo del terreno tante voci di combattimento e un cingolare frequente di catene. Erano quattro brutti demoni, che si dimenavano, non visti, sul fondo del fosso. Dal profondo buio si levavano pianti e lamenti strazianti. Il terreno era in subbuglio: ovunque regnava confusione, tra alberi divelti, polvere e sassi lanciati dall’alto. Quando quel terravuosco infernale si chetò, gli altri amici iniziarono a cercare quelli che s’erano messi a torso nudo e li trovarono non molto distanti l’uno dall’altro, svenuti. Con un cero acceso e l’acqua santa si riunirono presso la piccola cassetta di campagna. Quando rinvennero, i due raccontarono che avevano incontrato tutta la corte infernale e che nella lotta per strappare il forziere ai demoni, la serratura di stagnola se n’era venuta in mano, mentre i demoni trattenevano lo scrigno. L’episodio si riferisce agli anni 1936/38 e fu raccontato da Raffaele Improta di via Botteghe all’appassionato antropologo Di Mauro negli anni ottanta del Novecento. Dello stesso fatto lo storico raccolse un’altra versione riferita, stavolta, da Rosa Esposito, all’epoca ottantenne, anch’essa di via Botteghe. La contadina riferì che sotto la prima pietra della scala di Castello ci sarebbe stato  il preziosissimo tesoro. La storia, stavolta, esaltava la figura di Mastu Gaetano Secondulfo ‘o zuoppo che, insieme al Menna e ad Improta, organizzò il ritrovamento. Il punto centrale del rito di evocazione degli spiriti doveva essere il sacrificio di un bambino innocente. Mastro Gaetano, allora, sostituì il bambino con una pecorella, il cui cuore, poteva somigliare a quello di un infante. Sacrificarono la pecora e offrirono il cuore agli spiriti. Ma non si può gabbare uno spirito impunemente, continua Di Mauro. Si scatenarono le potenze dell’inferno: pietre scagliate da ogni lato, rumori di catene, luci improvvise come lampi e odore di zolfo. Del tesoro nemmeno l’ombra. L’ informatore Domenico ‘e paparelle, che conosceva ogni cosa di Somma, precisò, nella sua intervista, che su, al Castello, il tesoro oltre che nel suo podere (del fatto darà un’altra versione), sarebbe nascosto sotto il terzo gradino della scalinata che porta alla chiesa, confermando il racconto di Matilde D’Avino, ed ancora nella grotta aperta sotto la chiesa. Anche in detta grotta fu fatto un infelice tentativo di rinvenimento. Domenico Di Palma, classe 1896, di via Marina, era il proprietario del fondo citato, aveva 84 anni all’epoca dell’intervista e portava ancora sulle spalle il fardello del duro lavoro dei campi.  Sull’evento tesoro – spiriti, precisò che nel suo fondo, ora in parte occupato dal ristorante la Sorgente, c’erano ancora l’ulivo, la siepe e il fosso scavato, dal quale è stato ricavato successivamente un pozzo. Anche Stella Raia ‘e cappanella , di anni 72, del quartiere Casamele, confermò l’esistenza di questo tesoro a Castello, sempre nel podere dei paparella, e precisamente nella casella degli attrezzi. Per mettervi le mani sopra, bisognava trovare un monaco disposto  a recitare preghiere sul posto. Il prete fu trovato e le preghiere recitate, ma i demoni si sfuriarono a tal punto che i ricercatori si squagliarono per la paura. Il monaco rimase e, aperto il libro delle preghiere, sconfisse i demoni, portando via il tesoro.

Somma Vesuviana, la Dema dà 100 euro di incentivo a chi è presente in azienda: la protesta della FAILMS

Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa dalla FAILMS

 

“Un’azienda che baratta il profitto con la salute delle lavoratrici e dei  lavoratori contestualmente alle loro famiglie, non e’ degna di essere chiamata azienda.

In questo pericoloso periodo che stiamo attraversando, dove ogni giorno il numero di contagiati e deceduti si amplifica in gran numero per il Covid-19, la DEMA decide di elargire un premio di 100 euro, oltre a quelli inseriti nel Decreto “Cura Italia” a chi rischia la salute, dimostrando un grande senso di appartenenza.

ASSURDO …….

DEMA  dovrebbe pensare di attuare il decreto sicurezza nei i 13 punti e garantire la sicurezza ai lavoratori.

La FAILMS chiede un periodo di chiusura per sanificare tutti i reparti e uffici ,organizzarsi per  garantire ai lavoratori il rispetto della distanza minima di 1 metro, somministrare ai lavoratori guanti e mascherine all’ingresso ,costituire un comitato di monitoraggio che aggiorna quotidianamente i dipendenti e altri punti che prevede il nuovo decreto,

In un momento difficile come questo viene mostrata la vostra incapacità organizzativa, navigate nella totale confusione a danno solo dei dipendenti.

Le gravi difficoltà in cui versa l’azienda con  l’applicazioni degli ammortizzatori sociali per ristrutturazione in alcuni siti  sta producendo già una forte preoccupazione nei dipendenti, aggiungerci una organizzazione fallimentare nell’affrontare  questo periodo , accresce l’agitazione in tutti lavoratori. A ciò vogliamo ricordare che la salute dei dipendenti e dei loro familiari non vale 100 euro.

Il prosieguo della produzione può essere garantito SOLO  una volta create le condizioni del decreto sicurezza e dopo un confronto con le O.O.S.S. 

LA F.A.I.L.M.S.  condannerà sempre questi atteggiamenti di irresponsabilità aziendale”.

LA SALUTE AL PRIMO POSTO

Segreteria Provinciale di Napoli

 

la mail inviata dalla Dema ai dipendenti