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Riceviamo e pubblichiamo dall’ Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche.

 

Nell’Ambito delle iniziative alla riscoperta del Beni Culturali e alla loro importanza per la rinascita della comunità e nell’ambito del Made in Somma – Cultura e Promozione delle Idee, promosse per la Città di Somma Vesuviana, secondo un’idea-progetto di Biagio Esposito, Presidente Accademia Etnostorica Prof. Angelo Calabrese già Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche, è stata organizzata una manifestazione socio-culturale-musicale, cui hanno aderito: il Comune di Somma Vesuviana, il Museo Etnostorico delle Genti Campane, la Fondazione Aurelio Rigoli-Centro Internazionale di Etnostoria, Università di Tokyo, che ha meritato gli auspici della Presidenza del Consiglio dei Ministri –, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza a Beni Culturali di Napoli, Proloco di Somma Vesuviana, Ritualia edizioni etc.

Come teatro dell’evento è stato scelto lo spettacolare Scenario degli SCAVI DELLA VILLA AUGUSTEA sita in Somma Vesuviana alla via Starza della Regina, cuore pulsante di una Citta quale Somma Vesuviana Antica e di Storia autentica e vissuta nei secoli, che si propone come autentico scenario palcoscenico, per le sue attrattive, e per un vero ed unico Patrimonio dell’Umanità. L’iniziativa, cosi come organicamente articolata, è proposta con il titolo: ‘A VOCE D’ ‘A GGENTE’.

Il riferimento è palesemente rivolto alla produzione del nuovo CD prodotto da RITUALIA di Biagio Esposito e diretto dal Maestro Compositore Giuseppe Licciardi, che insieme al prof. Angelo Calabrese (scomparso nel luglio 2020), hanno voluto dare alla Città di Somma un CD musicale, formato da testi, musiche e canti della Tradizione Popolare rinnovata ma senza mortificare il passato.

lI giorno 10 Luglio 2021, alle ore 20.30 si darà l’avvio alla manifestazione e al concerto, il quale sarà preceduto da un breve intervento del Sindaco di Somma Vesuviana dott. Salvatore di Sarno, all’Editore Biagio Esposito e dalla Professoressa Annamaria Amitrano, che ricorderanno il compianto prof. Angelo Calabrese direttore scientifico dell’Accademia Vesuviana dio Tradizioni Etnostoriche, ( ora Acca demia Etnostorica Prof: Angelo Calabrese)nonché autore di alcuni testi presenti nel CD diretto e musicato dal Maestro Peppe Licciardi.

Dopo seguiranno danze e canti secondo l’idea innovativa della tradizione Sommese e saranno presentati i nuovi canti con testi di Angelo Calabrese e Peppe Licciardi. Lo spettacolo canoro sarà animato dal gruppo La Tamorra e dalle canzoni della incomparabile Consiglia Licciardi, Peppe Licciardi, Liliana Palermo, Salvatore Esposito, Pino Jove, Vittorio Cataldi, Francesco Liuzzi, Salvatore Minopoli, Marotta Fiore, Antonio Spera, Iovino Antonio, Vincenzo Rea, etc.

Durante lo spettacolo è possibile acquistare il CD. Per info: Biagio Esposito 3480176398 Email: biaesp2@gmail.com

Segreteria: Via S. Maria a Castello 127 80049 Somma Vesuviana (Na) info 3480176398

Si allegano manifesto e intervento su CD.

‘A voce d’ ‘a Ggente

Comme se po’ sbruglià sta matassa…

…Addò c’è miseria e l’arruobbo è sovrano

appizza lirecchie lu pelicano…

… E io canto cu ‘ paranza

chesta tarantella saglienno

p’a muntagna d’ ‘a Madonna bella.

Ho messo insieme, traendoli dai testi due eminenti parolieri che hanno composto questi versi, e precisamente Angelo Calabrese per la prima strofa ( e mò m’a squaglio); e Giuseppe Licciardi per la seconda (‘A pizzica ‘e Castiello) perché essi – a mio avviso – legati in sequenza dallo stesso humus poetico, mi sono sembrate una speciale chiave di accesso per comprendere la speciosità di questo CD che, amalgamando poesia, musica e canti con sentimento e passione, è in grado di raccontare, con arte, il popolo napoletano nelle sue necessità, sia pratiche che spirituali.

E così nel segno di una parola e di un suono che riflettono un vissuto collettivo, sia culturale che sociale. Però va detto che se ciò è stato possibile è perché l’Artista, nel nostro caso, pur rispondendo ai moti del proprio animo, non ha dimenticato di essere un “cantore del popolo” nel senso che, immersosi nel patrimonio della sua oralità, ne ha tratto tipi e costumanze; storie e personaggi; leggende e tradizioni; moduli musicali e stilemi linguistico – dialettali.

Di fatto una lingua e una forma espressiva che, provenienti da una arcaicità lontana, sono riuscite a mostrarsi nella loro “impersonalità” rappresentativa anche quando l’Autore in realtà, ha dato prova della sua soggettiva liricità.

