Nell’intervento di Armando Di Perna che ha chiuso ieri la conferenza stampa di Alleanza per Sant’Anastasia, una serie di incognite: perché l’amministrazione comunale non ha rimborsato la prima rata Tari a chi ha un reddito inferiore a 20mila euro? Perché la percentuale della differenziata è tornata ai livelli del periodo di commissariamento? Perché a Natale scorso è «scomparso» il buono spesa da 100 euro per le famiglie indigenti?
Prima di affrontare gli argomenti caldi, dai tributi ai finanziamenti persi o meno, l’ex vicesindaco di Abete ha tenuto a fare una premessa personale: «C’è chi ancora oggi continua a dire che sarei stato estromesso, cacciato, sia chiaro che non sono più parte dell’attuale amministrazione perché ho deciso autonomamente di andare via, dimostrando due cose: che non sono legato alla poltrona ma al mio paese e che non posso condividere un modo di fare amministrazione che non può appartenermi, nonostante abbia tentato, nell’anno successivo alle elezioni e ogni singolo giorno, di fare breccia provando ad imporre una maniera di lavorare che avrebbe evitato errori gravissimi e spesso purtroppo irreversibili. Nonostante ciò, proprio perché amo Sant’Anastasia, perché qui ho una casa e una famiglia, perché è qui che vivo, spero ancora che chi oggi ci governa si svegli».

Un appello dunque, esteso anche ad un argomento in particolare e che interessa tutti i cittadini: i tributi, le tasse. Precisamente la tassa sui passi carrabili che si paga di norma entro il 31 gennaio e che dall’anno passato è aumentata in maniera importante, responsabilità che è stata scaricata – in maniera più o meno ufficiosa – interamente sull’ex assessore al bilancio e tributi. Di Perna, appunto. «Mettiamo che la responsabilità sia mia, c’è tempo fino al 31 gennaio – ma c’era anche prima – per rimediare, in maniera molto semplice. Lo si faccia, si torni all’imposta 2014, perché passati questi giorni non potranno più giustificarsi tirando in ballo il mio nome».
Come si sia arrivati all’aumento di quella tassa in particolare, Di Perna lo ha raccontato più volte sottolineando che la decisione di agire sulle tariffe a domanda individuale si era resa necessaria perché non era stata accettata un’altra sua proposta che avrebbe permesso di far fronte al taglio di trasferimenti statali di 250 mila euro unito all’ingresso della contabilità armonizzata: il taglio del 5 per cento su tutti i contratti di beni, servizi e forniture, possibilità contemplata dalla legge dello spending review e che consente ai comuni di agire in questo senso senza nemmeno interpellare la controparte. «Ma i funzionari hanno glissato, anche quando li ho convocati ufficialmente in accordo con il sindaco e sapendo che su cinque milioni di euro, cioè un terzo della spesa corrente, questa riduzione si poteva applicare. Il risultato finale sarebbe stato appunto di 250mila euro, guarda caso l’ammontare del taglio dei trasferimenti. Nonostante le mie pressioni questo risultato non si poté ottenere – e questo è uno dei motivi per cui non potrei più avere a che fare con questo sindaco e questa amministrazione – e si preferì invece agire sulle entrate, provando comunque ad intaccare il meno possibile le fasce di reddito basse con una deduzione sulla Tasi di 50 euro e l’esonero dell’addizionale Irpef per i redditi fino a 15mila euro».
Ad oggi intanto – tra i dati snocciolati da Di Perna – restano alcuni interrogativi cui dovrebbero rispondere gli attuali amministratori: perché entro fine anno non si è provveduto al rimborso della prima rata Tari (circa cioè il 25 per cento dell’importo) a chi ha un reddito inferiore a 20mila euro? Che fine ha fatto il provvedimento – finito peraltro in positivo sulle cronache nazionali – che esonerava totalmente dalla tassa sulla spazzatura chi avesse adottato un cane dal canile con il quale Sant’Anastasia ha la convenzione? Perché, nonostante l’isola ecologica, la percentuale di raccolta differenziata è tornata ai livelli del periodo di commissariamento e come mai ancora non c’è il software, per la gestione dinamica dello stesso impianto, che consentirebbe ai cittadini di vedersi riconosciuti bonus e sconti in base alla quantità di rifiuti depositati? Perché a Natale scorso non è stato erogato il buono da cento euro per le famiglie indigenti che poteva essere speso in alcuni esercizi locali, pur con fondi già stanziati?
