Somma Vesuviana celebra il 78° anniversario della Liberazione

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“Liberiamoci dalla guerra, dai fascismi, dalla disumanità, con la Costituzione” questo è il titolo della manifestazione promossa dall’ANPI di Somma Vesuviana il 25 aprile in collaborazione con Arci, Legambiente, Accademia Musikarara, PD, PSI, FIOM-CGIL, la Città Cambia.

Somma Vesuviana si appresta a celebrare il 78° anniversario della Liberazione. Il 25 aprile, alle ore 10:00, il consueto ritrovo in piazzetta Guglielmo Marconi (San Domenico) per onorare le vittime civili della Seconda Guerra Mondiale. Il corteo istituzionale, accompagnato dai giovani musicisti dell’Associazione Antonio Seraponte, arriverà, successivamente, presso il principale monumento cittadino in piazza Vittorio Emanuele III, dove sarà deposta una corona di alloro in ricordo dei caduti di tutte le guerre, alla presenza del Sindaco Salvatore Di Sarno, autorità politiche e religiose. Alle ore 18:00, invece, le iniziative proseguiranno con un ricco appuntamento nel giardino della Casa del popolo del Borgo Casamale, dove interverranno: Massimilano Manfredi, consigliere regionale PD; Enzo Maraio, segretario nazionale PSI; Andrea Morisco, FIOM – CGIL; Ciro Raia, presidente provinciale ANPI Napoli.

L’ANPI di Somma Vesuviana – dichiara il presidente locale Mimmo Parisi – in sintonia col coordinatore regionale ANPI e nostro presidente provinciale, ha inteso dare seguito all’appello per il 25 aprile del Forum delle Associazioni antifasciste e della Resistenza: Sia una grandissima festa unitaria a sostegno della democrazia e della Costituzione. Coinvolgendo i partiti del centrosinistra e le  associazioni di chiara tradizione antifascista del territorio, tutti insieme, unitamente all’Amministrazione cittadina, possiamo essere soddisfatti del traguardo raggiunto. Per l’occasione, auspico – conclude Parisi – la massima partecipazione di tutta la cittadinanza, che crede nei valori fondanti della Costituzione.

Ho avuto il piacere di intervistare, nuovamente, il Dott. Giuseppe Mosca, studioso e storico della Resistenza e membro ANPI, a cui ho chiesto che cosa rappresenta per lui il 25 Aprile:

   Una data fondamentale per la nostra storia repubblicana, una ricorrenza che soprattutto questa volta si riveste d’una luce particolare, nel senso che quest’anno al governo si ritrovano forze politiche apertamente di destra, e che derivano da una matrice culturale ben precisa: il post-fascismo. Forze politiche che tendono a screditare il collante della nostra storia recente ovvero l’antifascismo.

   Mi permetta di fare una premessa: io sono nipote di partigiano, e ne vado fiero. Mio zio, il partigiano Gaetano Russo, si è trovato come tutti i combattenti per la libertà dalla parte giusta della Storia, ed ha avuto la fortuna di tornare dal Nord Italia all’indomani del 25 Aprile 1945. Con tutto il rispetto e la pietas per i ragazzi e i caduti di Salò non si possono equiparare le cose. I Repubblichini imbracciavano il fucile per difendere ciò che rimaneva d’una dittatura feroce e totalitaria che del resto aveva anche perduto la sua autonomia: quel Fascismo repubblicano che dopo il 25 luglio e l’8 settembre del 1943 si trovava sotto il dominio del Nazismo di Hitler.

Come arriviamo a questo 25 Aprile?

   Direi piuttosto male. La memoria dei vinti e quella dei vincitori mai come quest’anno non ha niente di condiviso. Veda, condividere vuol dire “dividere assieme ad altri” “avere in comune”. Questa destra non ha mai pronunciato un giudizio netto di condanna sul suo passato e soprattutto sembra non rinunciare all’eredità piuttosto pesante che il bilancio fallimentare dell’avventura fascista ha presentato all’Italia. Piuttosto che una memoria condivisa vedo un incontro di memorie a metà strada. A noi dell’ANPI e alla sinistra in generale vengono rimproverate la faziosità e l’appartenenza al comunismo: niente di più falso. La lotta partigiana ha visto impegnate tutte le forze politiche: monarchici, azionisti, repubblicani, democristiani, liberali, comunisti e socialisti. Il fine era il recupero della libertà del popolo italiano totalmente perduta durante il Ventennio.

   Negli ultimi anni l’offensiva da parte di chi vuole gettare il discredito e minimizzare l’importanza della Resistenza si è fatta più cruenta. Si vuole picconare il muro dell’antifascismo con il revisionismo più stravagante e deleterio. Ricordo ancora le polemiche su Via Rasella e la recente dichiarazione della seconda carica dello stato sull’assenza della parola “antifascismo” dalla Costituzione. Invece è l’esatto contrario: c’è un preciso articolo che recita: “E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. Nel giugno 2024 ci saranno i cent’anni del martirio di Giacomo Matteotti. Mi piacerebbe vedere il presidente del Senato (il quale conserva il busto del Duce a casa della sorella) o il presidente del consiglio in visita alla Casa Museo del deputato socialista e alla sua tomba a Fratta Polesine. Detto ciò la speranza d’una pacificazione nazionale è sempre l’ultima a morire. Viva l’Italia antifascista e repubblicana.