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Somma Vesuviana, San Gennaro e i soldi dei sommesi

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E’ una strana anomalia quella che si registra in questi ultimi anni a Somma Vesuviana, in occasione della raccolta fondi per la Festa del Santo Patrono Gennaro. Non solo non vengono resi pubblici i nomi dei componenti del Comitato e del suo statuto, addirittura non sussistono le modalità circa la gestione dei fondi della più importante tradizione locale.

Normalmente un comitato festa patronale dovrebbe essere espressione non solo della volontà del popolo, ma soprattutto della comunità parrocchiale dove insiste il culto. Lo scopo principale è quello di curare l’aspetto esterno della festa religiosa. La carica di presidente spetterebbe al parroco del luogo e, aggiungo, che il presbitero dovrebbe, altresì, fornire, udito il consiglio pastorale parrocchiale, i giusti orientamenti per lo svolgimento della festa. I laici, inoltre, che vi fanno parte, dovrebbero essere uomini di provata fede cristiana cattolica e di una spiccata e sincera devozione. A tal riguardo il Diritto Canonico si è espresso perfettamente con le sue norme su questo caso.

Questo episodio si sta trascinando da molto tempo, fino ad incuriosire, in questi giorni, una numerosissima rappresentanza di cittadini che hanno cominciato a interessarsi di questo strano comportamento omissivo.

Qualche settimana prima della festa, il buon Sindaco Di Sarno contattava alcuni commercianti al fine di richiedere un aiuto per la raccolta fondi della festa patronale. Oltretutto, alla fine, elencava sui social i nominativi delle attività che avevano versato il proprio contributo, una specie di lista dei buoni alla quale si contrappongono, forse, gli assenti, “i cattivi” che non ha voluto partecipare alla buona realizzazione della festa patronale (?). Tale scelta è risultata molto raccapricciante e chiaramente scollata dalla realtà, poiché il ruolo di un Sindaco dovrebbe porsi al di fuori delle parti. Oltretutto quando un comitato raccoglie dei soldi per organizzare una festa in paese, dovrebbe pubblicare un rendiconto finale con la compilazione delle entrate e delle uscite. Questo comportamento, corrisponde ad una mancanza di trasparenza, che induce a questo punto i donatori a dubitare sulle modalità di gestione dei fondi offerti. Appare molto strano il comportamento di questo pseudo – comitato, che non adempie al dovere etico e morale, oltre che di rispetto della legislazione vigente.

Il rendiconto, però, in riferimento alla legge 460/97, dovrebbe essere redatto entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, tenuto e conservato anche oltre i termini di accertamento, in quanto è importante dare un’informazione chiara ai donatori su come sono impiegati i fondi raccolti. Quest’anno si è aggiunta, altresì, anche una lotteria per sostenere la festa con tre fantastici premi. Il primo premio, del valore di 9500 euro, non è stato ancora assegnato stranamente, in quanto non si riesce a trovare il biglietto vincente. Ebbene all’estrazione non solo è mancata la presenza di un notaio, ma risulta incomprensibile la mancanza della sottoscrizione (l’altra parte) del biglietto vincente. Ci appelliamo al buon senso di un illegale Comitato, di un Presidente mai votato e di tutti i componenti inesistenti, affinché questa incresciosa situazione venga superata.