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Somma Vesuviana, il sindaco Di Sarno replica alla minoranza: «Tutti, me compreso, vogliono la verità».

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 Alla nota dei consiglieri Piscitelli, Allocca, Di Pilato, Parisi, che incitava il sindaco ad andare in Procura per far luce su quella che hanno definito «presunta» indagine, replica il sindaco: «L’unico timore è che per colpa di qualcuno si macchi la reputazione di Somma Vesuviana».

«Il sindaco di Somma Vesuviana vada in Procura e chieda chiarezza sulle indiscrezioni e sulla continua fuga di notizie rispetto ad una presunta indagine riguardante le ultime elezioni amministrative, lo faccia da rappresentante delle istituzioni che non può permettersi di vedere una città in balia delle chiacchiere. Se non lo farà lui, lo faremo noi». È il testo della nota diffusa ieri a firma dei consiglieri comunali di minoranza del gruppo «Somma Futura», vale a dire il candidato sindaco del ballottaggio Celestino Allocca, Umberto Parisi e Vincenzo Piscitelli ma anche la consigliera di Forza Italia Lucia Di Pilato. Tutti loro chiedono che Salvatore Di Sarno, il sindaco eletto alla fine di quelle amministrative 2017, «intervenga con energia» sulla vicenda. Una vicenda che forse è bene ricapitolare: oramai dagli ultimi mesi dello scorso anno circolano a Somma Vesuviana pagine e pagine di trascrizioni relative ad un’inchiesta che sarebbe partita nel 2017, prima delle elezioni: ci sono abusi edilizi di politici, plichi protocollati in municipio in forma anonima, conversazioni che vertono sul voto prima e dopo il ballottaggio, conversazioni finalizzate ad organizzarsi per compravendita di voti, in cambio di soldi, di favori o di altro. Di rinvii a giudizio non si ha ancora notizia e nessuna delle persone coinvolte si è fatta avanti per rivelare se sia stato o meno ascoltato, se abbia ricevuto avvisi di garanzia o se sia stato, laddove tutto questo vi abbia condotto, rinviato a giudizio. Intanto la diffusione della notizia ha portato alle dimissioni di due consiglieri comunali, Mariarosaria Raia e Andrea Scala del gruppo Insieme per Somma, esponenti di opposizione ma eletti nel 2017 con la maggioranza, ossia in sostegno di Di Sarno. Loro due hanno deciso che – con questa coltre di nebbia e chiacchiere che sta avvolgendo la città, non fosse più il caso di rimanere in assise, eppure nessuno dei due risulta sfiorato dall’inchiesta. Intanto, i consiglieri di Somma Futura e la consigliera di Forza Italia avevano chiesto un consiglio comunale urgente, richiesta che ora ribadiscono, aggiungendo: «Tuttavia è ancora più urgente tutelare le istituzioni e sottrarle alle parole della piazza. Noi crediamo che chi rappresenta le istituzioni oggi non possa tacere: Salvatore Di Sarno si presenti alla Procura di Nola e chieda chiarezza. Va difesa la democrazia e va difesa anche la magistratura, oggi tirata per la giacchetta da un clima torbido che non aiuta nessuno». Fughe di notizie, chiacchiericci, una situazione che si riverbera inevitabilmente non solo sull’amministrazione comunale ma su tutta la politica locale.

Ed è il sindaco a replicare. «Io in Procura posso anche andarci – dice Di Sarno –  ma a chiedere cosa, se c’è un’indagine?  A chiedere di fare presto? La magistratura inquirente sa quando chiudere il fascicolo. Tutti coloro che non hanno niente a che fare con le indagini, vogliono a tutti i costi la verità. Me compreso. Ne ho bisogno soprattutto per diradare ogni dubbio su chi è coinvolto.  L’unica cosa che so è che chi ha la coscienza pulita non deve preoccuparsi. Ho solo il timore che per colpa di qualcuno si macchi la reputazione di Somma Vesuviana e che la dignità di un paese venga messa alla forca».

Forse la cosa più triste in tutta questa vicenda che potrà o meno, prima o dopo, avere seguito sono i commenti social dei cittadini che reagiscono all’ipotesi che uno o più sommesi siano coinvolti nella compravendita di voti. «Mica è una novità». «Si è sempre fatto». Ecco, l’anomalia è questa. L’incapacità di indignarsi ancora.

 

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