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Le masserie, dal latino massa, ossia insieme di fondi, erano insediamenti edilizi rurali tipici del XVI – XVII secolo, che hanno rappresentato per lungo tempo il tipo di azienda – a carattere agricolo – pastorale – più diffuso nel meridione d’Italia, diventando a pieno titolo espressione della cultura contadina locale.

 

La loro origine è normalmente legata agli Ordini religiosi, ma nella Terra di Somma si sono sviluppate grazie alle numerose concessioni che re e regine hanno fatto ai loro confidenti collaboratori a partire dal XIV secolo. Le masserie cominciarono a comparire nella campagna napoletana dopo il Medio Evo. Esse erano (e sono) costituite da una grande casa rurale, con spazi per gli attrezzi e le bestie, spesso con una configurazione a cortile. Le masserie dei religiosi più grandi, invece, venivano gestite  e la loro produzione veniva in parte destinata all’autoconsumo, in parte utilizzata per scopi assistenziali e in parte venduta.

La masseria Serpente è situata nell’estremo lembo del territorio cittadino, in posizione nord-est rispetto al centro del paese, sul confine con il territorio di Piazzolla di Nola in località Reviglione – Spartimento. Pochissime sono le notizie storiche, afferma il compianto prof. Raffaele D’Avino.  Il fabbricato era situato nell’area detta Reviglione, in relazione alla presenza di una nobile e ricca famiglia, proprietaria diretta del fondo. A tal riguardo nel Catasto onciario del 1744 al foglio 944t, in relazione a D. Francesco Reviglione e i suoi fratelli di Napoli (forestieri bonatenenti non abitanti napoletani), si legge: Possiedono una masseria arbustata e vitata di moggia centoventi incirca con casa palaziata dentro di essa, ed accanto alla strada pubblica della suddetta masseria un’ altra abitazione con taverna, forno che panizza, e vende pane ed ogni altro commestibile nel luogo detto lo Castagneto seu Reviglione quondam li beni di D. Giuseppe de Laurentis e del monastero di San Martino, quale suddetta masseria con detta taverna, e comodità suddette dedotte tutte le spese necessarie da circa annui ducati cinquecentoottanta, son’once millenovecentonovantatre – 1933

Il foglio catastale ci indica, quindi, che la suddetta famiglia – oltre a possedere una casa palaziata, che è quella ben visibile ancora sulla strada che dal Pigno porta, attualmente, a Piazzolla di Nola e Palma Campania – possedeva poco distante, nel luogo detto Castagneto, un’altra abitazione con taverna e forno che si trasformerà nella masseria Serpente.

L’appellativo Serpente, invece, scaturì dal contranomme attribuito alla famiglia Romano, coloni della masseria, circa settanta anni dopo. A tal riguardo la conferma ci viene fornita sia dal Ruolo di ratizzo del vino del 1812 – 1840,  dove si attesta la rendita di tale Michelangelo Romano, alias Serpente, e sia nella Matricola di Ruolo della Contribuzione Fondiaria 1812 – 1814 – 1816, dove si legge: Reviglione Giuseppe proprietario in Napoli – Coloni Romano eredi Michelangelo. Certamente quella dei Romano fu una famiglia che abitò a lungo nello stabile e si prese cura delle terre circostanti. Un ultimo discendente della famiglia Romano fu d. Antonio, bidello della scuola elementare di via Roma e padre del compianto Don Peppino Romano. Attualmente la proprietà è frazionata e la conduzione è passata nelle mani dei discendenti dei vecchi coloni. Il luogo è raggiungibile attraverso una stradina interpoderale in terra battuta, che si diparte dalla provinciale Somma – Piazzolla di Nola, proprio all’altezza del vecchio e dismesso passaggio a livello della stazione di Cancello – Torre Annunziata. Dopo aver superato l’alveo Revaglia, si incontra sulla destra il fatiscente complesso rustico. La costruzione – continua il prof. D’Avino –  è impostata su una pianta a corte quasi quadrata e con la facciata, molto lineare nella sua impostazione, volta a sud e priva di qualsiasi decorazione. Un ampio portone architravato immette all’interno mediante un androne coperto da una volta a botte. Il cortile è il fulcro della costruzione e da esso prendono avvio gli accessi a tutti gli ambienti sia al piano terra che al cantinato ed al primo piano. Due scale portano al piano nobile che attualmente è diviso in due parti. Nel cortile, addossato alla scala del lato sud, si osserva il caratteristico  pozzo – cisterna con il piccolo lavatoio e la vasca in piperno, mentre, inserito nel corpo murario degli ambienti del lato nord, troviamo il forno. Sulla destra del cortile vi sono gli ingressi alle vecchie stalle e depositi. Anche qui si allunga il capiente cellaio dove venivano lavorati i prodotti dei campi circostanti ed in particolare l’uva per i generosi vini, che erano poi conservati nelle profondissime cantine scavate al di sotto dell’ala ovest e  nord. Oggi la folta vegetazione spontanea, composta in maggior parte da edera, ha coperto in massima parte le originarie murature a sacco con pietrame vesuviano, lasciando l’intera struttura nell’abbandono più totale.