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Somma Vesuviana, quegli spari al Sisal Matchpoint e la maledizione dei centri scommesse

Carabinieri a caccia dei responsabili.

 

Oltre dieci colpi di pistola calibro 40, sparati in aria dall’interno di un’auto, dopo la mezzanotte di venerdi, tra i palazzi abitati, nel centro storico. E in uno spazio angusto. Colpi sparati per fare paura, davanti a un centro scommesse in quel momento aperto e frequentato, in cui si stavano pagando le puntate sulla prima partita degli europei, Francia-Romania. Gli spari hanno dato il via al fuggi fuggi dal centro scommesse “Sisal Matchpoint” di via Fosso dei Leoni. Impera l’omertà. “Si, abbiamo sentito i colpi ma li abbiamo scambiati per dei petardi, per dei fuochi d’artificio. Però non abbiamo visto niente: ci trovavamo dall’altra parte della casa”. Ieri mattina sono state tutte di questo tipo le testimonianze degli abitanti del parco Nettuno, il condominio al cui piano terra si trova il centro Sisal. Qualche abitante del posto ha anche affermato di non aver sentito niente di niente. Eppure nel silenzio totale il frastuono è stato di quelli da rompere i timpani. Chi ha sparato deve aver prosciugato in pochi secondi l’intero caricatore di una pistola piuttosto potente. E poi sono arrivate le pattuglie dei carabinieri, a sirene spiegate. Intanto i militari della compagnia di Castello di Cisterna, diretti dal capitano Tommaso Angelone, e della stazione di Somma Vesuviana, diretti dal maresciallo Raimondo Semprevivo, escludono le piste di una banale bravata o di un tentativo di rapina. Chi ha sparato non era da solo, aveva dei complici, e lo ha fatto per intimidire perché – questa è l’ipotesi più accreditata – vuole danaro. C’è poi un’altra faccenda che fa riflettere. Il titolare del centro scommesse non ha sporto denuncia. Non ha voluto firmare nulla. Cosa che è stata interpretata come il chiaro segnale di una paura non legata soltanto al mero episodio. Episodio le cui sequenze sono da brivido. Circa mezz’ora dopo la mezzanotte di venerdi il centro scommesse di via Fosso dei Leoni è ancora aperto. All’interno si stanno pagando le scommesse della partita Francia-Romania, terminata da poco, partita che gli scommettitori hanno visto attraverso i televisori installati nell’esercizio commerciale. In giro non c’è gente, le strade sono deserte. Arriva però un’auto, che si ferma davanti al centro scommesse. E’ un attimo: dalla vettura qualcuno spara all’impazzata un bel po’ di colpi di pistola calibro 40. I proiettili vanno in aria, nello spazio antistante l’ingresso del Sisal Matchpoint, una stradina stretta zeppa di case e di appartamenti. Scatta quindi il fuggi fuggi degli scommettitori rimasti all’interno del centro. Gli aggressori si dileguano. In pochi minuti accorrono sul posto molte pattuglie dei carabinieri, che isolano completamente la strada. I militari troveranno  a terra 11 bossoli. Ora è caccia all’uomo. Un mese fa c’è stato il blitz anti estorsioni della Dda e dei carabinieri di Castello di Cisterna. Un’operazione che ha messo in ginocchio un clan di Somma Vesuviana e alcuni componenti di un gruppo rivale di Sant’Anastasia. Camorristi che intimidivano i commercianti con il metodo della “stesa”, quello dei colpi sparati in corsa. Intanto sembra che incomba una maledizione sui centri scommesse di Somma Vesuviana, da queste parti circa una ventina. A poche centinaia di metri dal centro Sisal c’è l’Intralot di via San Sossio. E’chiuso dal 19 febbraio, da quando i suoi giovani gestori, Francesco Tafuro e Domenico Liguori, furono trovati uccisi a colpi di pistola in una campagna della vicina Saviano. I presunti autori del duplice omicidio sono stati nel frattempo arrestati.

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