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Un volantino durissimo a firma della Uilfpl parla di «illeciti amministrativi, gravi carenze assistenziali, violazioni di norme igieniche nella rsa, personale strutturato pronto a rientrare in servizio dopo il Covid». Ma l’Ente Convento Madonna dell’Arco, che ha replicato all’organizzazione sindacale dopo un incontro del 29 di maggio in cui le parti non sono addivenute ad un accordo, ha tutt’altra versione e ha annunciato che adirà le vie legali per diffamazione». Il legale rappresentante della struttura, padre Alessio Romano che è tuttora anche il priore del Santuario di Madonna dell’Arco, non ha voluto rilasciare dichiarazioni, affidando la replica alla missiva con la quale i legali dell’ente convento hanno replicato alla Uil.  

 

Contagi zero alla residenza sanitaria anziani, ma il dopo Covid -19 ha portato con sé rivendicazioni che stanno provocando proteste sindacali. Ieri le bandiere della UilFpl sventolavano dinanzi alla struttura e scambi di missive che presuppongono il passaggio a vie legali sono in corso, come è in atto lo stato di agitazione del personale che sostiene di essere vittima di «illeciti amministrativi nel ricorso alla cassa integrazione». «Dipendenti sostituiti» da altro personale nei mesi di emergenza Coronavirus e che ora si dicono pronti a rientrare in servizio.  Sui volantini diffusi in città la segreteria regionale Uilfpl, si denuncia «una grave carenza di personale addetto all’assistenza all’interno della Rsa Madonna dell’Arco di Sant’Anastasia, con gravi ripercussioni sui livelli assistenziali». Aggiungono, i responsabili sindacali: «carenza di personale che vede i lavoratori fortemente sotto pressione considerato che il turno di notte è garantito da solo due operatori socio sanitari che si sono trovati ad assistere venti pazienti della Rsa convenzionata, venti della Rsa privata e dieci ospiti della casa albergo». Il volantino indirizzato sia agli «utenti» della struttura, sia alla «cittadinanza di Sant’Anastasia» sostiene che gli operatori debbano far anche le pulizie e che siano «costretti a spesso a violare le più elementari norme igieniche». Il punto però è un altro, come si evince anche da un documento che il sindacato ha girato alla sezione lavoro della procura, all’Inps, al presidente Vincenzo De Luca, all’ispettorato del lavoro, all’Asl 3 Sud, al commissario prefettizio di Sant’Anastasia e all’amministrazione della residenza sanitaria. Un documento che fa riferimento ad un incontro tenutosi alla fine di maggio tra responsabili sindacali e direzione della rsa. «All’incontro – scrive la Uilfpl – hanno partecipato il priore Alessio Romano, in qualità di datore di lavoro dell’ente convento Madonna dell’Arco, un avvocato e un consulente del lavoro ma, purtroppo, con sconcerto e rammarico si è appurato che invece di cercare soluzioni alle criticità emerse nella gestione aziendale, ci simo trovati di fronte ad un atteggiamento di chiusura che non lasciava margini di confronto». Ma anche: «Si porta a conoscenza inoltre, che l’azienda ha inteso ricorrere arbitrariamente all’utilizzo degli ammortizzatori sociali per il personale strutturato, che è stato sostituito da personale con un non specifico contratto di lavoro applicato». Si parla di «illeciti amministrativi» e di «personale strutturato pronto a rientrare in servizio a seguito della guarigione dall’infortunio causato dal contagio Sars – Covid avvenuto in azienda». Il ricorso alla cassa integrazione per i suddetti lavoratori è avvenuto nel periodo più difficile, non solo per la rsa – che pure è rimbalzata per il gran numero di contagiati sui media di tutta Italia – ma anche per scelta dell’Asl che ha affidato la gestione dell’emergenza al dott. Antonio Coppola, il personale è stato integrato con nuove assunzioni. Lavoratori senza i quali non si sarebbe mai riusciti a fronteggiare l’emergenza. Oggi i lavoratori per