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La Procura della Repubblica di Nola
Il maresciallo Raimondo Semprevivo

I veleni sulla campagna elettorale 2017 provocarono molte cose: il ritiro del candidato Pd Giuseppe Bianco, il ritiro della lista democrat, il comunicato con il quale il consigliere regionale Carmine Mocerino affidava al prefetto la lettera di un candidato in pectore,  pagine e pagine di inchieste sulla stampa nazionale e locale, l’inquinamento del clima in cui si svolsero quelle elezioni e che da quel clima furono condizionate. Il tutto è sfociato in una richiesta di archiviazione per gli indagati tra i quali compaiono l’allora comandante della stazione dei carabinieri di Somma Vesuviana, il maresciallo Raimondo Semprevivo e due agenti di polizia locale.  

 

La genesi dell’inchiesta è datata 2017.

La vicenda prende il via dalla figura di Giuseppe Bianco, medico indicato come candidato sindaco di una coalizione targata Partito Democratico e alla quale avrebbe aderito anche un’altra lista, Somma al Centro, che aveva la regia del consigliere regionale Carmine Mocerino. Le indagini iniziano nel momento in cui sui giornali vengono pubblicati comunicati stampa nei quali i personaggi coinvolti denunciano «l’assenza di idonee condizioni di “serenità” nella campagna elettorale sommese».  La prima nota stampa annunciava il ritiro ufficiale dalla corsa elettorale dell’aspirante sindaco della coalizione, Giuseppe Bianco, appunto; la  seconda, a firma dell’allora segretario Pd Giuseppe Auriemma, nella quale da una parte si sottolineava la presunta presenza di “forze  oscure che avevano messo in moto pressioni e condizionamenti” e, dall’altra, si esprimeva la volontà di denunciare nelle sedi opportune i fatti contestati; la terza, invece, portava la firma del Presidente della Commissione Anticamorra e beni confiscati della Regione Campania, Carmine Mocerino. Ebbene, la diffusione dei comunicati e la confusione che iniziò a delinearsi provocò poi le circostanze che avrebbero portato come fine ultimo alla vittoria dell’attuale sindaco Salvatore Di Sarno, al quale si sono aggregati molti pezzi che, di contro, avrebbero – quelle parevano le intenzioni – appoggiato Giuseppe Bianco.

Il 10 maggio 2017 i carabinieri della stazione di Somma Vesuviana convocarono sia Bianco sia Auriemma. Il candidato sindaco in pectore riferì che aveva deciso di ritirarsi dalla competizione dopo alcuni eventi che «avevano minato la serenità della propria famiglia», di aver ricevuto una telefonata anonima sul proprio cellulare, una chiamata dal tono minaccioso durante la quale gli erano state rivolte le parole «Sei convinto di metterti in politica»? Bianco raccontò anche che il 7 maggio 2017, nella sua cassetta postale, aveva trovato un foglio A4 manoscritto sul quale era scritto: «Per il dr. Bianco, ora stai attento sul posto di lavoro». L’8 maggio poi, il giorno successivo, era stato oggetto di un controllo della Polizia Locale di Somma Vesuviana, teso a verificare la presenza di eventuali abusi edilizi nella sua abitazione, con specifico riferimento ad una piscina realizzata senza le dovute autorizzazioni. Un controllo che, come lo stesso Bianco riferì ai carabinieri, era dovuto ad un esposto anonimo indirizzato ai vigili urbani.

Anche Giuseppe Auriemma fu ascoltato e disse di non essere a conoscenza dei motivi che avevano portato Bianco al ritiro e affermò che il termine «denunciare» utilizzato nel comunicato stampa era da interpretare in tono esclusivamente «politico».

Da quel momento in poi le indagini passano alla compagnia dei carabinieri di Castello di Cisterna e Bianco viene invitato a confermare le dichiarazioni rese ai militari di Somma Vesuviana. E il medico, fino ad allora aspirante sindaco, conferma, precisando che l’8 maggio 2017, aveva incontrato il maresciallo Semprevivo al quale aveva riferito che, laddove avesse deciso di ufficializzare la scelta di non candidarsi, lo avrebbe avvisato per «un discorso di correttezza».

