Somma Vesuviana, bentornata fiera del Martedì in Albis

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Fiera 1988 via Gramsci
Fiera 1988 San Giovanni de Matha

Fiera ha sempre significato storicamente un grande evento per la città. Certamente grande afflusso di persone e soprattutto la sua natura negli scambi commerciali con i mercanti provenienti dalle provincie e regioni vicine. L’ Amministrazione Di Sarno, a sorpresa, con delibera di Giunta cittadina, ha voluto riportare dopo trentasei anni la fiera tradizionale – patrimonio antico e orgoglio del territorio – nell’antico Largo del Duca, attualmente Piazza Vittorio Emanuele III.  

Il revisionismo storico, come ci insegna il dott. Domenico Russo, non è altro che il riesame critico di fatti storici sulla base di nuove testimonianze e nuovi informazioni. Certamente il lavoro di ogni singolo ricercatore deve contemplare questi decisivi momenti, in quanto esaltano il paziente e certosino lavoro.

Il 17 marzo del 1510, con atto del notaio Berardino Maione, Giovanna III (1455 – 1517), vedova di Ferdinando I di Napoli (1423 – 1494) e signora di Somma, acquistò il terreno ove sorgevano le chiese sotterranee di S. Maria del Pozzo, per la costruzione dell’attuale convento [E. Di Lorenzo, Summae Civitas, 74/2, 2017, 27]. Il documento, che disciplinava la cessione e la permuta di rendite, tra il vescovo di Nola, Giovan Francesco Bruno di Monferrara (1505 – 1546), e la regina, è pervenuto a noi grazie ad un estratto di una copia legale, trascritta nel 1781 dal notaio Ignazio Ruopoli, dall’originale conservato nella Curia di Nola. Si tratta, quindi, dell’ istrumento di fondazione del Convento di S. Maria del Pozzo, trascritto pazientemente dal compianto prof. Enrico Di Lorenzo nel 2016. Fondato il convento e relativa chiesa, sicuramente prima della avvenuta morte nel 1517, la regina per incrementare il culto della Vergine Maria del Pozzo indisse una solenne fiera da tenersi il Martedì in Albis di ogni anno. Divenuta presto molto popolare, vi intervennero così tanti pellegrini che ogni volta si rese necessario rifornire il convento di provviste ed installare baracche per la vendita e la consumazione dei generi alimentari [C. Greco, Fasti di Somma, 1974, 163].

Largo S. M. del Pozzo

Questi – continua Candido Greco – venivano forniti dai cittadini sommesi e dai venditori forestieri, sicché l’ombroso spiazzo, ricco di tigli, antistante la chiesa divenne un grande luogo di ritrovo e di mercato. Oltretutto, l’aspetto lucrativo della festa riuscì mettere in moto un sistema dazi e gabelle, tantoché Giovanna III chiese al re Ferdinando III di Napoli (re dal 1504 al 1516), il Cattolico, il privilegio del mastro mercato. Tale diritto, non solo era in già auge in epoca normanna in tanti altri territori del Regno, ma sappiamo bene che metteva da parte il Regio Giudice e il Regio Governatore durante gli otto giorni della fiera. Un cittadino sommese liberamente eletto nel tempo dall’ Università (governo) di Somma, fino al 1806, assunse la carica di giudice supremo nelle liti civili e penali con giurisdizione su tutto il territorio di Somma e casali.

Fiera 1988 via Gramsci

Nei verbali del Decurionato, e precisamente nella tornata del 27 ottobre del 1811, è attestato che la fiera del martedì in albis già si teneva nel luogo impropriamente detto Largo del Duca, oggi comunemente chiamata piazza Vittorio Emanuele III, nel martedì in Albis. Tra i motivi dello spostamento da Santa Maria del Pozzo alla piazza centrale – spiega la dott.ssa Cinzia Feola – vi fu non solo l’aumento della popolazione nel centro abitato, ma anche le accresciute difficoltà di collegamento con la località Santa Maria del Pozzo, le cui antiche strade di accesso non erano più adeguate per la mancata manutenzione. Fino al 5 aprile del 1988, comunque, la fiera è stata il fiore all’occhiello della città: insieme a quelle di Ottaviano, Poggiomarino, san Gennaro Vesuviano, Nola e Gragnano, era censita nel 1974 tra le prime in Campania dalla Camera di Commercio di Napoli. Dopo il 1988, la fiera fu spostata nella periferia di San Sossio, in un’ ampia area mercatale, dove non solo si è svuotata nel tempo del suo antico contenuto, ma ha soltanto esaltato il solo aspetto volgare e incolore. Speriamo, allora, che questa volta sia l’occasione buona per ridare lustro e vanto ad uno dei momenti più significativi della nostra storia.

Giovanna III