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“Sventra-banche” arrestati: clan di Pomigliano dietro la base

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I loro nomi sono finiti sui principali giornali on line napoletani già ieri ma quelli che devono preoccupare sono i particolari dell’operazione, messa a segno da carabinieri e polizia, che negli ultimi giorni ha portato in carcere otto personaggi dell’area compresa tra Pomigliano, Casalnuovo, Somma Vesuviana e Casoria. E sono particolari che devono preoccupare parecchio. Questo non solo perché, secondo gli inquirenti, gli otto arrestati costituiscono una pericolosa quanto ricca banda organizzata e specializzata nello sradicare di notte, con metodi terroristici, bancomat e cassette di sicurezza dalle banche. Atti criminali compiuti con l’ausilio di tir e gru, peraltro dopo aver tranciato cavi telefonici e isolato interi quartieri usando grandi rimorchi piazzati di traverso sulle strade (i casi della Banca di Credito Popolare di Acerra – bottino 35 mila euro – e della Unicredit di Aversa – bottino mezzo milione di euro, lingotti d’oro, Rolex, titoli – , risalenti rispettivamente al settembre e al novembre dell’anno scorso, sono stati emblematici in tal senso).  C’è infatti un altro aspetto da chiarire meglio: la base logistica della banda, il posto cioè dove i tir, i camion e gli altri veicoli rubati per mettere a segno le “spettacolari” rapine venivano parcheggiati e dove venivano cambiate le targhe degli automezzi per sviare eventuali controlli.  Ebbene, per gli inquirenti quel posto, quel piazzale divenuto quartier generale di fatto dell’organizzazione criminale degli sventra banche, sarebbe una proprietà riconducibile a due esponenti di uno storico clan della camorra di Pomigliano. “Sono pregiudicati anche loro”, aggiungono i titolari dell’inchiesta. Due personaggi che non sono finiti in manette con gli altri e che al momento non si sa neppure se siano indagati o meno. Uno, il titolare, diciamo così, “principale”, per comodità lo chiameremo con un codice di fantasia, “F1”. Il secondo, da sempre subalterno al primo, lo chiameremo “R1”. C’è poi un terzo attore, “F2”, pure lui pregiudicato, è il fratello di F1: avrebbe procurato una pala meccanica ai rapinatori. Dunque, sul ruolo di “R1” c’è da dire che, in base alle indiscrezioni, avrebbe intascato somme di danaro contante per tenere i mezzi rubati nel suo piazzale. R1, stando sempre alle indagini, sapeva pure benissimo che quelli fossero dei veicoli rubati e a cosa servissero. Non è finita. Un altro aspetto inquietante di questa inchiesta è che ci sono almeno quattro personaggi in corso di identificazione che hanno interagito con gli arrestati e che sono anche loro tutti pregiudicati. Si tratta di affiliati ad alcuni dei clan più potenti della Campania. Insomma, questa storia più che di criminalità spicciola sa proprio di camorra, quella con la C maiuscola, quella mafiosa, capace di corrompere tutto e tutti.  Comunque nel frattempo in carcere si trovano Giuseppe La Barbera, 40 anni, di Casalnuovo,  Alfredo Botta, 53 anni, di Somma Vesuviana, Giuseppe Perna, 52 anni, di Casalnuovo, i fratelli Paolo Tondi, 44 anni,  e Francesco Tondi, 45 anni, di Pomigliano, Giovanni Borrelli, 43 anni, di Casoria, Gerardo Migliaro, 46 anni, di Nocera, e Michele Gallinaro, 56 anni, di Caivano. Secondo l’accusa La Barbera e Perna davano le direttive, organizzavano, coordinavano e fornivano telefoni e strumentazione, gestivano la cassa comune e partecipavano alle azioni criminose, cosa quest’ultima che facevano anche Paolo e Francesco Tondi. I due fratelli avevano il compito specifico di reperire gli automezzi rubati da utilizzare per i furti e le rapine e di condurre gli stessi automezzi nella base logistica di Masseria Papaccio, zona sud occidentale di Pomigliano. Botta invece, sempre stando all’accusa che ha portato agli arresti, gestiva le ricetrasmittenti e l’antenna installata sull’auto utilizzata come una sorta di “centrale radiomobile” durante le rapine. Gerardo Migliaro, Giovanni Borrelli e Michele Gallinaro procuravano infine auto, tir e camion rubati per mettere a segno i colpi.  A ogni modo la sensazione netta è che non sia finita qui. L’inchiesta è per forza di cose destinata a espandersi. Per il momento le rapine finite al vaglio degli investigatori sono otto. Due sono state tentate e sei sono state consumate tra luglio e novembre a Poggiomarino, qui due volte (Unicredit), Acerra (Banca di Credito Popolare), Afragola (Unicredit), Parete (Intesa San Paolo), Frattamaggiore (Credito Italiano), Poggiomarino (Unicredit) e Aversa (Unicredit).  Sono però oltre dieci i colpi, progettati, tentati o portati a termine, su cui sono puntate le attenzioni, anche a Brusciano, a Nocera, a Pomigliano. Per tutti quasi sempre uguale la tecnica utilizzata o pianificata. Con i rimorchi lunghi si bloccavano le strade, piazzandoli di traverso alla stregua di barriere anticarro. Poi mettevano un camion dotato di una gru davanti alla banca. La gru sventrava la parete anteriore dell’istituto di credito e così i rapinatori potevano portare via i bancomat oppure sfondare anche l’interno delle filiali per trafugare le cassette di sicurezza. Nel frattempo le strade venivano occupate “militarmente”, con i criminali che rimanevano di guardia a bordo delle auto, probabilmente armati di tutto punto, mentre i complici svuotavano le filiali. Ad Aversa per meglio isolare le zone di “attacco” hanno anche tranciato i cavi telefonici. Il primo colpo effettuato con questi “metodi paramilitari” – è l’espressione utilizzata ieri dal procuratore di Napoli Nord, Francesco Greco –  è stato registrato il 14 dicembre del 2018, ad Acerra. Vittima predestinata la filiale della Banca di Credito Popolare, poi di nuovo aggredita nel settembre dello scorso anno. Nel 2018 oltre al bancomat furono portate via le cassette di sicurezza. Si parlò anche di danaro per il pagamento di stipendi e pensioni. Ma non si è mai saputo alcun dettaglio, né l’ammontare esatto del bottino. L’inchiesta però continua: altri colpi di scena dietro l’angolo.

Lo sventramento della Banca di Credito Popolare di Acerra nel dicembre 2018
Lo sventramento della Banca di Credito Popolare di Acerra nel dicembre 2018