Il 13 maggio 2017, su invito telefonico, anche il consigliere regionale Carmine Mocerino viene ascoltato. Ma ancor prima che iniziasse la stesura del verbale, riferendosi alle «ingerenze» che avrebbero influenzato la formazione delle liste elettorali, esibisce spontaneamente una lettera manoscritta che disse essere stata firmata da Luigi Mele, uno dei soggetti che aveva manifestato l’intenzione di candidarsi nella lista Somma al Centro. In quella lettera, che Mocerino si rifiutò di fornire ai carabinieri adducendo «presunti motivi di riservatezza», Mele avrebbe fatto riferimento ad «ingerenze di esponenti locali delle forze dell’Ordine», motivando così il suo improvviso dietrofront dalla campagna elettorale. Mele fu convocato lo stesso giorno e raccontò di essere legato a Mocerino da un rapporto di stima ed amicizia e di aver formato la lista Somma al Centro con alcuni amici, valutando di sostenere il candidato sindaco Giuseppe Bianco «compatibile con il proprio progetto politico». Disse poi di aver avuto nei giorni precedenti vari contatti con il maresciallo Semprevivo il quale gli avrebbe detto che «rischiava di fare una brutta figura», che «sarebbe stato meglio non partecipare», riferendosi alla scelta di sostenere un candidato di centro sinistra quando i voti di Mele, che già aveva ricoperto incarichi politici nell’ambito del centrodestra, non pescavano in quella fazione. Mele disse ai carabinieri che mai si era sentito minacciato da Semprevivo ma, d’altronde, appena uscito dalla caserma – come poi raccontò ai militari di Castello di Cisterna – andò da Mocerino per dirgli che rinunciava alla candidatura. Nello stesso giorno il consigliere regionale, in una riunione con gli esponenti di Somma al Centro, comunicò formalmente la possibilità di non presentare la lista adducendo «situazioni non politiche che gli imponevano la necessità di ulteriori e doverosi passaggi istituzionali». Il 10 maggio Mele riferì ai carabinieri di Cisterna, quando erano già di dominio pubblico il ritiro di Bianco e la lettera che Mocerino aveva consegnato al Prefetto, che era stato invitato alla stazione dell’Arma da Semprevivo il quale gli avrebbe comunicato che «il discorso elettorale in Somma Vesuviana stava prendendo una brutta piega e perciò sarebbero state avviate delle indagini al termine delle quali ognuno si sarebbe dovuto prendere le proprie responsabilità». In quella conversazione, il maresciallo aveva pure chiesto a Mele se si fosse sentito condizionato in qualche maniera dagli incontri avvenuti tra loro in precedenza e la risposta fu – come Mele avrebbe poi detto ai militari di Cisterna – che «avrebbe preso in considerazione il suo parere». Un contatto tra Mele e Semprevivo c’è poi l’11 maggio 2017. Il primo era in auto, in viaggio verso l’Emilia Romagna, quando ricevette una telefonata dal maresciallo. «Per cortesia, non andare dicendo che io ti ho chiamato, perché non è vero». Mele risponde: «Tu non mi hai chiamato, ci siamo incontrati, ma in ogni caso sappi che qualora dovessi essere chiamato, porterò avanti esclusivamente la verità senza aggiungere nulla».

