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Gli abitanti del primo tratto di via Pasquale Scura, siamo stati coinvolti in due episodi di cronaca, nel giro di una decina di ore. L’altro giovedì sera tardi si è staccato un pezzo di cornicione dal civico 8. Per fortuna, data l’ora, i negozi erano chiusi e nessuno passava in quel momento. Vigili del fuoco, polizia urbana, l’amministratore, un po’ di persone fino a notte inoltrata. Transenne, qualche sopralluogo, discussioni, “appena” dieci anni fa un’importante ristrutturazione, una tv a tutto volume ma è di un anziano che sente poco. Poi arriva il condomino dell’ultimo piano che ha in uso il terrazzo su via Scura, fa salire i vigili del fuoco sul lastrico: spicconano alla meglio la parte dove si è staccato il cornicione.

Il venerdì successivo poco dopo le otto del mattino, voci concitate, movimenti e sirene di ambulanze e polizia, provenienti dalla strada, richiamano la nostra attenzione, alcuni ancora assonnati per la nottataccia, Dai piani alti ci viene da collegare quello che sta succedendo con l’episodio notturno, anche se per la verità un capannello di persone si è formato un po’ più giù verso l’incrocio con via Toledo. Vediamo un’ambulanza ripartire verso l’attiguo Ospedale dei Pellegrini, e andiamo congetturando sull’accaduto.

Scendo poco prima delle nove, hanno chiuso il nostro tratto di strada, ma mi rendo conto che non c’è solo il chiasso di chi vuol passare con i motorini. Alcuni che dai balconi sembravano tipi poco raccomandabili, in realtà sono “falchi”, poi ci sono agenti in borghese della scientifica. Insomma, c’è stata una sparatoria. Vittima, ferito alle gambe, un giovane barista che incrocio la mattina presto, quando vado a “correre”, mentre apre l’ombrellone e sistema un paio di tavolini e sedie sul marciapiede. Mi collego ai siti internet con il cellulare; guardo foto, video, notizie, che vado comparando con quel poco che dicono i negozianti.

Certo, piccole cose rispetto a quello che succede in giro, anche nella nostra città. E anche a voler sommare i due episodi, non c’è niente di così rilevante. Nelle stesse ore, un’altra forte scossa di terremoto ha sconvolto l’Albania, e a Miano hanno ammazzato un giovane trentunenne. E però quando entrambi gli episodi capitano proprio dove abiti, per te assumono un significato ben più importante. Guardare sul telefonino il bar, luogo della sparatoria, e, alzando gli occhi vederlo direttamente, provoca una strana sensazione. L’inquieta certezza che le cose succedono veramente, e che da spettatori diventiamo partecipanti, e magari protagonisti.

Il palazzo di via Scura, da cui si è staccato un pezzo di cornicione, è proprio quello che ospita nell’ex deposito del cortile interno una galleria d’arte. Quella di Giuseppe che coinvolge con le sue utopie condomini e negozianti. Di quel tratto di strada delimitato proprio dal bar dove hanno gambizzato il giovane barista. Come si fa a non pensare alla nostra città e alle sue contraddizioni. Alla sua bellezza, creatività, fragilità, violenza. Ai versi di Pino Daniele, “Napule è mille culure, Napule è mille paure…”