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“Suggestioni presepiali” di Petrone: il Natale napoletano tra sacro e profano, alla scoperta del presepe e della tradizione

Negli ultimi anni diversi studiosi ci hanno aiutato a guardare al Natale non solo come ricorrenza religiosa, ma come fenomeno culturale e antropologico complesso. In “Breve storia del Natale. Una strana festa raccontata da un antropologo”, (Ed. Grifo) Eugenio Imbriani ci invita a riflettere sulla collocazione calendariale della Natività, sul trionfo della luce nel cuore dell’inverno, sulle stratificazioni che vanno dalle celebrazioni pagane al viaggio dei Magi. Allo stesso modo, Claude Lévi-Strauss, nel celebre saggio “Babbo Natale giustiziato” (Ed. Sellerio), legge il Natale come un grande rito collettivo, non propriamente religioso, in cui Babbo Natale assume i tratti di una figura mitica, custode di antichi riti di passaggio e di momenti di inversione sociale. Arnold van Gennep, padre degli studi sui riti di passaggio, colloca il Natale dentro un ciclo rituale preciso. In particolare, soffermandosi sui dodici giorni tra Natale ed Epifania parla di tempo sospeso, liminale, un vero e proprio “non-tempo”, in cui la vita ordinaria si ferma per permettere alla comunità di rigenerarsi prima dell’inizio del nuovo anno.

E davanti a tutta questa complessità storica, simbolica, antropologica, viene spontaneo pensare: “Ci vorrebbe un libro”.

Un libro capace di tenere insieme il sacro e il profano, la memoria collettiva e il gesto quotidiano, lo studio e l’emozione. Proprio qui si colloca il lavoro di Eduardo Petrone con “Suggestioni presepiali. Viaggio a Napoli nei luoghi del Presepe tra sacro e profano, ieri, oggi e domani…” (ed. La Valle del Tempo). Il volume è stato presentato sabato scorso, nell’ambito della seconda edizione della rassegna “Una Somma di Libri”, presso la sala Santa Caterina della Parrocchia S. Giorgio Martire, in piazza Vittorio Emanuele III a Somma Vesuviana, alla presenza di Don Nicola De Sena, parroco moderatore dell’Unità Pastorale San Pietro, San Michele e San Giorgio, la professoressa Pina Marino e Imma Malva della Cartolibromania, con le letture dell’attore Domenico Esposito, nonché presidente della compagnia teatrale Il Valigione 2.0.

In perfetta continuità con il cuore culturale e antropologico del Natale napoletano, “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo offre un altro sguardo profondo sulla tradizione del presepe. In questa celebre commedia, ormai parte integrante della tradizione natalizia italiana, il protagonista Luca Cupiello prepara con ossessione il presepe, spiegando al figlio Tommasino l’arte e la sacralità di ogni pastore, di ogni casetta e della scena complessiva. Il dialogo tra padre e figlio sul presepe – con Tommasino che ripete “Nun me piace ’o presepe!” – non è solo comico, ma diventa simbolo della frattura tra generazioni, tra un attaccamento alla tradizione e il suo rifiuto. L’opera mette in scena proprio ciò che Petrone ci racconta nel suo libro: il presepe non è un semplice oggetto ornamentale, ma un rito vivo, un luogo di memoria, di conflitto e di riconciliazione culturale, una metafora stessa della vita familiare e delle relazioni sociali.

Petrone nel suo libro prende la luce, l’attesa, il tempo sospeso, il rito e tutte le emozioni, le “suggestioni”, appunto, e le porta davanti a chi legge, per poi farle camminare tra i vicoli di Napoli. Ci troviamo a passeggiare tra San Biagio dei Librai,  che a metà si trasforma in San Gregorio Armeno luogo simbolo del presepe, a entrare dentro le case, a banchettare sulle tavole imbandite, a sederci accanto al presepe che si costruisce anno dopo anno. Non a caso, come ha ricordato Papa Francesco, “il presepe e l’albero toccano il cuore di tutti, perché parlano di fraternità, intimità e amicizia, invitando alla semplicità, alla condivisione e alla solidarietà”.

Il libro di Eduardo Petrone non spiega soltanto il Natale, ma lo fa vivere, trasformando il presepe in un racconto familiare che diventa storia collettiva. L’autore ha alle spalle una carriera in ingegneria ambientale e sanitaria, svolta con una prospettiva ecologica, ma ciò che traspare è una forte sensibilità culturale e antropologica che si traduce nei suoi scritti. Lo sguardo coniuga religione e tradizione con un racconto che non si limita a spiegare il presepe, ma lo attraversa, lo interroga e lo restituisce come esperienza viva.

