Il consiglio comunale di ieri sera a Somma Vesuviana avrebbe potuto richiamare alla memoria una “perla” del ragionier Fantozzi, personaggio cult: “Com’è umano lei!”. Già, perché oltre alla surroga di un consigliere comunale e all’elezione della nuova vicepresidente, si é discussa la richiesta di cinque esponenti di minoranza rispetto ad una diretta Facebook in cui il sindaco aveva appellato come “feccia” alcuni cittadini. Ebbene sia dal sindaco, sia da alcuni consiglieri intervenuti a suo favore, la giustificazione é che il sindaco sia “umano”. Non lo diceva in questo senso Fantozzi, ma non ci sembrava il caso di scomodare Alien.
Chiedere scusa senza capire di aver sbagliato è inutile, chiedere scusa di un gesto per poi dire che non si pensava potesse avere tanta risonanza, che è uno sfogo, che è umano. Cadere nel vittimismo e nella demagogia trincerandosi dietro il concetto: «è una perdita di tempo mentre la gente fuori muore di Covid». Qualcuno, nel consiglio comunale di ieri sera, ha paragonato Salvatore Di Sarno a Vincenzo De Luca: sì, è vero, il governatore della Campania sbrocca spesso e volentieri inveendo contro un bersaglio o l’altro. Ma non è paragonabile al sindaco di Somma Vesuviana, perché lui, il presidente, si rende conto di quel che dice ed è esattamente quel che voleva dire. Inoltre, proprio per questo, non chiede scusa. Meglio? Peggio? Lasciamo a voi. Qui il concetto è di altra natura: Di Sarno non è certo l’unico primo cittadino della provincia di Napoli che con le dirette social ormai diffusissime è soggetto a scivoloni e gaffes o a parole di troppo, ma questo è esattamente ciò che sono nella vita, piaccia o meno. La gente li ha votati così, non c’è da meravigliarsi. L’attuale sindaco è colui che in campagna elettorale causò la diffusione virale di un video in cui lo si sentiva dire dal palco di un comizio che gli piaceva la «ciaccarella». Colui che prometteva «’ e fuoss nterr». Perché meravigliarsi ora se dà voce ai pensieri in diretta social? Parafrasando don Abbondio, ma in quel caso era il «coraggio», se uno non ha freni non se li può certo dare. Ieri sera hanno utilizzato per lui vari termini alcuni consiglieri di maggioranza con l’intento di difenderlo: genuino, spontaneo, umano. Altri hanno dato un colpo al cerchio e uno alla botte e l’intervento di qualche consigliere di maggioranza è stato, pur con un certo garbo, peggiore di un attacco. Ora, questo lungo prologo è dato dalla seduta del consiglio comunale di ieri nel quale era all’ordine del giorno una richiesta di cinque consiglieri di minoranza (Vincenzo Piscitelli, Lucia Di Pilato, Pasquale Piccolo, Umberto Parisi, Celestino Allocca), l’ordine del giorno recitava così: «Affermazioni durante la diretta social Facebook del sindaco per comunicazioni alla città, avvenuta a mezzo della sua pagina istituzionale “Salvatore Di Sarno sindaco di Somma Vesuviana” tenutasi il giorno 10 febbraio 2021, Ingiurie e offese ai cittadini. Richiesta dimissioni del sindaco. Discussione». I più ricorderanno quella diretta in cui Di Sarno, riferendosi a «pseudocontatti» che avrebbero offeso lui e la sua famiglia, li appella come “feccia della città”. In prima battuta questo argomento, che non richiede votazione e che per norma non può costituire una richiesta di dimissioni formale del primo cittadino, era da discutersi in adunanza segreta ma alfine la convocazione è arrivata in forma pubblica. E difatti se ne è discusso. Ampiamente. Dei cinque firmatari sono intervenuti Piccolo, Piscitelli e Allocca. Secondo il consigliere Piccolo, a Somma Vesuviana «mai interlocuzione fu così scurrile, se il sindaco si è sentito offeso da qualcuno può fare uso delle querele ma intanto chieda scusa alla città». Per Piscitelli: «Chi si impegna in politica deve sapere che una parte della sua vita sarà resa pubblica, ma è il ruolo che deve avere primato e la critica fa parte del gioco. Chi non è capace di reggere sotto pressione non può candidarsi a rappresentare una città». «Il compito di un sindaco è mantenere la calma, non dare contro» – ha detto Allocca. Tra i consiglieri di maggioranza, Angelo De Paola ha battuto sul concetto dei sindaci «impegnati» in prima linea. «Un linguaggio colorito frutto dell’esasperazione, uno sfogo eccessivo». Per Luigi Molaro: «Oltre alle parole ci sono anche i fatti, il soggetto politico si valuta in un arco temporale e il sindaco è umano e a costante contatto con i cittadini». Sulla stessa linea la consigliera Rubina Allocca – eletta nella stessa seduta vicepresidente del consiglio comunale, ruolo che era di Luisa Cerciello, oggi in giunta e alla quale è subentrato il primo dei non eletti di Svolta Popolare Pasquale Menichino – ma pure Vincenzo Neri che ha detto del sindaco: «Il suo essere così umano è qualcosa in più».
