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Somma Vesuviana, case So.fi.coop: da lunedi via libera agli sfratti. La situazione

Intervengono i Cinque Stelle: “De Luca non ha fatto nulla”.  

Case “So.fi.coop”: via libera agli sfratti. Gli sgomberi degli appartamenti sono previsti a partire da lunedi prossimo, dopo settimane di rinvii, e proseguiranno fino a dicembre inoltrato. Dunque, sale di nuovo la tensione nel rione realizzato ( ma mai completato ) nella parte sudoccidentale del paese abbarbicato sul monte Somma. Intanto i residenti della zona compresa tra via Milano e via Venezia si ritengono vittime di una truffa per cui sono intenzionati a dare battaglia. Si tratta di persone che più di venti anni fa – erano gli inizi degli anni Novanta – subito dopo aver pagato i compromessi finalizzati agli acquisti di 48 appartamenti si insediarono nel complesso abitativo, 25 anni fa. Ma gli acquisti non sono mai stati portati a termine e le banche hanno infine pignorato gli alloggi, cinque anni fa, dopo vent’anni di “stasi”. Le case sono quindi finite all’asta giudiziaria, quest’anno. Asta che ha avuto un esito ben poco rassicurante. Soltanto 20 dei 48 appartamenti pignorati sono stati alla fine acquistati da coloro che pagarono i compromessi tra il 1991 e il 1993, compromessi per i quali ogni promittente acquirente versò una media di 70 milioni delle vecchie lire. Ma chi abita gli altri 28 alloggi non è riuscito a mettere da parte il danaro sufficiente a comprare la casa messa all’asta dal tribunale per cui la società di recupero crediti, la Sofir, è ora nel totale possesso degli immobili. Chi è riuscito a comprare le case all’asta ha pagato cifre che oscillano tra i 100mila e i 120mila euro. Gente che per i compromessi aveva già versato alla società costruttrice So.fi.coop, nella prima metà dei Novanta, somme variabili tra i 70 e i 100 milioni delle vecchie lire. Poi però i promittenti acquirenti, qualche tempo dopo il loro insediamento negli alloggi, chiesero alla banca che aveva anticipato la sua quota per realizzare le case, l’istituto San Paolo di Torino, il motivo per cui non era stato ancora dato il via al frazionamento delle proprietà, cosa che avrebbe dato loro la possibilità di intestare i pagamenti dei ratei dei mutui. “La banca ci rispose che c’era un grosso problema – raccontano i residenti del rione – e cioè che i soldi che noi avevamo versato non le sono mai arrivati”. I frazionamenti non sono quindi stati possibili e la reazione dei residenti è stata quella di non pagare più le quote che restavano per comprare in via definitiva gli appartamenti. “Del resto – precisano i promittenti acquirenti – come potevamo pagare visto che si è mai saputo che fine abbiano fatto i milioni che abbiamo versato alla So.fi.coop ?”. A ogni modo alla fine sono spuntati i pignoramenti e poi le aste. Chi ha potuto ha pagato di nuovo evitando il pericolo degli sgomberi forzati. Chi no rischia di ritrovarsi le forze dell’ordine sull’uscio di casa. Sofir è la società di recupero crediti che ha acquistato il credito dalle banche. Tutto il pignoramento si aggirava intorno ai quattro milioni di euro. Poi però il pacchetto dell’operazione è stato ceduto alla “Sofir fiduciaria di Bologna” per circa 1 milione e 700 mila euro. All’asta sono andate tutte le case. 20 sono state riacquistate dai promissari acquirenti, che peraltro hanno dovuto sopportare importi di base molto elevati, due da privati e tutte il resto sono finite nelle mani della Sofir. Il 29 ci sarà lo sfratto esecutivo per tre alloggi, il 13 dicembre un altro ancora e il 16 ancora un altro. Il senatore Sergio Puglia e il consigliere regionale Gennaro Saiello, del Movimento Cinque Stelle, criticano il presidente della Regione, Vincenzo De Luca. “Tre mesi fa – dichiarano – avevamo chiesto un tavolo tecnico per una composizione bonaria di questa brutta vicenda ma lui non ha fatto nulla”.

 

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