Siamo di fronte a un narratore fine, capace di prendere per mano il lettore e la lettrice e guidarli in un vero e proprio viaggio tra curiosità, personaggi, pastori, incongruenze affascinanti e, soprattutto, dentro la forte tradizione napoletana, dove il presepe non è un semplice addobbo natalizio, ma un elemento identitario profondo. Tutto parte da palazzo Marigliano, anche noto come palazzo di Capua, dove la famiglia dell’autore affonda le sue radici e dove lui stesso ha vissuto per diversi anni. Qui, consumato dalla passione per la sua città, guardava la vita dal balcone, che nel libro viene citato quasi come un palcoscenico privato. Guarda Napoli e i napoletani, suoi concittadini, e si compiace nel riconoscere profonde similitudini tra i pastori del presepe e chi osserva.

Nel presepe napoletano ogni personaggio è portatore di un significato profondo, spesso antico e stratificato.

Cicci-Bacco è una figura di passaggio, come moderno Dioniso o novello Caronte, attraversa il presepe su un carro trainato da buoi, spesso collocato su un ponte. È il traghettatore delle anime, simbolo del viaggio da uno stato all’altro, dall’oscurità alla conoscenza, dalla morte alla vita, e richiama il tema del rinnovamento ciclico del tempo. Il Casaro, venditore di formaggi e ricotta, rappresenta il mese di febbraio e il cambio di stagione. Il suo gesto di rimestare il latte, alimento primario, rimanda alla rinascita e alla fertilità. Ci ricorda che il tempo del presepe non è lineare, ma circolare, come il ciclo dell’anno che ricomincia. I Re Magi sono tradizionalmente tre, ma nel presepe napoletano diventano soprattutto viandanti simbolici. Rappresentano il viaggio, la ricerca e il movimento, elementi fondamentali del racconto presepiale. La Georgiana, figura femminile enigmatica, è collegata al mondo della profezia e della marginalità. Come altre donne del presepe, anticipa e custodisce verità scomode, collocandosi ai margini della scena sacra. Tra Erode e il venditore di carni esiste una relazione simbolica forte, entrambi compiono un rito sacrificale. La macelleria, come il palazzo di Erode, è luogo di smembramento e morte, necessario, però, alla rigenerazione del tempo nuovo che nasce. Gli zampognari sono presenti perché annunciano il Sacro Evento attraverso la musica. Discendono da antichi riti pagani legati al solstizio d’inverno, quando suoni, danze e strumenti servivano a propiziare il ritorno della luce. La loro musica, malinconica e rituale, accompagna la nascita della speranza. L’Oste è spesso associato al Diavolo perché rappresenta la tentazione, l’eccesso, l’ostacolo alla nascita sacra. L’osteria è il luogo della distrazione e del rifiuto dell’accoglienza, in contrapposizione alla grotta, spazio di povertà e salvezza.

Nel presepe napoletano nulla è decorativo e ogni figura racconta una storia, tutte insieme compongono il grande racconto del passaggio dalla notte alla luce. Passo dopo passo, pagina dopo pagina, Petrone costruisce un percorso capace di farci sentire “a casa”, grazie a una scrittura accogliente e profondamente evocativa.

“Suggestioni presepiali. Viaggio a Napoli nei luoghi del Presepe tra sacro e profano, ieri, oggi e domani…” (ed. La Valle del Tempo), è un libro unico nel suo genere, perché non è soltanto un libro scritto con amore, ma è un libro che parla di amore: amore per Napoli, per le sue tradizioni, per la memoria collettiva e non parla solo di presepi. Al suo interno troviamo capitoli e note di grande interesse dedicati al banchetto natalizio, ai dolci di Natale, ai tempi e ai riti delle feste. Scopriamo, ad esempio, che il presepe non si smonta solo il giorno della Befana, come avviene oggi, o alla Candelora, il 2 febbraio, ma anche il 17 gennaio, in occasione del fuocarone di Sant’Antonio, altra data carica di significati simbolici e popolari.

Il libro attraversa, dunque, il tempo del Natale nella sua interezza, il tempo dei doni, delle musiche, dei canti, delle poesie e delle letture, restituendoci una dimensione corale e condivisa di questa festa. Petrone ci mostra come ogni presepe possa diventare un frammento di memoria e racconto identitario che continua a parlare al presente, nonostante i secoli di storia.

 

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