Quando i militari della compagnia di Castello di Cisterna chiedono poi a Mele di circostanziare le ragioni della lettera consegnata a Mocerino il quale l’aveva poi a sua volta girata pro manibus al Prefetto, Mele riferisce che aveva sentito la necessità di giustificare adeguatamente il ritiro e quando gli viene chiesto di spiegare l’espressione «ingerenze di esponenti delle locali forze dell’ordine», dice non essere certo di aver utilizzato quei termini ma, quand’anche l’avesse fatto, l’espressione sarebbe stata riferita esclusivamente ai contatti con il maresciallo. Specificò poi di non essere stato minacciato in alcun modo ma di essersi solo sentito sotto pressione in virtù dei reiterati consigli. Le investigazioni dei militari si concentrarono a questo punto su altre potenziali vittime di «ingerenze elettorali», molti furono convocati ed escussi, ma nessuno ammise di aver ricevuto minacce, giustificando il ritiro dalla competizione con motivazioni di natura privata.

Le attività investigative messe in campo da quel momento in poi mettono in luce che molti dei personaggi apparsi particolarmente «provati» da quanto accaduto e che avevano espresso alle forze dell’ordine la volontà di «distaccarsi in maniera netta dal contesto politico sommese», mostrano a pochi giorni di distanza un netto cambio di stato d’animo (è una interpretazione della Procura, ndr), propendendo per un intervento deciso a favore di uno dei pretendenti alla carica di sindaco, ossia l’attuale primo cittadino Salvatore Di Sarno.

E nella richiesta di archiviazione, gli inquirenti giungono ad una versione precisa: «Tutto lascia chiaramente ipotizzare che l’intenzione iniziale, probabilmente, fosse solo quella di sollevare clamore mediatico sulla vicenda elettorale sommese, con lo scopo prioritario di rinviare la data delle consultazioni».

Nella richiesta di archiviazione poi accolta pochi giorni fa, il pubblico ministero scrive: «Gli atteggiamenti tenuti dal Maresciallo Semprevivo —privi come si è visto, a parere di questo Ufficio, di risvolti sul piano penalistico — appaiono censurabili su un piano strettamente etico e professionale.» Tra le altre cose, il pubblico ministero precisa che la notizia di reato a carico di Raimondo Semprevivo è infondata.

Archiviate anche le posizioni di due esponenti della polizia locale di Somma Vesuviana

Nel corso delle attività investigative emergeva anche, a carico di due esponenti della polizia municipale di Somma Vesuviana, un’ipotesi di reato ricollegabile alla falsa indicazione della data di espletamento di un sopralluogo per l’accertamento di reati in materia edilizia a carico della moglie di Giuseppe Bianco (verosimilmente ricollegabile a motivazioni di carattere elettorale, dato il coinvolgimento di quest’ultimo nelle competizione amministrativa). In particolare gli investigatori hanno acquisito elementi per comprendere se detto sopralluogo si fosse svolto il 5 o il 6 maggio 2017 mentre il verbale di accertamento riportava la data del 15 maggio. La spiegazione degli indagati, i vigili urbani, è secondo la Procura plausibile: «Gli indagati fornivano la loro plausibile spiegazione della vicenda affermando che era stato effettuato un primo sopralluogo in data antecedente il 10 maggio, non potutosi perfezionare per l’assenza della proprietaria (moglie di Bianco, ndr) e si era concordato poi un nuovo accesso il 16 maggio, data in cui fu poi realmente svolto, mentre la data del 15 maggio risultante dagli atti era stato frutto di un mero refuso». Un chiarimento plausibile, appunto, perché nelle dichiarazioni della consorte di Bianco, pur senza riferire le date esatte, si parla di due accessi a breve distanza temporale e del tecnico comunale presente in entrambe le occasioni. L’ultima parola l’ha messa la data sui file relativi al sopralluogo a casa Bianco.

Si chiude dunque con un nulla di fatto, se non la spinta in diversa direzione di quella campagna elettorale, la storia che causò nella primavera 2017 pagine e pagine di giornali, interviste inquisitorie e l’allontanamento da Somma Vesuviana del maresciallo dei carabinieri che, ripreso però in maniera squisitamente «etica» nella sentenza, non commise, secondo il giudice, alcun reato. Così i due vigili e il tecnico comunale che fecero il sopralluogo a casa Bianco.