cui si è fatto ricorso agli ammortizzatori sociali sono in stato di agitazione e chiedono aiuto al Prefetto di Napoli. Sulla vicenda, il responsabile legale della struttura, padre Alessio Romano che è attualmente priore del Santuario di Madonna dell’Arco, non ha voluto per ora rilasciare dichiarazioni, affidando la replica alla missiva con la quale l’ente convento ha replicato ai sindacati: «L’organizzazione sindacale continua a rivolgere accuse di stampo diffamatorio nei confronti dell’ente convento Madonna dell’Arco. Basti ricordare che il 27 di marzo, in considerazione dello stato precedente di malattia di alcuni dipendenti, di contagio per alcuni e di ulteriori ragioni per altri, ci si trovava in totale assenza di organico. La struttura era stata posta in quarantena il 22 marzo, con 23 utenti convenzionati, 13 utenti privati, un assistente sociale, un infermiere, tre operatori socio sanitari, tre socio assistenziali, un operatore della manutenzione e un direttore sanitario». Nel mentre, a tamponi effettuati, gli assenti giustificati per malattia erano 14 contagiati, 6 per altra malattia insorta e 5 per malattia pregressa. Dunque in accordo con l’Asl si provvide a integrare l’organico con contratti a tempo determinato e retribuzioni superiori ai minimi tabellari. «Davvero non si crede come, dati alla mano, qualcuno possa affermare che non siano stati garantiti i livelli di assistenza e, quindi, tali presunte illazioni saranno sottoposte al vaglio dell’Autorità giudiziaria competente stante il danno di immagine subito e subendo da tali diffamazione. In più, prima dell’emergenza vi era una pianta organica assolutamente conforme alla normativa regionale decreto n. 97/2018 mentre nel periodo di emergenza l’ente, in coordinamento con il dott. Antonio Coppola (ndr, nominato dall’Asl per gestire l’emergenza e coordinare il personale rsa), ha dato prova di aver mantenuto detti parametri legali con l’assunzione di ulteriori risorse lavorative ed anzi, aumentando, durante l’emergenza, il numero di operatori previsto dalla citata normativa. Da ultimo, risulta ancora più priva di fondamento fattuale e giuridico la presunta violazione delle norme igieniche, con inevitabili ripercussioni sui livelli assistenziali, generata dalla eccessiva promiscuità di mansioni dell’operatore socio-sanitario che, oltre ad assistere l’ammalato, sarebbe costretto ad espletare attività di pulizie.  Stante le gravi accuse di non raggiungimento da parte dell’ente dei livelli assistenziali sanitari, si evidenzia che è stata altresì aperta un’indagine interna che ha visto interpellati Rappresentanti sindacali aziendali di altre sigle sindacali presenti nonché il Direttore Sanitario circa le presunte irregolarità denunciate dalla UILFPL e le parti interpellate hanno fermamente negato tali gravi circostanze». L’ente convento, tramite i propri legali, respinge inoltre al mittente l’accusa di utilizzo arbitrario degli ammortizzatori sociali. «Vista l’assenza per motivi sanitari del personale interno, si era tenuti al solo vincolo di informativa e confronto, non di accordo e giova precisare che i neo assunti causa emergenza non potevano essere posti in ammortizzatore sociale, come previsto dalla normativa in vigore». In pratica, dal 20 aprile scorso, l’ente convento si ritrova in organico un numero doppio di personale con, di contro, ospiti diminuiti e che oggi sono 20 utenti convenzionati e sette privati.  «Da qui la conseguenza, da un lato, di non poter risolvere i contratti a tempo determinato e, dall’altro, di non poter porre gli stessi contrattualizzati a tempo determinato in ammortizzatore sociale. Tirando le fila del discorso, al fine di evitare una crisi economica aziendale già preesistente, aggravata dalla emergenza, il datore di lavoro non ha potuto far altro che porre in ammortizzatore sociale il personale precedentemente assunto» – scrive ancora l’ente Convento Madonna dell’Arco.