Sentenza sui beni dei Pellini: incendio doloso nel palazzo confiscato ad Acerra. Sit in al tribunale

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La protesta di stamane degli ambientalisti davanti al tribunale di Napoli
La protesta di stamane degli ambientalisti davanti al tribunale di Napoli

Fiamme e paura in via De Gasperi nel palazzo abitato da una trentina di famiglie di inquilini che stanno erogando i pagamenti degli affitti al tribunale di Napoli

 

 

Sta diventando inquietante la vicenda del patrimonio confiscato ai re Mida
dei rifiuti, i fratelli Pellini. L’altra notte è stato appiccato un incendio nello scantinato di uno
dei principali beni sottratti ai tre imprenditori, un grande fabbricato di Acerra composto da
una trentina di appartamenti abitati da altrettante famiglie. Fiamme e fumo hanno
minacciato l’edificio per cui i vigili del fuoco e i poliziotti accorsi sul posto, in via De Gasperi,
hanno invitato gli abitanti del palazzo ad abbandonare gli alloggi e ad attendere
all’aperto il completamento dell’operazione di spegnimento dell’incendio, di matrice
chiaramente dolosa.

Gli slogan

Gli agenti della polizia di Stato hanno rinvenuto nello scantinato annerito dalle fiamme una
serie di scritte minacciose, frasi del tipo “Pellini ve la faremo pagare” e “Giudici
corrotti”. Scritte rosse con tanto di croci uncinate e simboli neofascisti. Lo strano
quanto a prima vista inspiegabile episodio si è consumato alla vigilia dell’udienza della corte
d’Appello di Napoli che stamane dovrà pronunciarsi sull’istanza presentata dai legali
dei fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, istanza che punta all’annullamento della
confisca del tesoro da 222 milioni confiscato in primo grado nel 2019 a seguito della
condanna penale definitiva degli imprenditori, emanata nel 2017, per disastro ambientale
aggravato nella Terra dei Fuochi. Nell’istanza gli avvocati dei tre fratelli, condannati dal
tribunale penale per aver scaricato nell’area metropolitana di Napoli milioni di tonnellate di
rifiuti pericolosi e tossici, sostengono che dal momento dell’emanazione della confisca di
primo grado sarebbero stati superati i 18 mesi giudiziari che la legge consente alla
magistratura per il pronunciamento di secondo grado sulla stessa confisca. Se
dovesse essere riconosciuto il superamento di questo termine, dovuto al mancato
pronunciamento dei giudici nei tempi dovuti, l’immenso patrimonio, frutto secondo gli
inquirenti dello smaltimento illecito dei rifiuti, potrebbe essere restituito ai Pellini. La stessa
corte di Appello di Napoli dieci giorni fa ha emanato la sentenza di confisca di secondo
grado di tutti i beni degli imprenditori acerrani, case, palazzi, ville, conti correnti,
aziende, terreni, auto di lusso ed elicotteri. Beni e proventi derivati che dal 2017, data del
primo sequestro del patrimonio, sono amministrati da due commercialisti nominati
dal tribunale.

Il ricorso

Secondo quanto trapelato la confisca di secondo grado decisa il 2 luglio dovrebbe
rendere una mera formalità l’ulteriore pronunciamento di oggi da parte della
magistratura. Ma gli ambientalisti non si fidano. Contro la sentenza di confisca di
secondo grado i legali dei Pellini hanno fatto ricorso in Cassazione. L’Alta Corte dovrebbe
pronunciarsi a riguardo tra alcuni mesi. «C’è il ricorso in Cassazione – spiega Alessandro
Cannavacciuolo, leader ambientalista di Acerra – ma dobbiamo stare molto attenti
anche ad eventuali brutte soprese che potrebbero arrivare dall’udienza di oggi».
Stamattina gli ecologisti stanno presidiando l’ingresso del tribunale di Napoli in attesa del pronunciamento di oggi della corte d’Appello.