Come è potuto accadere tutto questo? La risposta è nella capacità dell’artista di proporsi”mediatore assente”; cioè a dire essa risiede nella sua capacità di riflettere, nell’atto della singolarità creativa, l’eco di una narrazione collettiva; sicché Egli è in grado di mimetizzarsi nello Spirito e nella Cultura dei territori evocati dalla tradizione.

Si tratta, in altri termini, di una esibizione segnata da una forte connotazione di ritualità; sicché l’essenza elaborativa conduce all’unisono sia il valore di una contemporaneità vivente; sia il valore di una arcaicità originaria fortemente identitaria.

Accedere a questo percorso artistico di raffinata e complessa produzione che prevede l’esserci e, in contemporanea, il non esserci, non è strada facilmente percorribile.

Tra Tammurriate e Fronne ‘e limone, tra la grande tradizione della poesia seicentesca napoletana, le villanelle, e quella della canzone classica napoletana, bisogna trovare la giusta via perché la dimensione del popolare non scivoli nel folklorismo; né s mostri esclusivamente nella fissità di un documento consegnato definitivamente alla storia. E così perché la vera anima del “popolare” è nella ri-generazione costante e continua della sua assenza valoriale e sentimentale: – amore, dolore, povertà, abbondano sofferenza, marginalità, fatalità richiesta di protezione salvezza – il cui spettro permane nel tempo presente.

Esprimere tutto ciò impone all’artista una consapevolezza elaborativa e cognitiva di altissimo livello, degna di un ricercatore di senso.

E tali sono, di fatto, tutti gli Autori che sono a vario titolo intervenuti in questo progetto multiverso intestato, in modo puntuale, alla “Voce d’ ‘a Ggente”. Vi si ritrovano poeti in grado di proporre la Koinè del dialetto; ragion per cui, accanto a Calabrese e Licciardi, è presente Nazario Napoli Bruno, autore, tra l’altro, di una Via Crucis, in dialetto napoletano. Poi sono presenti cantanti e musicisti; e grandi performer della napoletanità.

Tra i primi: Lello Giulivo, cantante folk, attore, mimo, componente di quella magnifica Nuova Compagnia di Canto Popolare che, sotto la guida di Roberto De Simone, si è fatta portavoce nel mondo della grande tradizione popolare campana, in particolare sommese. Poi, Adriana Lo Russo e Maria Teresa Vargas, entrambe portatrici di doti vocali e recitative di grande espressione. Poi ancora, Consiglia Licciardi che, nei suoi più di quaranta anni di carriera, è stata, oltre che voce partenopea esemplare, una vera e propria ricercatrice dell’anima del popolo napoletano, chiamato suo tramite, a confrontarsi nel gioco delle contaminazioni più diverse dalla sonorità del ……. portoghese fino all’armonia della musica celtica.

Tra i secondi: Emilio Ausiello che con il suo tamburo dà voce alle percussioni mediterranee, offrendo ulteriore risonanza al battito ritmico della tarantella; poi Giovanni dell’Aversana che rincorre con la chitarra classica di cui è docente, gli stilemi originali della Canzone Napoletana; Salvatore Esposito, “l’uomo mandolino” che suona anche la Mandola e il Mandaloncello; maestro che ha fondato l’Associazione Mandolinistica Napoletana, e che, con il gruppo I Popularia, è diventato componente stabile della Grande Orchestra Italiana di Renzo Arbore, inoltre Peppe Quinti che, giovanissimo, ha cominciato a suonare il basso e, che, diplomatosi al Conservatorio Martucci di Salerno, ha fatto della musica folk-jazz la sua ragione di vita.

Infine Giuseppe Licciardi, compositore arrangiatore, direttore d’orchestra, musicista che ha il popolare nel cuore a tal punto da offrire nuovi orizzonti a quella cultura campana autoctona e plebea di cui conosce intimamente le trame. Del resto, di Giuseppe Licciardi, fratello di Consiglia, sono tutte le musiche che questo CD raccoglie nonché i versi di ben quattro brani qui presenti: Uno e ddoie; Ce steva ‘na vota; ‘A senza naso; ‘A pizzica ‘e Castiello.

In conclusione: un parterre de rois, che rende questa produzione davvero unica, perché porta con sé la gioia di una partecipazione – sine pecunia -, nella consapevolezza di rendere omaggio alla [mia] nostra terra che amiamo. La speranza è che tale impegno che ha coinvolto gli eccellenti protagonisti di questo progetto, segnato, peraltro, da un doveroso omaggio ad Angelo Calabrese, Grande Cultore della Cultura di Napoli e dintorni, sia foriero anche di un impegno istituzionale a salvaguardia del grande patrimonio di saperi, competenze e conoscenze qui messesi liberamente e volontariamente in gioco, contro l’indifferenza del nostro tempo; la cui dispersione sarebbe segno di una indelebile colpevolezza da parte di chi può – e sono tanti – ma non fa.