Somma Vesuviana. Dimesso dopo un paio d’ore dai medici della clinica Trusso di Ottaviano, il sindaco Pasquale Piccolo, aggredito con alcune coltellate dal senzatetto Salvatore Losco, tenta di riportare il sereno soprattutto tra i suoi familiari e minimizza, ma sa bene che ieri mattina poteva andargli peggio.
Sindaco, come si sente?
«Date le circostanze abbastanza bene, mi hanno dato dieci punti di sutura al braccio e due al collo».
Lei conosceva già il suo aggressore, si aspettava che potesse fare un gesto simile?
«Assolutamente no. Ero appena uscito dal Comune quando l’ho incontrato, abbiamo dialogato come sempre, chi ci avesse visto in quel momento avrebbe pensato a due amici che camminano insieme. Lui continuava a chiedermi una casa e un lavoro e io gli ho risposto come sempre, dicendogli che tutto quello che era in mio potere l’avrei fatto. Non ho case da assegnare, noi sindaci non possiamo dare posti di lavoro, tutto quello che mi era possibile, cioè segnalare casi simili ai servizi sociali l’ho già fatto. Non mi sono accorto di nulla fin quando mi sono sentito sfiorare la nuca con il coltello e ho avuto l’impressione che stesse per sferrarmi una coltellata allo stomaco. Ho parato il colpo con il braccio».
Non aveva mai avuto il sentore, nemmeno in passato, che questa persona potesse diventare violenta?
«Che arrivasse a tanto no. Qualche mese fa mi aveva già aggredito verbalmente in piazza, mi definì un Hitler che vuole far morire la gente. Eppure gli ho offerto tante soluzioni di alloggio, da comunità a istituti religiosi pronti ad accoglierlo ma ha rifiutato tutto perché doveva rientrare presto, perché non poteva fumare all’interno della struttura, perché non poteva portare con sé il suo cane dal quale non si separa mai. Ma davvero non avevo altre scelte».
Ha avuto paura?
«Non ne ho avuto il tempo. Ma sono cose che possono capitare a tutti i cittadini, nel corso di una rapina o se incontrano un folle per strada».
I sindaci però sono più esposti e con il disagio che c’è diventano inevitabilmente bersagli.
«Noi facciamo una scelta, sappiamo bene che ricoprendo questo ruolo diventiamo il terminale di tutti i disagi. Nel mio lavoro però, ritengo importante soprattutto due cose: essere a posto con la propria coscienza e poter serenamente guardare negli occhi i miei figli. Riesco a fare entrambe».
Vorrebbe dire qualcosa al suo aggressore?
«Che ha peggiorato la situazione e per di più non ha risolto i suoi problemi, se è questo quello che voleva».



