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Somma Vesuviana, diffida al Comune da parte dell’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche.

Il presidente dell’Accademia, Biagio Esposito, ha fatto pervenire una diffida al viceprefetto Carolina Iovino, chiedendole di andare avanti con la procedura di affidamento del campetto di Rione Trieste e degli spazi circostanti, ritenendo illegittima la determina con la quale l’amministrazione Piccolo aveva annullato l’affidamento.

 Era novembre 2016 quando l’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche presieduta da Biagio Esposito si vide affidare il campo da calcetto di Rione Trieste e lo spazio adiacente, aggiudicandosi il bando per manifestazione di interesse alla stipula di un contratto di partenariato sociale che ne prevedeva la manutenzione e la valorizzazione. L’assegnazione avvenne per «mano» della commissione comunale nominata con determina dirigenziale e presieduta dalla responsabile di posizione organizzativa Monica D’Amore. Il canone previsto (900 euro) era un’offerta di poco maggiore (150 euro) rispetto alla sola altra associazione che aveva manifestato interesse.

Biagio Esposito

Un affidamento che seguiva di poche settimane l’altro «punto» messo a segno dall’Accademia, ossia l’aver ottenuto in comodato d’uso, stavolta dalla Curia di Nola, la chiesa sconsacrata di Santa Maria di Costantinopoli dove sono ormai al via i lavori di messa in sicurezza per farne una struttura polifunzionale e restituirla alla città.

Ma il 17 gennaio scorso, nel giorno stesso in cui l’ex sindaco Pasquale Piccolo rassegnava le dimissioni che poi – non revocate- avrebbero portato al commissariamento dell’ente, appariva sul sito web ufficiale del comune una comunicazione firmata dal responsabile di posizione organizzativa, l’architetto Monica D’Amore. L’atto ufficiale informava che le proposte erano da ritenersi inidonee e che dunque l’affidamento è stato revocato. Il presidente dell’Accademia, Biagio Esposito, scriveva poco dopo sui social: «Sono colpi di coda di amministratori locali, ancora una volta saremo costretti a ricorrere alle autorità giudiziarie per far valere le regole della legalità e di un diritto. Colpi di coda del signor sindaco di Somma Vesuviana contro di noi, vincitori di una regolare gara di appalto: pur di non affidarsi all’Accademia Vesuviana di Tradizioni etnostoriche, come da giusto verbale di aggiudicazione gara, oggi si pubblica una determina di rettifica e di annullamento di assegnazione. Noi, come prescrive la legge, abbiamo già dato mandato ai nostri avvocati amministrativisti e penalisti, per vederci riconoscere il diritto di legittimi assegnatari».

Nel documento si leggeva: «entrambe le offerte della procedura in parola, non sono idonee a conseguire gli indirizzi dell’Ente, vista la comunicazione n.22747 dell’assessorato allo Sport e al Patrimonio che comunicava la volontà di implementare l’area in premessa dotandola di tutto quanto necessario per consentirne un uso pieno e continuo nel tempo, affinché la stessa possa diventare un impianto sportivo a tutti gli effetti».

Dunque, saltava l’affidamento definitivo e si decideva di andare verso una nuova delibera di giunta (ndr, ma non c’è più una giunta) finalizzata a fornire indirizzi per bandire una nuova procedura pubblica per individuare il soggetto idoneo.

Stando così le cose, il presidente dell’Accademia Biagio Esposito ha presentato una diffida alla commissaria prefettizia che al momento guida il Comune di Somma Vesuviana, il viceprefetto Carolina Iovino, facendone avere copia anche al segretario generale Annalisa Raimo e alla stessa responsabile, l’architetto D’Amore. Il documento è stato protocollato il 21 febbraio scorso e diffida l’amministrazione dall’annullare la determina e invita a completare l’iter procedurale della gara informale e stipulare il relativo contratto con l’Accademia.

«La decisione di non ritenere valida la proposta dell’associazione – dice Esposito – è del tutto immotivata e non sorretta da alcuna ragione di pubblico interesse, anzi risulta gravemente violato il principio costituzionale di buon andamento che impegna la pubblica amministrazione ad adottare atti il più possibile rispondenti ai fini da conseguire. Perciò la determina del 16 gennaio scorso (firmata un giorno prima della pubblicazione, ndr) è del tutto illegittima e in violazione della normativa di riferimento».

 

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