Tutto molto prevedibile e anche a tratti naturale che i consiglieri di maggioranza (con i vari distinguo) difendano il loro sindaco. Ma ci chiediamo, chi non cede al linguaggio scurrile, chi non si fa trascinare, chi non crolla sotto pressione, chi interpreta il ruolo in altra maniera, cos’è? Non è umano? Forse una diversa interpretazione l’ha data un’altra consigliera di maggioranza, la capogruppo Adele Aliperta: «Sulle offese personali che a quanto il sindaco dice gli sono state rivolte, ci sta che si perda la calma ma la forma è altro: il nostro modo di parlare, di esprimersi, la comunicazione, sono la rappresentazione della nostra cultura, della nostra formazione e lui è così». Per il suo collega Peppe Nocerino, lo «scivolone» del sindaco, è stato «errore d’impeto». «Ma è diseducativo – ha aggiunto Nocerino – e anche inopportuno discutere qui di una diretta facebook, quale valutazione può mai darne un consiglio comunale?
Il sindaco ha ascoltato tutti gli interventi in silenzio, poi ha letto il suo. «Fare il sindaco è un privilegio ma ho saputo adeguarmi, ce la metto tutta, ma è anche complicato, sono arrivati attacchi personali a me e alla mia famiglia» – ha esordito. Poi, Di Sarno ha fatto riferimento ad altri episodi occorsi a Somma Vesuviana, con tanto di offese inaudite e strascichi penali. Infine ha chiesto scusa. «Dimissioni perché, per aver detto quel che pensavo? Crocifiggetemi». Gli ingredienti di un consiglio comunale che – se qualcuno vuole esercitare la querela o l’offesa anche con noi faccia pure, ma è quel che pensiamo – è stato superfluo. Nel senso che non ha dato nulla alla città. Perché è inutile chiedere a qualcuno di fare le scuse per ciò che pensa e ciò che è. Perché se è davvero quello che è ci cadrà mille altre volte, a meno che non accetti il suggerimento del consigliere di opposizione Salvatore Rianna e vada in diretta solo con testo scritto da altri. Come ieri sera, appunto. Magari un testo in cui non si punti agli errori degli altri per giustificare i propri. «Fa molto meglio a leggere, così mantiene un canovaccio e non sbrocca – gli ha suggerito Rianna – quanto alle dimissioni, io le chiederei per quattro anni di risultati non raggiunti e per l’esperienza negativa che ritengo sia stata la sua amministrazione. Questo paese merita molto di più».
Insomma, il sindaco ha sbagliato? C’è chi può giustificarlo e chi no, chi attribuisce al surplus di lavoro per la pandemia un momento di debolezza (ma nella sua condizione ci sono tutti i sindaci italiani ai quali nessuno ha ordinato di prendersi una tale responsabilità), ma su una cosa di certo sbaglia, ovvero quando si riferisce con toni sprezzanti a chi «parla meglio di me», ad un linguaggio «aulico» che non gli appartiene. Eh, no sindaco. Che lei sia orgoglioso di com’è ci sta – del resto ci risulta abbia due o tre diplomi di laurea – ma che nel 2021 la cultura o l’educazione possano diventare una nota negativa, no. Non ci sta. Soprattutto se da quel pulpito poi accusa un consigliere comunale di sbagliare i congiuntivi. Se ci si arrabbia perché si viene offesi, tanto da imprecare, poi non ci si difende con le offese. Tant’è, forse è meglio che i consigli comunali ritrovino il loro “perché”, quello naturale: si parli di fatti, di opere, di iniziative che possano dare respiro e sviluppo. Qualche congiuntivo si storpierà di certo, ma il rispetto per le istituzioni che si rappresentano non sarà inficiato da uno strafalcione.
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