Le «Sentinelle Vesuviane» scendono di nuovo in piazza e l’Arcigay denuncia l’aggressione di un volontario e grida all’omofobia. La polemica era in agguato e puntualmente c’è stata, insieme ad una nota dell’Arcigay che rende nota l’aggressione ai danni di un volontario definendo l’episodio «uno spiacevole caso di omofobia».
Stamane, in piazza Vittorio Emanuele III era stata annunciata, e si è poi tenuta, una manifestazione delle Sentinelle Vesuviane, associazione locale referente delle «Sentinelle in piedi», rete che si definisce «apartitica e aconfessionale» in tutela della libertà di espressione e per la tutela della famiglia naturale. Per le «sentinelle», la famiglia naturale è composta, nemmeno a dirlo, da un uomo e una donna. Le loro proteste sono silenziose e si svolgono sullo stile dei Veilleurs debout francesi: in piedi, a due metri di distanza l’uno dall’altro, con un libro tra le mani. A Somma Vesuviana avevano già organizzato una delle loro veglie mattiniere mesi or sono, protestando contro il ddl Scalfarotto, il testo che metteva nero su bianco le disposizioni in materia di contrasto dell’omofobia e della transfobia e che poi, pur passato alla Camera, si è arenato. Stavolta però la manifestazione era incentrata sul disegno di legge s2688 sulle «fake news» che, secondo le «sentinelle» sarebbe ancor più pericoloso e potrebbe delineare, con il pretesto della lotta al cyberbullismo, il reato di opinione in Italia.
Ebbene, le sentinelle – guidate dal presidente della rete vesuviana Francesco Di Sarno – si sono schierate e hanno iniziato la loro protesta silenziosa, libri alla mano, in una piazza movimentata come accade ogni domenica. Ad attenderli c’era una delegazione di volontari dell’Arcigay presente per contrastare la manifestazione. Proprio sulla bacheca facebook di uno di loro, Fabio Ragosta, si leggeva ieri la chiamata a raccolta: «Queste persone credono di poter tranquillamente esprimere e diffondere razzismo, oppressione, omofobia, uniamoci per gridare basta! Non giriamo la faccia perché sarebbe come giustificarli, scendiamo tutti in piazza contro la discriminazione». E così è stato, con tanto di magliette dal logo non equivocabile: «Alcune persone sono gay, fattene una ragione». Su quanto è successo dopo le versioni sono discordanti. Un comunicato dell’Arcigay spiega che la delegazione sarebbe stata avvicinata da una comitiva composta da molti bimbi i quali hanno chiesto cosa stesse accadendo. «Una delle sentinelle – si legge nella nota dell’Arcigay Napoli – ha abbandonato la lettura del suo libro e si è avvicinata a Fabio Ragosta, volontario che guidava la delegazione, spintonandolo. L’intervento di uno degli adulti della comitiva ha impedito che la situazione degenerasse». «I bambini ci chiedevano spiegazioni sul perché della manifestazione delle Sentinelle e della nostra contestazione – racconta Fabio, responsabile del Gruppo Giovani di Arcigay Napoli – quando una delle Sentinelle, evidentemente infastidita dalle mie argomentazioni, ha tentato di allontanarmi. Solo l’intervento di uno degli adulti che accompagnava il gruppo di bambini ha evitato il peggio. Mentre venivo spintonato, ho notato che tra le Sentinelle c’era anche mio zio che rideva. Le forze dell’ordine presenti sul posto sono subito intervenute prendendo le nostre generalità ed ora sono in attesa del referto medico per poter sporgere regolare denuncia». Il referente delle Sentinelle, Francesco Di Sarno, dà tutt’altra versione dei fatti: «Omofobia? Sciocchezze, noi stavamo pacificamente esprimendo la nostra opinione contro il ddl sulle fake news, a nostra maniera, quando è nato un diverbio. Non mi risulta alcuna aggressione».



