Somma Vesuviana, alcune «chicche» dell’inchiesta sul voto 2017

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La Procura della Repubblica di Nola

Tra i comunicati politici (Pd, Italia Viva), tra le richieste di consigli comunali straordinari per discutere della situazione (Somma Futura), tra le dichiarazioni del sindaco Salvatore Di Sarno che confida nella magistratura, oggi dovrebbero dimettersi i consiglieri Maria Rosaria Raia e Andrea Scala (Insieme per Somma) che, pur non essendo coinvolti nell’inchiesta, hanno deciso di mollare prima che, eventualmente, la «nave» affondi. Chi si aspettava, come annunciato qualche ora prima dal sindaco domenica pomeriggio, prima della riunione di maggioranza convocata d’urgenza, un comunicato stampa corale è rimasto deluso. Ha parlato soltanto Di Sarno, facendo fede appunto nei magistrati.

Le voci che circolano però non danno un quadro di politici propriamente tranquilli e ieri dovrebbero essere state ascoltate in Procura alcune persone su taluni fatti dell’inchiesta. Indiscrezioni parlano di udienze già fissate a breve e di dieci rinvii a giudizio partiti soprattutto sulla parte dell’inchiesta (corposa) che riguarda la compravendita di voti o, se si vuole, il voto di scambio. Già, perché nelle pagine dell’inchiesta, fatica e mezzi degli investigatori avrebbero monitorato e intercettato (telefoni ed ambienti) fino a portare alla luce un trend che a Somma Vesuviana, ma pure in paesi limitrofi, è sempre andato di moda: se nell’ultimo decennio si parlava di soldi in cambio di preferenze – do ut des mai tramontato – ma pure di lavatrici ed elettrodomestici consegnati a casa di elettori disposti a vendere un proprio diritto, nel 2017 ci si sarebbe, come dire, modernizzati. Elettori ed elettrici che avevano «cose da pagare» e chiedevano «regali», pacchetti di voti smerciati e pagati in anticipo che naturalmente richiedevano prove e dunque fotografie alla scheda nel seggio, richieste di posti di lavoro, farmaci pagati e ritirati da chi ne aveva bisogno direttamente in una farmacia di Somma Vesuviana ed esami medici a go go. Liste di attesa negli ospedali pubblici? In campagna elettorale, anno 2017, non occorreva. Pare che si chiedesse e c’era chi indirizzava per ottenere gratis qualunque cosa, e con decorosi limiti di spesa. C’è chi pagava 50 euro a voto, chi faceva risparmiare persino ticket sanitari, chi si limitava a pagare la spesa di medicine, chi sarebbe andato con pacchetti da diecimila euro in una precisa zona della città. E su tutto ciò c’è anche l’ombra di noti pregiudicati che, in un caso o nell’altro, un ruolo lo hanno avuto. Che fosse procacciare voti o sostenere apertamente o meno, qualche candidato.

Tutto da provare, naturalmente, tutto da discutere nelle aule di tribunale dove – si sa – la verità giudiziaria non sempre coincide con quella…vera. Corposa l’inchiesta, dicevamo. E le indiscrezioni sono iniziate da tempo, tanto che si favoleggiava di oltre settemila pagine – manco Somma fosse Mafia Capitale (l’ordinanza relativa, per i curiosi, si ferma a 428). Sarebbero invece poco più di 1500 però, oltre ad avere risvolti che porteranno più indagati nelle aule di tribunale, rischierebbero pure di far saltare qualche amicizia e/o minare la fiducia tra compari e comparielli, alleati e/o amici di vecchia data che si sarebbero lasciati andare a commenti non proprio «felici» sull’uno o sull’altro.

La responsabilità, in questi casi, è personale. Chi ha sbagliato, e lo diranno i giudici, pagherà. Però a Somma Vesuviana c’è una questione politica inderogabile che non si può far finta di non vedere. Le domande da farsi, tolti i comunicati stampa che invocano a gran voce chiarezza, fiducia nella magistratura e altre ovvie considerazioni, è: quanto influirà tutto ciò sulla vita amministrativa? Somma Vesuviana attendeva la svolta, attende ancora la pubblica illuminazione, attende lavori pubblici, attende aree verdi. Attendeva la svolta culturale e sociale, non certo quella giudiziaria. E ci chiediamo, giacché tra maggioranza e opposizione non sono di certo tutti coinvolti nella vicenda che poi si dipanerà in giudizio, come mai si dimette chi non lo è mentre chi sa benissimo di esserlo resta tranquillo al suo posto? Il garantismo è un valore, ma forse dovrebbe esserlo molto di più l’amore che tutti lor signori, da destra a sinistra, avete urlato dai palchi verso la vostra città.