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Sant’Anastasia, piano urbanistico comunale. L’associazione neAnastasis: “Speriamo bene”

Ci siamo già occupati più volte, come associazione, del Piano Urbanistico di Sant’Anastasia, il cui incarico per la redazione risale al 2010. Nonostante il lungo tempo trascorso, detto Piano è attualmente in una fase di stand-bye. L’attuale Amministrazione Abete, subentrata a quella Esposito che ne aveva dettato le linee programmatiche, riscontra difficoltà a completarne l’iter d’approvazione. Con quest’articolo vogliamo chiarire quali siano, a parer nostro, le motivazioni che rendano non condivisibile l’impostazione generale del Piano.

Per chiarire queste motivazioni, partiamo un po’ da lontano e precisamente dal 2003, anno in cui venne promulgata la nota legge n. 21 sulla zona rossa ad alto rischio vulcanico (Sant’Anastasia è inclusa in tale zona). La legge prescriveva non solo il divieto di qualsiasi incremento dell’edificazione a scopo residenziale (art. 1), ma anche l’obiettivo, attraverso la redazione di un piano strategico operativo (PSO), di decomprimere la densità abitativa esistente attraverso programmi d’interventi e opere finalizzate allo scopo (art. 2), tant’è che fu erogato un incentivo di trentamila € a inquilini residenti nella zona rossa per acquisto di alloggi al di fuori di questa zona e in cui portare la propria residenza.

Nel 2009 è promulgata la L.R. n.19 con cui, all’art. 5, si consente l’aumento, entro il limite del 35%, della volumetria esistente degli edifici residenziali per interventi di demolizione e ricostruzione all’interno dell’area nella quale l’edificio esistente è ubicato e di proprietà del soggetto richiedente. L’aumento è consentito su edifici ubicati

–  all’esterno delle aree classificate a pericolosità o rischio idraulico e da frana elevata

– all’esterno delle aree definite a rischio vulcanico.

Per la realizzazione dell’aumento volumetrico è obbligatorio l’utilizzo di tecniche costruttive che garantiscano il contenimento dei consumi energetici e il rispetto delle norme per le costruzioni in zona sismica.

Tutto bene e condivisibile sin’ora, sennonché, con l’art. 11bis della successiva L.R. 1/2011, è incentivata la delocalizzazione, nell’ambito dello stesso comune o in altri comuni limitrofi, di edifici residenziali contenenti unità abitative destinate a prima casa ricadenti nelle aree classificate a pericolosità o rischio da frana molto elevata, per quanto riguarda il rischio idrogeologico, con il mantenimento della premialità volumetrica del 35%, e nella zona rossa per quanto riguarda il rischio eruzione del Vesuvio, con la condizione, in questo caso, che almeno il 50% della volumetria originaria sia destinata a uso diverso dalla residenza. Il proprietario dovrà provvedere alla demolizione dell’edificio originario, al ripristino ambientale dell’area di pertinenza e relativo trasferimento al patrimonio del comune.

Comprensibile l’incentivazione alla delocalizzazione degli edifici residenziali ricadenti in zone a rischio frana, basta spostarsi da tali  zone per eliminare il pericolo. Ben venga la premialità volumetrica del 35%  per favorirla, anche se riteniamo che da sola non sia sufficiente alla scopo, occorrerebbe, a parer nostro, erogare anche un consistente aiuto economico.

Incomprensibile, invece, l’estensione alla zona rossa a rischio eruzione vulcanica e con la penalità della riduzione del 50% della volumetria residenziale originaria. Chi sarebbe disposto, a proprie spese, ad abbattere la propria residenza, ripristinare l’area di pertinenza, trasferirla al comune, costruirsi una nuova casa al 50% del volume residenziale originario e soggiacere a rischio eruzione inalterato? Non ne parliamo poi se tali considerazioni siano estese ai fabbricati condominiali.

Come si sa, il rischio Vesuvio si attenua soltanto riducendo la popolazione residente nella zona interessata alle probabili colate del magma, popolazione che occorre rapidamente traslocare altrove per metterla in sicurezza, in caso di evento. Da qui la necessità di ridurre la densità della popolazione residente nella zona rossa, obiettivo prioritario della legge 21/2003.

Approfittando di questo pastrocchio legislativo (ci scusiamo per il termine), lo studio Benevolo ha redatto il Piano Urbanistico (PUC) di Sant’Anastasia prevedendo una progressiva delocalizzazione di parte del tessuto urbano, attualmente accentrato prevalentemente sull’asse Sant’Anastasia centro- Madonna dell’Arco, sull’asse Romani-Ponte di Ferro-Starza, con abbattimenti e ripristino dell’area di sedime o ristrutturazione con cambio di destinazione d’uso (chiaramente da abitazione ad altro) degli edifici ivi costruiti tra gli anni ’60 e ’80 del secolo scorso. In entrambi i casi, la funzione di residenza eliminata sarebbe trasferita a valle, sull’asse appunto Romani-Ponte di Ferro-Starza. Su quest’asse sarebbe costruita una nuova città, piena di parchi verdi e piste ciclabili e pedonali, una città giardino, come viene definita.

Una soluzione di fantasia per assecondare le direttive dell’ex sindaco Esposito che si batteva per l’abolizione della zona rossa e il ripristino delle attività edificatorie, come promesso in campagna elettorale. Riteniamo, infatti,  che l’escamotage escogitato da alcuni consiglieri regionali, suoi amici, con le modifiche legislative che abbiamo illustrato all’inizio, ha ben poco possibilità di trovare applicazione pratica.

Ora la patata bollente del PUC è passata nelle mani della nuova amministrazione comunale che ha obiettive difficoltà a trovare un percorso di soluzione, come abbiamo potuto verificare in un convegno pubblico da noi organizzato ad aprile di quest’anno sul tema, cui ha partecipato sia il sindaco sia l’assessore del ramo. Speriamo bene. Purtroppo il tempo a disposizione non è molto. Il PUC deve essere adottato entro il termine del 31 dicembre 2018 e approvato entro il 31 dicembre 2019. Decorsi tali termini, subentreranno i poteri sostitutivi (Città Metropolitana, Regione), art. 44 L.R. 19/2017. Grave smacco per la classe politica anastasiana se, a distanza di nove anni dall’incarico, dovesse verificarsi simile eventualità.

Associazione civica neAnastasis

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