E poi il cimitero, tema sul quale verte l’interrogazione che domani in consiglio comunale presenterà la consigliera Veruska Zucconi, chiedendo spiegazioni sulla recente delibera 6 del 2016 riguardo ai marmi delle cappelle gentilizie: i proprietari non potranno più scegliere tra quattro tipologie di materiale ma ne avranno a disposizione una sola. «Questa delibera non ha giustificazioni e lede l’interesse dei cittadini che hanno già pagato, senza peraltro essere giustificata da un taglio dei prezzi. E che non si provi a paragonarla alla scelta fatta dall’amministrazione Esposito, riguardo ad una sola tipologia di marmo per i loculi, quella sì voluta per calmierare i prezzi. È una vicenda sulla quale va fatta luce giacché è chiaro ormai che bastano dieci giorni per cedere ad una richiesta della ditta che gestisce il cimitero, senza nemmeno chiedere come mai, dopo molti mesi, la consegna della cappella madre prevista per ottobre, così come la riapertura della strada, non sia ancora avvenuta».
Così come pare che ancora non sia stato installato l’impianto di videosorveglianza stabilito in conferenza dei servizi all’indomani della serie di furti avvenuti al cimitero comunale e come mai, ancora, i cittadini stiano pagando circa 300 euro per registrare i contratti dei loculi a suo tempo acquistati. «Ci sarebbe una forma di registrazione altrettanto legittima e meno onerosa che ci risulta stiano utilizzando altri Comuni – continua Di Perna – ossia la scrittura privata non autenticata, possibile per importi, così come in questo caso, inferiori a 5mila euro».
Altro punto «caldo»: il dimensionamento scolastico. O meglio, la mancata decisione circa il dimensionamento. «Se si sceglie di chiudere la scuola di via Sodani per fare spazio alla caserma dei carabinieri – dice Di Perna – e si indirizzano gli alunni della stessa alla scuola Portali, mettendo insieme due istituti, sarebbe stato più logico scegliere. Ma qui c’è un’aggravante e i cittadini devono saperlo: quella scuola, parlo di quella Portali, non è terminata e, nonostante i lavori fossero stati assegnati per un importo poi lievitato fino a due milioni di euro, sono rimaste fuori due cose essenziali: la scala antincendio e l’ascensore. Quei lavori devono essere fatti con un mutuo e, che io sappia, non è ancora stato acceso».
Il capitolo naturalmente più «delicato» riguarda i finanziamenti: quello di via Marconi, sulla quale l’amministrazione ha scelto di dirottare parte dei fondi Tav erogati dalle Ferrovie come ristoro al quartiere Pomigliano – Starza e quello di via Arco. «La prima – continua l’ex vicesindaco – è una scelta scellerata che avrà strascichi importanti e mi meraviglia che l’attuale assessore, il “maestro” in arrivo da Angri abbia detto in consiglio comunale che se poi i fondi per via Marconi arrivassero si potrebbero dirottare su via Pomigliano: voglio credere alla buona fede, ma non mi sembra possibile che un amministratore pubblico non sappia che, se i fondi arrivano ex post, la Regione chiederà i giustificativi dei soldi spesi a via Marconi non certo in via De Filippo o via Canesca. Al massimo si accenda un mutuo per l’intero importo e si lasci stare il quartiere Starza – Ponte di Ferro che il “maestro” di Angri non conosce ma noi sì e ci teniamo anche particolarmente».
Stesse stoccate non solo al suo successore ma anche per l’attuale assessore ai Lavori Pubblici: «Come si fa a dire che si può accendere un mutuo per un’opera già fatta? E per via Arco, almeno parzialmente, è così. Spero vivamente che il finanziamento sia recuperabile e che i cittadini tutti non debbano pagare per errori commessi da tecnici e amministratori. Ma se così non fosse, non avendo ancora liquidato la ditta, il Comune incorrerà in un debito fuori bilancio che andrebbe direttamente alla Corte dei Conti».
C’è un altro finanziamento che stando agli esponenti di Alleanza per Sant’Anastasia sarebbe a rischio: quello che riguarda l’ex Avis. «Quel finanziamento che l’amministrazione Esposito intercettò nel 2012, con lavori già compiuti per 300mila euro dei 700mila totali e che ancora non sono stati erogati. Quello che sindaco e assessori colpevolmente non ricordano è che c’è una delibera regionale, la 549/2015 in cui si stabilisce che andavano rendicontate tutte le liquidazioni fatte per l’accelerazione della spesa e i fondi Fesr entro il 31 dicembre. Di qui non si scappa. In conseguenza di quella delibera era stato chiesto ai Comuni di liquidare di tasca propria entro quella data. E mentre in altri municipi, nel mese di dicembre, sono state annullate ferie e malattie e si è lavorato notte e giorno per gli adempimenti, a Sant’Anastasia l’ultimo mese dell’anno è passato come se fosse agosto e nessuno ha fatto nulla».
Infine, l’appello: «Tutto ciò che sinora non è stato fatto, quello che è stato dimenticato o sbagliato in buona fede o no, ora va attuato. Non si può lasciare un paese in balia di beghe, manifesti o scelte dettate da chi viene da chissà dove. Delle due l’una: o si rimboccano le maniche o è meglio tornino alle loro attività, magari così i cittadini li apprezzerebbero di più».



